{"id":84128,"date":"2019-05-05T00:10:43","date_gmt":"2019-05-04T22:10:43","guid":{"rendered":"http:\/\/www.gbopera.it\/?p=84128"},"modified":"2019-05-04T22:05:35","modified_gmt":"2019-05-04T20:05:35","slug":"hector-berlioz-cinque-ouverture-waverley-les-francs-juges-le-roi-lehar-le-corsaire-e-le-carnval-romain","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/hector-berlioz-cinque-ouverture-waverley-les-francs-juges-le-roi-lehar-le-corsaire-e-le-carnval-romain\/","title":{"rendered":"Hector Berlioz 150: Cinque ouverture (&#8220;Waverley&#8221;, &#8220;Les Francs-Juges&#8221;,  &#8220;Le roi Lear&#8221;, &#8220;Le corsaire&#8221; e &#8220;Le Carneval Romain&#8221;)"},"content":{"rendered":"<p><span style=\"font-family: verdana, geneva, sans-serif;\"><strong><em>Hector Berlioz (La-C\u00f4te-Saint-Andr\u00e9 1803 \u2013 Parigi 1869)<br \/>\n&#8220;Waverley&#8221;, ouverture<\/em><\/strong><\/span><br \/>\n<span style=\"font-family: verdana, geneva, sans-serif;\">Larghetto, Allegro vivace<\/span><br \/>\n<span style=\"font-family: verdana, geneva, sans-serif;\">Durata: 11\u2019ca<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: verdana, geneva, sans-serif;\"><strong><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-large wp-image-84129\" src=\"http:\/\/www.gbopera.it\/wp-content\/uploads\/2016\/02\/Waverley-Es.-1-512x62.jpg\" alt=\"Waverley Es. 1\" width=\"512\" height=\"62\" srcset=\"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-content\/uploads\/2016\/02\/Waverley-Es.-1.jpg 512w, https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-content\/uploads\/2016\/02\/Waverley-Es.-1-290x35.jpg 290w, https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-content\/uploads\/2016\/02\/Waverley-Es.-1-150x18.jpg 150w, https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-content\/uploads\/2016\/02\/Waverley-Es.-1-366x44.jpg 366w\" sizes=\"auto, (max-width: 512px) 100vw, 512px\" \/>Scritta tra il 1826 e il 1828<\/strong>, questa <em>ouverture<\/em>, dedicata allo zio materno, Mons. le Colonel Marimion, ex combattente nell\u2019armata di Napoleone, si ispira all\u2019omonimo romanzo di Walter Scott, il cui protagonista \u00e8 lo scozzese Edward Waverley, capo di una sfortunata rivolta contro gli Inglesi, domata a Derby. Il brano sinfonico, nella cui partitura sono anteposti due versi di Scott rivelatori del carattere dell\u2019eroe: <em>Dreams of love and Lady\u2019s charms \/ Give place to honor and to arms (Sogni d\u2019amore e fascini di donna \/ cedono il posto all\u2019onore e alle armi<\/em>), presenta lo schema bipartito della seicentesca <em>ouverture <\/em>francese con un tempo lento, <em>Larghetto<\/em>, a cui segue senza soluzione di continuit\u00e0 uno veloce, <em>Allegro vivace<\/em>. I due versi si possono riferire alle due parti dell\u2019<em>ouverture<\/em>, in quanto il <em>Larghetto <\/em>iniziale in 3\/4 sembra esprimere i sogni d\u2019amore e i fascini femminili attraverso la melodia lamentosa delle viole e dei violoncelli (Es. 1), ai quali \u00e8 affidato anche un tema di carattere nobile accompagnato dai contrabbassi e dalle viole in pizzicato. Il controcanto dei legni e l\u2019uso dei timpani percossi dalle mazze di spugna oltre a rendere pi\u00f9 cupo l\u2019intero passo rivelano la grande maestria di orchestratore di Berlioz. Nell\u2019<em>Allegro vivace<\/em>, in forma-sonata, il sentimento cede il posto alle armi, ben rappresentate dai due gruppi tematici di carattere marziale, mentre in alcuni passi emerge il virtuosismo orchestrale di Berlioz che, in quest\u2019<em>ouverture<\/em>, ha ampliato l\u2019organico con 4 fagotti, 3 tromboni e l\u2019oficleide.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: verdana, geneva, sans-serif;\"><em><strong>&#8220;Les Francs Juges&#8221;, Grande Ouverture H. 23d<\/strong><\/em><\/span><br \/>\n<span style=\"font-family: verdana, geneva, sans-serif;\">Adagio sostenuto, Allegro assai<\/span><br \/>\n<span style=\"font-family: verdana, geneva, sans-serif;\">Durata: 13\u2019 ca<\/span><br \/>\n<iframe loading=\"lazy\" src=\"https:\/\/www.youtube.com\/embed\/75sw4dHiQLc\" width=\"420\" height=\"315\" frameborder=\"0\" allowfullscreen=\"allowfullscreen\"><\/iframe><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: verdana, geneva, sans-serif;\">Quest\u2019<em>ouverture<\/em>, composta nell\u2019autunno del 1826, pu\u00f2 essere considerata la prima manifestazione dell\u2019originalit\u00e0 di Berlioz nella tecnica orchestrale, non appresa dai suoi insegnanti, ma dalla viva esperienza come egli scrisse nei suoi <em>M\u00e9moires<\/em>:<\/span><br \/>\n<span style=\"font-family: verdana, geneva, sans-serif;\">\u201cI miei due maestri non mi hanno insegnato niente sulla strumentazione. Lesueur non aveva di questa arte che nozioni molto limitate. Reicha conosceva bene le risorse particolari della maggior parte degli strumenti a fiato, ma io dubito che abbia avuto delle idee molto avanzate in relazione al loro raggruppamento in grandi e piccole masse. [\u2026] Assistevo regolarmente a tutte le rappresentazioni dell\u2019Op\u00e9ra. Vi portavo la partitura dell\u2019opera annunciata e la leggevo durante l\u2019esecuzione. Fu cos\u00ec che cominciai a familiarizzare con l\u2019impiego dell\u2019orchestra e a conoscere l\u2019accento e il timbro oltre all\u2019estensione e al meccanismo della maggior parte degli strumenti. Questo paragone attento dell\u2019effetto prodotto e del mezzo impiegato a produrlo mi fece anche scoprire il legame nascosto che unisce l\u2019espressione musicale all\u2019arte speciale della strumentazione, ma nessuno mi aveva messo sulla strada\u201d.<\/span><br \/>\n<span style=\"font-family: verdana, geneva, sans-serif;\"><strong>Tale originalit\u00e0<\/strong>, tuttavia, non fu immune dalle critiche di alcuni compositori tra cui Ignaz Moscheles, che la defin\u00ec un <em>crudele e sgarbato contrappunto<\/em>, Mendelssohn, che parl\u00f2 di un pezzo <em>prosaico e barbaro<\/em> e di orchestrazione <em>confusa e grossolana<\/em>, e Robert Schumann che, pur riconoscendo una certa originalit\u00e0 a Berlioz, defin\u00ec lo stile del pezzo <em>smisurato <\/em>e <em>ingenuo<\/em>. D\u2019altra parte lo stesso compositore si era reso conto che l\u2019importanza data agli ottoni avrebbe suscitato molta meraviglia, come si evince da una lettera inviata al padre nel mese di maggio 1828 in cui si legge:<\/span><br \/>\n<span style=\"font-family: verdana, geneva, sans-serif;\">\u201cDi solito i compositori impiegano questi strumenti [gli ottoni] solamente per rinforzare l\u2019espressione delle masse, ma dando ai tromboni una melodia caratteristica eseguita da essi come solisti, mentre il resto dell\u2019orchestra freme di sotto, ne risulta l\u2019effetto mostruoso e nuovo che ha cos\u00ec sbalordito gli artisti\u201d.<\/span><br \/>\n<span style=\"font-family: verdana, geneva, sans-serif;\">Su questo argomento, che gli stava particolarmente a cuore, Berlioz ritorn\u00f2 anche nei suoi <em>M\u00e9moires<\/em>, dove si legge:<\/span><br \/>\n<span style=\"font-family: verdana, geneva, sans-serif;\">\u201cEro cos\u00ec ignorante allora del meccanismo di certi strumenti che dopo aver scritto il solo dei tromboni in <em>re bemolle<\/em>, nell\u2019introduzione dei <em>Francs Juges<\/em>, temetti che presentasse enormi difficolt\u00e0 di esecuzione, e andai, molto inquieto, a mostrarlo a uno dei trombonisti dell\u2019Op\u00e9ra. Questo, esaminando la frase, mi rassicur\u00f2 completamente: \u00abLa tonalit\u00e0 di <em>re bemolle<\/em> \u00e8, al contrario, una delle pi\u00f9 favorevoli a questo strumento, mi disse, e voi potete contare su un grande effetto per il vostro passo\u00bb\u201d.<\/span><br \/>\n<span style=\"font-family: verdana, geneva, sans-serif;\"><strong>Nonostante le critiche dei colleghi l\u2019<em>ouverture<\/em> riscosse un buon successo alla prima esecuzione<\/strong>, insieme ad altre sue composizioni, il 26 maggio 1828 in un concerto al Conservatorio da lui voluto per rendere famoso il suo nome agli occhi di Henriette Smithson della quale si era perdutamente innamorato. Egli stesso ricord\u00f2 questo episodio nei suoi <em>M\u00e9moires<\/em>:<\/span><br \/>\n<span style=\"font-family: verdana, geneva, sans-serif;\">\u201cAvevo passato parecchi mesi in una specie di disperato abbrutimento di cui ho solamente indicato la natura e le cause, sognando sempre Shakespeare e l\u2019artista ispirata, la <em>fair Ophelia<\/em> per la quale tutta Parigi era in delirio, paragonando con un senso di prostrazione la luce della sua gloria alla mia triste oscurit\u00e0; quando rialzandomi infine, volli con uno sforzo supremo fare brillare fino a lei il mio nome che le era sconosciuto. Allora tentai ci\u00f2 che nessun compositore in Francia aveva ancora tentato. Osai provare a fare eseguire al Conservatorio un grande concerto composto esclusivamente dai miei lavori. \u00abVoglio mostrarle, dissi, <em>che anch\u2019io sono pittore!<\/em>\u00bb [\u2026] Il mio programma conteneva le <em>ouvertures<\/em> di <em>Waverley <\/em>e dei <em>Francs-Juges<\/em>; un\u2019aria e un trio con coro dei <em>Francs-Juges<\/em>; la scena<em> H\u00e9roique Grecque<\/em> e la mia cantata <em>La Mort d\u2019Orph\u00e9e<\/em> dichiarata ineseguibile dalla giuria dell\u2019istituto\u201d.<\/span><br \/>\n<span style=\"font-family: verdana, geneva, sans-serif;\">Dedicato all\u2019amico Girard, questo lavoro, che avrebbe dovuto essere l\u2019<em>ouverture <\/em>di un\u2019opera in tre atti <em>L\u00e9nor ou Les Francs-Juges<\/em> su libretto di Humbert Ferrand, mai portato a termine, presenta la classica forma bipartita e una strumentazione raffinata ottenuta grazie ad un organico arricchito dalla presenza del controfagotto, di un secondo oficleide, dei piatti e della grancassa. Gi\u00e0 nell\u2019<em>Adagio sostenuto<\/em> introduttivo emergono le doti di grande orchestratore di Berlioz che stabilisce un netto contrasto tra un tema lamentoso costituito da un breve disegno discendente e un secondo di carattere solenne grazie anche alla scelta degli strumenti. Agli archi che intonano il primo tema si contrappongono, infatti, gli ottoni in una scrittura di grande effetto che si risolve in contrasti fonici e timbrici. Aperto da un tema fresco e leggiadro, l\u2019<em>Allegro assai<\/em> rivela ancora una volta le doti di orchestratore di Berlioz che trasforma gli strumenti quasi in personaggi del dramma con gli archi, adesso investiti di una carica ottimistica, che si scambiano il ruolo con i legni ai quali \u00e8 affidato un tema lamentoso. Dopo un suggestivo episodio orchestrale nel quali squilli di trombe annunciano vittoriose fanfare, l\u2019<em>ouverture<\/em> si conclude in modo trionfante con la ripresa del tema iniziale nella solare tonalit\u00e0 di <em>fa maggiore<\/em>.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: verdana, geneva, sans-serif;\"><strong><em>&#8220;Le roi Lear&#8221;, Grande ouverture per orchestra op. 4 H. 53<\/em><\/strong><\/span><br \/>\n<span style=\"font-family: verdana, geneva, sans-serif;\">Andante non troppo lento, ma maestoso<\/span><br \/>\n<span style=\"font-family: verdana, geneva, sans-serif;\">Allegro disperato ed agitato<\/span><br \/>\n<span style=\"font-family: verdana, geneva, sans-serif;\">Durata: 15\u2019ca<\/span><br \/>\n<iframe loading=\"lazy\" src=\"https:\/\/www.youtube.com\/embed\/jt2ED4Kzi2I\" width=\"420\" height=\"315\" frameborder=\"0\" allowfullscreen=\"allowfullscreen\"><\/iframe><br \/>\n<span style=\"font-family: verdana, geneva, sans-serif;\"><strong>Composta a Nizza tra aprile e maggio del 1831<\/strong>, questa <em>ouverture<\/em> non tard\u00f2 ad affermarsi nonostante la concorrenza delle tre pi\u00f9 celebri <em>ouverture<\/em>, quella del <em>Corsaire<\/em>, quella del <em>Benvenuto Cellini<\/em> e il <em>Carnaval romaine<\/em>. Lo stesso Berlioz nei suoi <em>M\u00e9moires <\/em>fece riferimento all\u2019entusiasmo con cui essa fu accolta ad Hannover nel 1854 riportando le parole di ammirazione del giovane re che non mancava di assistere alle prove dalle 8 di mattina fino a mezzogiorno:<\/span><br \/>\n<span style=\"font-family: verdana, geneva, sans-serif;\">\u201c\u00c8 magnifico, signor Berlioz, \u00e8 magnifico! La vostra orchestra parla, non avete bisogno di parole. Ho seguito tutte le scene: l\u2019entrata del re nel suo consiglio, e la tempesta sulla brughiera e la detestabile scena della prigione, e i pianti di Cordelia! Oh! Questa Cordelia! Come l\u2019avete dipinta! Come \u00e8 timida e tenera! \u00c8 straziante, \u00e8 cos\u00ec bello!\u201d<\/span><br \/>\n<span style=\"font-family: verdana, geneva, sans-serif;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\" wp-image-84130 alignright\" src=\"http:\/\/www.gbopera.it\/wp-content\/uploads\/2016\/02\/Le-roi-lehar-es-512x167.jpg\" alt=\"Le roi lehar es\" width=\"478\" height=\"156\" srcset=\"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-content\/uploads\/2016\/02\/Le-roi-lehar-es.jpg 512w, https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-content\/uploads\/2016\/02\/Le-roi-lehar-es-290x95.jpg 290w, https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-content\/uploads\/2016\/02\/Le-roi-lehar-es-150x49.jpg 150w, https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-content\/uploads\/2016\/02\/Le-roi-lehar-es-366x119.jpg 366w\" sizes=\"auto, (max-width: 478px) 100vw, 478px\" \/><strong>Nell\u2019<em>Ouverture<\/em>, dedicata ad Armand Bertin, Berlioz non tratt\u00f2 il tragico contenuto dell\u2019opera shakespeariana, ma volle mettere in evidenza due caratteri completamente opposti: quello violento e folle del re e quello dolce e tenero della figlia Cordelia<\/strong>. Ci\u00f2 \u00e8 ottenuto dal compositore grazie a una scrittura che accentua i contrasti timbrici e dinamici e grazie a ritmi spesso sospesi indicati in partitura con \u00abritenuto\u00bb, \u00abun poco ritenuto\u00bb, \u00abperdendosi\u00bb e \u00abcrescendo\u00bb. Dal punto di vista formale l\u2019<em>Ouverture<\/em> presenta una struttura bipartita con un\u2019introduzione lenta, <em>Andante non troppo lento, ma maestoso<\/em>, in 4\/4, di cui \u00e8 protagonista un tema maestoso e solenne in stile recitativo esposto dagli archi (Es.2), al quale si contrappone un altro pi\u00f9 agitato affidato ai legni, e con un <em>Allegro disperato e agitato<\/em> in forma-sonata in 2\/2, tutto costruito sulle asimmetrie e i violenti contrasti ai quali si \u00e8 accennato in precedenza. Alquanto singolare \u00e8 l\u2019effetto realizzato con il rullo dei timpani che annuncia la ripresa del tema principale dell\u2019introduzione intorno alla misura 66 e, secondo quanto affermato dal compositore in una lettera del 2 ottobre 1858 al barone Donop, aveva lo scopo di ripristinare una prassi tipica della Corte francese. Nella lettera il compositore scrisse:<\/span><br \/>\n<span style=\"font-family: verdana, geneva, sans-serif;\">\u201cVi era la prassi nella Corte di Francia, ancora nel 1830 sotto Carlo X, di annunciare l\u2019ingresso del Re nei suoi appartamenti (dopo la messa della domenica) al suono di un enorme tamburo che batteva un ritmo bizzarro in cinque tempi trasmessi tradizionalmente dai tempi forti ritardati. Ci\u00f2 mi ha dato l\u2019idea di accompagnare cos\u00ec con un effetto di timpani di questa specie l\u2019ingresso di Lear nel suo consiglio, per la scena della divisione dei suoi Stati. Ho avuto l\u2019intenzione di indicare la sua follia solo in mezzo all\u2019Allegro, quando i bassi riprendono il tema dell\u2019introduzione in mezzo alla Tempesta. Ci vuole un\u2019orchestra di primordine per eseguire questa <em>ouverture<\/em>. Io non l\u2019ho sentita dal mio ultimo viaggio ad Hannover; \u00e8 il pezzo favorito del re\u201d.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: verdana, geneva, sans-serif;\"><em><strong>&#8220;Le Corsaire&#8221; op. 21<\/strong><\/em><\/span><br \/>\n<span style=\"font-family: verdana, geneva, sans-serif;\">Allegro assai, Adagio sostenuto, Allegro assai<\/span><br \/>\n<span style=\"font-family: verdana, geneva, sans-serif;\">Durata: 8\u2019ca<\/span><br \/>\n<iframe loading=\"lazy\" src=\"https:\/\/www.youtube.com\/embed\/d7kez0F0UJ4\" width=\"560\" height=\"315\" frameborder=\"0\" allowfullscreen=\"allowfullscreen\"><\/iframe><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: verdana, geneva, sans-serif;\">Il 19 gennaio 1845, in un concerto tenuto al Cirque Olympique a Parigi, Berlioz diresse personalmente la prima esecuzione della sua <em>Ouverture<\/em> <em>de la Tour de Nice<\/em>, ispirata all\u2019omonima novella in versi di George Byron e ideata gi\u00e0 nel 1831 durante il suo soggiorno romano a Villa Medici, lasciando interdetta la critica del periodo per l\u2019originalit\u00e0 e le stranezze della musica, come si apprende da una recensione:<\/span><br \/>\n<span style=\"font-family: verdana, geneva, sans-serif;\">\u201c\u00c8 una composizione estremamente originale, piena di effetti fantastici e di capricci bizzarri. Si direbbe un racconto di Hoffmann. Ci\u00f2 vi getta in un turbamento indefinibile, ci\u00f2 vi tormenta come un cattivo sogno e riempie la vostra immaginazione di immagini strane e terribili. Sicuramente questa torre di Nizza \u00e8 abitata oggi da centinaia di gufi e di aquile e i fossati che la circondano sono pieni di bisce e di rospi. Forse essa \u00e8 servita da rifugio per briganti o da fortezza per qualche tiranno del Medioevo; forse qualche prigioniero illustre, qualche bella innocente e perseguitata; vi sono morti nelle angosce della fame o sotto il ferro dei carnefici. Voi potete supporre tutto e credere tutto quando sentite quei violini che stridono, quegli oboi che gracchiano, quei clarinetti che gemono, quei bassi che brontolano, quei tromboni che rantolano. <em>L\u2019Ouverture de la Tour de Nice<\/em> \u00e8 forse l\u2019opera pi\u00f9 strana e curiosa che abbia mai creato l\u2019immaginazione di un musicista\u201d.<\/span><br \/>\n<span style=\"font-family: verdana, geneva, sans-serif;\">L\u2019<em>Ouverture<\/em>, sottoposta, in seguito, ad una lunga revisione, fu intitolata, prima <em>The red rover, Corsair rouge<\/em> dal racconto dello scrittore americano Fenimore Cooper e, infine, semplicemente <em>Ouverture du Corsaire<\/em> nella versione definitiva del 1855. Berlioz, che aveva diretto anche la seconda versione dell\u2019<em>ouverture<\/em> l\u20198 aprile 1854 a Brunswick, da vivo, non ebbe modo di farla eseguire a Parigi, nonostante i successi riscossi in altri paesi Europei; di questo Berlioz si lament\u00f2 in una lettera del 18 aprile 1863 ai suoi amici Massart:<\/span><br \/>\n<span style=\"font-family: verdana, geneva, sans-serif;\">\u201cLa mia <em>ouverture<\/em> del <em>Corsaire<\/em> \u00e8 eseguita dappertutto, io non l\u2019ho, io, ascoltata che una sola volta. Le altre <em>ouvertures<\/em>, quella del <em>Re Lear<\/em> soprattutto, e quella del <em>Benvenuto Cellini<\/em>, sono eseguite spesso, e queste sono precisamente quelle meglio conosciute a Parigi\u201d.<\/span><br \/>\n<span style=\"font-family: verdana, geneva, sans-serif;\">A livello macroformale la partitura \u00e8 strutturata secondo lo schema <em>Allegro<\/em>&#8211;<em>Adagio-Allegro<\/em>, tipico delle <em>ouvertures<\/em> di Berlioz a partire da quella del <em>Benvenuto Cellini<\/em>, in quanto inizia con un accenno rapido all\u2019energico tema dell\u2019<em>Allegro assai<\/em>, che, conclusosi con un accordo di <em>mi bemolle maggiore<\/em> eseguito in <em>pianissimo<\/em> e affidato ai legni e ai primi violini divisi, introduce l\u2019<em>Adagio sostenuto<\/em>; qui la scrittura, molto dolce e ariosa, si segnala per una certa immobilit\u00e0, che contrasta con la vivacit\u00e0 dell\u2019<em>Allegro assai<\/em>, il cui tema iniziale mostra nel rapido disegno di crome affidato ai violini, molto probabilmente, l\u2019influenza di alcuni lavori di Weber, soprattutto delle <em>ouvertures <\/em>dell\u2019<em>Euryanthe<\/em> e del <em>Franco cacciatore<\/em>. L\u2019<em>ouverture<\/em> presenta, inoltre, una grande coesione tematica e formale soprattutto per il fatto che il tema dell\u2019<em>Adagio sostenuto<\/em> \u00e8 ripreso dai violini nella sezione centrale dell\u2019<em>Allegro<\/em>.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: verdana, geneva, sans-serif;\"><em><strong>&#8220;Il Carnevale romano&#8221; (Le carnaval Romain), ouverture op. 9<\/strong><\/em><\/span><br \/>\n<span style=\"font-family: verdana, geneva, sans-serif;\">Saltarello, Andante sostenuto, Saltarello<\/span><br \/>\n<span style=\"font-family: verdana, geneva, sans-serif;\">Durata: 10\u2019 ca<\/span><br \/>\n<span style=\"font-family: verdana, geneva, sans-serif;\">\u201cSi tribut\u00f2 all\u2019ouverture un successo esagerato e si fischi\u00f2 tutto il resto con un accordo e un\u2019energia ammirevoli. Comunque l\u2019opera venne replicata per tre volte, dopodich\u00e9, Duprez, avendo creduto di dover abbandonare il ruolo di Benvenuto, l\u2019opera scomparve dal cartellone e non vi riapparve che molto tempo dopo\u201d.<br \/>\nCon queste parole, non prive di una certa amarezza, Berlioz avrebbe ricordato in seguito nei suoi <em>M\u00e9moires<\/em> la fredda accoglienza riservata alla sua opera <em>Benvenuto Cellini<\/em> alla prima rappresentazione avvenuta all\u2019Op\u00e9ra di Parigi il 10 settembre 1838 sotto la direzione di Habeneck. L\u2019opera, pur trovando in seguito tra i suoi estimatori Franz Liszt, che nel 1852 ne mise in scena una nuova versione approntata da Berlioz, non riscosse mai il successo sperato dal compositore francese che, tuttavia, aveva creduto in questa partitura forse troppo moderna per essere compresa ed eseguita in modo corretto nel 1838. Habeneck, pur essendo un grande direttore d\u2019orchestra, non era riuscito, infatti, a superare alcune difficolt\u00e0 tecniche che presentava il brillante Saltarello dell\u2019atto secondo, come ricord\u00f2 lo stesso Berlioz:<\/span><br \/>\n<span style=\"font-family: verdana, geneva, sans-serif;\">\u201cQuando arrivammo alle prove con l\u2019orchestra, i musicisti, vedendo l\u2019aria accigliata di Habeneck, si ritirarono alla mia vista nel pi\u00f9 freddo riserbo. Loro facevano il loro dovere tuttavia. Habeneck faceva male il suo. Egli non riusc\u00ec mai ad arrivare a cogliere la brillante velocit\u00e0 del <em>Salterello<\/em> danzato e cantato a piazza Colonna nel mezzo del secondo atto. I ballerini non riuscivano ad adattarsi al suo andamento strascicato, venendo a lamentarsi con me e io gli ripetevo: \u2018Pi\u00f9 presto! Pi\u00f9 presto! Animate dunque!\u2019. Habeneck, irritato, colpiva il suo leggio e rompeva la sua bacchetta. Infine, dopo averlo visto abbandonarsi a quattro o a cinque eccessi di collera simili, io finii per dirgli con un sangue freddo che lo esasper\u00f2: \u2018Mio Dio, signore, voi potrete rompere cinquanta bacchette, cosa che non impedir\u00e0 al vostro movimento di essere la met\u00e0 pi\u00f9 lento. Si tratta d\u2019un <em>Salterello<\/em>\u2019. In quel momento Habeneck si ferm\u00f2 e girandosi verso l\u2019orchestra: \u2018Dal momento che io non ho la fortuna di accontentare il signor Berlioz, disse egli, noi ci fermeremo qui per oggi, voi potete ritirarvi\u2019. La prova si concluse cos\u00ec. Qualche anno dopo, quando io ebbi scritto l\u2019<em>ouverture <\/em>del <em>Carnevale romano<\/em> il cui Allegro ha per tema questo stesso Salterello, che egli non era mai riuscito a far pi\u00f9 veloce, Habeneck si trovava nel foyer della sala Herz la sera del concerto in cui doveva essere ascoltata per la prima volta questa <em>ouverture<\/em>. Egli aveva appreso che alla prova del mattino, l\u2019assistente della guardia nazionale mi aveva tolto una parte dei musicisti, noi avevamo provato senza gli strumenti a fiato: \u2018Bene, aveva detto tra s\u00e9, ci sar\u00e0 qualche catastrofe nel suo concerto, bisogna andare a vederlo\u2019. Presentandomi all\u2019orchestra, in effetti, tutti gli artisti che avevano la parte degli strumenti a fiato mi attorniarono spaventati dall\u2019idea di suonare davanti al pubblico un\u2019ouverture che a loro era integralmente sconosciuta. \u2018Non abbiate paura, dissi loro, le parti sono corrette, voi siete tutte persone di talento, guardate la mia bacchetta pi\u00f9 frequentemente possibile, contate bene le pause e andr\u00e0\u2019. Non vi fu un solo errore. Io lanciai l\u2019allegro nel movimento vorticoso dei ballerini trasteverini; il pubblico grid\u00f2 bis; noi ricominciammo l\u2019ouverture; essa fu eseguita ancor meglio la seconda volta e rientrando nel foyer dove si trovava Habeneck un po\u2019 deluso, io gli lanciai passandogli accanto queste quattro parole: \u2018Ecco che cos\u2019\u00e8!\u2019. Non ebbe il coraggio di rispondere. Io non ho mai sentito pi\u00f9 intensamente che in quell\u2019occasione la felicit\u00e0 di dirigere da me stesso l\u2019esecuzione della mia musica; il mio piacere raddoppiava al solo ricordo di ci\u00f2 che Habeneck mi aveva fatto passare\u201d.<\/span><br \/>\n<span style=\"font-family: verdana, geneva, sans-serif;\"><strong>Certamente il successo della prima esecuzione del <em>Carnevale romano<\/em><\/strong>, avvenuta nella Sala Herz di Parigi il 3 febbraio 1844, rappresent\u00f2, anche per le difficolt\u00e0 in cui matur\u00f2, una bella rivincita per Berlioz sia come direttore d\u2019orchestra che come compositore. Egli era riuscito a dirigere il diabolico saltarello che per Habeneck aveva presentato delle difficolt\u00e0 insormontabili e, inoltre, aveva recuperato una parte della musica di quel <em>Benvenuto Cellini<\/em> che era stato, a suo giudizio, ingiustamente accolto con eccessiva freddezza. Indicato, poi, da Berlioz come seconda <em>ouverture<\/em> da eseguirsi <em>ad<\/em> <em>libitum<\/em> prima del secondo atto del <em>Benvenuto Cellini<\/em>, il <em>Carnevale romano<\/em> \u00e8 il frutto della delusione per lo scarso successo tributato ad un\u2019opera in cui egli aveva molto creduto, e del tentativo di rilanciare alcuni brani del melodramma tra cui il <em>duetto<\/em> del primo atto di Cellini e Teresa, <em>Oh Teresa, vous que j\u2019aime plus que ma vie<\/em> e il coro carnevalesco <em>Venez, venez peuple de Rome<\/em>.<\/span><br \/>\n<span style=\"font-family: verdana, geneva, sans-serif;\">Quest\u2019ouverture si apre proprio con il tema del Salterello che, esposto dagli archi, \u00e8 ripreso in canone prima dai legni e poi dagli ottoni. Il travolgente <em>incipit<\/em> cede subito il posto alla rappresentazione dell\u2019amore con la melodia del duetto tra Cellini e Teresa tratta dall\u2019atto primo dell\u2019opera e qui affidata, prima, alla calda ed espressiva voce del corno inglese e, poi, ai violoncelli e alle viole da una parte e ai violini primi e secondi dall\u2019altra che, riprendendo in canone il tema precedentemente esposto, rappresentano efficacemente le anime vibranti di passione dei due giovani amanti. Tre misure pi\u00f9 animate, di cui sono protagonisti i legni e le percussioni in una strumentazione quasi bandistica, introducono il celeberrimo e travolgente saltarello che, tratto da alcune scene del secondo atto dove veniva rappresentata la festa del Carnevale in piazza Colonna, costituisce una testimonianza dello straordinario virtuosismo orchestrale di Hector Berlioz.<\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Hector Berlioz (La-C\u00f4te-Saint-Andr\u00e9 1803 \u2013 Parigi 1869) &#8220;Waverley&#8221;, ouverture Larghetto, Allegro vivace Durata: 11\u2019ca Scritta tra il 1826 [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":48,"featured_media":95753,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[15,22364],"tags":[14671,4011,15856,10137,15855,15857,15854],"class_list":["post-84128","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-approfondimenti","category-berlioz-hector","tag-approfondimenti","tag-hector-berlioz","tag-le-carnaval-romain","tag-le-corsaire","tag-le-roi-lehar","tag-les-francs-juges","tag-waverley"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/84128","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/users\/48"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=84128"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/84128\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":84135,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/84128\/revisions\/84135"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/media\/95753"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=84128"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=84128"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=84128"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}