{"id":84353,"date":"2016-03-16T21:11:12","date_gmt":"2016-03-16T20:11:12","guid":{"rendered":"http:\/\/www.gbopera.it\/?p=84353"},"modified":"2017-01-09T16:31:52","modified_gmt":"2017-01-09T15:31:52","slug":"opera-di-firenze-litaliana-in-algeri","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/opera-di-firenze-litaliana-in-algeri\/","title":{"rendered":"Opera di Firenze: &#8220;L&#8217;italiana in Algeri&#8221;"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\"><em>Opera di Firenze &#8211; Stagione Opera e Balletto 2015\/2016<\/em><br \/>\n<strong>\u201cL\u2019ITALIANA IN ALGERI\u201d<\/strong><br \/>\nDramma giocoso in due atti su libretto di Angelo Anelli<br \/>\nMusica di <strong>Gioachino Rossini<\/strong><br \/>\n<em>Mustaf\u00e0<\/em> PIETRO SPAGNOLI<br \/>\n<em>Elvira<\/em> DAMIANA MIZZI<br \/>\n<em>Zulma<\/em> LAMIA BEUQUE<br \/>\n<em>Haly<\/em> SERGIO VITALE<br \/>\n<em>Lindoro<\/em> BOYD OWEN<br \/>\n<em>Isabella<\/em> MARIANNA PIZZOLATO<br \/>\n<em>Taddeo<\/em> OMAR MONTANARI<br \/>\nOrchestra e Coro del Maggio Musicale Fiorentino<br \/>\nDirettore <strong>Bruno Campanella<\/strong><br \/>\nMaestro del coro <strong>Lorenzo Fratini<\/strong><br \/>\nRegia <strong>Joan Font<\/strong><br \/>\nScene e costumi <strong>Joan Guill\u00e9n<\/strong><br \/>\nCoreografia e assistente alla regia <strong>Xevi Dorca<\/strong><br \/>\nLuci <strong>Albert Faura<\/strong><br \/>\nMaestro al clavicembalo <strong>Angelo Michele Errico<\/strong><br \/>\nAllestimento del Maggio Musicale Fiorentino, in coproduzione con Teatro Real di Madrid, Op\u00e9ra National de Bordeaux, Houston Grand Opera<br \/>\n<em>Firenze, 15 marzo 2016<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Andata in scena per prima volta nel 1813 a Venezia, <strong><em>L\u2019italiana in Algeri<\/em><\/strong> fu la prima opera buffa rossiniana ad ottenere grande successo a livello internazionale, e resta tuttora la sua maggiore vittoria in termini di pura frenetica, se non proprio maniacale assurdit\u00e0, come nella stretta onomatopeica del finale atto primo e nel rituale del mitico ordine del Pappataci, vetta assoluta del nonsense in musica. Sia Isabella, incarnazione della sicurezza in s\u00e9 stessi, che Mustaf\u00e0, affettuosa caricatura del maschio che crede di poter ottenere tutto e che rimane invece solo con un pugno di mosche in mano, sono personaggi memorabilmente e argutamente definiti in musica, e la trama offre enormi opportunit\u00e0 per i cosiddetti concertati dello stupore, in cui la musica e l\u2019azione rimangono statici pur girando sul posto come criceti nella ruota, che erano dopotutto una delle supreme specialit\u00e0 rossiniane. A fianco di queste follie (sempre \u201corganizzate\u201d, per citare il solito Stendhal), si trovano momenti di rarefatta e magica bellezza, come la sublime scena in cui Elvira, Zulma e Lindoro entrano per prender congedo da Mustaf\u00e0 con un Andantino in sol maggiore che pare un minuetto, e che porta ad una transizione di intensit\u00e0 emotiva mozartiana, l\u2019attimo del riconoscimento fra Isabella e Lindoro, in cui Rossini ci cala piano piano e senza farsene accorgere nella tonalit\u00e0 minore e in una serie di modulazioni di ipnotica semplicit\u00e0. <em>L\u2019italiana in Algeri<\/em> \u00e8 sorprendentemente, ed ancor pi\u00f9 se si pensa che \u00e8 stata scritta in ventisette giorni come opera di ripiego dopo che La pietra del paragone, enorme successo pochi mesi prima a Milano, non aveva incontrato invece il favore del pubblico veneziano, un\u2019opera completamente priva di autoimprestiti; certo, ci sono brani delegati ad altri compositori (\u201cLe femmine d\u2019Italia\u201d di Haly e molto probabilmente la cavatina di Lindoro del secondo atto \u201cOh come il cor di giubilo\u201d, quest\u2019ultima poi sostituita da Rossini stesso con un\u2019aria di sua paternit\u00e0 \u201cConcedi, amor pietoso\u201d). E a questo punto \u00e8 difficile comprendere come mai si continui, come in quest\u2019allestimento dell\u2019Opera di Firenze, a utilizzare la partitura Kalmus, e non quella Ricordi con l\u2019edizione filologica a cura di Azio Corghi: a parte la questione dell\u2019aria del secondo atto del tenore (come mai al contrario in <em>La Cenerentola<\/em> la spuria \u201cVasto teatro \u00e8 il mondo\u201d \u00e8 stata definitivamente soppiantata da \u201cL\u00e0 del ciel nell\u2019arcano profondo\u201d, che \u00e8 un caso del tutto simile di aria scritta da altri alla prima e poi sostituita da Rossini con una di propria mano in recite successive?), ci vuol poco per rendersi conto che il violoncello che accompagna \u201cPer lui che adoro\u201d \u00e8 ben pi\u00f9 adatto alla sensualit\u00e0 dell\u2019aria rispetto al flauto di tradizione (variante sempre rossiniana, \u00e8 doveroso sottolinearlo). In ogni caso, questi sono dettagli che, eccezion fatta per alcuni pedanti come il sottoscritto, non toccano minimamente il grande pubblico, accorso numerosissimo per godersi il capolavoro rossiniano. Alla guida di una favolosa Orchestra del Maggio Musicale Fiorentino (e al sempre eccellente coro guidato da Lorenzo Fratini) era chiamato <strong>Bruno Campanella<\/strong>, da vari decenni uno dei massimi specialisti di Rossini e dintorni. Ho ascoltato Campanella alle prese con quest\u2019opera in molte occasioni, e il suo approccio \u00e8 rimasto fondamentalmente lo stesso, basato sulla ricerca del bel suono a tutti i costi, della levigatezza, del nitore. Il suono di Campanella non \u00e8 affatto evanescente; ha una sua densit\u00e0 e peso specifico ma sembra galleggiare nello spazio con ineffabile dolcezza; se dovessi riassumerlo lo definirei di eterea plasticit\u00e0. Il finale del primo atto \u00e8 meravigliosamente \u201corchestrato\u201d: ad ogni sillaba si conferisce un colore vocale distinto e il tutto \u00e8 equilibrato alla perfezione, mentre l\u2019intonazione precisa degli staccati \u00e8 semplicemente una delizia senza fine. Persino nelle numerose pagine di accompagnamento Campanella riesce a calibrare i suoni conferendo a ciascuno colore e peso legandoli a quelli vocali. Alcuni momenti sono rimasti impressi nella memoria, come lo sbuffo di passione sensuale che riesce a trarre nella suddetta scena del riconoscimento degli amanti, elemento notoriamente del tutto assente in quest\u2019opera, dovuto senz\u2019altro in parte anche alla ben nota scarsa simpatia del compositore nei confronti dei canonici duetti d\u2019amore fra voce maschile e femminile; oppure i portamenti nel terzetto \u201cPria di dividerci\u201d, che, per quanto non scritti, rendevano il senso di stanchezza psicologica dei tre personaggi in quel dato momento. Alla direzione di Campanella pu\u00f2 forse difettare una certa spavalderia e baldanza soprattutto per coloro che sono abituati ad associare il Rossini buffo a qualcosa di pi\u00f9 sanguigno e materiale (letture altrettanto legittime, per carit\u00e0, purch\u00e9 non sfocino nella risata grassa e volgare); per quanto mi riguarda ritengo che la lettura di Campanella privilegi la nobilt\u00e0 della scrittura rossiniana sacrificando solo in minima parte la ricerca del caricato a tutti i costi. Non \u00e8 arduo comprendere come <strong>Marianna Pizzolato<\/strong> sia una delle Isabelle pi\u00f9 in voga del momento: bel timbro che a me, che indulgo spesso nella pratica della cromestesia, fa venire in mente il colore di un vino rosso borgogna; emissione di ottima scuola che ha come ultimo scopo la ricerca dell\u2019omogeneit\u00e0 lungo tutta l\u2019estensione, agilit\u00e0 forse non spericolate al pari di altre virtuose ma senz\u2019altro accurate e precise, ottimo trillo e un bel si naturale come ciliegina sulla torta del rond\u00f2. Detto questo, non si pu\u00f2 affermare che il mezzosoprano possieda una personalit\u00e0 esuberante, e non \u00e8 facile cogliere nella sua interpretazione tutti gli aggettivi usati nel libretto per descrivere un personaggio a dir poco debordante. Ultima osservazione: la Pizzolato tende a favorire un un tipo di canto fiorito dolce, di grazia, mentre varie pagine dell\u2019opera, e soprattutto il rond\u00f2 del secondo atto, richiedono un\u2019agilit\u00e0 di forza per sottolineare l\u2019assertivit\u00e0 e determinazione del personaggio. La parola chiave dell\u2019aria \u00e8 in fondo \u201ccoraggiosa\u201d e tale dovrebbe esser anche il piglio con cui si affronta la coloratura. Eccellente sotto ogni punto di vista il Mustaf\u00e0 di <strong>Pietro Spagnoli<\/strong>; a fare i pignoli forse si sarebbe desiderata maggior sonorit\u00e0 nell\u2019estremo registro grave, ma questa lieve mancanza si eclissa ove si consideri l\u2019emissione uniforme, il perfetto appoggio sul fiato e relativo immascheramento con il registro acuto raccolto e compatto, i lunghi fiati, la coloratura sgranata, la dizione cristallina e per finire la disinvoltura scenica con un tempismo comico da attore di gran classe. <strong>Boyd Owen<\/strong> \u00e8 un giovanissimo tenore australiano di origine neozelandese, di formazione artistica in parte italiana, che da due o tre anni ha cominciato ad apparire nei cartelloni di alcuni teatri della penisola in ruoli per lo pi\u00f9 belcantistici. Tenorino leggero dal timbro chiarissimo, indubbiamente ha alcune doti che fanno bene sperare, soprattutto una notevole estensione in acuto, al momento per\u00f2 non accompagnata da un\u2019emissione tecnicamente del tutto affidabile, per cui gli acuti spesso vengono lanciati in maniera un po\u2019 brada e non sempre controllata. Se \u201cLanguir per una bella\u201d \u00e8 stato tutto sommato discreta, i nodi al pettini si sono fatti subito sentire nel duetto con Mustaf\u00e0, con le prime avvisaglie di un\u2019agilit\u00e0 poco precisa nei gruppetti, dizione arruffata nei sillabati e con quei si naturali acuti in cui quasi veniva vanificato l\u2019effetto sincope in quanto era costretto a prender fiato in momenti inopportuni. Ancor pi\u00f9 palesi si sono fatti nel secondo atto i segni di stanchezza. Niente da eccepire sul Taddeo di <strong>Omar Montanari<\/strong>; il timbro ricorda vagamente quello di Bruscantini, l\u2019estensione \u00e8 notevole per un buffo, e anche il sillabato, quantunque non vorticoso e rapidissimo \u00e8 pi\u00f9 che efficace; inoltre riesce ad esprimere comicit\u00e0 senza indulgere in istrionismi di cattivo gusto. Buono l\u2019Haly di <strong>Sergio Vitale<\/strong>; <strong>Damiana Mizzi<\/strong> ha fornito quello che il ruolo di Elvira richiede, ovvero un registro acuto sufficientemente penetrante in grado di dominare i concertati, e <strong>Lamia Beque<\/strong>, nell\u2019ingratissimo ruolo di Zulma, si \u00e8 fatta comunque notare per un\u2019indubbia presenza scenica. L\u2019allestimento era quello rodatissimo con la regia di <strong>Joan Font\u00a0<\/strong>e con le scene e i costumi di <strong>Joan Guill\u00e9n<\/strong>; nato a Madrid nel 2009, poi approdato a Firenze l\u2019anno dopo, a Bordeaux nel 2011 e infine a Houston nel 2012 e su cui, per forza di cose, si sono gi\u00e0 versati fiumi d\u2019inchiostro. \u00c8 una produzione che gioca le proprie carte quasi esclusivamente sul lato fiabesco, ed anzi caricaturale della vicenda, affidandosi a un\u2019orgia di colori intensi e elettrici che potrebbero esser parto della mente di un Arlecchino impazzito. Si potr\u00e0 osservare come molte trovate in realt\u00e0 si ritrovino in precedenti allestimenti ben pi\u00f9 blasonati, e che alcune \u201cgag\u201d, come quella degli eunuchi effeminati, saranno forse divertenti una prima volta, ma diventano irritanti e di dubbio gusto se riprese costantemente. Non si pu\u00f2 negare che l\u2019occhio della spettatore possa esser sorpreso e accattivato da tanta sgargiante brillantezza, ma ci si rende poi presto conto non \u00e8 tutto oro quel che luccica. Lo spettacolo \u00e8 stato comunque ricevuto con molto calore dal pubblico che a quanto pare sta fortunatamente tornando a riempire il teatro di Firenze, riservando qualche dissenso isolato al tenore. <em>Foto\u00a0\u00a9 Simone Donati &#8211; TerraProject &#8211; Contrasto<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Opera di Firenze &#8211; Stagione Opera e Balletto 2015\/2016 \u201cL\u2019ITALIANA IN ALGERI\u201d Dramma giocoso in due atti su [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":210,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[4],"tags":[9202,1315,6269,143,15104,421,15977,310,889,10669,31,14857,4257],"class_list":["post-84353","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-recensioni","tag-boyd-owen","tag-bruno-campanella","tag-damiana-mizzi","tag-gioachino-rossini","tag-joan-font","tag-litaliana-in-algeri","tag-lamia-beque","tag-marianna-pizzolato","tag-omar-montanari","tag-opera-di-firenze","tag-pietro-spagnoli","tag-recensioni","tag-sergio-vitale"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/84353","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/users\/210"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=84353"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/84353\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":88614,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/84353\/revisions\/88614"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=84353"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=84353"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=84353"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}