{"id":83976,"date":"2016-03-07T00:58:24","date_gmt":"2016-03-06T23:58:24","guid":{"rendered":"http:\/\/www.gbopera.it\/?p=83976"},"modified":"2016-03-08T17:26:40","modified_gmt":"2016-03-08T16:26:40","slug":"john-dowland-15623-1626-in-darkness","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/john-dowland-15623-1626-in-darkness\/","title":{"rendered":"John Dowland (1562\/3-1626): In Darkness"},"content":{"rendered":"<div style=\"text-align: justify;\"><em><strong>John Dowland<\/strong> (1563-1626ca): Praeludium; &#8220;In darkness let me dwell&#8221;; Viscount Lisle&#8217;s Galliard; &#8220;Sweet stay a while&#8221;; &#8220;A Fancy&#8221;; &#8220;In this trembling shadow cast&#8221;; &#8220;Henry Guildforde&#8217;s Almaine&#8221;; &#8220;Shall I strive&#8221;; &#8220;A Fancy&#8221;; &#8220;Farre from triumphing court&#8221;; &#8220;Coranto&#8221;; &#8220;Stay time a while&#8221;; &#8220;An Almand&#8221;; &#8220;Lady if you so spight me&#8221;; &#8220;Pavan&#8221;; &#8220;Tell me true love&#8221;; &#8220;Galliard to Lachrimae&#8221;; &#8220;Thou mightie God&#8221;.<\/em> <strong>Michael Chance<\/strong> (controtenore); <strong>Paul Beier<\/strong> (Liuto). Registrazione: S.Bartolomeo, Nomaglio, Italia maggio 2011, ottobre 2013, settembre 2014. T.Time: 78&#8217;19 <strong>1 cd Stradivarius STR 33914<\/strong>.<br \/>\n<iframe loading=\"lazy\" src=\"https:\/\/www.youtube.com\/embed\/WLVMIq5r4U4\" width=\"560\" height=\"315\" frameborder=\"0\" allowfullscreen=\"allowfullscreen\"><\/iframe><br \/>\nL\u2019Inghilterra del tardo Rinascimento ha rappresentato uno dei terreni pi\u00f9 interessanti di elaborazione musicale in chiave nazionale, forse l\u2019unico dove il preponderante influsso italiano non ha totalmente annullato le identit\u00e0 nazionali ma \u00e8 servito come lievito per far evolvere una scuola locale di primario interesse sia in s\u00e9 sia come brodo di coltura da cui nascer\u00e0 la straordinaria fioritura della musica inglese della seconda met\u00e0 del XVII secolo.<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\">Fra le figure pi\u00f9 significative di questa stagione vi fu certamente<strong> John Dowland<\/strong> (1562\/3-1626) liutista e cantante, fra le poche figure di musicisti inglesi capaci di ritagliarsi uno spazio sulla scena europea. Formatosi a Oxford \u2013 ma gi\u00e0 nel 1580 aveva potuto arricchire la sua formazione a Parigi dove accompagn\u00f2 Sir Henry Cobham \u2013, cerc\u00f2 in seguito di ottenere l\u2019incarico di liutista alla corte di Elisabetta I. Il fallimento del tentativo segn\u00f2 la nascita di un\u2019ostilit\u00e0 del compositore per la Regina che lo spinse non solo ad abbandonare l\u2019Inghilterra per cercare affermazione sul continente ma nella quale possiamo trovare una delle cause della sua conversione al cattolicesimo avvenuta nel 1594.<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\">Sono anni fondamentali per la sua formazione: Dowland comincia ad affermarsi in Germania alla corte del Langravio d\u2019Assia e poi visita pi\u00f9 volte l\u2019Italia soggiornando a Genova, Firenze e Venezia e venendo a conoscenza di quanto avveniva nella penisola intorno alle Accademie musicali e all\u2019emergere del genio di Monteverdi. Tra il 1598 e il 1606 \u00e8 primo liutista alla corte di Cristiano IV di Danimarca. La fine della dinastia Tudor e l\u2019ascesa di Giacomo I offrono inoltre un\u2019occasione a Dowland di tornare in patria cos\u00ec nel 1612 riesce ad essere assunto fra i musicisti di corte. Il 1612 \u00e8 anche l\u2019anno della definitiva pubblicazione a stampa del corpus delle sue composizioni per voce e liuto che, composte a partire dal 1597, costituiscono la sua opera fondamentale in cui appare evidente l\u2019evoluzione da composizioni strutturalmente semplici e vocalmente lineari a brani organizzati in pi\u00f9 sezioni, dalla linea melodica molto ricca e dalla palese influenza italiana \u2013 nel tipo di vocalit\u00e0, dell\u2019uso di cromatismi \u2013 ma sempre all\u2019interno di un linguaggio personale e originale in cui gli elementi stranieri sono sempre integrati in un linguaggio prettamente nazionale che nasce dallo stretto rapporto con le particolari sonorit\u00e0 della lingua inglese.<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\">Registrato per i tipi Stradivarius questo CD permette di apprezzare al meglio la qualit\u00e0 delle musiche di Dowland affidandone l\u2019esecuzione a due assoluti specialisti come il liutista <strong>Paul Beier,<\/strong> uno dei maggiori interpreti contemporanei di questo strumento, e il controtenore <strong>Michael Chance, <\/strong>ben noto al grande pubblico per importanti esecuzioni di musica rinascimentale e barocca. Il programma vede un\u2019alternanza di brani vocali e di brani per solo liuto \u2013 per lo pi\u00f9 danze di corte di cristallina, raffinatissima perfezione \u2013 provenienti da varie raccolte che coprono l\u2019intera carriera del compositore.<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\">I brani vocali, tutti tratti dalla raccolta del 1612 \u201c<em>A Pilgrimes Solace<\/em>\u201d, sono nove, tutti in inglese mentre non sono stati scelti brani italiani anche se al tempo celebri come \u201c<em>Lasso vita mia<\/em>\u201d del 1612 pi\u00f9 il n. 10 del \u201cMusicall banquet\u201d del 1610 non pi\u00f9 compreso nella definitiva raccolta di due anni dopo e che per la sua pulizia e semplicit\u00e0 formale offre un termine di paragone per apprezzare la ricchezza delle composizioni pi\u00f9 mature. Chance canta benissimo, dal mkmento che si avvale di un&#8217;estrema musicalit\u00e0, di una linea vocale di assoluta purezza e di un totale senso dello stile; la voce di controtenore, che pu\u00f2 suscitare qualche perplessit\u00e0 quando viene usata in ambito lirico in sostituzione dei castrati, si adatta, inoltre, come un guanto a queste raffinatissime e manieristiche melodie esaltandone ulteriormente la preziosa, astratta raffinatezza.<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\">\u201c<em>In Darkness<\/em>\u201d che da il titolo alla raccolta merita pienamente la popolarit\u00e0 di cui godette all\u2019epoca: la ricchezza armonica, l\u2019uso espressivo di cromatismi e dissonanze avvicinano questo brano alle migliori pagine italiane del tempo e Change ne offre una lettura inappuntabile dove ogni elemento trova la giusta valorizzazione. Negli altri brani troviamo una prevalenza di tonalit\u00e0 lirico-patetiche come in \u201c<em>In this trembling shadow cast<\/em>\u201d dove le suggestioni del lamento italiano si incontrano con l\u2019essenzialit\u00e0 del madrigale inglese mentre una leggera che si percepisce in \u201c<em>Lady, if you so spite me<\/em>\u201d.<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\"><\/div>\n<ol>\n<li>2, 4, 10, 14, 18<\/li>\n<\/ol>\n<p><em>\u00a0<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>John Dowland (1563-1626ca): Praeludium; &#8220;In darkness let me dwell&#8221;; Viscount Lisle&#8217;s Galliard; &#8220;Sweet stay a while&#8221;; &#8220;A Fancy&#8221;; [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":166,"featured_media":83977,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[9],"tags":[10041,15779,15780],"class_list":["post-83976","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-cd-e-dvd","tag-john-dowland","tag-michael-chance","tag-paul-beier"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/83976","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/users\/166"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=83976"}],"version-history":[{"count":2,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/83976\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":84145,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/83976\/revisions\/84145"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/media\/83977"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=83976"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=83976"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=83976"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}