{"id":84759,"date":"2016-05-01T02:47:16","date_gmt":"2016-05-01T00:47:16","guid":{"rendered":"http:\/\/www.gbopera.it\/?p=84759"},"modified":"2016-05-01T02:47:16","modified_gmt":"2016-05-01T00:47:16","slug":"ennio-porrino-1910-1959-i-shardana-gli-uomini-dei-nuraghi-1958","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/ennio-porrino-1910-1959-i-shardana-gli-uomini-dei-nuraghi-1958\/","title":{"rendered":"Ennio Porrino (1910-1959): &#8220;I Shardana. Gli uomini dei nuraghi&#8221; (1958)"},"content":{"rendered":"<div style=\"text-align: justify;\"><em>Opera in tre atti su libretto di Ennio Porrino. <strong>Manrico Signorini <\/strong>(Gonnario), <strong>Angelo Villari <\/strong>(Torbeno), <strong>Gianpiero Ruggeri <\/strong>(Orzocco), <strong>Domenico Balzani <\/strong>(Norbace), <strong>Paoletta Marrocu <\/strong>(Berbera Jonia), <strong>Alessandra Palomba <\/strong>(Nibatta), <strong>Gabriele Mangione <\/strong>(Perdu), <strong>Enrico Zara <\/strong>(Un pastore, secondo guerriero), <strong>Nicola Pavarino Guagenti <\/strong>(Una voce, primo guerriero), <strong>Vittoria Lai<\/strong>\u00a0(Prima donna), <strong>Francesca Pierpaoli <\/strong>(Seconda donna), <strong>Caterina d\u2019Angelo <\/strong>(Terza donna), <strong>Elena Ledda <\/strong>(Ospite speciale). <strong>Orchestra e coro del Teatro Comunale di Cagliari<\/strong>, <strong>Marco Faelli <\/strong>(Maestro del coro), <strong>Anthony Bramall <\/strong>(Direttore), <strong>Davide Livermore <\/strong>(regia), <strong>Loic Fran\u00e7ois Hamelin <\/strong>(disegno luci), <strong>Marco Nateri <\/strong>(costumi), <strong>Davide Mancini <\/strong>(Video director)<\/em>. Registrazione Teatro Lirico di Cagliari, settembre 2013. <strong>1 DVD Dynamic<\/strong> EAN 8007144376833<\/div>\n<p><iframe loading=\"lazy\" src=\"https:\/\/www.youtube.com\/embed\/jTx9Xs3lrN0\" width=\"560\" height=\"315\" frameborder=\"0\" allowfullscreen=\"allowfullscreen\"><\/iframe><\/p>\n<div style=\"text-align: justify;\">L&#8217;opera, \u201c<em>I Shardana<\/em>\u201d, del compositore sardo Ennio Porrino \u00e8 uno dei grandi misteri del Novecento musicale, in quanto, trionfalmente accolta alla prima avvenuta il 21 marzo 1958 al Teatro San Carlo di Napoli, fu poi totalmente dimenticata nonostante gli entusiasmi del musicologo tedesco Felix Karlinger che parlava di quest&#8217;opera come del\u00a0 maggior capolavoro italiano del genere dopo Puccini. Nel settembre del 2013 a Cagliari si \u00e8 deciso di rimettere al vaglio della scena quest\u2019opera e il risultato \u00e8 stato quello che in fondo ci si poteva attendere: una giusta via di mezzo fra gli estremi, in quanto non \u00e8 certo un capolavoro ma sicuramente si tratta di un titolo non privo di fascino e suggestione di certo non meritevole dell\u2019oblio di cui \u00e8 stato vittima.<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\">Opera breve e intensa, aspra come le fortezze della Sardegna nuragica che gli fanno da sfondo, il lavoro di Porrino mostra un sostanziale ecclettismo; fin dalle prime battute si riconosce la lezione di Respighi di cui il compositore cagliaritano era stato allievo e da cui ha appreso quella raffinatezza nell\u2019orchestrazione che \u00e8 il tratto pi\u00f9 suggestivo della sua musica insieme alla capacit\u00e0 di inserire nel linguaggio ancora tardo-romantico spunti tratti dal folklore sardo e rievocazioni di un\u2019arcaicit\u00e0 totalmente immaginifica ma non per questo meno credibile. Le influenze sono per altro mutevoli: dal Puccini di \u201c<em>Turandot<\/em>\u201d \u2013 quando il popolo nel III atto invoca la rivelazione del nome del traditore \u2013 ad Orff (certi corti del I atto) e Stravinskij ma tutto rielaborato con un linguaggio omogeneo e personale. La vocalit\u00e0 \u00e8 spesso declamatoria pur concedendosi slanci melodici e risente in pi\u00f9 punti dei modi propri del canto tradizionale sardo.<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\">La vicenda, cupo dramma di guerra e passioni estreme ambientato in un\u2019immaginaria Sardegna nuragica in lotta contro imprecisati invasori d\u2019oltremare, \u00e8 asciutto e scabro con poche concessioni edonistiche \u2013 per lo pi\u00f9 concentrate nella scrittura orchestrale &#8211; e proprio dalla brevit\u00e0 del lavoro ottiene una concentrazione di energie quasi barbariche di certo molto coinvolgenti tanto nei primi due atti in cui si condensa di fatto la vicenda quanto nel terzo di natura celebrativa di una ferma identit\u00e0 sarda che di certo non ha giovato all\u2019opera nel clima politico del secondo dopoguerra.<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\">Principale merito della riuscita dell\u2019operazione cagliaritana spetta a <strong>Davide Livermore<\/strong>; il regista torinese \u00e8 spesso incostante tanto nelle scelte stilistiche quanto negli esiti ma qui realizza forse il suo spettacolo pi\u00f9 compiuto sotto ogni punto di vista. L\u2019essenziale impianto scenico, una scabra piattaforma inclinata come lo sperone di aggere antico arricchita da pochi altri elementi scenici \u2013 tratti di fortificazioni megalitiche nel II atto, un grande scudo rituale nel III \u2013, \u00e8 vivificato dalle luci e dalle proiezioni che creano effetti di assoluta suggestione, dal grande mare che rugge sotto le fortificazioni e che si tinge di rosso al momento del sacrificio di Torbeno e Berbera Jonia alle grandi pietre che come per magia si muovono a costruire i nuraghi durante il preludio al II atto. La regia \u00e8 statica, solenne, ieratica come una liturgia ancestrale mentre la parte dinamica \u00e8 affidata ad un ampio complesso di mimi e ballerini che fanno vivere la vicenda intorno alla sacralit\u00e0 lontana dei protagonisti. In linea i costumi direttamente ispirati ai bronzetti nuragici e fortemente connotati in chiave rituale con la sola eccezione delle tre donne e del cantore Perdu in abiti moderni \u2013 o meglio negli abiti del folklore sardo contemporaneo \u2013; appaino le prime intente a tessere fili invisibili o a muovere sabbie impalpabili come fossero le Parche o le Norne, mentre Perdu si presenta come l&#8217;incarnazione di una continuit\u00e0 storica dei valori fondanti l\u2019identit\u00e0 sarda, come colui che la tiene in vita con il suo canto e con le leggende e tramanda l\u2019ancestralit\u00e0 della cultura sarda che vediamo dipanarglisi intorno.<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\">Spettacolo quindi di grande suggestione che avrebbe meritato una qualit\u00e0 musicale decisamente migliore di quella qui presente. <strong>Anthony Bramall<\/strong> crede profondamente in questa partitura e si sente la passione che lo sorregge; i complessi cagliaritani sono dignitosi ma di certo non di livello assoluto.\u00c8, tuttavia, innegabile che il direttore li spinga a dare il meglio delle proprie possibilit\u00e0 riuscendo a rendere la raffinatezza della scrittura orchestrale di Porrino e la forza ritmica che pervade l\u2019opera.<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\">Nella compagnia di canto emergono la Berbera Jonia di <strong>Paoletta Marrocu;<\/strong> voce solida, robusta di bel colore e dalla corretta linea di canto cui nuoce solo qualche durezza sugli estremi acuti compensata ampliamente dalla convinzione interpretativa che dimostra nell\u2019intero ruolo della straniera tentatrice e fatale, una sorta di misteriosa Dalila venuta da un Oriente indefinito e gi\u00e0 nel nome porta i segni delle due grandi ondate coloniali che fra la fine dell\u2019et\u00e0 del bronzo e gli inizi di quella del ferro si riversarono sulle contrade tirreniche: quella fenicio-punica (Berbera) e quella greca (Jonia). Vanno segnalati, inoltre, il Norbace di forte rilievo di <strong>Domenico Balzani <\/strong>e la luminosa vocalit\u00e0 di <strong>Gabriele Mangione <\/strong>nei panni dell\u2019aedo pastore Perdu il cui canto in apertura del II atto \u00e8 fra le pagine pi\u00f9 ispirate dell\u2019opera nelle sue suggestioni arcane.\u00a0Il resto del cast \u00e8 alquanto alterno, dal momento che il ruolo del patriarca Gonnario richiede un basso baritono nobile e autorevole mentre <strong>Manrico Signorini <\/strong>\u00e8 spesso a disagio in quanto il nobilissimo canto che apre nel III atto il grande inno corale alla civilt\u00e0 sarda richiederebbe una voce a fior di labbro mentre si ascolta una linea di canto alquanto forzata. <strong>Angelo Villari <\/strong>(Torbeno) dispone di un materiale interessante ma non sempre controllato a dovere cos\u00ec che i bei duetti con Berbera Jonia \u2013 pi\u00f9 lirico il primo, pi\u00f9 intenso e drammatico il secondo \u2013 non riescono ad avere una completa realizzazione espressiva. Teatralmente efficace \u00a0ma non sempre centrata vocalmente la Nibatta di <strong>Alessandra Palomba <\/strong>e piuttosto anonimo \u00a0l\u2019Orzocco di <strong>Gianpiero Ruggeri<\/strong>. Di contro molto brava \u00e8 <strong>Elena Ledda <\/strong>che nel III atto compare \u2013 come una sorta di visione &#8211; ad interrompere la vicenda con un lamento rituale in lingua sarda musicalmente suggestivo ed eseguito con grande maestria. Corrette le parti di fianco.<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Opera in tre atti su libretto di Ennio Porrino. 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