{"id":84852,"date":"2016-04-27T14:54:31","date_gmt":"2016-04-27T12:54:31","guid":{"rendered":"http:\/\/www.gbopera.it\/?p=84852"},"modified":"2016-12-06T20:46:33","modified_gmt":"2016-12-06T19:46:33","slug":"la-messa-glagolitica-di-janacek-allauditorio-nacional-di-madrid","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/la-messa-glagolitica-di-janacek-allauditorio-nacional-di-madrid\/","title":{"rendered":"La Messa Glagolitica di Jan\u00e1\u010dek all\u2019Auditorio Nacional di Madrid"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\"><em>Madrid, Auditorio Nacional de M\u00fasica, Temporada 2015-2016 \u201cMalditos\u201d<\/em><br \/>\n<strong>Orquesta y Coro Nacionales de Espa\u00f1a<\/strong><br \/>\nDirettore <strong>Xian Zhang<\/strong><br \/>\nMaestro del coro <strong>Miguel \u00c1ngel Garc\u00eda Ca\u00f1amero<\/strong><br \/>\nViolino <strong>Ray Chen<\/strong><br \/>\nOrgano <strong>Daniel Oyarbazal<\/strong><br \/>\nSoprano <strong>Susanne Bernhard<\/strong><br \/>\nMezzosoprano <strong>Charlotte Hellekant<\/strong><br \/>\nTenore <strong>Michael K\u00f6nig<\/strong><br \/>\nBaritono <strong>Derek Welton<\/strong><br \/>\n<em>Piotr Ilich Chaikovski <\/em>: Marcia Slava, op. 31 &#8211; Concerto per violino e orchestra in re maggiore, op. 35<br \/>\n<em>Leo\u0161 Jan\u00e1\u010dek <\/em>: Messa Glagolitica<br \/>\n<em>Madrid, 23 aprile 2016<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Composta durante un soggiorno balneare tra estate e autunno del 1926, soltanto due anni prima della morte del compositore, la Messa Glagolitica di Jan\u00e1\u010dek \u00e8 uno dei pi\u00f9 grandi capolavori della musica sacra del secolo XX, purtroppo di ascolto abbastanza raro fuori dall\u2019area slava di cui \u00e8 in qualche modo il simbolo. In primo luogo, la struttura non \u00e8 quella tipica della messa intonata da soli, coro e orchestra, perch\u00e9 la caratterizzano una fanfara iniziale e una conclusiva; prima del finale troneggia un postludio per organo solo; nel cuore dell\u2019organismo si articolano cinque sezioni, che ripercorrono i momenti liturgici corrispondenti a <em>Kyrie<\/em> (<em>Gospodi pomiluj<\/em>) &#8211; <em>Gloria<\/em> (<em>Slava<\/em>) &#8211; <em>Credo<\/em> (<em>V\u011bruju<\/em>) &#8211; <em>Sanctus<\/em> (<em>Svet<\/em>) &#8211; <em>Agnus<\/em> <em>Dei<\/em> (<em>Agne\u010de Bo\u017eij<\/em>) della tradizione latina. Il testo su cui Jan\u00e1\u010dek lavor\u00f2 era la trascrizione di un antico messale croato risalente al XIV secolo (ma copia di un originale assai pi\u00f9 antico), scritto appunto in alfabeto glagolitico (in antico bulgaro <em>glagolati<\/em> significa \u2018parlare, esprimersi\u2019), che serv\u00ec da fondamento al successivo alfabetico cirillico di Bulgaria. Questo messale era stato pubblicato tra 1919 e 1920 dal paleografo Josef Vajs, che aveva raccolto anche testimonianze di altri dialetti slavi antichi, poi riviste dallo slavista Milo\u0161 Weingart: tali studi costituirono la base del lavoro compositivo di Jan\u00e1\u010dek. Il quale, a settantadue anni, non si era ancora stancato di sperimentare nuovi percorsi artistici, innestando insieme procedimento sinfonico, canto sacro, sonata per organo e ricerca etnomusicale. Ne risult\u00f2 un affresco denso e grandioso, connotato certamente da nazionalismo e rivendicazioni politico-culturali (la Prima Repubblica Cecoslovacca era nata nel 1918, appena sei anni prima che Jan\u00e1\u010dek attendesse alla composizione della messa), ma non per questo meno affascinante da un punto di vista strettamente musicale.<br \/>\nPer tutti questi motivi la proposta della Messa Glagolitica s\u2019inserisce adeguatamente all\u2019interno della stagione \u201cmaledetta\u201d di <strong>Orquesta y Coro Nacionales de Espa\u00f1a<\/strong>, con una locandina decisamente internazionale; <strong>Xian Zhang<\/strong>, nativa della cinese Dandong (ma ben nota al pubblico dei concerti milanesi, in quanto Direttore Musicale dell\u2019Orchestra Sinfonica di Milano sin dal 2009), stringe saldamente le redini del concerto, e fa suonare l\u2019orchestra madrilena con piglio formidabile: perfette le trombe (che detengono il ruolo principale) con le percussioni e il resto dei fiati; ottimo come sempre il coro, preparato da <strong>Miguel \u00c1ngel Garc\u00eda Ca\u00f1amero<\/strong>. Il soprano bavarese <strong>Susanne Bernhard<\/strong> sfoggia un bel timbro, sebbene la voce non sia dotata di un ampio ventaglio cromatico. Il tenore <strong>Michael K\u00f6nig<\/strong>, anch\u2019egli tedesco, deve sforzarsi per proiettare la voce &#8211; abbastanza esile &#8211; in modo da sostenere le potenti sonorit\u00e0 di coro e orchestra; nel <em>Credo<\/em> \u00e8 messo a dura prova da una tessitura molto acuta, in cui si disimpegna bene. Il basso-baritono australiano <strong>Derek Welton<\/strong> \u00e8 corretto nel piccolo ruolo che gli compete; il mezzosoprano svedese <strong>Charlotte Hellekant<\/strong> rappresenta un nome molto conosciuto nella musica vocale contemporanea, ma nella Messa Glagolitica il suo registro \u00e8 impegnato soltanto per pochi minuti, nell\u2019ultimo brano vocale, insieme al resto del quartetto. All\u2019organo siede <strong>Daniel Oyarzabal<\/strong>, nativo di Vitoria-Gasteiz, nei Paesi Baschi, che della composizione diventa protagonista con il concentrato postludio dopo i numeri vocali. <strong>Il pubblico di Madrid resta molto impressionato dall\u2019esecuzione della Messa, soprattutto per il conglomerato di arcaismo e modernit\u00e0 che la caratterizza (e che \u00e8 una delle carature stilistiche di tutto Jan\u00e1\u010dek)<\/strong>. Il momento pi\u00f9 felice per l\u2019intreccio delle tre voci importanti \u00e8 il <em>Sanctus<\/em>, in cui risalta bene la capacit\u00e0 di scrittura polifonica dell\u2019autore; quello pi\u00f9 impressionante per l\u2019orchestra \u00e8 invece la fanfara finale, pi\u00f9 simile alla conclusione di un\u2019orgia barbarica che non di una sequenza liturgica.<br \/>\nL\u2019intero concerto diretto da Xian Zhang \u00e8 in realt\u00e0 unificato dal denominatore slavo, visto che nella prima parte del programma (la pi\u00f9 prevedibile) campeggiano due brani di Chaikovski tutti pervasi da stilemi e disegni riferibili a un\u2019area geografica ben precisa. La <em>Marcia Slava<\/em> \u00e8 una girandola di colori, di ritmi e di entusiasmo, molto <em>pompier<\/em>. Nel Concerto per violino e orchestra diventa protagonista il giovanissimo solista <strong>Ray Chen<\/strong>, nativo di Taiwan, allievo del Curtis Institute di Philadelphia e vincitore di prestigiosi concorsi mondiali; il pubblico s\u2019innamora subito di lui, perch\u00e9 giovane, bello, elegante, semplice nei modi, empatico con gli spettatori, talentuoso, e soprattutto dotato di uno strumento eccezionale. <strong>Chen suona infatti lo Stradivari <em>Joachim<\/em> del 1715, propriet\u00e0 della Nippon Music Foundation, gi\u00e0 appartenuto al leggendario violinista ungherese (ancora il mondo slavo &#8230;) Joseph Joachim<\/strong>. Il suono di questo violino \u00e8 veramente caldo e vibrante, e il solista se ne compiace con un uso molto studiato dei <em>ritenendo<\/em> e delle pause, sin dal I movimento (<em>Allegro moderato<\/em>). A volte un po\u2019 scolastico nel marcare gli accenti, il solista \u00e8 quasi aggressivo nell\u2019esordio del finale (<em>Allegro vivacissimo<\/em>); in pi\u00f9 le agilit\u00e0 risultano un poco approssimative, forse anche a causa del rapido tempo imposto dal direttore. Ovviamente, <strong>l\u2019esito \u00e8 un\u2019ovazione che sollecita un <em>bis<\/em> fuori programma, e Chen accontenta subito con la scelta pi\u00f9 convenzionale e al tempo stesso pi\u00f9 appagante: il <em>Preludio<\/em> bachiano che sempre suscita gioia<\/strong>. In effetti, enunciato da quel violino, concorre in ogni sua nota a un piacere fisico che non tollera discussioni.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Madrid, Auditorio Nacional de M\u00fasica, Temporada 2015-2016 \u201cMalditos\u201d Orquesta y Coro Nacionales de Espa\u00f1a Direttore Xian Zhang Maestro [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":102,"featured_media":84854,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[1005],"tags":[2218,14678,16197,3380,640,2580,14871,14870,16196,16198,9253],"class_list":["post-84852","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-concerti","tag-charlotte-hellekant","tag-concerti","tag-daniel-oyarbazal","tag-derek-welton","tag-leos-janacek","tag-michael-konig","tag-miguel-angel-garcia-canamero","tag-orquesta-y-coro-nacionales-de-espana","tag-ray-chen","tag-susanne-bernhard","tag-xian-zhang"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/84852","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/users\/102"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=84852"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/84852\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/media\/84854"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=84852"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=84852"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=84852"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}