{"id":83908,"date":"2016-02-02T01:01:22","date_gmt":"2016-02-02T00:01:22","guid":{"rendered":"http:\/\/www.gbopera.it\/?p=83908"},"modified":"2016-12-18T22:55:47","modified_gmt":"2016-12-18T21:55:47","slug":"palermo-teatro-massimo-gotterdammerung","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/palermo-teatro-massimo-gotterdammerung\/","title":{"rendered":"Palermo, Teatro Massimo: &#8220;G\u00f6tterd\u00e4mmerung&#8221;"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\"><em>Palermo, Teatro Massimo, Stagione Lirica 2016<\/em><em><br \/>\n<\/em><strong>\u201cG\u00d6TTERD\u00c4MMERUNG\u201d<\/strong> (Crepuscolo degli d\u00e8i)<br \/>\nTerza giornata della sagra scenica <em>Der Ring des Nibelungen<\/em>, in un prologo e tre atti<br \/>\nMusica e libretto di <strong>Richard Wagner <\/strong><br \/>\n<em>Siegfried<\/em> CHRISTIAN VOIGT<br \/>\n<em>Gunther<\/em> ERIC GREENE<br \/>\n<em>Alberich<\/em> SERGEI LEIFERKUS<br \/>\n<em>Hagen<\/em> MATS ALMGREN<br \/>\n<em>Br\u00fcnnhilde\u00a0 <\/em>IR\u00c9NE THEORIN<br \/>\n<em>Gutrune <\/em>ELIZABETH BLANCKE-BIGGS<br \/>\n<em>Waltraute\u00a0 <\/em>VIKTORIA VIZIN<br \/>\n<em>Erste Norn\u00a0 <\/em>ANNETTE JAHNS<br \/>\n<em>Zweite Norn\u00a0\/ Wellgunde\u00a0 <\/em>CHRISTINE KNORREN<br \/>\n<em>Dritte Norn \/ Woglinde <\/em>STEPHANIE CORLEY<br \/>\n<em>Flosshilde\u00a0 <\/em>REN\u00c9E TATUM<br \/>\n<em>Ein Mann<\/em> ANTONIO BARBAGALLO<br \/>\n<em>Ein anderer<\/em> <em>Mann<\/em> CARLO MORGANTE<br \/>\nMIMI<br \/>\n<em>Grane, il cavallo di Br\u00fcnnhilde\u00a0<\/em>Jean Maurice Feist<br \/>\n<em>Il cavallo di Waltraute <\/em>Giuseppe Randazzo<br \/>\n<em>I corvi di Wotan<\/em> Giuseppe Claudio Insalaco, Rocco Buttiglieri, Daniela Allotta, Valeria Almerighi, Valentina Apollone, Mirco Arizzi, Rocco Buttiglieri, Innocenzo Cancemi, Marco Canzoneri, Giovanni Caruso, Livia Cintioli, Marzia Coniglio, Giuseppe Conti, Enrico Costanzo, Giulia Cutrona, Gabriella D\u2019Anci, Arianna D\u2019Arpa, Salvatore De Franchis, Salvatore Dolce, Jean Maurice Feist, Diletta Giannola, Rossella Guarneri, Giuseppe Claudio Insalaco, Chiara Leone, Dario Leone, Marco Leone, Sergio Lo Coco, Valentina Lo Duca, Giuseppe Lo Piccolo, Alberto Maggiore, Antonio Mandal\u00e0, Oriana Martucci, Cinzia Mazzi, Luigi Salvatore Milazzo, Sergio Modica, Sabrina Pecoraro, Marzia Pellegrino, Ennio Pontorno, Giovanni Prospero, Giuseppe Randazzo, Angela Ribaudo, Sara Scarponi, Marcella Vaccarino.<br \/>\nOrchestra e Coro del Teatro Massimo<br \/>\nDirettore<strong> Stefan Anton Reck <\/strong><br \/>\nMaestro del Coro<strong> Piero Monti<\/strong>Direttore<br \/>\nRegia <strong>Graham Vick<\/strong><br \/>\nScene e costumi <strong>Richard Hudson<\/strong><br \/>\nAzioni mimiche<strong> Ron Howell<\/strong><br \/>\nLighting designer <strong>Giuseppe Di Iorio\u00a0\u00a0 <\/strong><br \/>\nNuovo allestimento del Teatro Massimo<strong><br \/>\n<\/strong><em>Palermo, 28 gennaio 2016\u00a0\u00a0 <\/em><br \/>\nUn\u2019inaugurazione all\u2019insegna della fine. Non potrebbe esservi definizione pi\u00f9 calzante per il grandioso allestimento della <em>G\u00f6tterd\u00e4mmerung<\/em> che ha aperto la stagione 2016 del Teatro Massimo di Palermo. Non soltanto perch\u00e9 con esso si conclude il progetto della tetralogia affidato alla regia di <strong>Graham Vick<\/strong>, ma anche per la ben nota aura di decadenza che l\u2019opera porta in s\u00e9, evidente sin dal titolo. <strong>Vick ci mette del suo, accentuando le caratteristiche autodistruttive del capolavoro wagneriano e componendo una drammaturgia che annulla ogni possibile illusione<\/strong>. Sono innanzitutto le tre Norne a intessere il filo della memoria, espresso efficacemente nella narrazione e musicalmente dal riecheggiare degli accordi sui quali Siegfried aveva risvegliato Br\u00fcnnhilde. La disgregazione dei <em>Leitmotive<\/em> \u00e8 per\u00f2 gi\u00e0 in atto. L\u2019orchestra, diretta ancora magistralmente da <strong>Stefan Anton Reck<\/strong>, fa il grosso del lavoro e lo si avverte a partire dalle primissime battute. Compattezza e attenzione al dettaglio sono infatti le linee guida che presiedono alla prova della compagine strumentale del Massimo, rinsaldando il legame con quanto avviene sul palcoscenico. Si realizza cos\u00ec un\u2019intesa quanto mai profonda fra strumenti e personaggi, soprattutto fra Siegfried e i corni, spesso dislocati nei palchi, all\u2019ingresso della platea o dietro le quinte, ma sempre associati alla posizione immaginaria del personaggio e all\u2019effetto del suono in lontananza. L\u2019intreccio sinfonico raggiunge momenti ispirati proprio all\u2019interno del primo atto, in particolare nella scena tra Br\u00fcnnhilde e Siegfried (con il progressivo intensificarsi del tema amoroso, sul quale si innesta il tema eroico dell\u2019ultimo dei W\u00e4lsidi), e durante il viaggio sul Reno. A rendere perfetta la <em>Rheinfahrt<\/em> \u00e8 anche l\u2019ideazione scenica di Vick. Mimi e danzatori impersonano infatti i flutti del fiume, prima sul palcoscenico e poi in platea, lungo le due fila delle poltrone di giro. Il Reno prende dunque letteralmente vita in un turbinio di onde, di gorghi e imprevedibili vortici, rivelando una sorprendente capacit\u00e0 iconica sempre esaltata dalle coreografie di <strong>Ron Howell<\/strong>. Come gi\u00e0 si \u00e8 notato in <a href=\"http:\/\/www.gbopera.it\/2013\/02\/teatro-massimo-di-palermodie-walkure\/\"><em><u>Die<\/u><\/em><u> <em>Walk\u00fcre<\/em><\/u><\/a>, \u00e8 nel processo di antropomorfizzazione degli elementi naturali che risiedono le intuizioni pi\u00f9 affascinanti del regista, in perfetta continuit\u00e0 con <a href=\"http:\/\/www.gbopera.it\/2013\/01\/palermodas-rheingold\/\"><em><u>Das Rheingold<\/u> <\/em><\/a>(la pi\u00f9 convincente delle quattro opere) e parzialmente in contrasto con<a href=\"http:\/\/www.gbopera.it\/2015\/12\/siegfried-al-teatro-massimo-di-palermo\/\"> <em><u>Siegfried<\/u><\/em>.<\/a> <strong>L\u2019importanza che Vick assegna alla componente mobilmente umana della natura costituisce dunque il punto di forza dell\u2019impianto registico e fonda l\u2019efficacia di <\/strong><strong><em>G\u00f6tterd\u00e4mmerung<\/em>.<\/strong> L\u2019altro aspetto da evidenziare \u00e8 la coerenza con cui Vick rimane fedele al libretto. Infatti, pur proponendo una lettura innovativa, a tratti eccessiva e sregolata, il senso delle parole viene di rado tradito, ma tradotto secondo interpretazioni plausibili. Tutto questo ha reso il palermitano <em>Ring des Nibelungen<\/em> un prodotto s\u00ec originato dalla sbrigliata inventiva del regista inglese, ma senza mai rinnegare l\u2019autorialit\u00e0 di Wagner. Un chiaro esempio si ha proprio nel prologo di questa ultima giornata, dove il filo delle Norne diventa il cavo di detonazione dei candelotti di dinamite, poi inseriti nello zaino che Siegfried porter\u00e0 con s\u00e9 nel corso delle sue peregrinazioni. La dinamite rientra dunque fra quegli elementi che ci ricordano la fine imminente di un mondo fin dal principio votato alla distruzione. E le tre Norne ricapitolano l\u2019arco narrativo di quel mondo, interpretandolo ciascuna a proprio modo: intensa e con accenni diretti <strong>Annette Jahns<\/strong> (gi\u00e0 apprezzata Schwertleite in <em>Die<\/em> <em>Walk\u00fcre<\/em>), efficace nel fraseggio <strong>Christine Knorren<\/strong>, squillante e attraente <strong>Stephanie Corley<\/strong> (Freia in <em>Das Rheingold<\/em>). Tutte e tre guardano per\u00f2 in lontananza, oltre la linea del proscenio, proiettate in una dimensione che non appartiene pi\u00f9 n\u00e9 agli d\u00e8i n\u00e9 agli uomini. Una dimensione della quale \u00e8 ben consapevole anche Waltraute, avendone visti i presagi nel Walhalla. Riprendendo l\u2019atteggiamento perentorio da valchiria,\u00a0<strong>Viktoria Vizin<\/strong> (Waltraute) \u00e8 interprete di grande presenza scenica, sostenuta da buona tecnica, oltre che dall\u2019affidabile destriero (il mimo <strong>Giuseppe Randazzo<\/strong>) e dalle splendide scarpe iridescenti.\u00a0\u00a0 Cromaticamente contrastante \u00e8 la scena nella reggia dei Ghibicunghi, accecante nel bianco del pannello sopravanzato che si oppone ai neri propositi di Hagen. Quest\u2019ultimo \u00e8 affidato alla voce quasi sovrannaturale di <strong>Mats Almgren<\/strong>, associata a un\u2019interpretazione superlativa. Che il cantante riesca a far gelare il sangue nonostante sia abbigliato da allegro montanaro con bretelle rosse e pantaloni al polpaccio risulta ancor pi\u00f9 miracoloso. E non \u00e8 soltanto la voce tenebrosa a rendere la complessit\u00e0 del personaggio, ma soprattutto l\u2019atteggiamento e lo sguardo di ghiaccio che colpisce durante le non rare incursioni di Almgren in platea. <strong>Hagen sembra guardare tutto e allo stesso tempo non guardare nulla, anche lui fisso in un proposito ossessivo che lo estranea dalla realt\u00e0, trasportandolo in una dimensione tutta mentale<\/strong>. Ad affiancarlo \u00e8 un Gunther altrettanto magnetico, segnato dal ritorno sul palcoscenico del Massimo di <strong>Eric Greene<\/strong>. Impossibile dimenticare il suo Donner e ancor pi\u00f9 difficile dimenticarlo in questo ruolo, per la perfetta forma vocale, l\u2019energia dei movimenti e l\u2019accattivante costruzione di un personaggio che nella visione di Vick si presenta debole e corrotto. Gunther \u00e8 vittima di alcool e cocaina, e la scritta sull\u2019elastico degli slip (<em>addicted<\/em>) diviene un\u2019etichetta che lo marchia in modo indelebile. Non ha invece bisogno di etichette la Gutrune di <strong>Elizabeth Blancke-Biggs<\/strong>, discinta e incline ad atteggiamenti incestuosi con il fratello. La donna \u00e8 il riflesso speculare del fratello e vocalmente la Blancke-Biggs sa rendere con nota insinuante la valenza seduttiva del personaggio. Sia Gunther che Gutrune sono dunque attratti dall\u2019apparenza e dalla fama del momento, ma si collocano su tutt\u2019altro piano rispetto ad Hagen. Come il fratellastro, anche Hagen \u00e8 per\u00f2 identificato da un\u2019etichetta (<em>deicide<\/em>) che rivela la natura apocalittica dei suoi propositi. E nel suo piano malvagio \u00e8 supportato da un Alberich sempre efficace \u2013 <strong>Sergei Leiferkus<\/strong> in sedia a rotelle \u2013 e dal <strong>Coro del Teatro Massimo<\/strong>, convincente nell\u2019esprimere la potenza barbarica del popolo dei Ghibicunghi. \u00a0 In questo mondo di cattivi e \u2018non buoni\u2019 si muove il Siegfried di <strong>Christian Voigt<\/strong>, anello debole di un meccanismo che purtroppo va a incepparsi proprio nel protagonista maschile. Voigt \u00e8 senza dubbio un attore spigliato, simpatico e coinvolgente, che sa muoversi agevolmente sulla scena. <strong>Tuttavia se la scioltezza dei movimenti sembra alludere a un percorso di maturazione, non lo stesso si pu\u00f2 dire per la voce, fortemente distante dal prototipo dell\u2019<em>Heldentenor<\/em> caratterizzato da ricchezza di accenti e pienezza di volume.<\/strong> Il tenore \u00e8 infatti in difficolt\u00e0 sin dall\u2019inizio e prosegue con risultati discontinui, proponendo momenti convincenti (il saluto alla vita dopo essere stato colpito a morte da Hagen, affrontato in totale solitudine) e passaggi problematici (il duetto con Br\u00fcnnhilde e le scene centrali del primo atto). Come nella seconda giornata, il protagonista non sta dunque alla pari con Br\u00fcnnhilde, qui interpretata da una bravissima <strong>Ir\u00e9ne Theorin<\/strong> specializzata nel difficile ruolo della valchiria. Il percorso del soprano svedese prende le mosse da presupposti inizialmente non molto incisivi, per poi acquistare sempre pi\u00f9 in intensit\u00e0 e partecipazione. <strong>Il punto di passaggio si ha proprio alla fine del primo atto, quando lo strazio della sua voce aumenta con il passare dei minuti, mentre nel secondo la sua ira \u00e8 un concentrato di acuti resi ancor pi\u00f9 travolgenti dall\u2019espediente della passerella sulla platea.<\/strong> Attraverso l\u2019interpretazione della Theorin si evolve l\u2019atteggiamento di Hagen, sempre pi\u00f9 intensamente diabolico, e di Gunther, ormai intimamente lacerato. E proprio il dialogo fra Br\u00fcnnhilde e Hagen si svolge con quest\u2019ultimo che si aggira nell\u2019oscurit\u00e0 della platea, come se la protagonista parlasse con se stessa. <strong>L\u2019estraniamento tocca l\u2019apice nella scena finale del terzo atto, sullo sfondo della catasta dei ricordi di Siegfried<\/strong> (la spada, il corno, l\u2019orsacchiotto, l\u2019uccellino, il drago) accumulatasi nel corso di una <em>Trauermarsch <\/em>musicalmente poco efficace. Il finale concepito da Vick \u00e8 improntato a un nichilismo che non lascia spazio n\u00e9 a speranza n\u00e9 tanto meno a redenzione, coinvolgendo gli spettatori nella caduta di d\u00e8i e uomini. Seguendo il presagio del Siegfried, l\u2019unico accenno di speranza e umanit\u00e0 risiede soltanto nell\u2019abbraccio tra la valchiria e Grane <strong>(Jean Maurice Feist<\/strong>) prima dell\u2019immolazione tra le fiamme che gi\u00e0 lambiscono il Walhalla. Br\u00fcnnhilde conferma cos\u00ec il proprio volto di donna, rinnegando qualsiasi legame con la natura di indomita guerriera. E proprio in questo risiede il travisamento di Vick: <strong>i personaggi rimangono infatti sempre uguali a se stessi, come bloccati in uno stereotipo che non li porta a cambiare nel corso del <\/strong><strong>Ring<\/strong>. Un discorso che non riguarda soltanto Br\u00fcnnhilde, sin dall\u2019inizio fragile donna e mai granitica vergine, ma anche il giovane Siegfried, che in <em>G\u00f6tterd\u00e4mmerung<\/em> mantiene la cifra adolescenziale presa in eredit\u00e0 dalla precedente giornata. Waltraute assiste gi\u00e0 al disfacimento degli d\u00e8i, ma rimane una prepotente virago che soggioga il suo destriero, cos\u00ec come le tre ondine \u2013 interpretate dalla Corley e dalla Knorren, insieme alla brava <strong>Ren\u00e9e Tatum<\/strong> \u2013 che pur private dell\u2019oro vengono ancora presentate nelle \u2018vesti\u2019 di \u00ablustigen Frauen\u00bb. Eppure intorno tutto cambia: il campo di papaveri che fa da sfondo al duetto fra Br\u00fcnnhilde e Waltraute \u00e8 ormai sbiadito, mentre all\u2019inizio del terzo atto il Reno \u00e8 pressoch\u00e9 immobile e privo di vita. In un ciclo improntato alla fissit\u00e0 psicologica dei personaggi, alla scarnificazione talvolta inopportuna delle scene di <strong>Richard Hudson<\/strong>, \u00e8 ancora la natura a muoversi, a cambiare, a evolversi, a mutare. Una natura attraversata dalla luce vivida, attenuata, cangiante, sfumata o improvvisa, ma sempre avvincente grazie alle invenzioni di <strong>Giuseppe Di Iorio<\/strong>. Ed \u00e8 proprio nella <em>G\u00f6tterd\u00e4mmerung<\/em> che l\u2019apoteosi luminosa ci regala due momenti indimenticabili: la discesa di Waltraute dall\u2019alto dei palchi e il risveglio di Siegfried e Br\u00fcnnhilde, bello e splendente come un\u2019aurora. Anzi, ho sbagliato il raffronto: bello e splendente come un crepuscolo.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Palermo, Teatro Massimo, Stagione Lirica 2016 \u201cG\u00d6TTERD\u00c4MMERUNG\u201d (Crepuscolo degli d\u00e8i) Terza giornata della sagra scenica Der Ring des [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":54,"featured_media":83915,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[4],"tags":[7242,15562,7058,15754,7051,7061,15752,172,1267,3175,15755,15753,145,8348,1835,173,7060,5689,1262,7055,3247,5525],"class_list":["post-83908","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-recensioni","tag-annette-jahns","tag-christian-voigt","tag-christine-knorren","tag-elizabeth-blancke-biggs","tag-eric-greene","tag-giuseppe-di-iorio","tag-giuseppe-randazzo","tag-gotterdammerung","tag-graham-vick","tag-irene-theorin","tag-jean-maurice-feist","tag-mats-almgren","tag-opera-lirica","tag-renee-tatum","tag-richard-hudson","tag-richard-wagner","tag-ron-howell","tag-sergei-leiferkus","tag-stefan-anton-reck","tag-stephanie-corley","tag-teatro-massimo-di-palermo","tag-viktoria-vizin"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/83908","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/users\/54"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=83908"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/83908\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":83909,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/83908\/revisions\/83909"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/media\/83915"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=83908"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=83908"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=83908"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}