{"id":84463,"date":"2016-03-31T11:42:05","date_gmt":"2016-03-31T09:42:05","guid":{"rendered":"http:\/\/www.gbopera.it\/?p=84463"},"modified":"2016-03-31T11:43:46","modified_gmt":"2016-03-31T09:43:46","slug":"bach-birthday-31-marzo-1685-concerti-brandeburghesi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/bach-birthday-31-marzo-1685-concerti-brandeburghesi\/","title":{"rendered":"Bach Birthday (31 Marzo 1685): Concerti Brandeburghesi"},"content":{"rendered":"<p><strong>Johann Sebastian Bach (Eisenach 1685 \u2013 Lipsia 1750)\u00a0 <\/strong><br \/>\n<strong>Concerti brandeburghesi BWV 1046-1051<br \/>\n<\/strong><strong>1<\/strong> in fa maggiore BWV 1046 (Allegro)-Adagio-Allegro-Menuet, Trio I, Menuet, Polonaise, Menuet, Trio II, Menuet. Durata: 22\u2019ca<br \/>\n<strong>2 <\/strong>in fa maggiore BWV 1047 (Allegro)-Andante-Allegro assai. Durata: 16\u2019ca<br \/>\n<strong>3<\/strong> in sol maggiore BWV 1048 (Allegro)-Allegro. Durata: 11\u2019ca<br \/>\n<strong>4 <\/strong>in sol maggiore BWV 1049 Allegro-Andante-preso. Durata: 20\u2019ca<br \/>\n<strong>5 <\/strong>in re maggiore BWV 1050 Allegro-Affettuoso-Allegro. Durata: 23\u2019ca<br \/>\n<strong>6<\/strong> in si bemolle maggiore BWV 1051 (Allegro)-Adagio ma non tanto-Allegro. Durata: 18\u2019ca<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Al periodo trascorso a K\u00f6then appartengono i 6 <strong><em>Concerti Brandeburghesi<\/em><\/strong> nei quali Bach speriment\u00f2 diverse soluzioni formali, compositive e strumentali. Egli stesso nella dedica al margravio di Brandeburgo Christian Ludwig fece riferimento alla variet\u00e0 delle soluzioni strumentali di questi concerti, intitolati dal compositore in francese <em>Concerts avec plusieurs Instruments<\/em> (<em>Concerti con pi\u00f9 strumenti<\/em>) e ribattezzati dal musicologo Philipp Spitta <em>Brandeburghesi<\/em> proprio in riferimento alla dedica al margravio di Brandeburgo. Il francese fu scelto anche per la dedica tradotta dal tedesco, molto probabilmente, dal contabile di corte Jean-Franois Monjou:<br \/>\n\u201cMio signore, come gi\u00e0 da un paio d\u2019anni ebbi la buona sorte di fare intendere a Vostra Altezza Reale, in virt\u00f9 dei suoi ordini che allora facevo notare\u2026 mi sono preso dunque la libert\u00e0 di rendere i miei umilissimi servizi con i presenti concerti, che <em>ho accomodato a parecchi strumenti<\/em>; La prego umilissimamente di non voler criticare la loro imperfezione con quel rigore di gusto, fine e delicato che tutti Le riconoscono per i brani musicali; ma piuttosto di tenere in benigna considerazione il profondo rispetto e l\u2019umilissima ubbidienza che mi sforzo di testimoniarle. Per il resto, Mio signore, supplico umilissimamente Vostra Altezza Reale, di avere la bont\u00e0 di continuare le sue buone disposizioni ne\u2019 miei confronti, e di essere persuaso che non ho nulla di tanto a cuore che potere essere occupato in occasioni pi\u00f9 degne di Lei e del Suo servizio. Io che sono di uno zelo senza pari, l\u2019umilissimo e obbedientissimo servitore Johann Sebastian Bach\u201d.<br \/>\nProbabilmente l\u2019<strong>autografo bachiano<\/strong> non fu preso in grande considerazione dal margravio e, dopo una serie di passaggi di mano impossibili da ricostruire, giunse, nel 1754, in possesso di Johann Philipp Kirnberger, uno degli allievi prediletti di Bach, all\u2019epoca violinista nella cappella imperiale alla corte di Potsdam; questi, ottenuto nel 1758 l\u2019incarico di maestro di musica della principessa Anna Amalia di Prussia, regal\u00f2 a quest\u2019ultima il prezioso manoscritto. Alla morte della principessa il manoscritto, che costituisce l\u2019unico documento in cui tutti e sei i concerti sono raccolti, fu conservato nella Biblioteca dello Joachimstahl Gymnasium e, infine, nella Biblioteca di Stato di Berlino dove \u00e8 ancora oggi custodito. La suddetta dedica, contenuta nella lettera del 24 marzo 1721, permette di stabilire un <em>terminus ad quem <\/em>per la composizione dei concerti, anche se \u00e8 abbastanza difficile risalire al <em>terminus a quo<\/em> e all\u2019ordine esatto di composizione. Non si sa nemmeno se Bach abbia concepito il ciclo dei sei concerti in modo organico o se li abbia raccolti in seguito. Alcuni ritrovamenti, attestanti che una parte di questi concerti era gi\u00e0 stata composta da Bach nel 1708 mentre si trovava ancora a Weimar, hanno fatto vacillare la tesi della concezione unitaria dei <em>Brandeburghesi<\/em>, tesi smentita anche dalla tradizione manoscritta, in quanto l\u2019intero ciclo dei sei concerti \u00e8 contenuto in un solo manoscritto posteriore a quelli, numerosi, relativi ai singoli concerti. L\u2019ipotesi unitaria \u00e8 favorita da un aneddoto in base al quale Bach avrebbe avuto la commissione di comporre un ciclo di sei concerti direttamente dal margravio Christian Ludwig con il quale si era incontrato nel mese di settembre a Berlino dove si era recato per acquistare un nuovo clavicembalo per conto del principe Leopold di K\u00f6then alle cui dipendenze lavorava in quel periodo. Secondo questo aneddoto Bach avrebbe iniziato proprio in quei giorni la composizione del <em>Sesto concerto<\/em> e nei mesi successivi quella del <em>Terzo <\/em>e del <em>Secondo<\/em> prima di un altro soggiorno berlinese nelle prime due settimane del mese di marzo del 1719. Che il ciclo dei 6 <em>Concerti Brandeburghesi<\/em> sia stato concepito in modo unitario o no \u00e8, in realt\u00e0, poco importante, in quanto ci\u00f2 che conta \u00e8 il fatto che Bach abbia dato anche <em>a posteriori<\/em> un\u2019organizzazione unitaria a concerti gi\u00e0 composti singolarmente in altri momenti e per altre occasioni. Secondo alcuni studiosi Bach avrebbe, infatti, organizzato <em>a posteriori<\/em> in un ciclo unitario questi concerti composti in epoche diverse e dalla grande variet\u00e0 formale per consegnare ai posteri degli <em>exempla<\/em> della variet\u00e0 con la quale sia possibile trattare la forma del concerto.<br \/>\n<img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-large wp-image-84464\" src=\"http:\/\/www.gbopera.it\/wp-content\/uploads\/2016\/03\/Bach-Es.-1-512x278.jpg\" alt=\"Bach Es. 1\" width=\"512\" height=\"278\" srcset=\"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-content\/uploads\/2016\/03\/Bach-Es.-1.jpg 512w, https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-content\/uploads\/2016\/03\/Bach-Es.-1-290x157.jpg 290w, https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-content\/uploads\/2016\/03\/Bach-Es.-1-150x81.jpg 150w, https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-content\/uploads\/2016\/03\/Bach-Es.-1-366x199.jpg 366w\" sizes=\"auto, (max-width: 512px) 100vw, 512px\" \/>Un esempio, che contribuisce a rendere ancor pi\u00f9 spinosa la questione sulla concezione unitaria del ciclo, \u00e8 costituito dal <strong><em>Primo Concerto in fa maggiore<\/em> BVW 1046 <\/strong>che presenta un\u2019insolita struttura formale e un organico molto particolare, costituito da due corni, da tre oboi, da un fagotto, da archi, dal basso continuo e da un <em>violino piccolo<\/em><a href=\"#_ftn1\" name=\"_ftnref1\">[1]<\/a> concertante, la cui parte, molto probabilmente, fu scritta per il violinista francese Jean-Baptiste Volumier, all\u2019epoca Konzertmeister alla corte di Dresda. Risulta, inoltre, alquanto difficile risalire alla data di composizione di questo concerto, in quanto esso si presenta come una rielaborazione di una <em>Sinfonia<\/em> composta non si sa nel 1716 o nel 1713, in tre soli movimenti (<em>Allegro-Adagio-Menuetto<\/em> con due <em>trii<\/em>), che fungeva da introduzione alla <em>Jagdkantate<\/em>; alla <em>Sinfonia <\/em>Bach aggiunse <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-large wp-image-84465 alignright\" src=\"http:\/\/www.gbopera.it\/wp-content\/uploads\/2016\/03\/Bach-Es.-2-512x314.jpg\" alt=\"Bach Es. 2\" width=\"512\" height=\"314\" srcset=\"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-content\/uploads\/2016\/03\/Bach-Es.-2.jpg 512w, https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-content\/uploads\/2016\/03\/Bach-Es.-2-290x178.jpg 290w, https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-content\/uploads\/2016\/03\/Bach-Es.-2-150x92.jpg 150w, https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-content\/uploads\/2016\/03\/Bach-Es.-2-366x224.jpg 366w\" sizes=\"auto, (max-width: 512px) 100vw, 512px\" \/>un altro movimento e una breve <em>polacca<\/em> in omaggio all\u2019elettore di Sassonia e re di Polonia Augusto I. La composizione, quindi, di questo concerto non \u00e8 direttamente connessa con la conoscenza, da parte di Bach, del margravio del Brandeburgo. Dal punto di vista formale il concerto si articola in modo anomalo in quattro movimenti con un <em>Allegro<\/em> iniziale che mostra la sua origine sinfonica per la scrittura orchestrale abbastanza ricca con la divisione, nelle tre sezioni, dei corni, dei legni, degli archi e del violino piccolo concertante che si associa ora agli uni ora agli altri strumenti. In questo movimento non esistono veri e propri episodi solistici, mentre il secondo, <em>Adagio<\/em>, caratterizzato da un organico pi\u00f9 leggero in quanto privo dei corni, \u00e8 costituito da un semplice tema discendente sottoposto a variazioni ed esposto dall\u2019oboe (Es. 1). Il terzo movimento, composto espressamente per il concerto, \u00e8 l\u2019unico in cui si trovano episodi solistici affidati al violino piccolo, mentre il quarto, per la sua particolare struttura, \u00e8 il pi\u00f9 originale e, per certi aspetti, il pi\u00f9 anomalo dell\u2019intero concerto, in quanto formalmente assimilabile a un Rondeau, con il <em>minuetto<\/em> che funge da refrain tra i due <em>trii<\/em> e la <em>polacca<\/em>. La presenza di queste danze, che assimila formalmente questo lavoro pi\u00f9 a una <em>suite<\/em> di gusto francese che a un <em>Concerto<\/em>, potrebbe stupire, ma la scelta di Bach di rivolgersi al modello francese pu\u00f2 essere spiegata dal fatto che la corte di Versailles rappresentava un modello da imitare per i regnanti d\u2019Europa. Anche il margravio Christian Ludwig, a cui \u00e8 dedicata l\u2019intera raccolta, guardava alla corte francese come a un modello da imitare.<iframe loading=\"lazy\" src=\"https:\/\/www.youtube.com\/embed\/BOZEj8wyj-I\" width=\"560\" height=\"315\" frameborder=\"0\" allowfullscreen=\"allowfullscreen\"><\/iframe><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-large wp-image-84466\" src=\"http:\/\/www.gbopera.it\/wp-content\/uploads\/2016\/03\/Bach-Es.-3-512x337.jpg\" alt=\"Bach Es. 3\" width=\"512\" height=\"337\" srcset=\"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-content\/uploads\/2016\/03\/Bach-Es.-3.jpg 512w, https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-content\/uploads\/2016\/03\/Bach-Es.-3-290x191.jpg 290w, https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-content\/uploads\/2016\/03\/Bach-Es.-3-150x99.jpg 150w, https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-content\/uploads\/2016\/03\/Bach-Es.-3-366x241.jpg 366w\" sizes=\"auto, (max-width: 512px) 100vw, 512px\" \/>Diverso \u00e8 il <strong><em>Secondo Concerto in fa maggiore BWV 1047<\/em><\/strong> nel quale si afferma il modello vivaldiano rielaborato da Bach in modo originale; lo schema in tre movimenti, la forma a <em>ritornello<\/em> dei tempi veloci e l\u2019incisivit\u00e0 ritmica dei temi, tipici del concerto italiano, sono, infatti, rivisti alla luce dello stile della produzione strumentale bachiana e, pi\u00f9 in generale, tedesca. L\u2019influenza della musica strumentale tedesca \u00e8 evidente nell\u2019organico del <em>concertino<\/em>, dove su un violino prevale l\u2019uso degli strumenti a fiato con una tromba, un flauto dolce e un oboe. All\u2019interno del <em>concertino<\/em> un ruolo predominante \u00e8 assunto dalla tromba alla quale vengono affidate intere parti solistiche che, in alcuni passi, sembrano trasformare formalmente questo concerto da <em>grosso<\/em> in solistico. Tipiche del linguaggio bachiano sono la scrittura contrappuntistica e la preferenza per una maggiore organicit\u00e0 della composizione ottenuta grazie ad un\u2019attenuazione del contrasto fra le parti del <em>concertino<\/em> e del <em>ripieno<\/em> che, invece, si amalgamano in una sintesi quasi perfetta. La parte iniziale del primo movimento, <em>Allegro<\/em>, \u00e8 un classico esempio della rielaborazione originale, da parte di Bach, del modello vivaldiano, in quanto l\u2019esposizione del ritornello, affidata a tutta l\u2019or-chestra, presenta l\u2019incisivit\u00e0 ritmica della musica italiana (Es. 2), mentre le entrate dei singoli strumenti del <em>concertino<\/em> avvengono in modo simmetrico, dal momento che\u00a0 ogni strumento interviene per due battute lasciando il posto al tutti (Es. 3). <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-large wp-image-84467 alignright\" src=\"http:\/\/www.gbopera.it\/wp-content\/uploads\/2016\/03\/Bach-Es.-4-512x170.jpg\" alt=\"Bach Es. 4\" width=\"512\" height=\"170\" srcset=\"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-content\/uploads\/2016\/03\/Bach-Es.-4.jpg 512w, https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-content\/uploads\/2016\/03\/Bach-Es.-4-290x96.jpg 290w, https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-content\/uploads\/2016\/03\/Bach-Es.-4-150x50.jpg 150w, https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-content\/uploads\/2016\/03\/Bach-Es.-4-366x122.jpg 366w\" sizes=\"auto, (max-width: 512px) 100vw, 512px\" \/>Interessante, dal punto di vista strumentale, \u00e8 il secondo movimento, <em>Andante<\/em>, nel quale Bach oper\u00f2 una drastica riduzione dell\u2019organico limitandolo al <em>concertino<\/em> con l\u2019esclusione della tromba, la cui parte, virtuosistica nei movimenti esterni, \u00e8 abbastanza faticosa da sostenere per tutta la composizione. In questa forma il movimento si presenta come quello di una <em>sonata a tre<\/em>, mentre tipicamente bachiano \u00e8 l\u2019ingresso a canone dei tre strumenti (Es. 4). La scrittura contrappuntistica si afferma, infine, nell\u2019ultimo movimento, <em>Allegro<\/em>, strutturato secondo i canoni di una <em>fuga concertante<\/em>. Qui il rapporto tra i <em>Tutti <\/em>e i <em>soli <\/em>\u00e8 sbilanciato a favore di quest\u2019ultimi che occupano uno spazio maggiore a differenza di quanto era avvenuto nel primo movimento.<br \/>\n<iframe loading=\"lazy\" src=\"https:\/\/www.youtube.com\/embed\/3HSRIDtwsfM\" width=\"560\" height=\"315\" frameborder=\"0\" allowfullscreen=\"allowfullscreen\"><\/iframe><br \/>\nIl <strong><em>Terzo Concerto in sol maggiore BWV 1048<\/em><\/strong> \u00e8 particolare, sia per l\u2019organico costituito da soli archi (3 violini, 3 viole, 3 violoncelli) e basso continuo senza il <em>concertino<\/em>, sia per la struttura formale in due movimenti separati da una cadenza con una possibile improvvisazione <em>ad libitum<\/em> del clavicembalo o di un altro strumento. L\u2019organico, limitato ai soli archi, rende questo concerto, che chiude la prima parte della raccolta, simile al <em>Sesto<\/em> che presenta lo stesso organico a dimostrazione del fatto che Bach diede <em>a posteriori <\/em>un\u2019organizzazione unitaria a tutta l\u2019opera. L\u2019assenza del <em>concertino<\/em> \u00e8 stata interpretata, invece, come un indizio di arcaicit\u00e0 e per questo motivo si ritiene che il concerto sia stato composto durante il periodo di Weimar come <em>ouverture<\/em> per qualche cantata. Nel primo movimento \u00e8 evidente la coesione tematica tra l\u2019esposizione e il primo episodio <em>concertante<\/em> al quale partecipano tutti gli strumenti in una scrittura imitativa. Il secondo movimento \u00e8 una vivacissima <em>giga<\/em> strutturata in modo bipartito. Tra il primo e il secondo movimento del <em>Concerto<\/em> \u00e8 stata collocata da Bach una cadenza frigia marcata con il tempo <em>Adagio<\/em>, ancora oggi piuttosto enigmatica dal punto di vista interpretativo. \u00c8 indubbio, infatti, che questo momento di stasi\u00a0 musicale\u00a0 vada colmato, ma l\u2019esecuzione dei due accordi appare insensata e poco artistica. \u00c8 probabile che Bach abbia lasciato all\u2019estro degli esecutori il compito di colmare questo vuoto con un\u2019improvvisazione o affidata al cembalo o ad altri strumenti melodici. Appare totalmente scorretta la scelta di sostituire questo due battute con un non ben precisato <em>Adagio<\/em> preso da qualche altra composizione di Bach. L\u2019improvvisazione sui due accordi \u00e8 oggi la scelta adottata nella prassi esecutiva del concerto.<br \/>\n<iframe loading=\"lazy\" src=\"https:\/\/www.youtube.com\/embed\/QLj_gMBqHX8\" width=\"560\" height=\"315\" frameborder=\"0\" allowfullscreen=\"allowfullscreen\"><\/iframe><br \/>\nSe il <em>concertino<\/em> \u00e8 del tutto assente nel <em>Terzo concerto<\/em>, nel <strong><em>Quarto<\/em><\/strong> <strong><em>in sol maggiore BWV 1049<\/em><\/strong> \u00a0presenta un organico originale, composto da un violino e due flauti in eco, utilizzati molto probabilmente per evidenziare il virtuosismo di Gottfried Pepusch che suonava nell\u2019orchestra di Berlino. Questi strumenti, chiamati, nella partitura, da Bach <em>Flauti d\u2019Echo<\/em> ed erroneamente tradotti come <em>flauti dolci<\/em>, in realt\u00e0, secondo quanto affermato da Thurston Dart, corrisponderebbero ai <em>flageolet<\/em> francesi che, all\u2019inizio del Settecento, si erano diffusi anche in Inghilterra ed erano in due taglie, una accordata in <em>re<\/em>, simile al <em>flute-\u00e2-bec<\/em> ma intonata un\u2019ottava sopra, e una in <em>sol<\/em>, chiamata anche <em>flauto piccolo <\/em>o <em>flageolet-\u00e0-oiseau<\/em>, perch\u00e9 impiegato nelle scene dove venivano evocati canti di uccelli. In definitiva\u00a0 il flauto <em>in eco<\/em>, chiamato nei giornali londinesi <em>echo flute<\/em>, era probabilmente uno strumento molto simile al moderno flauto dolce, capace di suonare un\u2019ottava sopra la scrittura. In questo concerto Bach segu\u00ec il modello corelliano sia nella struttura tripartita sia nella presenza di una cadenza frigia nella conclusione del secondo movimento. Il primo movimento, <em>Allegro<\/em>, \u00e8 molto corposo ed \u00e8 tutto giocato sul contrasto tra il violino e i due flauti, da una parte, e tra questi, che formano il <em>concertino<\/em> e il <em>ripieno<\/em>, dall\u2019altra, mentre il terzo, <em>Presto<\/em>, si distingue per una scrittura contrappuntistica che richiama il modello della <em>sonata da chiesa<\/em>. L\u2019<em>Andante <\/em>centrale \u00e8 una pagina cantabile alla quale partecipano tutti gli strumenti senza interventi solistici di rilievo, come avviene solitamente in un concerto, eccezion fatta per due brevi passi del flauto solista.<br \/>\n<iframe loading=\"lazy\" src=\"https:\/\/www.youtube.com\/embed\/G6hQvvhqfJo\" width=\"560\" height=\"315\" frameborder=\"0\" allowfullscreen=\"allowfullscreen\"><\/iframe><br \/>\nIl <strong><em>Quinto Concerto<\/em><\/strong> <strong><em>in re maggiore BWV 1050<\/em><\/strong> \u00e8 uno dei pi\u00f9 antichi, in quanto una prima versione fu scritta, molto probabilmente, nel 1717 in occasione di una sfida con il famoso clavicembalista e organista francese Louis Marchand\u00a0 alla corte di Dresda, ma \u00e8 anche il pi\u00f9 rivoluzionario per il particolare uso del clavicembalo che viene emancipato dal ruolo limitante di basso continuo per assumere quello di strumento concertante. Probabilmente questa scelta fu determinata dal fatto che Bach elabor\u00f2 la versione definitiva del concerto in occasione dell\u2019inaugurazione del nuovo clavicembalo che aveva acquistato nel 1719 per conto del suo mecenate. Del <em>Concerto<\/em> esistono ben tre versioni, delle quali la prima si distingue per l\u2019andamento <em>Adagio<\/em> assegnato al secondo movimento, sostituito in quelle successive con <em>Affettuoso<\/em>, e per la cadenza che nella prima \u00e8 di 18 battute, mentre nella seconda e nella terza \u00e8 di 65. \u00c8 questo un episodio lunghissimo che anticipa i concerti per clavicembalo del periodo di Lipsia e che rappresenta il consequenziale sviluppo del discorso musicale precedentemente esposto. Come negli altri concerti, il secondo movimento, <em>Affettuoso<\/em>, presenta una riduzione dell\u2019organico ai soli strumenti del <em>concertino<\/em> con il violino e il flauto traverso, che eseguono un motivo ascendente, e il clavicembalo, che ne intona uno discendente, mentre il Finale \u00e8 una classica <em>giga<\/em> tripartita secondo lo schema A-B-A<sup>1<\/sup>.<br \/>\n<iframe loading=\"lazy\" src=\"https:\/\/www.youtube.com\/embed\/_V7oujd9djk\" width=\"560\" height=\"315\" frameborder=\"0\" allowfullscreen=\"allowfullscreen\"><\/iframe><br \/>\nIl <strong><em>Sesto concerto in si bemolle maggiore BWV 1051<\/em><\/strong>, infine, \u00e8 simmetrico al terzo, in quanto impostato secondo il modello del <em>concerto di gruppo<\/em> senza <em>concertino<\/em>. Si pensa che il concerto, diviso, dal punto di vista formale, in tre tempi, sia uno dei pi\u00f9 antichi del ciclo. In questo <em>Concerto<\/em>, il cui organico \u00e8 limitato, come nel <em>Terzo<\/em>, ai soli archi, le funzioni del <em>Concertino <\/em>sono assunte dalla due viole da braccio, al punto che questo lavoro pu\u00f2 essere definito formalmente come un <em>Doppio concerto<\/em> per due viole. Dal punto di vista formale il <em>Concerto <\/em>non presenta grandi novit\u00e0 con il primo movimento, <em>Allegro<\/em>, che contamina la struttura del Rond\u00f2 con quella a ritornelli, mentre il secondo movimento,<em> Adagio ma non tanto<\/em>, il cui organico \u00e8 ridotto alla due viole da braccio, al violoncello e al basso continuo, pu\u00f2 essere considerato una vera e propria <em>sonata a tre<\/em>. Nell\u2019ultimo movimento, <em>Allegro<\/em>, i temi sono molto elaborati in una scrittura di grande densit\u00e0 sonora.<br \/>\n<iframe loading=\"lazy\" src=\"https:\/\/www.youtube.com\/embed\/CexJQ8VWJfY\" width=\"560\" height=\"315\" frameborder=\"0\" allowfullscreen=\"allowfullscreen\"><\/iframe><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"#_ftnref1\" name=\"_ftn1\">[1]<\/a> Il violino piccolo \u00e8 uno strumento barocco caduto in disuso, le cui misure sono molto simili a quelle di un violino costruito per un bambino. L\u2019esemplare pi\u00f9 famoso \u00e8 un Amati conservato al National Music Museum nel Sud Dakota.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Johann Sebastian Bach (Eisenach 1685 \u2013 Lipsia 1750)\u00a0 Concerti brandeburghesi BWV 1046-1051 1 in fa maggiore BWV 1046 [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":48,"featured_media":83495,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[15],"tags":[14671,14490,488],"class_list":["post-84463","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-approfondimenti","tag-approfondimenti","tag-freiburger-barockorchester","tag-johann-sebastian-bach"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/84463","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/users\/48"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=84463"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/84463\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":84554,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/84463\/revisions\/84554"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/media\/83495"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=84463"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=84463"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=84463"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}