{"id":83968,"date":"2016-02-02T03:41:53","date_gmt":"2016-02-02T02:41:53","guid":{"rendered":"http:\/\/www.gbopera.it\/?p=83968"},"modified":"2016-12-10T04:01:51","modified_gmt":"2016-12-10T03:01:51","slug":"attila-al-teatro-comunale-di-bologna","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/attila-al-teatro-comunale-di-bologna\/","title":{"rendered":"&#8220;Attila&#8221; al Teatro Comunale di Bologna"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\"><em>Bologna, Teatro Comunale, Stagione d\u2019opera 2016<\/em><br \/>\n<strong>&#8220;ATTILA&#8221;<\/strong><br \/>\nDramma lirico in un prologo e tre atti. Libretto di Temistocle Solera, completato da Francesco Maria Piave.<br \/>\nMusica di\u00a0<strong>Giuseppe Verdi<\/strong><br \/>\n<em>Attila <\/em>ILDEBRANDO D\u2019ARCANGELO\/RICCARDO ZANELLATO<em><br \/>\nEzio <\/em>SIMONE PIAZZOLA<br \/>\n<em>Odabella<\/em>\u00a0MARIA JOS\u00c9 SIRI<br \/>\n<em>Foresto <\/em>FABIO SARTORI<em><br \/>\nUldino <\/em>GIANLUCA FLORIS<em><br \/>\nLeone <\/em>ANTONIO DI MATTEO<br \/>\nOrchestra e Coro del Teatro Comunale di Bologna<br \/>\nDirettore\u00a0<strong>Michele Mariotti<\/strong><br \/>\nMaestro del Coro\u00a0<strong>Andrea Faidutti<\/strong><br \/>\nRegia\u00a0<strong>Daniele Abbado<\/strong><br \/>\nScene e luci\u00a0<strong>Gianni Carluccio<\/strong><br \/>\nCostumi\u00a0<strong>Gianni Carluccio <\/strong>e <strong>Daniela Cernigliaro<\/strong><br \/>\nNuova produzione del Teatro Comunale di Bologna con il Teatro Massimo di Palermo e il Teatro La Fenice di Venezia<br \/>\n<em>Bologna, 31 gennaio 2016<\/em><br \/>\n\u201cA tutti poca parte\u201d raccomandava nel 1845 Verdi a Piave (il libretto andr\u00e0 poi al Solera, per essere completato infine dal fedele Francesco Maria) a proposito della distribuzione dei personaggi di quello che sar\u00e0 il futuro <em>Attila<\/em>. Qui a Bologna (siamo all\u2019ultima recita dello spettacolo inaugurale di stagione) al primo basso <strong>Ildebrando D\u2019Arcangelo<\/strong>, per colpa di un repentino calo di voce, \u00e8 andata pochissima parte. Peccato, perch\u00e9 la curiosit\u00e0 per il suo Attila c\u2019era, e il duetto con Ezio, cantato con voce non torrenziale ma smalto intatto, dizione tornita, accento protervo e mai cavernoso, lasciava pregustare un ritratto, se non memorabile, quantomeno maiuscolo. Ma alla grande aria del primo atto subentra <strong>Riccardo Zanellato<\/strong>. Poco male: il timbro sar\u00e0 forse meno prezioso e il personaggio prende altra piega, ma \u00e8 un re degli Unni autorevole, dignitoso e composto, quello di Zanellato, di bella pasta e gravi sonori. Verdianissimo accanto a lui l\u2019Ezio di <strong>Simone Piazzola<\/strong> (che sempre per la cronaca aveva lasciato la seconda recita per indisposizione), impressionante nella salita al sol avanti \u201cDagl\u2019immortali vertici\u201d ma mai sfacciato, musicale sempre, nobile nel dipingere il romano doppiogiochista. Acuti grandi cos\u00ec li ha pure <strong>Fabio Sartori<\/strong>, ma il tenore, non nuovo al ruolo di Foresto, ha poco dell\u2019amoroso verdiano se, come in questo caso, predilige il canto di forza. Risultato: tanto suono e scarsa eleganza. Al poker delle prime parti manca Odabella. Se l\u2019ascolto si fermasse alla diabolica cavatina, si rimarrebbe forse freddi di fronte alla prova di <strong>Maria Jos\u00e9 Siri<\/strong>, che lass\u00f9 in alto suona troppo tagliente e in espressivit\u00e0 non abbonda. Ma bisogna aspettare \u201cOh! nel fuggente nuvolo\u201d per capire il valore dell\u2019artista, tanto fine \u00e8 il fraseggio, tanto curato il legato, tanto omogeneo \u00e8 il timbro. Nelle parti di fianco, si fanno apprezzare <strong>Gianluca Floris<\/strong> (Uldino) e\u00a0 <strong>Antonio Di Matteo<\/strong> un Leone tonitruante. Insomma, variet\u00e0 d\u2019ugole sul palco, ben tenute insieme (ma ormai non ce ne stupiamo pi\u00f9) da <strong>Michele Mariotti<\/strong>, che arriva a questo giovane Verdi dritto da Rossini e Bellini. Ecco allora che anche il tanto deprecato cabalettismo si fa interessante: a ogni da capo c\u2019\u00e8 un colore che cambia, complice un\u2019<strong>Orchestra del Comunale di Bologna<\/strong> sempre in sintonia col suo direttore musicale. La cura del particolare \u00e8 sovrana, il concertato del terz\u2019atto funziona a meraviglia. Intendiamoci, nella tavolozza di Mariotti ci stanno anche il forte e il fortissimo (il Coro preparato da <strong>Andrea Faidutti<\/strong> reagisce con gran bel suono) ma il risultato \u00e8 sempre di vigorosa pienezza. Resta da chiedersi che lingua parli la messinscena di <strong>Daniele Abbado<\/strong>. Pur evocata nel libretto e tratteggiata nella musica, non vi ha posto la natura: solo astratti pali e busti umani di creta. N\u00e9 vi ha posto la storia, che sia quella delle invasioni barbariche o quella del Risorgimento: abiti civili, stivaloni militari, cappottoni come tanti se ne vedono, mentre sul fondo appare un\u2019abside da basilica paleocristiana, a far da cornice a muta campana. Eppure la scena pensata da <strong>Gianni Carluccio<\/strong> affascina nel suo essere ferro e ruggine, e ben venga anche la stravista nebbia da palcoscenico. In fin dei conti un allestimento non brutto da vedere, attento alla recitazione non molto, illuminante poco. D\u2019altronde quanto \u00e8 complicato imbrigliare in una logica registica serrata e coerente quest\u2019opera cos\u00ec curiosamente squilibrata del giovane Verdi. <em>Foto Rocco Casaluci<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Bologna, Teatro Comunale, Stagione d\u2019opera 2016 &#8220;ATTILA&#8221; Dramma lirico in un prologo e tre atti. 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