{"id":84306,"date":"2016-04-11T00:53:12","date_gmt":"2016-04-10T22:53:12","guid":{"rendered":"http:\/\/www.gbopera.it\/?p=84306"},"modified":"2016-04-10T14:53:37","modified_gmt":"2016-04-10T12:53:37","slug":"georg-friedrich-handel-1685-1759-belshazzar-1745","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/georg-friedrich-handel-1685-1759-belshazzar-1745\/","title":{"rendered":"Georg Friedrich H\u00e4ndel (1685-1759): &#8220;Belshazzar&#8221; (1745)"},"content":{"rendered":"<div style=\"text-align: justify;\"><em>Oratorio (HWV 61) in tre parti su libretto di Charles Jennens. <\/em><strong><em>Allan Clayton <\/em><\/strong><em>(Belshazzar), <strong>Iestyn Davis <\/strong>(Daniel), <strong>Caitlin Hulcup <\/strong>(Cyrus), <strong>Rosemary Joshua <\/strong>(Nitocris), <strong>Jonathan Lemalu <\/strong>(Gobrias), <strong>Jean-Yves Ravoux<\/strong> (Arioch), <strong>Geoffroy Buffi\u00e8re<\/strong> (Messaggiero), <strong>Thibaut Lenaerts, Michael-Loughlin Smith, Damian Whiteley<\/strong> (Saggi). <strong>Les Arts Florissants<\/strong>, <strong>William Christie <\/strong>(direttore)<\/em>. Registrazione: Conservatorio Maurice Ravel de Levallois-Perret, dicembre 2012.T.Time: 2 ore e 45&#8242;. <strong>3 CD Les Arts Florissants Editions 001<br \/>\n<\/strong><iframe loading=\"lazy\" src=\"https:\/\/www.youtube.com\/embed\/eWmFa_YwWfk\" width=\"560\" height=\"315\" frameborder=\"0\" allowfullscreen=\"allowfullscreen\"><\/iframe><\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\">I primi anni quaranta segnano uno dei momenti pi\u00f9 importanti della produzione h\u00e4ndeliana, quello dei grandi oratori della maturit\u00e0 aperto dal \u201c<em>Messiah<\/em>\u201d nel 1742 e proseguito fino alla \u201c<em>Theodora<\/em>\u201d del 1750. Il 1744 vede il compositore contemporaneamente all\u2019opera con <em>\u201cHercules<\/em>\u201d e \u201c<em>Belshazzar<\/em>\u201d che vedr\u00e0 la luce il 27 marzo 1745 al King Theater di Londra.<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\">Meno noto ed eseguito di altri titoli del catalogo oratoriale del maestro sassone, \u201c<em>Belshazzar<\/em>\u201d non sfigura minimamente al fianco dei pi\u00f9 noti capolavori del genere e la sua scarsa popolarit\u00e0 \u00e8 difficilmente spiegabile. Una ragione \u00e8 forse nel totale superamento delle forme proprie dell\u2019oratorio alla luce di una drammaticit\u00e0 di pretta matrice teatrale. Da molti punti di vista \u201c<em>Belshazzar<\/em>\u201d si presenta come un\u2019autentica opera lirica a soggetto biblico e se non fosse stato per il tempo che rendeva ancora problematica la rappresentazione delle storie sacre in teatro non avrebbe faticato a trovare sui palcoscenici il suo spazio ideale. Rispetto alla forma canonica dell&#8217;oratorio il rapporto fra parti solistiche e corali \u00e8 invertito a favore delle prime, il coro, pur importante, non ha quel ruolo di protagonista che era tradizionale negli oratori e comunque svolge una funzione marginale rispetto alla centralit\u00e0 del canto solistico svolto spesso secondo dettami virtuosistici di matrice totalmente italiana. L\u2019oratorio \u00e8 quindi una grande successione di arie cui si alternano pi\u00f9 limitati interventi corali \u2013 spesso con funzione di integrazione e commento al brano solistico; due duetti ed un pezzo d\u2019insieme nel finale; una struttura quindi molto vicina a quella dell\u2019opera di impianto italiano praticata da H\u00e4ndel nei decenni precedenti.<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\">Inoltre l\u2019oratorio, genere meno rigido e codificato di quanto non fosse l\u2019opera italiana, permetteva al compositore sperimentazioni difficilmente perseguibili in teatro, e, se l\u2019aria mantiene la sua struttura canonica, il recitativo viene sfruttato fino alle sue estreme conseguenze con una ricchezza strumentale e melodica veramente sorprendente per l\u2019epoca. Risultato di questa commistione \u00e8 il cosiddetto \u201caccompagnato\u201d, una forma intermedia fra il recitativo e l\u2019aria, un arioso melodico pi\u00f9 libero dell\u2019aria e quindi pi\u00f9 aperto a soluzioni vocali e strumentali innovative alla ricerca di un rapporto espressivo pi\u00f9 diretto fra musica e testo che anticipa per molti aspetti certe soluzioni che diventeranno canoniche alla fine del secolo e, se \u00e8 riconoscibile una suggestione francese, \u00e8 innegabile che H\u00e4ndel affronti la prova con l\u2019originalit\u00e0 che gli \u00e8 propria.<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\">Una scrittura cos\u00ec ricca e frastagliata non potrebbe trovare esecutori migliori de <strong>Les Arts Florissants<\/strong> splendidamente guidate da <strong>William Christie<\/strong> che della partitura offre una lettura di esemplare, cristallina chiarezza ma al contempo di incontenibile forza vitale. Le sonorit\u00e0 sono sempre terse, nitide, splendide ma soprattutto espressive e di volta in volto austere nelle scene di Daniele, dolorosamente commesse nei cori degli ebrei come il sublime \u201c<em>Recall, O king, thy rash command<\/em>\u201d, di smaltato eroismo nelle scene di Cyrus e del campo persiano, di raffinata ma palese ironia nella vuota pompa dei babilonesi. Il coro completa la perfetta riuscita dell\u2019insieme inserendosi alla perfezione nelle scelte stilistiche ed espressive di Christie.<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\">La compagnia di canto si fa nel complesso apprezzare. La scelta di affidare la parte di Daniele \u2013 scritta per Anne Turner Robinson \u2013 ad un controtenore pu\u00f2 lasciare perplessi ma <strong>Iestyn Davis <\/strong>\u00e8 innegabilmente molto bravo, musicale, elegante, precisissimo, dalla voce compatta e omogenea su tutta la gamma e interprete raffinato e sensibile capace di rendere al meglio il lirico misticismo del profeta.<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\">Vocalmente rilevante il Belshazzar di <strong>Allan Clayton, <\/strong>tenore chiaro e leggero ma agilissimo e capace di affrontare con maestria le impervie coloriture di cui \u00e8 costellata la parte e che raggiunge l\u2019apice in un pezzo di bravura estremo come \u201c<em>I thank thee, Sesach! Thy sweet pow\u2019r\u201d<\/em> in cui tutti i tratti caratteristici delle arie di tempesta italiana vengono sfruttati per rendere l\u2019esaltazione del re folle prima della battaglia. <strong>Rosemary Joshua <\/strong>\u00e8 una Nitocris non sempre inappuntabile sul piano strettamente vocale, afflitta da un vibrato un po&#8217; troppo presente, ma molto espressiva e ben calata in un ruolo caratterizzata da un tono nobilmente dolente.\u00a0Il Cyrus di <strong>Caitlin Hulcup <\/strong>lascia qualche dubbio in pi\u00f9. Cantante musicale, precisa, elegante ma dal timbro esile e soprattutto privo della regalit\u00e0 che il ruolo sembrerebbe esigere nei grandi accompagnati come \u201c<em>Methought, as on bank of deep Euphrates<\/em>\u201d o nello squillo eroico di \u201c<em>O God of truth<\/em>\u201d, cos\u00ec che l\u2019ascolto resta piacevole ma poco emozionante. Vocalmente e tecnicamente valido ma un po\u2019 generico il Gobrias di <strong>Jonathan Lemalu<\/strong>.<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Oratorio (HWV 61) in tre parti su libretto di Charles Jennens. 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