{"id":84565,"date":"2016-04-03T01:54:10","date_gmt":"2016-04-02T23:54:10","guid":{"rendered":"http:\/\/www.gbopera.it\/?p=84565"},"modified":"2016-04-26T11:30:40","modified_gmt":"2016-04-26T09:30:40","slug":"shakespeare-in-musica-riccardo-iii-di-luigi-canepa","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/shakespeare-in-musica-riccardo-iii-di-luigi-canepa\/","title":{"rendered":"Shakespeare in musica: &#8220;Riccardo III&#8221; di Luigi Canepa"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0<img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft wp-image-84569 size-full\" src=\"http:\/\/www.gbopera.it\/wp-content\/uploads\/2016\/04\/Salvatore_Farina.jpg\" alt=\"Salvatore_Farina\" width=\"310\" height=\"367\" srcset=\"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-content\/uploads\/2016\/04\/Salvatore_Farina.jpg 310w, https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-content\/uploads\/2016\/04\/Salvatore_Farina-169x200.jpg 169w, https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-content\/uploads\/2016\/04\/Salvatore_Farina-127x150.jpg 127w\" sizes=\"auto, (max-width: 310px) 100vw, 310px\" \/>\u201c<strong>Il pubblico che affollava ieri sera il Teatro Carcano ha battuto fragorosamente le mani<\/strong>, ha chiamato molte volte al proscenio il simpatico autore. Pi\u00f9 bell\u2019incoraggiamento di quello d\u2019ieri sera nessun giovane al mondo potrebbe sperarlo mai, e il pubblico milanese l\u2019ha dato al bravo giovane sardo con quella calda generosit\u00e0 che gli trabocca sovente dal cuore. Parve per\u00f2 che il pubblico si stancasse qualche volta di gridare <em>bravo!<\/em> e di battere le mani. Il sipario cal\u00f2 al terzo atto senza i fragori animosi della platea: alcuni anzi zittivano, e s\u00ec che il terzo atto a noi, e ad altri, piacque meglio di tutti! \u00c8 quell\u2019atto nel quale il maestro Canepa esprime, ci pare, pi\u00f9 nettamente che altrove il prezioso talento della <em>teatralit\u00e0<\/em> che abbiamo gi\u00e0 in lui subito riconosciuta e subito ammirata.<br \/>\nIl pubblico volle per\u00f2 il <em>bis<\/em> d\u2019un bel vibrato pezzo, quello cantato da Scroop alla prima scena del terzo atto; \u00e8 il migliore dell\u2019opera. Piacque anche assai il brindisi di Elisabetta, brindisi di spigliata fattura, con dei trilli di clarinetto per accompagnamento e scoppi di tromba alla fine. Le trombe hanno un lavoro continuo nell\u2019opera: vociano come coloro che hanno torto; senonch\u00e9 le dolci arpe s\u2019intromettono come amabili paciere domestiche ma, anch\u2019esse, parlano un po\u2019 troppo. Noi abbiamo ammirato gli effetti orchestrali nel finale del secondo, e pi\u00f9 nel terzo atto. C\u2019\u00e8 una fusione, un\u2019omogeneit\u00e0 di suoni, una nettezza che ha del virile<br \/>\nIn conclusione, il <em>Riccardo III<\/em>, \u00e8 un\u2019opera sana, che sta tutta in piedi. Madame de Sta\u00ebl diceva, con una frase felice, che la musica \u00e8 un\u2019architettura di suoni\u201d. (S. Farina, \u00abCorriere della Sera\u00bb, 11-12 novembre, 1879 in Antonio Ligios, <em>Le opere teatrali di Luigi Canepa<\/em>, Associazione Ricercare Musica, Nuoro, 2000, pp. 231-232).<br \/>\nCon queste entusiastiche parole, alle quali non \u00e8 estranea qualche puntatina ironica, il giornalista e lo<a href=\"http:\/\/www.gbopera.it\/wp-content\/uploads\/2016\/04\/Canepa.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright size-full wp-image-84568\" src=\"http:\/\/www.gbopera.it\/wp-content\/uploads\/2016\/04\/Canepa.jpg\" alt=\"Canepa\" width=\"347\" height=\"231\" srcset=\"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-content\/uploads\/2016\/04\/Canepa.jpg 347w, https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-content\/uploads\/2016\/04\/Canepa-290x193.jpg 290w, https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-content\/uploads\/2016\/04\/Canepa-150x100.jpg 150w, https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-content\/uploads\/2016\/04\/Canepa-285x190.jpg 285w\" sizes=\"auto, (max-width: 347px) 100vw, 347px\" \/><\/a> scrittore di fama internazionale <strong>Salvatore Farina<\/strong> esalt\u00f2 il <em>Riccardo III <\/em>di Luigi Canepa nella sua recensione apparsa sul \u00abCorriere della Sera\u00bb dell\u201911-12 novembre 1879 esattamente due giorni dopo la prima rappresentazione avvenuta al Teatro Carcano di Milano il 10 novembre con il seguente cast: <strong>Ludovico Buti<\/strong> (Riccardo III), <strong>Francesco De Angelis<\/strong> (il principe Rismondo), <strong>Davide Majocchi<\/strong> (Scroop), <strong>Giuseppe Ceresa<\/strong> (Rutlando), <strong>Emilia Maggi Trapani<\/strong> (La regina Elisabetta), <strong>Francesca Prevost<\/strong> (Elisabetta, figlia della precedente). Meno entusiastico, ma pur sempre elogiativo fu il giudizio espresso da Filippo Filippi sulla \u00abPerseveranza\u00bb (12 novembre 1879)<br \/>\n<strong>\u201cMolti, o per meglio dire troppi, sono i giovani oggigiorno invasi dalla smania di scrivere opere, sciupando tempo, quattrini, e seccando le scatole al colto e rispettabile pubblico<\/strong>. La pi\u00f9 parte incominciano con un successo, la critica li battezza per giovani di belle speranze, e dopo quella prima fiammata non resta pi\u00f9 altro. Sono pochi assai quelli che, come il Canepa, non si sieno illusi, ed abbiano avuto il coraggio perseverante di studiare, di progredire, di correggere i difetti: il Canepa ebbe di mira di piacere al pubblico, ma con quella coscienza artistica che non transige con le esigenze volgari di coloro, i quali col pretesto che il <em>teatro \u00e8 fatto per divertirsi<\/em>, si annoiano di tutto quello che non capiscono e per conseguenza lo rinnegano [\u2026].<br \/>\nIl Canepa, come ho gi\u00e0 notato da principio, \u00e8 ancora in quel periodo di imprecisione in cui gli ingegni promittenti, non sono riusciti a farsi uno stile sicuro, una maniera veramente determinata. Ci sono ancora nel Canepa delle altalene fra il vecchio e il nuovo, fra il volgare e l\u2019ideale, fra la convenzione e la libert\u00e0, fra il bisogno di innalzarsi, di uscire dalle vie battute, e la paura di non accontentare il pubblico. Le sue qualit\u00e0 drammatiche, teatrali, sono per\u00f2 ormai cos\u00ec palesi, cos\u00ec robuste, da poterlo ascrivere nel numero scarso degli operisti.<br \/>\nD\u2019idee non manca, e spesso ne trova di nuove. Nella condotta \u00e8 sempre logico, chiaro, ed ha in sommo grado l\u2019arte di dare un grande sviluppo anche a una piccola idea, come nell\u2019aria di Elisabetta [\u2026].<br \/>\nNell\u2019istromentale il maestro Canepa ha fatto molti progressi e ne deve fare degli altri. La sua orchestra ha guadagnato, in impasto, in variet\u00e0 di disegni, di combinazioni, di belle e ingegnose sonorit\u00e0. Gli rimane ancora un poco di malvezzo di caricare, col vocio degli ottoni, le cadenze, le perorazioni, le frasi culminanti\u201d (<em>Ivi<\/em>)<br \/>\nAnche illustri colleghi, come <strong>Giuseppe Verdi<\/strong> e <strong>Amilcare Ponchielli<\/strong>, che elogi\u00f2 la strumentazione elegante e geniale, espressero giudizi positivi su quest\u2019opera di Canepa che, purtroppo, dopo <em>Riccardo III<\/em>, limit\u00f2 la sua attivit\u00e0 compositiva a causa di una malattia di natura nervosa che lo costrinse a ritirarsi nella sua Sassari dove all\u2019attivit\u00e0 di insegnante affianc\u00f2 quella di critico musicale, tornando a comporre per il teatro soltanto molti anni dopo con l\u2019operetta <em>Amsicora<\/em> che fu rappresentata al Teatro Verdi di Sassari il 28 aprile del 1903.<br \/>\n<strong>Terza e, quindi, ultima opera di Canepa<\/strong> dopo <em>Davide Rizio<\/em> (1871) su libretto di Enrico Costa e <em>I pezzenti<\/em> (1874) su libretto di Fulgonio, <em>Riccardo III<\/em> ebbe una gestazione insolitamente lunga dal momento che la sua stesura, iniziata nel 1876, fu ultimata nel 1879. Non si conoscono le ragioni di questo ritardo per mancanza di documentazione, anche se \u00e8 stato ipotizzato da <strong>Antonio Ligios<\/strong> (<em>Op. cit.<\/em>), il pi\u00f9 importante studioso della produzione operistica di Canepa, che i due artisti <em>avrebbero ripensato i modelli melodrammatici consolidati che i due avrebbero adottato nella precedente opera teatrale<\/em>. Per quanto attiene al libretto, Fulgonio non si ispir\u00f2 direttamente a <em>The Tragedy of King Richard the Third<\/em>, scritto da Shakespeare nel 1591, ma ad un dramma di <strong>Victor Sejour<\/strong>, come si pu\u00f2 leggere nell\u2019avvertenza dell\u2019edizione a stampa del libretto, chiamata <em>Parole\u2026. (che si possono saltare<\/em>), nella quale il librettista tratteggi\u00f2 anche la figura del protagonista:<br \/>\n\u201cLa storia registra le efferatezze di quel briccone di re che fu <strong>Riccardo Terzo<\/strong>, detto il <strong>gobbo.<\/strong><br \/>\nPer una via lubrica di sangue e disseminata di cadaveri, egli era giunto a sedere sul trono d\u2019Inghilterra che non gli spettava di ragione.<br \/>\nColle spogliazioni, le angherie di ogni genere e le uccisioni a centinaja, terrorizzando il popolo britannico, egli tenne lo scettro parecchi anni; quando la fortuna dei malvagi, che troppo sino allora aveva protetto, gli fece le corna a Booswoth, ove, sconfitto in battaglia, si lanci\u00f2 nel fitto della spade e mor\u00ec sclamando: <em>datemi un cavallo; il mio regno per un cavallo<\/em>!&#8230;<br \/>\nLa Casa dei Plantageneti perd\u00e9 in quel giorno per sempre il trono, sul quale sal\u00ec Tudor Richmond col nome di Enrico Settimo, ed in tal modo ebbe fine la famosa guerra denominata dalle <strong><em>due rose<\/em>.<\/strong><br \/>\nSopra questo brano storico \u00e8 basato il presente melodramma.<br \/>\nAlcuni giornali, nell\u2019annunciarlo con gentile cortesia, di che sono ad essi grato con riconoscenza doverosa e sincera, asserirono che questo mio lavoro \u00e8 foggiato sulla <strong>tela <\/strong>drammatica del <strong>Riccardo Terzo<\/strong> dell\u2019immortale <strong>Shakespeare<\/strong>, il che non \u00e8 esatto o, meglio, non vero\u201d (F. Fulgonio, <em>Riccardo III<\/em>, Milano, 1879)<br \/>\nIl dramma di Sejour, scelto da Fulgonio come sua fonte, era <em>Richard III<\/em>, che, pubblicato nel 1852 in Francia, era stato tradotto e ridotto in Italia da Pietro Manzoni; questa scelta era stata giudicata particolarmente felice gi\u00e0 dai primi commentatori, tra cui Filippo Filippi che nel gi\u00e0 citato articolo pubblicato sulla \u00abPerseveranza\u00bb afferm\u00f2:<br \/>\n\u201cI<strong>l primo merito del <em>Riccardo III <\/em>di Fulgonio<\/strong> \u00e8 quello di non rassomigliare punto a quello di Shakespeare, il quale non \u00e8 punto musicabile, per le soverchie spezzature, per l\u2019inquietudine continua nel movimento scenico, e soprattutto perch\u00e9 a quella sozza figura di Re basta la parola di Shakespeare, e la nota di qualunque sommo maestro non farebbe che rimpicciolirla. Nel dramma shakespeariano la truce figura domina intera e tutti gli altri personaggi non sono che accessori, occasioni, pretesti alle rapaci crudelt\u00e0 dell\u2019uccisore dei figli di Eduardo. Il Fulgonio risparmi\u00f2 a Shakespeare la noia, l\u2019incomodo d\u2019esser posto in musica e ricorse invece per la tela ad un dramma francese di Sejour, che ha pure per protagonista Riccardo III. In questo dramma, ricco di situazioni musicali, i personaggi aggruppati intorno al Re sono importanti, al pari e anche pi\u00f9 di lui, specialmente quel Raul di Folckes, che sotto le vesti del buffone di Corte, prepara il ritorno, la vittoria del principe Rismondo e la catastrofe finale, quando Riccardo muore gridando: <em>il mio regno per un cavallo!<\/em>\u201d (Antonio Ligios, <em>Le opere teatrali di Luigi Canepa<\/em>, cit.)<br \/>\nNonostante il dramma di Sejour si presti meglio ad una riduzione librettistica rispetto alla tragedia di Shakespeare, Fulgonio oper\u00f2 ulteriori modifiche che riguardano in particolar modo la figura del protagonista. Nel dramma di Sejour il deforme monarca, a causa di una gobba, appare sin dall\u2019inizio ossessionato dal potere pi\u00f9 di quanto non lo sia il personaggio di Fulgonio. Nella scena iniziale dell\u2019originale francese Riccardo III, infatti, prorompe contro le rivendicazioni della corona da parte del rivale Richmond<br \/>\n\u201cRevendiquer la couronne? Par Saint Georges, le sanglier n&#8217;est pas mort ! Revendiquer la couronne ? A quel titre ? de quel droit ? L&#8217;Angleterre est-elle un nid de b\u00e2tards ? Ma couronne sur la t\u00eate du petit-fils de Catherine Ro\u00ebt? Courroucez- vous, milords ! on attente \u00e0 vos droits comme aux miens. \u2014<br \/>\n{A Stanley.) Revendiquer la couronne ?&#8230; et c&#8217;est toi qui oses prononcer cette parole, Stanley; toi qui m&#8217;as vu couronner deux fois, \u00e0 Westminster et \u00e0 York, et que j&#8217;ai fait s\u00e9n\u00e9chal de ma maison? C&#8217;est toi!&#8230; vive Dieu! Suis-je un roi de carton?&#8230;\u00a0 Le soleil d&#8217;York a-t-il p\u00e2li?&#8230; Par saint Dunstan, le sanglier n&#8217;est pas mort, il a toutes ses dents, et vienne l&#8217;occasion, vous les compterez par les blessures qu&#8217;elles feront!<br \/>\n<strong>Nel libretto di Fulgonio, invece, l\u2019ossessione prevalente in Riccardo III riguarda la volont\u00e0 di sposare la nipote Elisabetta<\/strong>, innamorata ricambiata di Rismondo, in una situazione drammaturgica tipica del melodramma romantico con il tenore (Rismondo) e il baritono (Riccardo III) che si contendono l\u2019amore del soprano. Nell\u2019originale francese, inoltre, la sua ossessione di potere \u00e8 tale da non sentire nemmeno gli appelli di Montagu e di un usciere i quali gli ricordano che la madre e la moglie stanno morendo e vorrebbero vederlo un\u2019ultima volta prima di spirare. Nel dramma di Sejour l\u2019ormai inevitabile morte della regina desta il sospetto, espresso dal medico, che la donna sia stata avvelenata, inducendo nel re una profonda indignazione. Al contrario, nel testo di Fulgonio, \u00e8 proprio il re a consegnare la fiala contenente il veleno a Rutlando attraverso una minaccia di morte espressa in modo velato tramite un sogno nel quale si diceva che alla fine l\u2019uomo sarebbe stato impiccato se non avesse obbedito ai suoi voleri.<br \/>\n<strong><em>L\u2019opera<br \/>\n<iframe loading=\"lazy\" src=\"https:\/\/w.soundcloud.com\/player\/?url=https%3A\/\/api.soundcloud.com\/tracks\/256970764&amp;color=ff5500&amp;auto_play=false&amp;hide_related=false&amp;show_comments=true&amp;show_user=true&amp;show_reposts=false\" width=\"100%\" height=\"166\" frameborder=\"no\" scrolling=\"no\"><\/iframe><br \/>\n<\/em><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>\u00a0<em>Il preludio<br \/>\n<\/em><\/strong><strong>L\u2019opera si apre con un breve preludio<\/strong> in cui vengono presentati alcuni dei suoi temi significativa con una una scrittura che mostra chiare influenze verdiane nella scelta, per esempio, di contrappuntare con florilegi dei legni il tema principale della sezione iniziale affidato agli archi. A questa oasi di lirismo, di ascendenza tardo-romantica, si contrappone l\u2019elemento marziale che, introdotto da una fanfara, occupa la sezione centrale. Il preludio si conclude con una nuova sezione lirica che parte da un registro etereo per essere elaborata nella parte conclusiva con una certa enfasi.<br \/>\n<strong><em>Atto primo<br \/>\n<\/em><\/strong><strong>All\u2019interno della sala del palazzo Rainard di Londra<\/strong> risuona in lontananza un coro di lavoratori che inneggia al lavoro su un tema semplice e sereno, quasi spensierato, mentre Riccardo III, sempre pi\u00f9 solo, dalla terrazza esprime, in un contrasto stridente, tutto il suo disappunto alla vista di persone felici sotto il suo regno. Il re nella sua aria, <em>Da me lontano fugge impaurita<\/em>, la cui melodia soprattutto nella parte iniziale appare per la verit\u00e0 un po\u2019 retorica, si rammarica del fatto che ogni belt\u00e0 fugga dal suo cospetto e che la sua presenza generi solo terrore. Particolarmente efficace \u00e8 la seconda parte dell\u2019aria (<em>S\u00ec sorger\u00f2 terribile<\/em>) nella quale il re in modo risoluto esprime la sua volont\u00e0 di fare nuove conquiste seminando il terrore. Subito dopo da recitativo di Riccardo III appare chiaramente il nucleo del dramma; egli, infatti, dichiara di amare Elisabetta, donna amata da Rismondo che ha radunato per tutta Europa possibili alleati, e del quale spera di vendicarsi presto.<br \/>\nEntrato in scena Rutlando che annuncia al re la presenza di Scroop l\u2019armajuolo, Riccardo III gli racconta un sogno nel quale egli avrebbe visto la sconfitta del suo rivale Rismondo e il conseguente matrimonio con Elisabetta. Nello stesso racconto, a Rutlando, che, inorridito, gli ricorda sua moglie, il re risponde che la donna sarebbe morta in quanto colpita da un <em>rio morbo<\/em> e che anche lui sarebbe stato impiccato se non avesse obbedito ai suoi ordini. Nel duettino (<em>Come da fulmine \u2013 Come da folgore<\/em>), il cui tema di carattere subdolo rappresenta perfettamente l\u2019animo di villain di Riccardo III e nel quale Rutlando afferma che compir\u00e0 il suo volere, il re si mostra sicuro che ci\u00f2 avverr\u00e0 dopo una cos\u00ec terribile minaccia e gli d\u00e0 una fiala di veleno da somministrare alla moglie.<br \/>\nTagliato nell\u2019edizione in ascolto, un coro di donne (<em>Sorge pi\u00f9 bello<\/em>) sembra alleggerire la tensione dal momento che le donne tessono le lodi della regina, ma, in realt\u00e0, come notato sempre da Ligios, esso serve a rendere ancor pi\u00f9 drammatico il suo successivo intervento per annunciare la morte della regina (<em>Op. cit.<\/em>)<br \/>\n<strong>Viene condotto al cospetto del re Scroop<\/strong> che, come si apprende nel recitativo (<em>Alfin son penetrato<\/em>), altri non \u00e8 se non Raul di Falkes, amico e fedele di Rismondo, che vuole introdursi in incognito all\u2019interno della corte di Riccardo III per spiarne le mosse. Per raggiungere il suo scopo egli si presenta al re nelle vesti di un armarajuolo recando in\u00a0 dono una cotta capace di parare i colpi di qualunque arma. Nel duetto che segue (<em>Chi sei?<\/em>), nel quale Canepa introduce in orchestra un tema insinuante nelle sue movenze falsamente galanti e gentili, il re decide di provare la resistenza della cotta facendola indossare a Scroop stesso e colpendola con forza con il suo pugnale. Per premiarlo lo nomina buffone di corte chiedendogli di cominciare immediatamente con questa nuova attivit\u00e0; l\u2019uomo, per accattivarsi la benevolenza del re e nello stesso tempo per stornare ogni sospetto da se stesso, afferma che Raul di Falkes \u00e8 stato visto a Londra e che addirittura sarebbe sfuggito per poco alla lama della sua spada.<br \/>\nA questa notizia il re convoca i grandi del regno dando inizio cos\u00ec allo stringato finale dell\u2019atto primo, nel quale inizialmente, su un tema, che ricorda il <em>Ballo in maschera <\/em>verdiano, elogia il nuovo buffone di corte (<em>Intanto, miei signori<\/em>). Quest\u2019atmosfera, per certi aspetti gioviale, \u00e8 interrotta dal coro di donne (<em>Aita<\/em>) annunciante la morte della regina come si apprende dalle parole di Rutlando il quale afferma che la donna \u00e8 stata <em>assalita da morbo crudel<\/em>. Il concertato (<em>Dio clemente, onnipossente<\/em>) \u00e8 una pagina mirabile nella quale al celestiale coro di donne che si producono in una solenne preghiera si contrappongono gli a parte degli altri personaggi tra cui Scropp, che ha intuito il delitto commesso da Riccardo III, e il re si mostra soddisfatto di ci\u00f2 che sta avvenendo. Questi, senza dare troppo peso al male della regina che definisce passeggero, riprende il clima spensierato invitando i presenti ad inchinarsi al buffone del re.<br \/>\n<strong><em>Atto secondo<br \/>\n<\/em><\/strong><strong>In una sala all\u2019interno dell\u2019appartamento reale della Regina Madre<\/strong> in Westmister, Elisabetta legge una lettera nella quale Rismondo le scrive che si trova a Londra e che le avrebbe fatto visita all\u2019imbrunire (recitativo: <em>In Londra son<\/em>). La donna manifesta la sua gioia nella romanza <em>Io lo vedr\u00f2<\/em>, nella quale la melodia, che non sembra scorrere in modo fluido, certe volte d\u00e0 vita a momenti che sembrano un po\u2019 retorici.<br \/>\nUn tema agitato introduce l\u2019ingresso della Regina madre che annuncia alla figlia il prossimo arrivo di Riccardo e la sua intenzione di sposarla, e ad Elisabetta, che sconvolta afferma di preferire la morte a un simile matrimonio, risponde che la sua morte sarebbe un duro colpo per lei. Le due donne allora giurano che resteranno sempre unite nel sognante duetto <em>Sarem due fonti placide<\/em>. Uno squillo del corno introduce il concitato finale del duetto annunciando l\u2019arrivo di Riccardo III, odiato dalla Regina Madre, sorella di quest\u2019ultimo, in quanto responsabile della morte dei suoi figli. La donna, che aveva fatto allontanare Elisabetta, resta sola con il fratello al quale, nel successivo duetto, con fierezza \u00a0oppone un netto rifiuto quando questi le chiede la mano della figlia. Il re si mostra sordo anche all\u2019accorata implorazione della donna (<em>Per questo che dal ciglio<\/em>) e alla fine presa con forza la mano della Regina Madre la trascina nelle stanze interne non prima di averla posta ad un drammatico <em>aut aut<\/em>: <em>la morte o il soglio<\/em>.<br \/>\nNella seconda scena dell\u2019atto il pubblico viene trasportato in un giardino ameno e poetico nei pressi del palazzo della Regina Madre, i cui suoni della natura sembrano vivere in quelli dei legni del romantico preludio; questi temi sono utilizzati per accompagnare l\u2019arioso di Rismondo, <em>Alfin vi premo<\/em>, nelle cui parole si possono facilmente riconoscere i sentimenti di un esule infelice costretto ad abbandonare la propria patria e il proprio amore. Nella sua romanza, <em>Ormai sett\u2019anni scorsero<\/em>, che si distingue per una fresca scrittura melodica, viene riproposto il tema, abbastanza consueto nel Romanticismo italiano, dell\u2019esule che trova conforto per le sue pene soltanto nel ricordo dell\u2019immagine della donna amata che lo raggiunge subito dopo. La preparazione al loro incontro, che giunge al culmine di un <em>crescendo<\/em>, non pu\u00f2 non ricordare quella del tempo d\u2019attacco del duetto (<em>Oh mia Violetta<\/em>) del terzo atto della <em>Traviata<\/em>, ma in Canepa trova comunque accenti originali tali da rendere viva la situazione musicale. La gioia dell\u2019incontro \u00e8 per\u00f2 offuscata dal pensiero di Riccardo III, uomo tanto pericoloso che, secondo quanto affermato da Rismondo, \u00e8 capace di uccidere soltanto con il pensiero; questi propone nel bello e sognante cantabile, <em>Avrai di effluvi arabici<\/em>, la fuga, ma i due amanti vengono interrotti da Scroop che, in una fase assai concitata segnalata anche da un repentino cambio di andamento (Allegro assai agitato), annuncia l\u2019arrivo di Riccardo III e si nasconde insieme con Rismondo. Nella stringata parte conclusiva, il re simula una certa premura nei confronti di Elisabetta mostrandosi preoccupato per quella passeggiata notturna nel parco dove potrebbe nascondersi qualcuno con cattive intenzioni. Scroop, comprendendo che la situazione sta per precipitare, esce dal nascondiglio con la spada bagnata del suo sangue, fingendo di aver ucciso Raul di Fulckles. Elisabetta, riconoscendo la spada di Rismondo, pensa che sia stato ucciso il suo amante e si getta tra le braccia della madre<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><em>Atto terzo<\/em><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft wp-image-84567 size-large\" src=\"http:\/\/www.gbopera.it\/wp-content\/uploads\/2016\/04\/Canepa-Es.-512x79.jpg\" alt=\"Canepa Es.\" width=\"512\" height=\"79\" srcset=\"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-content\/uploads\/2016\/04\/Canepa-Es..jpg 512w, https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-content\/uploads\/2016\/04\/Canepa-Es.-290x45.jpg 290w, https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-content\/uploads\/2016\/04\/Canepa-Es.-150x23.jpg 150w, https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-content\/uploads\/2016\/04\/Canepa-Es.-366x56.jpg 366w\" sizes=\"auto, (max-width: 512px) 100vw, 512px\" \/>Nel terzo atto la scena si sposta in una taverna sotterranea di Londra<\/strong>, nella quale alcuni marinai danno vita, prima, ad un gioviale brindisi (<em>Viva la birra<\/em>) e, poi, intonano una dolce barcarola (<em>\u00c8 tornato il ciel placato<\/em>). Scroop, giunto nel momento in cui i marinai intonano la barcarola, si rivolge ai presenti mettendo in evidenza la crudele tirannia di Riccardo III nella sua aria (<em>La mano barbara<\/em>) (Es.) per poi rassicurarli, accompagnato da una scrittura marziale, sull\u2019imminente fine della tirannia del sovrano inglese. In questo passo il coro alle parole <em>Siam figli d\u2019Inghilterra<\/em> introduce un tema che riecheggia il celebre song <em>Home! Sweet home<\/em>. La scena si conclude con l\u2019incontro tra Scroop e Rismondo, tagliato nell\u2019edizione in ascolto, nel quale si intuisce che Elisabetta berr\u00e0 un filtro magico capace di simulare una morte apparente.<br \/>\nMelodicamente ricco, pur nella convenzionalit\u00e0 non solo della situazione scenica e musicale ma anche del testo che \u00e8 una variazione del <em>carpe diem <\/em>oraziano, \u00e8 il coro introduttivo (<em>Danziam, ch\u00e9 l\u2019ore volano<\/em>) della seconda scena dell\u2019atto che ritrae una ricchissima sala nel Palazzo reale di Riccardo dove si sta tenendo una festa. Il clima festante contrasta con il dialogo tra Rutlando e Riccardo, nel quale il confidente del re lo informa del fatto che Rismondo \u00e8 ancor vivo e ha posto il suo accampamento nei pressi di Boosworth aggiungendo che Scroop l\u2019ha dunque tradito. Il re decide allora di spiare i suoi gesti prima di farlo uccidere sperando di poter ottenere delle informazioni importanti sul suo rivale. Subito dopo Scroop intona una ballata di carattere popolare, <em>Un mago ed una fata<\/em>, nella quale si narra di una fanciulla che viene strappata alla madre da un mago e che ritorna in vita grazie ad un incantesimo. Nel frattempo Scroop indica ad Elisabetta la coppa nella quale si trova il <em>licor<\/em>. La fanciulla beve dal calice del quale tesse le lodi nell\u2019<em>aria del delirio<\/em> (<em>O dolce farmaco<\/em>) il cui tema, gi\u00e0 introdotto da Canepa nel preludio iniziale, si distingue per la purezza melodica. L\u2019atto, secondo quanto riportato nel libretto a stampa, si sarebbe dovuto concludere con un momento concitato in cui Scroop, scoperto e additato come traditore, avrebbe attentato alla vita del re che sarebbe stato salvato proprio dalla cotta che gli aveva regalato nell\u2019atto primo.<br \/>\n<strong><em>Atto quarto<br \/>\n<\/em><\/strong><strong>Introdotto da un intermezzo sinfonico, <em>La battaglia<\/em>, nel quale \u00e8 descritta la battaglia decisiva che vedr\u00e0 Riccardo III sconfitto da Rismondo<\/strong>, il quarto atto si svolge nel vasto atrio del Convento dei Francescani di Leicester, dove un coro di ancelle inneggia alla natura e alla primavera. La Regina Madre, preoccupata perch\u00e9 la figlia ancora non si \u00e8 svegliata, si produce in una preghiera, <em>O Signore a me togliesti<\/em>, dalle ampie arcate melodiche. Subito dopo la Regina \u00e8 raggiunta da Rismondo, vincitore della battaglia contro Riccardo che \u00e8 stato ferito. Elisabetta \u00e8 ancora avvolta dal sonno, ma il finale \u00e8 diverso da quello di <em>Giulietta e Romeo<\/em>; la ragazza si sveglia tra le braccia della madre che aveva fatto allontanare inizialmente Rismondo per evitare alla figlia una gioia improvvisa che le poteva essere letale. Dopo aver raccontato, nella bella ed eterea aria della visione, tutto ci\u00f2 che ha veduto nel sonno, i due amanti possono riabbracciarsi in un tripudio di gioia. Anche i soldati partecipano al tripudio intonando il coro <em>Siamo figli d\u2019Inghilterra<\/em>. Quasi come un fantasma, agitandosi tra le tombe, si mostra Riccardo ferito, ma sempre fiero, il quale in delirio rievoca momenti della battaglia e rivendica di essere il re concludendo il suo monologo con i celebri versi <em>Mi date un cavallo! E il regno vi do<\/em> prima di stramazzare al suolo morto.<br \/>\n<strong>Si ringraziano il nostro Gabriele Verdinelli\u00a0 e Antonio Ligios, autore dell&#8217;unica importante monografia su Canepa, per aver fornito il materiale per questo articolo.<\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u00a0\u201cIl pubblico che affollava ieri sera il Teatro Carcano ha battuto fragorosamente le mani, ha chiamato molte volte [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":48,"featured_media":84836,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[15],"tags":[82,16079,14671,16072,16074,16078,16076,16075,16071,16077,16073,153,16070,16067,16081,16068,16069,16080,7953],"class_list":["post-84565","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-approfondimenti","tag-amilcare-ponchielli","tag-antonio-ligios","tag-approfondimenti","tag-davide-majocchi","tag-emilia-maggi-trapani","tag-enrico-costa","tag-filippo-filippi","tag-francesca-prevost","tag-francesco-de-angelis","tag-fulvio-fulgonio","tag-giuseppe-ceresa","tag-giuseppe-verdi","tag-ludovico-buti","tag-luigi-canepa","tag-pietro-manzoni","tag-riccardo-iii","tag-salvatore-farina","tag-victor-sejour","tag-william-shakespeare"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/84565","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/users\/48"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=84565"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/84565\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":84573,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/84565\/revisions\/84573"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/media\/84836"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=84565"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=84565"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=84565"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}