{"id":84257,"date":"2016-03-03T00:52:47","date_gmt":"2016-03-02T23:52:47","guid":{"rendered":"http:\/\/www.gbopera.it\/?p=84257"},"modified":"2016-12-07T15:36:33","modified_gmt":"2016-12-07T14:36:33","slug":"pesaro-auditorium-pedrotti-il-barbiere-di-siviglia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/pesaro-auditorium-pedrotti-il-barbiere-di-siviglia\/","title":{"rendered":"Pesaro, Auditorium Pedrotti: &#8220;Il barbiere di Siviglia&#8221;"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\"><em>Auditorium Pedrotti \u2013 Conservatorio G. Rossini, Pesaro per i 200 anni del Barbiere di Siviglia e il compleanno di Rossini<\/em><br \/>\n<strong>\u201cIL <\/strong><strong>BARBIERE<\/strong> <strong>DI<\/strong> <strong>SIVIGLIA<\/strong><strong>\u201d<\/strong><br \/>\nCommedia in due atti di Cesare Sterbini<br \/>\nMusica di <strong>Gioacchino Rossini<\/strong><br \/>\nEdizione critica Fondazione Rossini\/Ricordi a cura di Alberto Zedda<br \/>\n<em>Il Conte d&#8217;Almaviva<\/em> SUNNYBOY DLADLA<br \/>\n<em>Bartolo<\/em> FILIPPO FONTANA<br \/>\n<em>Rosina<\/em> CECILIA MOLINARI<br \/>\n<em>Figaro<\/em> YUNPENG WANG<br \/>\n<em>Basilio <\/em>DIMITRI PKHALADZE<br \/>\n<em>Berta <\/em>GIORGIA PACI<br \/>\n<em>Fiorello <\/em>LI SUXIN<br \/>\n<em>Ambrogio <\/em>GIUSEPPE LAMICELA<br \/>\n<em>Un ufficiale <\/em>XUE TAO<br \/>\nOrchestra e Coro del Conservatorio Rossini<br \/>\nDirettore <strong>Alberto <\/strong><strong>Zedda<\/strong><br \/>\nMaestro del coro <strong>Aldo Cicconofri <\/strong><br \/>\nChitarra <strong>Irene<\/strong><strong> Placci<\/strong><strong> Califano\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 <\/strong><br \/>\n<em>Pesaro,<\/em><em> 27 febbraio 2016\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 <\/em><br \/>\nPesaro ha appena festeggiato il suo &#8216;nume&#8217; Rossini, nella doppia ricorrenza del compleanno \u2013 che a rigore cade ogni quattro anni, essendo Gioacchino nato il 29 febbraio del 1792, bisestile come il 2016 \u2013 e dei 200 anni del Barbiere di Siviglia, che ha visto la luce il 20 febbraio del 1816. Per far questo la citt\u00e0 ha organizzato dieci giorni di manifestazioni ed eventi che hanno avuto come momento culminante e conclusivo la rappresentazione del Barbiere di Siviglia in forma di concerto al Teatro Rossini, diretto da Alberto Zedda, con i giovani cantanti dell&#8217;Accademia Rossiniana e l&#8217;Orchestra e il Coro del Conservatorio cittadino. La rappresentazione \u00e8 stata preceduta da una prova generale aperta al pubblico, alla quale ho assistito, che si \u00e8 tenuta all&#8217;Auditorium Pedrotti, la magnifica sala da spettacolo del Conservatorio Rossini.\u00a0 La presenza delle principali autorit\u00e0 cittadine, dei vertici del Rossini Opera Festival e di un nutritissimo pubblico invitato ha fatto s\u00ec che la concentrazione, l&#8217;impegno e la resa complessivi fossero quelli di una vera e propria recita, pi\u00f9 che di una prova. Ma l&#8217;atmosfera, ancor pi\u00f9 che quella di una recita, sembrava essere quella di una festa, una festa per Rossini, per la citt\u00e0 e per la musica; e a renderla tale hanno contribuito in maniera fondamentale l&#8217;et\u00e0 e l&#8217;entusiasmo dei suoi protagonisti, sulla scena e in orchestra.\u00a0 Faceva eccezione il maestro <strong>Alberto<\/strong><strong> Zedda<\/strong>, con le sue ottantotto primavere: eccezione per l&#8217;et\u00e0, non certo per l&#8217;entusiasmo. Zedda \u00e8 un uomo minutissimo, ha statura e proporzioni di un tredicenne e un viso da antico saggio; il suo corpo invece \u00e8 sorprendentemente giovane ed elastico, pronto a pulsare con la musica in un gesto direttoriale scattante, armonico e cordiale, una danza festosa che anima tutti i suoi arti senza lasciare nessuna traccia apparente di stanchezza. \u00c8 insieme un protagonista e un simbolo di uno dei fenomeni culturali pi\u00f9 interessanti del XX secolo, quella che generalmente viene chiamata <em>Rossini<\/em><em> Renaissance,<\/em> e che ha portato alla riscoperta e riproposizione al pubblico dell&#8217;intero <em>corpus<\/em> delle opere del compositore. Zedda ha dato un contributo alla attuale conoscenza di Rossini su tre campi di azione diversi: in veste di filologo musicale, dando l&#8217;avvio e partecipando alla stesura di numerose edizioni critiche, in veste di direttore d&#8217;orchestra, sottoponendo alla verifica della vita teatrale le partiture ricostruite sulla base delle fonti originali e in veste di insegnante, approfondendo gli aspetti stilistici che caratterizzano la prassi esecutiva rossiniana a beneficio di quei cantanti che desiderano specializzarsi in questo genere di repertorio frequentando l&#8217;Accademia. E proprio <strong>gli allievi dell&#8217;Accademia Rossiniana, insieme ad alcuni dei migliori studenti di canto del Conservatorio di Pesaro, quasi tutti al di sotto dei trent&#8217;anni, sono stati gli interpreti di questa edizione<\/strong> del Barbiere, presentato nella pi\u00f9 rigorosa integralit\u00e0, e ovviamente nell&#8217;edizione critica approntata da Alberto Zedda per la Fondazione Rossini. La stessa et\u00e0 media, se non addirittura inferiore, caratterizza gli strumentisti dell&#8217;Orchestra del Conservatorio, tutta composta da allievi e da qualche insegnante. <strong>L&#8217;Orchestra ha dimostrato fin dalla Sinfonia un ottimo livello<\/strong> e una perfetta capacit\u00e0 di aderire alla visione del direttore, fornendo l&#8217;energia, la brillantezza di suono, lo scatto, e contemporaneamente la trasparenza e la leggibilit\u00e0 che caratterizzano il Barbiere, ormai veramente classico, di Zedda. Qualche occasionale minimo anticipo o ritardo negli ingressi, raro e pi\u00f9 che scusabile, non ha reso meno bella un&#8217;esecuzione che, cosa ben pi\u00f9 importante, era giusta nel tono, nell&#8217;atmosfera, nei tempi, nel passo. <strong>Il Coro, anch&#8217;esso composto da allievi<\/strong>, ha offerto una prestazione ottima, con grande compattezza di suono, precisione e flessibilit\u00e0 dinamica, oltre all&#8217;irrinunciabile brio, contribuendo in maniera determinante a due finali d&#8217;atto scintillanti. <strong>I solisti, dei quali si \u00e8 sottolineata la giovane et\u00e0<\/strong>, sono tuttavia artisti in carriera che hanno gi\u00e0 partecipato a pi\u00f9 produzioni teatrali; stanno muovendo i primi passi verso la loro maturit\u00e0 professionale, ma hanno gi\u00e0 esperienza del palcoscenico e del pubblico, come testimonia la loro generale disinvoltura e assenza di impaccio.\u00a0 Alla serenit\u00e0 dei cantanti deve avere sicuramente dato un apporto fondamentale l&#8217;approccio amorevole del direttore che con lo sguardo, con il sorriso, con un gesto impercettibile delle dita, non ha abbandonato i suoi &#8216;ragazzi&#8217; nemmeno per un istante, sostenendoli durante i loro interventi e gratificandoli poi con cenni di approvazione, oltre ad unirsi, ogni volta, all&#8217;applauso del pubblico, nel modo curioso che hanno i direttori di applaudire, colpendo cio\u00e8 il palmo della mano con la bacchetta.<br \/>\nIl tenore sudafricano <strong>Sunnyboy<\/strong><strong> Dladla<\/strong>, che interpretava il ruolo del Conte di Almaviva, ha un interessante timbro, gradevole e luminoso, non particolarmente chiaro per un tenore rossiniano; ha facilit\u00e0 nella salita agli acuti e una buona omogeneit\u00e0 dei registri. Ancora non ha superato l&#8217;ostacolo linguistico: non solo la pronuncia \u00e8 abbastanza esotica, ma gli capita a volte di cambiare le vocali o invertire le sillabe, come fa chi si affida alla sola memoria e non alla comprensione del testo. In tale situazione \u00e8 difficile dare il giusto risalto alla parola nei recitativi. Ha offerto una buona prova nella <em>canzone<\/em> e ancor pi\u00f9 nella <em>serenata<\/em> del primo atto, nella quale ha dimostrato di poter cantare piano e a mezzavoce, legando con eleganza. Le agilit\u00e0 pi\u00f9 rapide lo mettono un po&#8217; in affanno, l&#8217;intonazione \u00e8 sempre ottima, ma la nitidezza a volte ne risente, comunque la sua esecuzione del funambolico <em>rond\u00f2<\/em> finale \u00e8 stata caratterizzata da qualche preoccupazione, ma da un esito complessivo assolutamente onorevole.<br \/>\nIl baritono <strong>Yunpeng<\/strong><strong> Wang<\/strong>, cinese, ha interpretato il barbiere Figaro. \u00c8 in possesso di uno strumento interessante, lucente e timbrato, di volume medio, che non teme i sol naturali dell&#8217;aria di sortita di Figaro e scende al grave mantenendo la sua pienezza. Probabilmente potrebbe trarre beneficio dall&#8217;abbandonare un po&#8217; di tensione e trovare una maggiore morbidezza nell&#8217;emissione. Anche lui ha una pronuncia da migliorare, ma, a differenza del collega, nei recitativi riesce ad essere espressivo oltre che spigliato. \u00c8 dotato di naturale simpatia nella fisionomia, nelle espressioni e nei gesti, della quale si avvantaggia il suo Figaro. Nelle agilit\u00e0 della sua parte non ha problemi, \u00e8 preciso e rapido. Acquistando con il tempo esperienza e padronanza linguistica, promette di diventare un ottimo baritono brillante. Conclude il terzetto dei protagonisti assoluti la Rosina di <strong>Cecilia<\/strong><strong> Molinari<\/strong>. Con il giovane mezzosoprano gardesano saliamo di un gradino e ci troviamo di fronte ad una cantante non solo dotata di un mezzo importante, ma anche ad un&#8217;artista matura, sorprendentemente matura per i suoi ventisei anni. Cecilia Molinari ha una voce compatta, vellutata, con un colore naturale scuro da contralto, ricca di armonici, ed ha una emissione morbida, priva di costrizioni muscolari, che consente al suono di &#8216;correre&#8217;, indipendentemente dal volume, che \u00e8 buono, ma non trascendentale. La sua Rosina oltre ad essere benissimo cantata \u2013 eccellente \u00e8 stata l&#8217;esecuzione dell&#8217;aria \u201cUna voce poco fa\u201d, con elaborate variazioni che chiamano in causa pi\u00f9 il registro grave che quello acuto \u2013 \u00e8 un personaggio vivo, una ragazza frizzante e piena di voglia di vivere, ma anche intelligente e concreta, innamorata, ma non svenevole. Sar\u00e0 impegnata al ROF 2016 come Zaida nel Turco in Italia e non \u00e8 difficile prevedere per lei una bella carriera.<br \/>\nDon Bartolo era affidato alla voce di <strong>Filippo<\/strong><strong> Fontana<\/strong>, il quale si sta mettendo in luce in ruoli di basso buffo e di baritono brillante, in larga prevalenza rossiniani. \u00c8 dotato di una voce piuttosto esile e chiara, ma non sprovvista di proiezione ed \u00e8 un gustoso interprete dalla ottima dizione, misurato ed elegante. Tonante \u00e8 il Don Basilio simpatico e cialtrone di <strong>Dimitri<\/strong><strong> Pkhaladze<\/strong>. Il basso georgiano ha uno strumento scuro e potente, di bel timbro, soggetto con l&#8217;appressarsi della maturit\u00e0 a sicuri sviluppi positivi; inoltre ha una pronuncia italiana ottima, una buona padronanza della scena e una maschera teatrale interessante. Convincente \u00e8 stata la Berta del soprano-soubrette <strong>Giorgia Paci<\/strong>, dal canto corretto ed espressivo.<br \/>\nSi \u00e8 trattato come gi\u00e0 detto di una rappresentazione in forma di concerto, senza scene n\u00e9 costumi quindi, che per\u00f2 aveva una sua essenziale &#8216;regia&#8217;, con piccoli movimenti dei personaggi, l&#8217;uso di pochi semplici oggetti, qualche trovata divertente, in particolare nella famosa scena della barba. L&#8217;entusiasmo del pubblico nei confronti di tutti gli interpreti, con particolari manifestazioni di apprezzamento per Cecilia Molinari e ovazioni fragorose per il Maestro Zedda, ha corrisposto all&#8217;entusiasmo profuso in palcoscenico e coronato allegramente la festa per Rossini e per il suo Barbiere.<em> Foto Amati e Bacciardi<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Auditorium Pedrotti \u2013 Conservatorio G. 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