{"id":85112,"date":"2016-06-05T02:37:08","date_gmt":"2016-06-05T00:37:08","guid":{"rendered":"http:\/\/www.gbopera.it\/?p=85112"},"modified":"2016-06-05T02:37:08","modified_gmt":"2016-06-05T00:37:08","slug":"giovanni-paisiello-1740-1816-il-barbiere-di-siviglia-nel-bicentenario-della-morte-del-compositore","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/giovanni-paisiello-1740-1816-il-barbiere-di-siviglia-nel-bicentenario-della-morte-del-compositore\/","title":{"rendered":"Giovanni Paisiello (1740 &#8211; 1816): &#8220;Il Barbiere di Siviglia&#8221; nel bicentenario della morte del compositore"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\"><strong>\u201cAltezza Reale, non saprei, se <em>II Barbier di Siviglia<\/em>, il <em>Re Teodoro in Venezia<\/em>, o <em>la Nina<\/em><\/strong>\u201d (G. G. Ferrari <em>Autobiografia e aneddoti piacevoli<\/em>, Sandron, Palermo, 1920, p. 332.<br \/>\nCon queste parole, lo stesso <strong>Paisiello<\/strong>, rispondendo al principe Leopoldo di Napoli, annover\u00f2 tra le sue opere migliori <strong><em>Il Barbiere di Siviglia<\/em><\/strong>, secondo quanto testimoniato da Giacomo Gotifredo Ferrari, compositore italiano, autore di un\u2019autobiografia nella quale si parla anche di Paisiello. Nonostante il successo dell\u2019opera, oscurata soltanto da quella di Rossini, il libretto non \u00e8 certo un capolavoro e soprattutto non \u00e8 opera di un librettista esperto come Petrosellini a cui tradizionalmente \u00e8 stato attribuito. Recenti studi musicologi hanno ormai acclarato che l\u2019attribuzione della paternit\u00e0 del libretto del <em>Barbiere di Siviglia\u00a0 <\/em>di Paisiello a Giuseppe Petrosellini \u00e8 da considerarsi destituita di ogni fondamento, dal momento che il poeta italiano, proprio nel periodo in cui avrebbe scritto questo libretto, era impegnato a Roma con Cimarosa per <em>Il pittore parigino<\/em> (1781) e con Anfossi per <em>Lo schiavo delle Amazzoni<\/em> (1782). Paisiello, inoltre, in una lettera indirizzata all\u2019amico Galiani non solo non fa alcun accenno a Petrosellini, ma afferma di essere stato l\u2019autore della distribuzione dei pezzi:<br \/>\n<em>\u201cQuesta Opera (come credo che il Sig. Consigliere lo sappia) \u00e8 una commedia francese del Sig. Bonmarch\u00e9, ed io l\u2019ho fatta tradurre in versi in lingua italiana. Spero che gli piacer\u00e0 la distribuzione delli pezzi di musica da me fatta, ma non sar\u00e0 contento della Poesia, avendo dovuto uniformarmi alla necessit\u00e0 della mancanza che qui abbiamo riguardo a\u2019 Poeti\u201d.<br \/>\n<\/em>Nella lettera, oltre a lamentarsi della poesia, certamente non di un autore affermato come Petrosellini, e dell\u2019assenza di poeti a Pietroburgo, Paisiello afferma che il libretto non sarebbe altro che una traduzione del testo francese della commedia di Pierre-Augustin Caron de Beaumarchais che il compositore aveva conosciuto in occasione di una rappresentazione a Pietroburgo, al Teatro al Ponte Rosso, il 2 luglio da parte dei Petits Com\u00e9diens du Bois de Boulogne con la probabile presenza, nella parte della protagonista, di Marie-Th\u00e9r\u00e8se Maillard<strong>. <\/strong>L\u2019accenno alla traduzione, inoltre, non fa pensare a un libretto vero e proprio, ma ad un accomodamento in versi fatto da un poeta poco esperto forse di lingua madre francese, come si pu\u00f2 notare anche nella qualit\u00e0 non eccelsa della poesia. Gi\u00e0 da cinque anni a Pietroburgo dove era giunto su invito della zarina Caterina II per svolgere le funzioni di maestro di cappella con l\u2019incarico di comporre opere, cantate e feste teatrali per il servizio della corte, di direttore dell\u2019orchestra e di insegnante di cembalo ed armonia della granduchessa Maria Fj\u00f2dorovna, Paisiello aveva a disposizione due importanti teatri per rappresentarvi le sue opere: l\u2019Imperiale per le opere serie e l\u2019Hermitage per le buffe. Poco tempo dopo il suo arrivo Paisiello mise in scena un lavoro di Metastasio, <em>Nitteti<\/em>, il cui successo gli procur\u00f2 il rinnovo del contratto per altri quattro anni e un aumento di stipendio. A quest\u2019opera seguirono un altro testo di Metastasio, <em>Alcide al bivio<\/em>, e nel 1781 <em>La serva padrona<\/em>, gi\u00e0 musicata da Pergolesi, nella quale, a differenza del suo predecessore, Paisiello presenta la protagonista Vespina pi\u00f9 tenera e sensibile dal punto di vista sentimentale. \u00a0La scelta di utilizzare un vecchio libretto gi\u00e0 messo in musica con successo da Pergolesi \u00e8 un\u2019ulteriore conferma dell\u2019assenza a Pietroburgo di un librettista in grado di fornire al compositore i testi per nuove opere. Paisiello, dal canto suo, ben consapevole non solo dei gusti del pubblico e soprattutto della zarina, ma anche del cast per il quale doveva scrivere, pot\u00e9 dare delle indicazioni chiare al traduttore, come si evince da un\u2019altra lettera indirizzata a Galliani nel 1781:<br \/>\n\u201c<em>Quello poi che dovr\u00e0 raccomandarglisi \u00e8 la brevit\u00e0 perch\u00e9 non deve durare pi\u00f9 di un\u2019ora e mezza, e se sar\u00e0 pi\u00f9 breve pi\u00f9 si far\u00e0 onore. Non deve essere che in un solo atto, o pure due, solamente a cinque o quattro personaggi, i caratteri dei quali glieli spiegher\u00f2 qui sotto, e che attualmente sono al servizio di questa imperial corte. Un buffo caricato il quale fa eccellentemente la parte di vecchio, di padre, di tutore geloso, di filosofo. Un secondo buffo caricato, il quale lo pu\u00f2 paragonare a Gennaro Luzio. Il tenore pu\u00f2 paragonarlo a Grimaldi. Abbiamo una buffa che fa eccellentemente qualunque carattere caricato. Abbiamo un\u2019altra donna la quale recita il mezzo carattere, la quale fa parte eguale con l\u2019altra; e questo glielo avviso acci\u00f2 che il poeta possa regolarsi per la distribuzione dei pezzi di musica, acci\u00f2 una non possa dire che ha meno dell\u2019altra. Eccogli descritta la compagnia che si trova qui al servizio, onde sopra di questi caratteri deve il poeta travagliare. Gli avverto, pochi, pochissimi recitativi, perch\u00e9 s\u2019intende la lingua; pezzi di musica quanti ne vuole, in arie, cavatine, duetti, terzetti e finali all\u2019uso di Napoli: che vi siano dentro degli accidenti. Il libro deve essere tutto in lingua italiana, ma che non sia un basso comico\u201d.<br \/>\n<\/em>Nonostante il libretto sia quindi una traduzione non troppo raffinata del testo francese, l\u2019opera ebbe un immediato successo alla prima rappresentazione avvenuta il 15 settembre 1782 al Teatro dell\u2019Ermitage con il seguente cast: <strong>Guglielmo Jermolli<\/strong> (Conte d\u2019Almaviva), <strong>Anna Davia de Bernucc<\/strong>i (Rosina), <strong>Baldassare Marchetti<\/strong> (Bartolo), <strong>Giovanni Battista Brocchi<\/strong> (Figaro).<br \/>\n<iframe loading=\"lazy\" src=\"https:\/\/www.youtube.com\/embed\/OxGax6Wujik\" width=\"420\" height=\"315\" frameborder=\"0\" allowfullscreen=\"allowfullscreen\"><\/iframe><br \/>\n<strong><em>L\u2019opera<br \/>\n<\/em><\/strong><strong><em>Ouverture<\/em><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft wp-image-85117\" src=\"http:\/\/www.gbopera.it\/wp-content\/uploads\/2016\/06\/Paisiello-Es.-1-512x252.jpg\" alt=\"Paisiello Es. 1\" width=\"471\" height=\"232\" srcset=\"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-content\/uploads\/2016\/06\/Paisiello-Es.-1.jpg 512w, https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-content\/uploads\/2016\/06\/Paisiello-Es.-1-290x143.jpg 290w, https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-content\/uploads\/2016\/06\/Paisiello-Es.-1-150x74.jpg 150w, https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-content\/uploads\/2016\/06\/Paisiello-Es.-1-366x180.jpg 366w\" sizes=\"auto, (max-width: 471px) 100vw, 471px\" \/>In un unico movimento e in forma-sonata, l\u2019<strong>ouverture<\/strong> introduce immediatamente il clima gaio dell\u2019opera sin dal primo tema (Es. 1), una figurazione che nel barocco era associata alla rappresentazione della perfidia qui naturalmente riproposta in una chiave ironica. Pi\u00f9 cantabile \u00e8 il secondo tema (Es. 2) esposto alla dominante, mentre lo sviluppo brevissimo ha una strumentazione limitata ai soli archi.<br \/>\n<strong><em>Atto primo<br \/>\n<\/em><\/strong><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\" wp-image-85115 alignright\" src=\"http:\/\/www.gbopera.it\/wp-content\/uploads\/2016\/06\/Paisiello-Es.-2-512x144.jpg\" alt=\"Paisiello Es. 2\" width=\"469\" height=\"132\" srcset=\"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-content\/uploads\/2016\/06\/Paisiello-Es.-2.jpg 512w, https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-content\/uploads\/2016\/06\/Paisiello-Es.-2-290x82.jpg 290w, https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-content\/uploads\/2016\/06\/Paisiello-Es.-2-150x42.jpg 150w, https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-content\/uploads\/2016\/06\/Paisiello-Es.-2-366x103.jpg 366w\" sizes=\"auto, (max-width: 469px) 100vw, 469px\" \/>In una strada di Siviglia, il Conte d\u2019Almaviva, in una brevissima arietta introduttiva (<em>Ecco l\u2019ora s\u2019avvicina<\/em>), che ricalca il monologo iniziale della <em>pi\u00e8ce<\/em> di Beaumarchais e non ha precedenti nel teatro buffo, dove la scena introduttiva in genere \u00e8 costituita da un brano d\u2019insieme o da un duetto, pregusta il prossimo incontro con l\u2019amata Rosina. Il Conte \u00e8 interrotto dall\u2019arrivo di un importuno; si tratta di Figaro, il celebre barbiere, che, chitarra alla mano, improvvisa una canzone riflettendo sui versi da lui composti in brevi inserzioni in recitativo (<em>Diamo alla noia il bando<\/em>). Questa breve aria sfocia in un duetto nel momento in cui il barbiere si accorge della presenza di Almaviva (<em>Ma quell\u2019abate<\/em>) che inizialmente non riconosce. Dal punto di vista musicale il duetto ha una struttura bipartita (A-A<sup>1<\/sup>) a cui segue una <em>stretta <\/em>finale (<em>Certo un intrigo<\/em>), cantata a due. Riconosciuto da Almaviva, Figaro racconta al conte le peripezie vissute fino a quel momento e i diversi lavori da lui svolti. All\u2019interno del raffinato recitativo secco si distingue la patetica <em>cavata<\/em> <em>L\u2019invida, o ciel<\/em> con la quale Figaro afferma di essere stato vittima di questo nefasto sentimento umano e nella tipica <em>aria di catalogo<\/em> in due tempi\u00a0 (<em>Scorsi gi\u00e0 molti paesi<\/em>), piuttosto insoliti nella successione dal momento che in genere il tempo veloce segue quello e non viceversa, come accade in questo caso, dopo aver raccontato dei luoghi dove \u00e8 stato, afferma di svolere la professione di barbiere in Siviglia e si dichiara a disposizione del conte. Nel frattempo si apre una gelosia, dalla quale esce Rosina. Al patetico cantabile del duetto, <em>Lode al ciel<\/em> nel quale la donna esprime la sua gioia perch\u00e9 pu\u00f2 respirare un po\u2019 d\u2019aria sul balcone, risponde Don Bartolo che, avvedutosi del fatto che la sua pupilla tiene in mano una carta, si insospettisce. La ragazza, dopo aver detto al suo tutore che si tratta dell\u2019aria di un\u2019opera intitolata <em>L\u2019inutil precauzione<\/em>, la fa cadere in strada ed impone all\u2019uomo di recuperarla. Nel frattempo il Conte riesce ad impossessarsene, mentre Don Bartolo che non la trova pi\u00f9 si infuria minacciando di chiudere per sempre quella gelosia. Come si apprende nel successivo recitativo secco, nel foglio Rosina chiede al Conte, del quale non conosce la vera identit\u00e0, di dire il suo nome e il suo stato intonandolo sulle note dell\u2019aria che le ha mandato. Il Conte e Figaro, che dice di essere il factotum di casa, prendono allora degli accordi affinch\u00e9 i due amanti possano incontrarsi, quando Bartolo, uscendo di casa, rivela incautamente di attendere Basilio da lui incaricato di preparare la documentazione per il suo matrimonio con Rosina. Il Conte, approfittando dell\u2019assenza di Bartolo, comunica il falso nome di Lindoro nella celebre serenata <em>Saper bramate<\/em>, accompagnata dal mandolino, tipico strumento napoletano, il cui impiego, al posto della chitarra del testo di Beaumarchais, fu suggerito probabilmente dalla presenza a Pietroburgo del celebre mandolinista Zaneboni. Il momento idillico istauratosi con Rosina, che risponde brevemente, viene interrotto bruscamente dalla chiusura della finestra. Almaviva \u00e8 deciso a sposare Rosina e chiede l\u2019aiuto del l barbiere il quale promette i suoi servigi dietro compenso. I due si congedano nel breve e semplice duetto che conclude il primo atto (<em>Non dubitar<\/em>), alla fine del quale l\u2019astuto barbiere illustra al conte la sua dimora in una scrittura ironicamente solenne.<br \/>\n<strong><em>Atto secondo<br \/>\n<\/em><\/strong>Nella sua camera Rosina medita sul sentimento che Lindoro ha prodotto nel suo animo, quando giunge Figaro, il quale, introdottosi dopo aver narcotizzato i servi, le dice che Lindoro \u00e8 un suo parente innamorato di lei. I due sono interrotti da Don Bartolo, adirato con Figaro perch\u00e9 con narcotici e <em>stranutiglia<\/em> ha reso innocui tutti i suoi servi. Don Bartolo, sospettando che sia stata opera del barbiere, interroga i suoi servi ancora mezzo addormentati nel terzetto (<em>Ma dov\u2019eri tu, stordito<\/em>). Giunge poco dopo Don Basilio con la cattiva nuova secondo cui il Conte di Almaviva, che aveva corteggiato Rosina gi\u00e0 a Madrid, si trova a Siviglia. Il maestro di musica consiglia, poi, a Don Bartolo di usare la calunnia contro Almaviva nell\u2019aria, <em>La calunnia, mio signore<\/em>, nella quale, come poi accadr\u00e0 in Rossini, il <em>crescendo<\/em> serve a creare un <em>climax<\/em> delle conseguenze della calunnia nei confronti della vittima. Don Bartolo, le cui parole sono udite da Figaro nascosto, manifesta a Basilio la sua intenzione di sposare Rosina il giorno dopo e interroga la ragazza sul colloquio avuto da lei con il barbiere sospettando che la fanciulla dovesse consegnare qualche risposta per la quale ha usato l\u2019inchiostro e un foglio. Per nulla convinto dalle scuse di Rosina, Don Bartolo si sfoga in una caricatura dell\u2019aria di furia (<em>Veramente ho torto<\/em>) nella cui stretta minaccia Rosina di chiuderla a chiavi. Si presenta alla casa di Bartolo il Conte, travestito da soldato con l\u2019ingiunzione da parte del capitano di alloggiarlo per una notte. Don Bartolo dice di essere in possesso di un documento che gli consente di alloggiare i soldati in casa sua, mentre i due amanti si riconoscono nel terzetto <em>Ah! Rosina<\/em> strutturato in due tempi (Allegro-Moderato) il secondo dei quali \u00e8 anch\u2019esso bipartito con la seconda parte costituita da un Larghetto di carattere patetico. Durante il terzetto si assiste a una finta battaglia tra i due rivali e, infine, ad Almaviva cade una lettera che sottrae alle attenzioni del tutore desideroso di conoscerne il contenuto. Nel successivo recitativo secco l\u2019uomo cerca di entrare in possesso della lettera, ma la donna riesce a sottrarlo alla sua vista con astuzia. Rimasta sola, Rosina si produce nell\u2019aria <em>Giusto ciel, che conoscete<\/em>, pagina di intenso lirismo che conclude l\u2019atto.<br \/>\n<strong><em>\u00a0Atto terzo<br \/>\n<\/em><\/strong>Nella camera di Rosina, Don Bartolo, che sta meditando sull\u2019umore nero della ragazza, riceve la visita di don Alonso, un altro travestimento di Almaviva (duetto <em>Oh! che umor<\/em>), che, presentandosi come baccelliere e allievo di Don Basilio, consegna, per rendere credibile il suo travestimento, la lettera della ragazza per Almaviva. Suggerisce a un Don Bartolo sospettoso un\u2019altra calunnia nei confronti del Conte e, conquistata la fiducia del dottore, ottiene di poter dare la lezione di canto alla ragazza che intona un\u2019aria dell\u2019<em>Inutile precauzione<\/em> (<em>Gi\u00e0 riede primavera<\/em>) che, per la sua struttura tripartita (Andante con moto \u2013 Largo \u2013 I tempo), per l\u2019uso delle colorature e anche per la strumentazione, \u00e8 una caricatura dell\u2019aria <em>col da capo <\/em>dell\u2019opera seria settecentesca. Estremamente patetico \u00e8 il Largo centrale su un cullante <em>6\/8<\/em>. Don Bartolo si addormenta e critica questa musica che gli appare noiosa; le sue preferenze vanno, infatti, a una scrittura pi\u00f9 semplice di cui \u00e8 un esempio la sua aria <em>Vuoi tu Rosina<\/em>, chiamata da Paisiello <em>Seghidiglia Spagnuola<\/em>, una pagina buffa nella quale il colore spagnolo delle castagnette \u00e8 evocato dallo schioccare delle dita. Coadiuvato dal barbiere sopraggiunto, il Conte riesce a farsi consegnare la chiave della gelosia, mentre l\u2019improvviso arrivo di Don Basilio crea nuovi problemi nel quintetto (<em>Don Basilio!<\/em>) che apre il Finale del secondo atto. Figaro e il Conte con una certa abilit\u00e0 riescono a rimuovere questo nuovo ostacolo anche grazie a un lauto compenso dato a Don Basilio da Almaviva per assecondarli. Nella seconda sezione del Finale Figaro cerca di distrarre il tutore affinch\u00e9 i due amanti possano stare da soli menntre nella travolgente stretta il Conte \u00e8 riconosciuto.<br \/>\n<strong><em>Atto quarto<br \/>\n<\/em><\/strong>Una breve pagina sinfonica, che rappresenta un temporale con rapide figurazioni degli archi che evocano lo scrosciare della pioggia, introduce l\u2019ultimo atto la cui scena si apre nella camera di Rosina. Don Basilio confessa a Don Bartolo di non conoscere Don Alonso che, essendo in possesso della lettera, doveva essere certamente un emissario di Almaviva. Don Bartolo decide di affrettare le nozze e d\u00e0 la chiave a Don Basilio affinch\u00e9 nessuno possa entrare, mentre Rosina, che ha sentito parlare, entra in scena e si intrattiene con il suo tutore il quale le dice che Lindoro sarebbe pronto a cederla al Conte. La ragazza, sfiduciata, accetta le nozze con Bartolo che, informato della prossima venuta del Conte e di Figaro, va dalla polizia e lascia sola la ragazza. Questa \u00e8 raggiunta da Figaro ed Almaviva, al quale, in un drammatico recitativo accompagnato, rinfaccia tutta la sua delusione per il comportamento di Lindoro che l\u2019avrebbe ceduta al Conte. Almaviva felice rivela la sua identit\u00e0 e i due si scambiano le promesse d\u2019amore in un tenero duetto <em>Cara, sei tu il mio bene<\/em> che apre il Finale. Figaro, accortosi che \u00e8 stata tolta la scala del balcone (<em>Eccellenza<\/em>), informa Almaviva e nel frattempi giunge Don Basilio con il notaio il quale ha gi\u00e0 steso il contratto di nozze senza aver scritto i nomi. I due si sposano costringendo Don Basilio con un lauto compenso a fare da testimone. Don Bartolo, di fronte al fatto compiuto, non pu\u00f2 far altro che recriminare sulla sua ingenuit\u00e0 (stretta: <em>Qualsivoglia precauzione<\/em>).<\/p>\n<p><iframe loading=\"lazy\" src=\"https:\/\/www.youtube.com\/embed\/mWVoEGFRT18\" width=\"420\" height=\"315\" frameborder=\"0\" allowfullscreen=\"allowfullscreen\"><\/iframe><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u201cAltezza Reale, non saprei, se II Barbier di Siviglia, il Re Teodoro in Venezia, o la Nina\u201d (G. 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