{"id":84592,"date":"2016-04-06T18:32:03","date_gmt":"2016-04-06T16:32:03","guid":{"rendered":"http:\/\/www.gbopera.it\/?p=84592"},"modified":"2016-04-08T02:46:37","modified_gmt":"2016-04-08T00:46:37","slug":"intervista-al-maestro-alberto-zedda","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/intervista-al-maestro-alberto-zedda\/","title":{"rendered":"Intervista al Maestro Alberto Zedda"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\">Alberto Zedda \u00e8 noto a tutti gli appassionati come direttore d&#8217;orchestra e come musicologo. \u00c8 un&#8217;autorit\u00e0 assoluta in campo rossiniano, curatore di edizioni critiche di diverse opere di Rossini, animatore e, per quasi trent&#8217;anni, direttore artistico del ROF; affianca la sua attivit\u00e0 sul podio con l&#8217;impegno didattico presso l&#8217;Accademia, che, come orgogliosamente racconta, forma tre quarti dei cantanti rossiniani in giro per il mondo. Proprio lui e i suoi allievi dell&#8217;Accademia Rossiniana, con l&#8217;orchestra del Conservatorio, hanno festeggiato a Pesaro la doppia ricorrenza dei 200 anni del <em>Barbiere<\/em> <em>di<\/em> <em>Siviglia<\/em> e del compleanno di Rossini lo scorso 29 febbraio con una rappresentazione in forma di concerto del noto capolavoro, in versione rigorosamente integrale, secondo l&#8217;edizione critica dello stesso Zedda. Nell&#8217;occasione ho avuto modo di fare una chiacchierata con il Maestro sulla sua attivit\u00e0 passata e presente e, in particolare sul rapporto con Rossini, che ha cos\u00ec fortemente caratterizzato il suo lavoro.<br \/>\n<strong>Tra<\/strong> <strong>gli<\/strong> <strong>anni<\/strong> <strong>&#8217;70<\/strong> <strong>e<\/strong> <strong>gli<\/strong> <strong>anni<\/strong> <strong>&#8217;90<\/strong> <strong>c&#8217;\u00e8<\/strong> <strong>stato<\/strong> <strong>un<\/strong><strong> piccolo gruppo <\/strong><strong>di<\/strong> <strong>cantanti<\/strong> <strong>rossiniani<\/strong> <strong>di<\/strong> <strong>livello<\/strong> <strong>straordinario,<\/strong> <strong>ormai<\/strong> <strong>entrati<\/strong> <strong>nella<\/strong> <strong>leggenda,<\/strong> <strong>penso<\/strong><strong> in particolare <\/strong><strong>agli<\/strong> <strong>americani<\/strong> <strong>Horne,<\/strong> <strong>Blake,<\/strong> <strong>Merritt,<\/strong> <strong>Ramey.<\/strong> <strong>Secondo<\/strong> <strong>lei<\/strong> <strong>come<\/strong> <strong>sta<\/strong> <strong>oggi<\/strong> <strong>il<\/strong> <strong>canto<\/strong> <strong>rossiniano,<\/strong> <strong>come<\/strong> <strong>sono<\/strong> <strong>le<\/strong> <strong>nuove<\/strong> <strong>leve? <\/strong><br \/>\nPer essere franco, devo dire che secondo me cantano meglio delle vecchie generazioni. Oggi abbiamo imparato un linguaggio, abbiamo imparato a rispettare un autore, ci siamo abituati a vedere il Belcanto, e in particolare Rossini, che del Belcanto \u00e8 la punta pi\u00f9 alta, non pi\u00f9 in un&#8217;ottica di eccezionalit\u00e0; ormai l&#8217;abbiamo assimilato come un linguaggio, non dico alla portata di tutti, ma alla portata di buoni cantanti che siano anche buoni musicisti. Mi spiego: le voci straordinarie sono sempre poche; noi abbiamo avuto la fortuna, nei primi anni del Festival, di far coincidere gli specialisti rossiniani, quei pochi che si dedicavano al canto rossiniano con propriet\u00e0, con qualit\u00e0 di voce straordinarie; ad esempio Chris Merritt, che aveva una voce fuori dal comune, o Samuel Ramey. Di voci simili io oggi non ne sento in giro, voci come quelle di Merritt, di Ramey o di Marilyn Horne.\u00a0 Ma non solo a Pesaro: non ci sono a New York, non ci sono a Londra&#8230; io giro abbastanza il mondo e sempre con le orecchie aperte, soprattutto per chi canta il mio repertorio e devo dire che queste voci straordinarie non ci sono pi\u00f9; perlomeno non ci sono adesso; questo non vuol dire che domani non possano tornare, anzi le stiamo aspettando. Io per\u00f2 le dico che molti dei cantanti di oggi, i giovani, hanno una facilit\u00e0 ad affrontare questo repertorio che una volta era assolutamente rara.<br \/>\n<strong>Quindi<\/strong> <strong>lei<\/strong> <strong>trova<\/strong> <strong>che<\/strong> <strong>si<\/strong> <strong>sia<\/strong> <strong>stata<\/strong> <strong>una<\/strong> <strong>complessiva<\/strong> <strong>crescita<\/strong> <strong>degli<\/strong> <strong>interpreti<\/strong> <strong>del<\/strong> <strong>repertorio<\/strong> <strong>rossiniano?<\/strong><br \/>\nSicuramente. Intanto \u00e8 progredita la cultura musicale, poi \u00e8 progredito il gusto del Belcanto, questo canto aristocratico che evita l&#8217;eccesso, il grido. L&#8217;educazione vocale \u00e8 sicuramente migliorata perch\u00e9 \u00e8 migliorata in genere la cultura, musicale e non. La Rosina che ha sentito l&#8217;altra sera \u00e8 una laureanda in medicina, e credo che una delle ragioni per cui ultimamente si sta dedicando un po&#8217; meno allo studio del canto \u00e8 proprio perch\u00e9 sta facendo gli ultimi esami di medicina. Tanto per fare un esempio. Oggi \u00e8 molto pi\u00f9 facile trovare gente che canta bene Rossini; mentre una volta si contavano sulla punta delle dita i cantanti che potevano affrontare un ruolo rossiniano correttamente, oggi sono legioni; tra due settimane devo fare le audizioni per l&#8217;Accademia di quest&#8217;estate: ci sono trecento domande! Spero, tra questi, di poterne selezionare venti come \u00e8 stato sempre negli ultimi due o tre anni. Ebbene, una volta, una cosa del genere sarebbe stata impensabile. Questo significa che il panorama del canto \u00e8 progredito a un punto tale che un repertorio difficile come quello del Belcanto non conta pi\u00f9 decine di possibili interpreti, ma centinaia. La voce media di oggi canta altrettanto bene o, se mi permette, meglio del grande cantante di allora, il quale aveva il vantaggio della voce straordinaria, ma qualitativamente non cantava meglio di questi di oggi! Oggi il livello vocale si \u00e8 molto alzato. Se mi domanda se abbiamo l&#8217;eccezionalit\u00e0 di quegli anni l\u00ec, devo dirle di no, purtroppo. Perch\u00e9 non era questione di bravura o di artisticit\u00e0, ma era proprio merito della natura. Mi dica quante voci come quella di Del Monaco o della signora Callas abbiamo oggi. Non \u00e8 solo un problema nostro. Chi sono i grandi tenori di oggi? Nominiamo Kaufmann, continuiamo a nominare Domingo, che peraltro ormai \u00e8 passato alla categoria dei baritoni e forse passer\u00e0 a quella dei bassi e sar\u00e0 sempre grandissimo e sar\u00e0 sempre un miracolo della natura, ma poi chi altro abbiamo?<br \/>\n<strong>Tra i migliori al momento attivi non dovremmo citare un assiduo del Festival, Juan Diego Florez? <\/strong><br \/>\nCerto! E di questa cosa sono molto orgoglioso perch\u00e9 fino a trent&#8217;anni fa un tenore rossiniano mai sarebbe arrivato ad occupare i primi posti della classifica mondiale; una volta ci volevano i Pavarotti. Il gusto vocale si \u00e8 evoluto in maniera tale che un tenore belcantista \u00e8 considerato oggi uno dei due o tre pi\u00f9 grandi del mondo. Che meraviglia! Io non mi sento di rimpiangere i tempi passati, perch\u00e9, \u00e8 vero, non ho pi\u00f9 quelle tre o quattro punte straordinarie, ma in compenso ho una legione di cantanti buoni, &#8211; non sufficienti, buoni! &#8211; che possono rendere le partiture con molta propriet\u00e0, con una tecnica adeguata, e soprattutto con il gusto belcantistico, cio\u00e8 quello di animare un &#8216;segno&#8217; che aspetta dall&#8217;interprete la luce, il significato, l&#8217;emozione. Oggi hanno imparato a fare questo. Non \u00e8 poco, mi pare! Se devo fare cento spettacoli di Rossini nel mondo, non sono quattro voci che me li risolvono, ma sono le quattrocento che oggi cantano bene Rossini. E devo dire che la soddisfazione \u00e8 che nei cartelloni di mezzo mondo, per quanto riguarda le opere di Rossini, tre quarti dei cantanti che sono scritturati vengono da Pesaro, vengono dalla nostra esperienza, vengono dalla nostra Accademia, vengono dal nostro Festival.<br \/>\n<strong>Volevo<\/strong> <strong>farle<\/strong> <strong>un&#8217;altra<\/strong> <strong>domanda:<\/strong> <strong>quella<\/strong> <strong>che<\/strong> <strong>viene<\/strong> <strong>chiamata<\/strong> <strong><em>Rossini<\/em><\/strong> <strong><em>Renaissance<\/em><\/strong><strong>,<\/strong> <strong>della<\/strong> <strong>quale<\/strong> <strong>lei<\/strong> <strong>\u00e8<\/strong> <strong>stato<\/strong> <strong>un<\/strong> <strong>protagonista&#8230; <\/strong><br \/>\nS\u00ec, la ringrazio, con l&#8217;aiuto del caso e della fortuna, non ci sono stati meriti particolari!<br \/>\n<strong>\u2026 <\/strong><strong>\u00e8<\/strong> <strong>un&#8217;avventura<\/strong> <strong>che<\/strong> <strong>per<\/strong> <strong>lei<\/strong> <strong>\u00e8<\/strong> <strong>cominciata<\/strong> <strong>cinquant&#8217;anni<\/strong> <strong>fa,<\/strong> <strong>pi\u00f9<\/strong> <strong>o<\/strong> <strong>meno. <\/strong><br \/>\nQualcosa in pi\u00f9, esattamente sessanta, perch\u00e9 il primo <em>Barbiere<\/em> <em>di<\/em> <em>Siviglia<\/em> nel &#8217;56 poneva gi\u00e0 il problema filologico, ovvero la discordanza tra un testo, una partitura precisa e una tradizione che l&#8217;aveva completamente falsata e disattesa. Poi da quell&#8217;esecuzione \u00e8 nata l&#8217;edizione critica, e tutto lo sviluppo successivo. Per\u00f2 i prodromi della <em>Renaissance<\/em> rossiniana affondano le radici in tempi ancora pi\u00f9 lontani: ad esempio la signora Callas cant\u00f2 un <em>Barbiere<\/em> <em>di<\/em> <em>Siviglia<\/em>, del quale si parla poco &#8211; si nomina sempre la famosa <em>Armida<\/em> &#8211; perch\u00e9 allora tutti dissero che non era adatto a lei e che rappresentava una piccola interruzione nella grandezza della Callas; oggi vediamo che, al contrario, \u00e8 stata grande anche nel <em>Barbiere<\/em> <em>di<\/em> <em>Siviglia<\/em> perch\u00e9 ha anticipato di cinquant&#8217;anni il nostro modo di vedere quest&#8217;opera, che \u00e8 un modo pi\u00f9 serio, pi\u00f9 mozartiano, un modo pi\u00f9 classico e pi\u00f9 rispettoso dei valori musicali a dispetto dei valori farseschi o comici che qualcuno sosteneva di trovare in quella partitura e che io francamente non trovo.<br \/>\nNe trovo semmai di giocosi, ma non farseschi, come non ne trovo nel <em>Don<\/em> <em>Giovanni<\/em> o nelle <em>Nozze<\/em> <em>di<\/em> <em>Figaro<\/em>; nelle <em>Nozze<\/em> <em>di<\/em> <em>Figaro<\/em> ci sono gli stessi personaggi del <em>Barbiere<\/em>: lei cosa direbbe se la gente si mettesse a ridere alle vicende del Conte e di Susanna? Le pare che il <em>Barbiere<\/em> abbia una musica molto meno nobile e aristocratica di quella delle <em>Nozze<\/em> <em>di<\/em> <em>Figaro<\/em>? Io ho una grande opinione del &#8216;mio&#8217; Rossini e quando sento la gente che si sganascia dalle risate perch\u00e9 in palcoscenico ci sono dei buffoni che fanno delle cose strane, avverto che c&#8217;\u00e8 qualcosa che non va; la risata non \u00e8 segno di divertimento, \u00e8 una reazione meccanica. Io voglio che la gente si diverta, torni a casa felice, che senta la positivit\u00e0, l&#8217;ottimismo, l&#8217;energia della musica di Rossini, ma la risata mi offende. Io ovviamente non pretendo di aver ragione, faccio la mia campagna, a volte la vinco e a volte la perdo.<br \/>\n<strong>Altre<\/strong> <strong>tappe<\/strong> <strong>che<\/strong> <strong>lei<\/strong> <strong>considera<\/strong> <strong>importanti<\/strong> <strong>di<\/strong> <strong>questa<\/strong> <strong>riscoperta<\/strong> <strong>novecentesca<\/strong> <strong>di<\/strong> <strong>Rossini? <\/strong>Tornando al <em>Barbiere<\/em> della Callas, quella era gi\u00e0 una lettura moderna; ma poi ci sono state altre operazioni, ad esempio <em>L&#8217;Assedio<\/em> <em>di<\/em> <em>Corinto<\/em> alla Scala, [<em>diretto<\/em> <em>da<\/em> <em>Thomas<\/em> <em>Schippers<\/em> <em>nel<\/em> <em>1969,<\/em> <em>con<\/em> <em>Marilyn<\/em> <em>Horne<\/em>] che era discutibile, perch\u00e9 fondeva il <em>Maometto<\/em> <em>secondo<\/em> e <em>Le<\/em> <em>Siege<\/em>, era musicologicamente un po&#8217; spurio, ma dal punto di vista pratico, ovvero di porre al centro dell&#8217;attenzione il Rossini serio, fu gi\u00e0 una grossa conquista, perch\u00e9 furono spettacoli che per la prima volta fecero entusiasmare il pubblico. Poi fondamentali sono stati gli spettacoli di Claudio Abbado alla Scala. E&#8217; vero che Abbado ha lavorato in stretto contatto con me, con la Fondazione Rossini, con i criteri dell&#8217;edizione critica, per\u00f2 poi bisogna interpretare! Le edizioni critiche le abbiamo dirette un po&#8217; tutti, ma non tutti abbiamo avuto la risposta eccezionale che ha ottenuto Claudio Abbado: in quel caso si \u00e8 unita la straordinariet\u00e0 del direttore alla straordinariet\u00e0 della partitura. Un altro grande evento \u00e8 stato il <em>Guglielmo<\/em> <em>Tell<\/em> di Muti a Firenze, il primo <em>Guglielmo<\/em> <em>Tell<\/em> integrale. Forse i cantanti non erano ancora nell&#8217;orbita della nostra mentalit\u00e0 attuale rossiniana, ma fu una scoperta sensazionale, soprattutto della logica di Rossini, che \u00e8 un grande compositore anche dal punto di vista formale, non solamente nei contenuti musicali. La <em>Rossini<\/em> <em>Renaissance<\/em> \u00e8 stata fatta da molte cose; certamente l&#8217;aspetto principale \u00e8 stato il poter finalmente conoscere queste partiture e poterle ascoltare non solo in circostanze straordinarie, come eventi eccezionali.<br \/>\n<strong>Senta<\/strong> <strong>Maestro,<\/strong> <strong>secondo<\/strong> <strong>lei<\/strong> <strong>a<\/strong> <strong>che<\/strong> <strong>punto<\/strong> <strong>siamo<\/strong> <strong>di<\/strong> <strong>questo<\/strong> <strong>percorso<\/strong> <strong>iniziato<\/strong> <strong>sessant&#8217;anni<\/strong> <strong>fa? <\/strong>Delle trentanove opere che abbiamo fatto qui a Pesaro ce ne sono molte che ancora il pubblico non conosce. Ad esempio <em>Matilde<\/em> <em>di<\/em> <em>Shabran<\/em> \u00e8 un capolavoro meraviglioso, a Pesaro ha avuto dei successi clamorosi, ma non ha girato, in giro per il mondo non si fa; il <em>Maometto<\/em> <em>secondo<\/em> \u00e8 un&#8217;opera straordinaria, \u00e8 stata fatta a Roma, a Venezia, ma in giro per il mondo non va; l&#8217;<em>Ermione<\/em> che \u00e8 un&#8217;opera del futuro, un&#8217;opera visionaria, un&#8217;opera estrema ha cominciato a girare l&#8217;anno scorso perch\u00e9 l&#8217;ho fatta io con un certo successo a La Coru\u00f1a e ora quest&#8217;anno mi chiedono tre <em>Ermione<\/em> che dovr\u00f2 dirigere a Lione, a Parigi e a Mosca, ma finora <em>Ermione<\/em> non era uscita da Pesaro!<br \/>\nLa battaglia \u00e8 vinta per met\u00e0. Siamo ancora molto lontani da far s\u00ec che Rossini occupi nel repertorio dei teatri lirici il posto che gli spetta; per giustizia nei confronti di Rossini, ma ancora di pi\u00f9 per noi, per tutto il pubblico che ancora non conosce il patrimonio di ottimismo, non sa con quale leggerezza potrebbe affrontare certi momenti bui dell&#8217;esistenza con l&#8217;aiuto della musica di Rossini. Pensiamo al <em>Viaggio<\/em> <em>a<\/em> <em>Reims<\/em>, un&#8217;opera teoricamente ineseguibile: diciotto personaggi, totale assenza di una trama sensata, solo un&#8217;invenzione della fantasia senza niente di vero. Sta avendo un successo strepitoso in tutto il mondo e questo \u00e8 molto consolante; ma si tratta sempre del Rossini comico, anzi diciamo giocoso \u2013 comico \u00e8 una parola che uso poco per Rossini.<br \/>\n<strong>E<\/strong> <strong>il<\/strong> <strong>repertorio<\/strong> <strong>rossiniano<\/strong> <strong>&#8216;serio&#8217;?<\/strong> <strong>Trova<\/strong> <strong>che<\/strong> <strong>sia<\/strong> <strong>ancora<\/strong> <strong>troppo<\/strong> <strong>poco<\/strong> <strong>popolare? <\/strong><br \/>\nPer il Rossini serio, che per me \u00e8 il pi\u00f9 importante, il pi\u00f9 geniale e il pi\u00f9 profondo, c&#8217;\u00e8 ancora tanto da fare. Pensiamo alla <em>Semiramide<\/em>, che \u00e8 un&#8217;opera che secondo me non ha paragoni di bellezza, tolto forse il <em>Don<\/em> <em>Giovanni<\/em> o le <em>Nozze.<\/em> Oggi si fa un po&#8217; di pi\u00f9 rispetto a cinquant&#8217;anni fa, ma mica molto di pi\u00f9; eppure \u00e8 un&#8217;opera che dovrebbe avere la frequenza, che so, di un <em>Falstaff<\/em>. Ce n&#8217;\u00e8 ancora da fare di strada; si comincia a parlare di Rossini non pi\u00f9 come il re dell&#8217;opera comica, dell&#8217;opera buffa, come si faceva pochi anni fa, cantando e recitando di conseguenza, per\u00f2 sradicare certe tradizioni \u00e8 ancora difficile.<br \/>\nHa visto i nostri ragazzi? Per il <em>Barbiere<\/em> in forma di concerto abbiamo fatto cinque o sei giorni di prove; ognuno aveva studiato la parte per conto suo, principalmente sui dischi delle varie edizioni celebri, quindi ha portato qui le stesse &#8216;caccole&#8217; [<em>si<\/em> <em>chiama<\/em> <em>&#8216;caccola&#8217;<\/em> <em>in<\/em> <em>gergo<\/em> <em>teatrale<\/em> <em>l&#8217;espediente<\/em> <em>vocale<\/em> <em>o<\/em> <em>gestuale<\/em> <em>di<\/em> <em>dubbio<\/em> <em>gusto<\/em> <em>usato<\/em> <em>per<\/em> <em>caricare<\/em> <em>una<\/em> <em>battuta;<\/em> <em>equivale<\/em> <em>pi\u00f9<\/em> <em>o<\/em> <em>meno<\/em> <em>a<\/em> <em>&#8216;gigionata&#8217;<\/em>] che si facevano cinquant&#8217;anni fa; in cinque giorni ho provato a toglierne un po&#8217;, ma ci voleva ben altro lavoro! Sono rimasto commosso per lo sforzo che ci hanno messo, certamente non \u00e8 il <em>Barbiere<\/em> che sogniamo, ma considerando che sono i ragazzi dell&#8217;ultima Accademia, direi che il livello al quale sono arrivati in queste condizioni \u00e8 decisamente straordinario. Ovviamente non c&#8217;\u00e8 mai limite al miglioramento!<br \/>\n<strong>L&#8217;ho<\/strong> <strong>sentita<\/strong> <strong>a<\/strong> <strong>volta<\/strong> <strong>parlare<\/strong> <strong>del<\/strong> <strong>valore<\/strong> <strong>filosofico<\/strong> <strong>di<\/strong> <strong>Rossini,<\/strong> <strong>come<\/strong> <strong>motivo<\/strong> <strong>della<\/strong> <strong>sua<\/strong> <strong>presa<\/strong> <strong>sul<\/strong> <strong>pubblico<\/strong> <strong>e<\/strong> <strong>della<\/strong> <strong>sua<\/strong> <strong>attualit\u00e0,<\/strong> <strong>vuole<\/strong> <strong>spiegare<\/strong> <strong>cosa<\/strong> <strong>intende? <\/strong><br \/>\nNoi occidentali siamo abituati ad una educazione morale ormai radicata, che fissa i valori spirituali in modo da escludere il piacere materiale e che fa una divisione netta tra buoni e cattivi. Rossini \u00e8 molto pi\u00f9 elastico nel suo giudizio morale, la sua visione \u00e8 cos\u00ec distaccata che, anche quando racconta dei fatti dove agiscono poteri cattivissimi, ci fa capire che appartengono alla natura, alla realt\u00e0 della vita, come l&#8217;incendio che distrugge la foresta o lo tsunami che uccide tante persone; non per questo la natura diventa assassina o colpevole; continuano ad esserci le albe, i tramonti, le cose meravigliose della vita e allo stesso tempo quelle negative o tragiche. Come si fa ad accettare tutto questo? Perch\u00e9 c&#8217;\u00e8 la mediazione estetica. Quando Giobbe chiede al Padreterno perch\u00e9 i buoni non vengono premiati e i cattivi puniti, il Padreterno non gli d\u00e0 una risposta etica, ma una risposta estetica, invitandolo a contemplare le meraviglie del mondo e Giobbe accetta. Io prendo il discorso della Sacra Bibbia per portarlo in campo musicale e applicarlo a Rossini. Rossini fa capire che si pu\u00f2 partire anche da una situazione estetica di piacevolezza, com&#8217;\u00e8 nella sua musica, che \u00e8 sempre cos\u00ec positiva e poi fare delle affermazioni terribili e farcele accettare non su una base razionale, ma proprio con una risposta estetica al problema etico. Rossini in questo \u00e8 veramente consolatorio e per questo motivo penso che se si conoscesse un po&#8217; di pi\u00f9 Rossini, se si eseguisse un po&#8217; di pi\u00f9 la sua musica ci sarebbe un po&#8217; meno pessimismo in giro, un po&#8217; meno tristezza, meno malinconia.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Alberto Zedda \u00e8 noto a tutti gli appassionati come direttore d&#8217;orchestra e come musicologo. \u00c8 un&#8217;autorit\u00e0 assoluta in [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":497,"featured_media":84593,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[3],"tags":[2873,14667],"class_list":["post-84592","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-interviste","tag-alberto-zedda","tag-interviste"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/84592","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/users\/497"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=84592"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/84592\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/media\/84593"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=84592"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=84592"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=84592"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}