{"id":85265,"date":"2016-06-21T02:51:56","date_gmt":"2016-06-21T00:51:56","guid":{"rendered":"http:\/\/www.gbopera.it\/?p=85265"},"modified":"2016-12-14T20:31:12","modified_gmt":"2016-12-14T19:31:12","slug":"bologna-teatro-comunale-luci-mie-traditrici-di-salvatore-sciarrino","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/bologna-teatro-comunale-luci-mie-traditrici-di-salvatore-sciarrino\/","title":{"rendered":"Bologna, Teatro Comunale: &#8220;Luci mie traditrici&#8221; di Salvatore Sciarrino"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\"><em>Bologna, Teatro Comunale, Stagione Lirica 2016 <\/em><br \/>\n<strong>\u201cLUCI MIE TRADITRICI\u201d<\/strong><br \/>\nOpera in due atti su libretto di Salvatore Sciarrino da <em>Il tradimento per l\u2019onore <\/em>di Giacinto Andrea Cicognini.<br \/>\nMusica di <strong>Salvatore Sciarrino<\/strong><br \/>\n<em>La Malaspina <\/em>KATHARINA KAMMERLOHER<br \/>\n<em>Il Malaspina <\/em>OTTO KATZAMEIER<br \/>\n<em>L\u2019Ospite <\/em>LENA HASELMANN<br \/>\n<em>Servo <\/em>CHRISTIAN OLDENBURG<br \/>\nOrchestra del Teatro Comunale di Bologna<br \/>\nDirettore <strong>Marco Angius<\/strong><br \/>\nMaestro del Coro di voci bianche <strong>Alhambra Superchi<\/strong><br \/>\nRegia <strong>J\u00fcrgen Flimm<\/strong><br \/>\nScene <strong>Annette Murschetz<\/strong><br \/>\nLuci <strong>Irene Selka<\/strong><br \/>\nCoreografia <strong>Carola Tautz<\/strong><br \/>\nNuova produzione del Teatro Comunale di Bologna in coproduzione con la Staatsoper unter den Linden di Berlino<br \/>\n<em>Bologna,\u00a0 17 giugno 2016\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 <\/em><br \/>\n\u00c8 sempre bello tornare al Comunale di Bologna, uno dei pochissimi teatri lirici in Italia capaci di proporre una programmazione interessante, aggiornata e alternativa alle rimasticature del consueto repertorio. Eppure la ricetta \u00e8 semplice: basta guardarsi attorno, nei cartelloni dei grandi teatri internazionali dove le novit\u00e0 non consistono esclusivamente in chi canter\u00e0 nella solita <em>Boh\u00e8me<\/em> o nell\u2019ambientazione e i costumi dell\u2019ennesima <em>Traviata. <\/em>Bologna in ci\u00f2 continua una vecchia tradizione: fu la prima citt\u00e0 italiana ad accogliere regolarmente le opere di Wagner, in un periodo di assoluta supremazia del melodramma italiano, e comunque a operare nel tempo delle scelte musicali spesso difficili e pioneristiche, sintomo di un pubblico evidentemente esigente e desideroso di uscire dall\u2019asfittico provincialismo di troppi nostri teatri. Ovviamente prima di tutto bisogna comprendere che il teatro musicale non inizia e finisce con la pur grande stagione compresa tra i primi anni del XIX e del XX secolo e in secondo luogo cercare di ragionare su come potrebbe essere il teatro capace oggi di rispecchiare, come da sempre, il proprio pubblico. O i propri pubblici: senza innescare considerazioni infinite o entrare in giudizi di merito \u00e8 interessante notare come il Comunale sia il primo ente lirico a inserire nella propria programmazione un avvicinamento al popolare mondo del musical, continuando a proporre comunque opere del grande teatro musicale contemporaneo oltre ai capolavori del passato.<br \/>\nDel grande repertorio contemporaneo fin dal 1998, anno della prima assoluta a Schwetzingen, <em>Luci mie traditrici<\/em> di Salvatore Sciarrino fa parte a pieno titolo, certamente per la qualit\u00e0 del testo, ovviamente per le numerose riprese (poche in Italia\u2026) ma soprattutto per il dato di partenza che indaga sui molteplici e sottili legami tra parola e gesto musicale, tra espressione scenica e sonora, con l\u2019indispensabile medium di una vocalit\u00e0 ripensata e mutevole. Scrivere per il teatro musicale contemporaneo non pu\u00f2 prescindere da queste considerazioni ma, si badi bene, non se ne ha mai fatto a meno in qualunque epoca: \u00e8 evidente che l\u2019antica tragedia greca, il recitar cantando fiorentino, il belcantismo classico-romantico o la stagione del verismo rispondono a logiche ed esigenze assai differenti non solo dal punto di vista musicale ma prima di tutto storico-estetiche, sociali o magari, come in questo caso, psicologiche. In effetti la matrice testuale dell\u2019opera, nonostante la derivazione da un dramma pubblicato nel 1664 e attribuito artatamente ad Andrea Cicognini, mette le sue radici nel teatro psico-analitico che dai primi anni del \u2018900 si diffuse soprattutto in area mitteleuropea, sull\u2019onda delle teorie di Freud e della sua scuola. Grazie a un abile prosciugamento dei versi antichi, operato dallo stesso compositore, il convenzionale dramma originale \u00e8 trasformato in una tragedia allusiva e mentale, dove la tensione e l\u2019importanza dell\u2019attesa sono nettamente predominanti sull\u2019azione vera e propria. I padri putativi, drammaturgicamente parlando, possono essere diversi: dall\u2019ovvio <em>Erwartung<\/em> di Arnold Sch\u00f6nberg e soprattutto, viste le tematiche, al <em>Pell\u00e9as et M\u00e9lisande <\/em>di Claude Debussy, con cui le assonanze, come vedremo, non mancano anche sul piano della concezione musicale. Ma \u00e8 doveroso citare almeno un\u2019altra opera basata sulla tensione psicologica della coppia, la cui atmosfera sospesa e ambigua, al centro della drammaturgia, ha una situazione scenica e un\u2019ambientazione storico sociale assai simili: <em>Eine florentinische trag\u00f6die <\/em>di Alexander von Zemlinsky, dove il testo originale di Oscar Wilde conduce la drammatica conclusione del triangolo amoroso a un esito sorprendente.<br \/>\nSciarrino aveva concepito inizialmente l\u2019opera come un omaggio alla grande e tragica personalit\u00e0 di Carlo Gesualdo principe di Venosa, la cui straordinaria figura di musicista, a torto o a ragione, \u00e8 stata sempre accostata al fatto di sangue che lo vide protagonista nel 1590 quando, probabilmente dopo un\u2019interessata delazione e sotto la spinta delle convenzioni dell\u2019epoca, dovette uccidere la moglie e l\u2019amante, sorpresi a letto dopo essere stati ingannati da una sua finta partenza. La vicenda, che vide coinvolte tre dei pi\u00f9 importanti casati nobiliari di Napoli e d\u2019Italia, fece ovviamente scalpore e diede origine a congetture, leggende, scritti e persino ballate popolari, di cui la fonte letteraria antica utilizzata in questo caso fa evidentemente parte. In effetti Sciarrino, che in seguito modific\u00f2 l\u2019idea originale, sembra costruire collateralmente alla vicenda storica: i protagonisti sono il duca e la duchessa Malaspina, lui esangue e innamorato e lei, desiderosa di un altro sogno ma ugualmente legata al consorte, \u00e8 oggetto del desiderio segreto del Servo. Il fragile equilibrio \u00e8 infranto dall\u2019arrivo dell\u2019Ospite che suscita il desiderio della duchessa e la vendicativa gelosia del Servo: sar\u00e0 lui a denunciare al padrone la passione della moglie e dell\u2019Ospite, azionando l\u2019inevitabile meccanismo del delitto per l\u2019onore. Un tormentato Malaspina <em>(\u201c\u2026non ero disonorato se tacevi\u2026\u201d \u201c\u2026se tacevo ero traditore\u2026\u201d)<\/em> dovr\u00e0 eseguire la sentenza che tutti si aspettano da lui <em>(\u201cLavatemi nel sangue. A Dio, a Dio, sempre vivr\u00f2 in tormento\u201d). <\/em>Otto brevissime scene, divise in due atti senza soluzione di continuit\u00e0, risolvono la narrazione in maniera estremamente sintetica, nella ormai comune unit\u00e0 drammaturgica data da un supporto cd in circa settanta minuti. Chiaramente, come negli esempi sopra citati, l\u2019interesse dell\u2019autore non \u00e8 certo solo per la vicenda, chiaramente segnata fin dalle prime battute, ma per il continuo insorgere di tensioni, modifiche e interazioni tra i personaggi: una partitura scenica che sembra essere la fonte generatrice anche degli eventi musicali. Per fare ci\u00f2, come acutamente rileva lo stesso Sciarrino, \u00e8 necessaria la creazione di un nuovo stile vocale che sia funzionale alle sottili inquietudini dell\u2019opera, rimuovendo, o almeno minimizzando, le convenzioni vocali cui siamo cos\u00ec abituati. In realt\u00e0 appare evidente all\u2019ascoltatore una concezione vocale originale piuttosto che uno stile vocale nuovo, una concezione che potrebbe essere il principale omaggio, anche questo collaterale, al principe di Venosa: l\u2019unica citazione musicale dichiarata d\u2019altronde, nei tre brevi intermezzi e nel prologo, \u00e8 solo un\u2019elegia del compositore rinascimentale Claude Le Jeune. Infatti, come nei celebri madrigali di Gesualdo, la partitura \u00e8 chiaramente costruita sull\u2019impianto delle voci, secondo una sensibilit\u00e0 ondeggiante tra la struttura polifonica e uno stile melodico che sovrappone tensioni e distensioni secondo le raffinate iterazioni del testo. Difficile non pensare a un nuovo madrigalismo proprio a proposito delle innumerevoli varianti cui sono sottoposte le tormentate e brevi linee vocali, ricche di micro dinamiche, intervalli ripetuti e mutati, tecniche di parlato cantato, una sorta di nuovo recitar cantando intenso e mutevole. In particolare varie volte le note lunghe variamente intersecate tra la Malaspina e l\u2019Ospite (parte femminile \u201cen travesti\u201d) sembrano alludere alle voci superiori dell\u2019impianto madrigalistico senza mai cadere nel facile citazionismo. La costruzione prettamente vocale \u00e8 oltretutto evidenziata da una raffinatissima orchestrazione che inganna il consueto archetipo di sostegno strumentale alle voci: un gruppo di archi, fiati e percussioni costruisce infatti un continuum sonoro spesso pseudo &#8211; descrittivo che appare come una proiezione astratta delle tensioni e delle attese dei personaggi. Armonici acutissimi degli archi, \u201cslap\u201d delle ance, respiri, mormorii, glissati misteriosi sembrano alludere a un mondo nascosto e inconscio, sottofondo inquietante dovuto anche all\u2019utilizzo di dinamiche quasi sempre dal piano al pianissimo. L\u2019effetto crea alla fine una sorta di affascinante caleidoscopio che pu\u00f2 far pensare anche a un nastro magnetico o a un live electronics invece dei soli strumenti acustici utilizzati. Le voci galleggianti su questo mormorio cangiante e indistinto creano una delle impressioni pi\u00f9 straordinarie che possa offrire il teatro musicale contemporaneo. In ci\u00f2 sta anche la vicinanza, seppur con esiti ben diversi, con il <em>Pell\u00e9as et M\u00e9lisande <\/em>che sconcert\u00f2 il pubblico proprio nel modificare profondamente i rapporti tradizionali e gli equilibri tra palcoscenico e orchestra, parte vocale e parte strumentale, conscio e inconscio della concezione drammaturgica.<br \/>\nUna volta tanto, e ingiustamente, non rimane molto spazio per parlare della realizzazione dell\u2019opera che, va detto, non presta il fianco ad alcuna critica da ogni punto di vista. Il nuovo allestimento originale, realizzato dal Teatro Comunale di Bologna in coproduzione con la Staatsoper unter den Linden di Berlino, si avvale della prestigiosa regia di <strong>J\u00fcrgen Flimm<\/strong> ed \u00e8 costruito intorno a un semplice apparato scenografico di <strong>Annette Murschetz<\/strong>: una stanza borghese arredata comunemente in stile eclettico presenta due porte laterali e una frontale mimetizzata nella parete che mostrer\u00e0 alcune controscene. L\u2019elemento insolito che dal primo momento trasmette una pressante inquietudine \u00e8 rappresentato da una lunga fenditura nel muro. Col procedere dell\u2019opera la crepa diventa sempre pi\u00f9 evidente fino all\u2019inevitabile, e per la verit\u00e0 un po\u2019 scontato, crollo della parete che mostrer\u00e0 la camera col talamo fatale. Anche i bei costumi di <strong>Birgit Wentsch<\/strong> e le luci di <strong>Irene Selka<\/strong> sono coerenti con la scenografia richiamando un indefinito ambiente alto borghese otto\/novecentesco, ma con evidenti elementi antinaturalistici: il Servo appare come una maschera, una sorta di clown, e il Malaspina nelle scene finali indossa delle didascaliche ali nere, da Angelo della Morte. La recitazione e i movimenti scenici curatissimi appaiono coerentemente astratti, dipingendo con perfetta evidenza le caratteristiche dei personaggi e tendendo talvolta a una sorta di espressionismo scenico che deforma rendendo abnormi i semplicissimi gesti richiesti agli interpreti. Bravissimi i due protagonisti <strong>Katharina Kammerloher<\/strong> e <strong>Otto Katzameier<\/strong> che incarnano perfettamente la figura del virtuoso moderno, da giudicare secondo parametri certamente pi\u00f9 ampi del consueto: perfetta intonazione, assoluta padronanza scenica, una vasta paletta espressiva data da un eccellente controllo dinamico e timbrico del mezzo vocale, nonostante l\u2019estrema difficolt\u00e0 della parte. La loro vocalit\u00e0, abbastanza ampia e brunita, secondo la vociologia consueta non \u00e8 specificata, (comunque soprano e baritono) anche perch\u00e9 le estensioni dei ruoli tendono a un registro naturale sicuramente pi\u00f9 adatto per una perfetta intelligibilit\u00e0 del testo. A questo proposito \u00e8 superiore a ogni lode anche l\u2019ottima pronuncia dell\u2019italiano di tutti gli interpreti, capaci di rendere superflua, una volta tanto, la puntuale proiezione del testo. Anche <strong>Lena Haselmann<\/strong> nella parte dell\u2019Ospite e <strong>Christian Oldenburg<\/strong>, che ha impersonato la splendida marionetta del Servo, hanno dimostrato una perfetta aderenza ai loro ruoli e delle eccellenti qualit\u00e0 musicali senza le quali, d\u2019altronde, l\u2019opera di Sciarrino sarebbe assolutamente inavvicinabile. Suggestivo anche il prologo fuori scena affidato a un gruppo di voci bianche ben preparato da <strong>Alhambra Superchi<\/strong>. <strong>Marco Angius<\/strong> ha guidato con sicurezza e precisione gli interpreti e un eccellente gruppo orchestrale del Teatro Comunale, dimostrando un ottimo senso dello spettacolo; difficile ascoltare ed esprimere un giudizio senza riferimenti storicizzati, ma il fascino di <em>Luci mie traditrici<\/em> deriva essenzialmente dalla sua coerenza espressiva e dinamica, coerenza perfettamente restituita da un equilibrio raro tra le sezioni strumentali e il palcoscenico. Una menzione particolare per la sezione delle percussioni, dove il lavoro sulle lastre metalliche ha permesso una notevole variet\u00e0 di effetti e una timbrica particolarmente avvolgente e coesa di tutto l\u2019ensemble. Il pubblico, certamente non numeroso (ma questa cronaca si riferisce all\u2019ultima replica), ha applaudito alla fine con convinzione ed \u00e8 da sottolineare una buona presenza di spettatori stranieri che sono apparsi particolarmente interessati e incuriositi dallo spettacolo.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Bologna, Teatro Comunale, Stagione Lirica 2016 \u201cLUCI MIE TRADITRICI\u201d Opera in due atti su libretto di Salvatore Sciarrino [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":144,"featured_media":85267,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[4],"tags":[16451,14515,16452,16450,16455,16449,14499,13720,16454,16413,1991,145,16453,8631,1134],"class_list":["post-85265","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-recensioni","tag-alhambra-superchi","tag-annette-murschetz","tag-birgit-wentsch","tag-carola-tautz","tag-christian-oldenburg","tag-irene-selka","tag-jurgen-flimm","tag-katharina-kammerloher","tag-lena-haselmann","tag-luci-mie-traditrici","tag-marco-angius","tag-opera-lirica","tag-otto-katzameier","tag-salvatore-sciarrino","tag-teatro-comunale-di-bologna"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/85265","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/users\/144"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=85265"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/85265\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":87752,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/85265\/revisions\/87752"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/media\/85267"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=85265"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=85265"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=85265"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}