{"id":83641,"date":"2016-01-19T20:20:27","date_gmt":"2016-01-19T19:20:27","guid":{"rendered":"http:\/\/www.gbopera.it\/?p=83641"},"modified":"2016-12-01T04:12:41","modified_gmt":"2016-12-01T03:12:41","slug":"milano-teatro-alla-scala-rigoletto-2","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/milano-teatro-alla-scala-rigoletto-2\/","title":{"rendered":"Milano, Teatro alla Scala: &#8220;Rigoletto&#8221;"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\"><em>Milano, Teatro alla Scala \u2013 Stagione d\u2019opera e balletto 2015\/16 <\/em><br \/>\n<strong>\u201cRIGOLETTO\u201d <\/strong><br \/>\nMelodramma in tre atti su libretto di Francesco Maria Piave, dal dramma \u201c<em>Le roi s\u2019amuse<\/em>\u201d di Victor Hugo.<br \/>\nMusica di <strong>Giuseppe Verdi\u00a0\u00a0 <\/strong><br \/>\n<em>Il duca di Mantova<\/em> VITTORIO GRIGOLO<br \/>\n<em>Rigoletto<\/em> LEO NUCCI<br \/>\n<em>Gilda<\/em> NADINE SIERRA<br \/>\n<em>Sparafucile <\/em>CARLO COLOMBARA<br \/>\n<em>Maddalena <\/em>ANNALISA STROPPA<br \/>\n<em>Giovanna<\/em> CHIARA ISOTTON<br \/>\n<em>Il conte di Monterone<\/em> GIOVANNI FURLANETTO<br \/>\n<em>Il cavaliere Marullo <\/em>DAVIDE PELISSERO<br \/>\n<em>Matteo Borsa <\/em>AZER RZA-ZADA<br \/>\n<em>Il conte di Ceprano <\/em>GIANLUCA BREDA<br \/>\n<em>La contessa di Ceprano<\/em> FEDERICA LOMBARDI<br \/>\n<em>Un usciere <\/em>OLIVER P\u00dcRCKHAUER<br \/>\n<em>Un paggio <\/em>KRIST\u00cdN SVEINSD\u00d3TTIR<br \/>\nOrchestra e Coro del Teatro alla Scala di Milano<br \/>\nDirettore <strong>Nicola Luisotti\u00a0 <\/strong><br \/>\nMaestro del coro <strong>Bruno Casoni\u00a0 <\/strong><br \/>\nRegia <strong>Gilbert Deflo <\/strong>(ripresa da <strong>Lorenza Cantini<\/strong>)<br \/>\nScene <strong>Ezio Frigerio\u00a0 <\/strong><br \/>\nCostumi <strong>Franca Squarciapino\u00a0\u00a0\u00a0 <\/strong><br \/>\nLuci <strong>Marco Filibeck\u00a0\u00a0\u00a0 <\/strong><br \/>\nProduzione del Teatro alla Scala di Milano<br \/>\n<em>Milano, 17 gennaio 2016\u00a0\u00a0\u00a0 <\/em><br \/>\nAncora un titolo verdiano, dopo l\u2019apertura con \u201cGiovanna d\u2019Arco\u201d, per il cartellone lirico del Piermarini, che riprende l\u2019affermata produzione di \u201cRigoletto\u201d del 1994, ormai alla sua decima riproposizione. Sontuose come allora, le scene d\u2019insieme di <strong>Ezio Frigerio<\/strong> competono quasi con la lenticolarit\u00e0 della pittura fiamminga, tanto gli ambienti sono particolareggiati e resi vividi dai bagliori aurei che le variopinte vetrate di sfondo proiettano sui fastosi elementi ornamentali. Uno sfarzo cos\u00ec magnificente da risultare sospetto, sottendendo la falsit\u00e0 della corte di Mantova. Le ampie volte a botte sono per\u00f2 dominate dalle oscure lesene che le sostengono; per di pi\u00f9, seppur la scena cambi, sono sempre le tenebre ad avvolgere il cortile del primo duetto tra Gilda e Rigoletto. E questo \u00e8 molto apprezzabile, perch\u00e9 ricorda che sar\u00e0 proprio quell\u2019affetto paterno a muovere verso l\u2019epilogo, in continuit\u00e0 col precedente incontro col sicario nel vicolo cieco ed, ancora, con la buia sponda del Mincio davanti alle polverose rovine della lugubre osteria. Sorprendente, in tal senso, come la dicotomia tra la presenza delle soluzioni illuminotecniche di <strong>Marco Filibeck<\/strong>, che tra l\u2019altro focalizzano il candore della veste di Gilda, ed i funesti presagi della loro assenza, converga nelle sovrimpressioni dei tagli di luce con cui, nel temporale, si consuma il delitto. Centrali, per effetti cromatici, finezza di fattura ed eleganza dei dettagli, sono poi i costumi baroccheggianti previsti da <strong>Franca Squarciapino<\/strong>, nella loro coesione con l\u2019impianto scenico. Guardando a questo scopo, del resto, ci si convince che anche la regia di <strong>Gilbert Deflo<\/strong>, bench\u00e9 vi si possa imputare una scarsa inventiva, offra il suo calibrato contributo all\u2019autentica atmosfera del dramma. Un clima che, a dispetto dell\u2019insistente tendenza verso reinterpretazioni in chiave moderna dell\u2019opera, rende quest\u2019allestimento imperituro alle intemperie del tempo.<br \/>\nSubentrato solo da qualche settimana all\u2019atteso Mikko Franck, <strong>Nicola Luisotti <\/strong>recupera una partitura completa di riprese e cadenze. La direzione \u00e8 ponderata nell\u2019agogica ed equilibrata nelle intensit\u00e0, a dimostrazione di come sia possibile restituire la complessit\u00e0 dello spartito senza dover necessariamente cedere a sonorit\u00e0 prevaricanti. In questo, l\u2019osmosi con la musica di scena diviene la facciata per figurare il lato triviale della corte, mentre la ricerca della purezza strumentale connota le sinistre sfumature dei <em>parlanti<\/em>, prima dei bagliori eterei del finale. Nondimeno coinvolgenti sono anche i subitanei <em>pianissimo<\/em> dal forte con successivo crescendo od i contrasti dissonanti, che coronano temi resi pi\u00f9 volte cullanti dal risalto delle legature. Sotto la sua bacchetta, il quartetto ed il temporale costituiscono due grandi esempi di trasporto drammatico e bilanciamento musicale, al pari della pertinente scelta dei tempi, nonostante qualche lieve scollamento col palco. Tangibile, inoltre, l\u2019afflato con la produzione da parte del coro preparato da <strong>Bruno Casoni<\/strong>, in grado di produrre sottili <em>climax<\/em> dinamici, all\u2019interno d\u2019una narrazione vivacizzata dall\u2019agile scansione degli staccati e dalla marcata fonazione delle puntature.<br \/>\nAstro nascente tra debutti al MET ed alla Fenice, <strong>Nadine Sierra<\/strong> \u00e8 Gilda anche alla Scala. L\u2019incantevole omogeneit\u00e0 del timbro, vellutato ed al contempo pieno, ben si conf\u00e0 al canto fiorito, candido e palpitante, della giovane ragazza. \u00c8 poi cos\u00ec graziosa in scena che la natura moderata del volume (senza rinforzo sui sovracuti) e la predisposizione al vibrato stretto passano quasi in secondo piano. Malgrado filati affranti e sostenuti da una buona respirazione, non \u00e8 per\u00f2 esperta vocalista; lo conferma un canto troppo avaro di dinamiche rispetto a quanto l\u2019evoluzione del ruolo richiederebbe, che peraltro conduce ad un\u2019aria assai bamboleggiante e dai trilli poco torniti, oltre a piccole imprecisioni nell\u2019incalzare ritmico orchestrale. D\u2019altro canto, il fraseggio \u00e8 deliziosamente schietto e vario (eccezionale il tono straziante con cui s\u2019abbandona al tragico destino): il maggior punto di forza d\u2019un dramma che il soprano vive con determinazione, ma affronta ingenuamente.<br \/>\nCome volevasi dimostrare, la prova di <strong>Vittorio Grigolo<\/strong> nelle vesti del duca lascia tutt\u2019altro che indifferenti. Non tanto per il suadente timbro brunito o l\u2019indiscusso <em>physique du r\u00f4le<\/em>, quanto per la sorprendente coincidenza tra interprete e ruolo, che gli consente di sfogarsi in acuti svettanti (almeno fino al <em>si<\/em>), o di crogiolarsi sulla proiezione dei <em>la<\/em> della cabaletta, senza apparire eccessivo. Omogeneo anche nelle impervie salite del duetto d\u2019amore, che risolve a piena voce, il tenore non attende l\u2019estrosa resa della canzone finale (ripresa con singolari toni sonnecchianti) per scolpire un fraseggio interiorizzato, atto ai persuasivi piani di seduzione ed aderente allo stacco ritmico. \u00c8 comunque nel canto d\u2019amore che l\u2019esecuzione tocca le sue vette pi\u00f9 raffinate, quando l\u2019elegante linea vocale si fa languente sui legati, con code modulate a fior di labbra in virt\u00f9 di un\u2019emissione sempre a fuoco, a suggello dell\u2019ammirevole sinuosit\u00e0 cromatica dimostrata nella parte.\u00a0 Giunto alla sua 516-esima recita ufficiale nel ruolo, il Rigoletto di <strong>Leo Nucci<\/strong> domina ancora la rappresentazione. Le lunghe tenute dei suoni nell\u2019irreprensibile regolarit\u00e0 emissiva del vibrato, insieme alla limpida proiezione in tutta la gamma ed al sottile controllo delle gradazioni dinamiche, consentono sempre di saggiare la nobilt\u00e0 timbrica del grande baritono verdiano, stentoreo nei sovracuti, il cui strenuo esercizio da anni si nota giusto in qualche nota acuta presa dal basso. \u201cSi canta con la testa e si recita col cuore\u201d, dichiara lo stesso Nucci; cos\u00ec, non si pu\u00f2 fare a meno di notare come la migliore esemplificazione di questo risieda nella domanda a Sparafucile: \u201cE dove? All\u2019occasione?\u201d che, per densit\u00e0 di scavo psicologico, contiene nel sospeso smorzamento finale la chiave interpretativa di gran parte dell\u2019esecuzione. La carismatica recitazione \u00e8 infatti ricca di sfumature gestuali e mimiche, tanto consolidate da apparire spontanee, per un fraseggio che \u00e8 un caleidoscopio di profonde soluzioni vocali, ora tese a repentini cambi d\u2019umore, ora ad inflessioni sarcastiche su un\u2019unica parola, dove anche i trilli canzonatori rivolti a Monterone sono messi al servizio delle intenzioni drammatiche. A confronto con altri interpreti, la travolgente folgore ritmica del baritono quando si tratta di muovere a vendetta costituisce pressoch\u00e9 un <em>unicum<\/em>. Magistrale \u00e8 infine il taglio esecutivo dell\u2019aria, gi\u00e0 preannunciato dai semitoni discendenti che dissimulano indifferenza. Qui, la tensione si scarica sulla bruciante stoccata ai cortigiani, per passare da una transizione toccante ma contratta nella sua pi\u00f9 commovente mimesi col pianto, prima, dell\u2019elegiaca linea di canto col dispiegarsi cromatico delle frasi liriche, dove si ammirano i delicati movimenti ascensionali che da sempre contraddistinguono i suoi duetti con la figlia. Insieme ai tre protagonisti, interagiscono con competenza lo Sparafucile di <strong>Carlo Colombara<\/strong>, nitido nel fraseggio al pari della sicurezza sulle note basse, e la matura Maddalena di <strong>Annalisa Stroppa<\/strong>, dal timbro caldo che diviene pi\u00f9 chiaro salendo di registro. Tralasciando un attacco nasale sul <em>mi<\/em><em>\u266d <\/em>sovracuto, per il primo, e qualche affondo pi\u00f9 debole, per la seconda, i due capeggiano la costellazione dei ruoli secondari, a fronte delle ovattate frasi di <strong>Chiara Isotton<\/strong> (Giovanna) e del poco tonante Monterone di <strong>Giovanni Furlanetto<\/strong>, che pure mostra assoluta omogeneit\u00e0. Oltre a <strong>Gianluca Breda <\/strong>(fosco conte di Ceprano) e <strong>Davide Pelissero<\/strong> (non proprio gagliardo come Marullo), completano il cast alcuni allievi dell\u2019accademia del teatro, tra cui troviamo: <strong>Federica Lombardi<\/strong> (rotonda nel ruolo della contessa), <strong>Azer Rza-Zada<\/strong> (partecipativo Borsa), <strong>Krist\u00edn Sveinsd\u00f3ttir <\/strong>(fanciullesco paggio) ed <strong>Oliver P\u00fcrckhauer <\/strong>(corretto usciere). \u201c<em>Super<\/em>! <em>Magnifique!<\/em>\u201d replicano i francesi all\u2019entusiasmo del pubblico italiano dopo la cabaletta \u201cdella vendetta\u201d, quando la sala tributa un\u2019ovazione a scena aperta. Ed \u00e8 <em>bis<\/em> alla Scala, interrompendo un <em>tab\u00f9<\/em> che resisteva da nove anni.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Milano, Teatro alla Scala \u2013 Stagione d\u2019opera e balletto 2015\/16 \u201cRIGOLETTO\u201d Melodramma in tre atti su libretto di [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":262,"featured_media":83645,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[4],"tags":[4216,5881,13629,9335,309,13628,5355,5357,12280,5358,7596,2375,153,15672,150,5347,11025,1069,15673,145,102,7528,950],"class_list":["post-83641","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-recensioni","tag-annalisa-stroppa","tag-antonio-giovannini","tag-azer-rza-zada","tag-bruno-casoni","tag-carlo-colombara","tag-chiara-isotton","tag-davide-pelissero","tag-ezio-frigerio","tag-federica-lombardi","tag-franca-squarciapino","tag-gianluca-breda","tag-gilbert-deflo","tag-giuseppe-verdi","tag-kristin-sveinsdottir","tag-leo-nucci","tag-marco-filibeck","tag-nadine-sierra","tag-nicola-luisotti","tag-oliver-purckhauer","tag-opera-lirica","tag-rigoletto","tag-milano-teatro-alla-scala","tag-vittorio-grigolo"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/83641","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/users\/262"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=83641"}],"version-history":[{"count":2,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/83641\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":83643,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/83641\/revisions\/83643"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/media\/83645"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=83641"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=83641"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=83641"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}