{"id":85593,"date":"2016-07-17T16:40:24","date_gmt":"2016-07-17T14:40:24","guid":{"rendered":"http:\/\/www.gbopera.it\/?p=85593"},"modified":"2016-12-23T09:52:07","modified_gmt":"2016-12-23T08:52:07","slug":"martina-franca-42-festival-della-valle-ditria-la-grotta-di-trofonio","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/martina-franca-42-festival-della-valle-ditria-la-grotta-di-trofonio\/","title":{"rendered":"Martina Franca, Festival della Valle d&#8217;Itria 2016: &#8220;La grotta di Trofonio&#8221;"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\"><em>Martina Franca, Palazzo Ducale<\/em><em><br \/>\n<\/em><strong>\u201cLA GROTTA DI TROFONIO\u201d<\/strong><strong><br \/>\n<\/strong>Commedia per musica, libretto di Giuseppe Palomba da Giovanni Battista Casti<br \/>\nMusica di<strong> Giovanni Paisiello\u00a0<\/strong><br \/>\n<em>Dori<\/em> BENEDETTA MAZZUCATO<br \/>\n<em>Rubinetta <\/em>CATERINA DI TONNO<br \/>\n<em>Artemidoro<\/em> MATTEO MEZZARO<br \/>\n<em>Don Gasperone <\/em>DOMENICO COLAIANNI<br \/>\n<em>Eufelia\u00a0<\/em> ANGELA NISI<br \/>\n<em>Madama Bartolina \u00a0<\/em>DANIELA MAZZUCATO<br \/>\n<em>Trofonio\u00a0<\/em> ROBERTO SCANDIUZZI<br \/>\n<em>Don Piastrone<\/em> GIORGIO CAODURO<br \/>\nOrchestra Internazionale d\u2019Italia<br \/>\nDirettore\u00a0<strong>Giuseppe Grazioli<\/strong><strong><br \/>\n<\/strong>Regia <strong>Alfonso Antoniozzi<\/strong><strong><br \/>\n<\/strong>Scene <strong>Dario Gessati<br \/>\n<\/strong>Costumi<strong> Gianluca Falaschi<br \/>\n<\/strong>Disegno luci<strong> Camilla Piccioni \u00a0\u00a0<\/strong><br \/>\n<em>Martina Franca, 14 luglio 2016<br \/>\n<\/em><strong>La quarantaduesima edizione del Festival della Valle d\u2019Itria si apre omaggiando Giovanni Paisiello<\/strong> a\u00a0 200 anni dalla sua morte. \u00c8 giusto precisare tuttavia che il festival di Martina Franca, a prescindere da questo anniversario che ha in qualche modo indotto molti teatri ed enti lirici a vari ripescaggi paisielliani, fin dall\u2019allestimento della <em>Nina<\/em> nel 1978 ha riservato al compositore tarantino un\u2019attenzione costante, permettendo di restituire al vivo ascolto ben otto titoli tra drammi seri, buffi e oratorii. <strong>La scelta \u00e8 caduta sulla <em>Grotta di Trofonio<\/em> <\/strong>(co-prodotta con il Teatro San Carlo di Napoli) commedia per musica composta da Paisiello \u2013 reduce dal servizio alla corte della zarina Caterina II e dal successo del <em>Re Teodoro in Venezia<\/em> scritto sulla strada del ritorno verso Napoli per la corte viennese di Giuseppe II \u2013 nel 1785 per il Teatro dei Fiorentini di Napoli su un libretto di Giuseppe Palomba che modificava l\u2019omonimo dramma giocoso dell\u2019abate Giovanni Battista Casti musicato a Vienna dal Kapellmeister Antonio Salieri. Un titolo, quindi, indicativo del \u2018Paisiello europeo\u2019 e di quella dimensione cosmopolita che il melodramma comico nostrano acquis\u00ec grazie sia all\u2019accoglienza tributatagli dalle principali corti d\u2019Europa, sia ai complessi processi di riscrittura dei grandi modelli teatrali d\u2019Oltralpe (Moli\u00e8re in primis). Rispetto alla partitura di Salieri quella paisielliana conobbe una diffusione pi\u00f9 limitata ma non trascurabile: replicata a Mestre, Treviso e Udine (1786), Malta e Palermo (1787), Monza e Milano (1788), fu rappresentata con i recitativi parlati in lingua francese a Versailles (1788) e in lingua tedesca a Vienna (1787) e Bolzano (1789), per poi ritornare in scena a Napoli, sempre ai Fiorentini, nel giugno 1789. Ultima illustre tappa fu la Parigi di Napoleone che scelse quest\u2019opera per l\u2019inaugurazione del nuovo Th\u00e9\u00e2tre de l\u2019Imp\u00e9ratrice il 30 giugno 1804.<br \/>\n<strong>L\u2019ambientazione della <em>Grotta di Trofonio <\/em>\u00e8 particolare<\/strong>; la vicenda si svolge infatti nella Grecia ottomana del XVIII secolo, non quella classica, vagheggiata dai borghesi arricchiti e smaniosi di esibire la propria acculturazione, mitizzata da quei filosofi \u2018finti\u2019 o \u2018immaginari\u2019 di cui pullula la librettistica settecentesca e che individuano il campione nel don Tammaro del <em>Socrate immaginario<\/em> di Galiani-Lorenzi-Paisiello (1775). Il libretto di Palomba allude infatti a caffettieri, locandiere e mercanti emigrati da Napoli a Libadia in Beozia (citt\u00e0 del culto oracolare di Trofonio) per cercare fortuna; si tratta di una classe mercantile realmente esistita che alla fine del \u2018700 ingross\u00f2 le fila di chi immaginava un moderno stato greco indipendente, uomini e donne ben diversi dagli astratti aristocratici protagonisti delle schermaglie galanti di conio goldoniano. Inedita per l\u2019opera buffa italiana \u00e8 anche la dimensione magico-sovrannaturale che contrassegna Trofonio (il disegno luci di <strong>Camilla Piccioni<\/strong> avrebbe potuto essere pi\u00f9 elaborato per le scene evocative e spettrali) e il suo ruolo di burattinaio-r\u00e9gisseur (esplicitato dal regista durante un concertato dove Trofonio, che non canta, muove a mo\u2019 di marionettista i quattro personaggi che tiene in pugno), per certi aspetti accostabile pi\u00f9 allo spiritello dell\u2019<em>Osteria di marechiaro<\/em> (Cerlone-Paisiello, Napoli 1769) che al Don Alfonso di <em>Cos\u00ec fan tutte<\/em>. Lo stesso \u2018bosco\u2019 \u00e8 un luogo poco frequentato dal melodramma comico per via di una connotazione antropologica (si pensi alla coeva tradizione fiabesca!) che lo rende il luogo dello smarrimento di quanto v\u2019\u00e8 di razionale e controllabile, lo spazio di pertinenza ferina (non a caso Trofonio viene scambiato per un orso; e sempre l\u2019orso \u00e8 lo spauracchio negli <em>Stravaganti<\/em>, uno dei rari libretti napoletani che colloca pi\u00f9 d\u2019una scena in un fitto e inquietante bosco). La regia di <strong>Alfonso Antoniozzi<\/strong>, le scene di <strong>Dario Gessati<\/strong> e i costumi di <strong>Gianluca Falaschi <\/strong>sembrano eludere queste suggestioni per esaltare la risibile grecomania tipica di tanti altri libretti buffi, ricorrendo al kitsch del <em>parvenu <\/em>citazionista (sul grembiule della locandiera \u00e8 stampato il Partenone), al suo gusto da cartolina (l\u2019Eretteo con le cariatidi s\u2019impone all\u2019occhio dello spettatore) fino al grottesco tout court (i figuranti in tuniche e sandali all\u2019antica). All\u2019erudizionismo affettato che contrassegna i personaggi di Eufelia e Don Piastrone alludono gli enormi libri che nel disporsi orizzontalmente permettono di articolare tre spazi di azione sul proscenio, mentre verticalmente consentono le numerosissime entrate e uscite di scena (i cantanti entrano letteralmente nelle illustrazioni di soggetto greco classico realizzate da teloni forati da grandi asole). Antoniozzi ha ben condotto i movimenti degli attori nei concertati lasciando emergere un gusto per la gag gestuale sempre ben misurato e chiaro; cos\u00ec come chiare sono le sue note di regia con apprezzabile sintesi spiegano gl\u2019intenzionali riferimenti all\u2019avanspettacolo, ai due Eduardo (Scarpetta da un lato, dall\u2019altro il De Filippo capace di ritrarre ogni stato dell\u2019animo umano indossando la maschera di Pulcinella), a Nino Taranto e, pi\u00f9 in generale, a una comicit\u00e0 tutta gestuale che all\u2019epoca di Paisiello era magistralemente gestita dalla famiglia dei Casaccia. Oggi essa fa perno sulla verve istrionica di <strong>Domenico Colaianni<\/strong>, capace di padroneggiare il ruvido dialetto napoletano di Don Gasperone e di renderlo comprensibile attraverso l\u2019arte del gesto. Come Casaccia al solo presentarsi sul palcoscenico dei Fiorentini muoveva il pubblico al riso, cos\u00ec la fisicit\u00e0 di Colaianni, che calibra con studiata sapienza attoriale ogni movimento del suo corpo, da sola assicura il divertimento; ad essa si aggiunge il surplus di una voce potentissima e duttile, a proprio agio nella declamazione dei recitativi, nel canto spianato dei segmenti pi\u00f9 melodici delle arie, come pure nei rapidissimi sillabati (che fan pensare gi\u00e0 a Rossini) impiegati soprattutto nei concertati. Colaianni\/Don Gasperone \u00e8 dunque il perno attorno al quale ruota la costellazione dei personaggi, il fulcro che garantisce la tenuta di una drammaturgia in verit\u00e0 piuttosto esile (e talvolta ben poco aiutata dagli stacchi di tempo troppo lenti presi dal direttore <strong>Giuseppe Grazioli<\/strong>). Le quattro voci femminili (Palomba aveva aggiunto Madama Bartolina e Rubinetta al libretto di Casti) hanno ben reso i relativi personaggi: <strong>Benedetta Mazzucato <\/strong>(unica nel cast a provenire dall\u2019Accademia del Belcanto \u201cRodolfo Celletti\u201d) inizialmente un po\u2019 metallica ha trovato nel corso dell\u2019opera una giusta misura per dare corpo sonoro alla svampita Dori e di certo l\u2019ha sorretta una spigliatezza nella gestione dello spazio scenico, evidente nell\u2019episodio metateatrale che vede mutare il personaggio in canterina dopo l\u2019ingresso nella grotta. <strong>Angela Nisi<\/strong> peccava forse nel concedere alla sua Eufelia una vocalit\u00e0 gi\u00e0 proiettata nel belcanto ottocentesco: ci si riferisce in particolare alle cadenze, a certo eccesso di volume sonoro sugli acuti, all\u2019assenza di quelle brevi messe di voce che avrebbero potuto rendere stilisticamente pi\u00f9 adeguata la sua interpretazione. Bellissimo il timbro di <strong>Caterina Di Tonno<\/strong>, una Rubinetta deliziosa che non necessita di scendere in platea per affascinare il suo pubblico. Nella voce (sempre ben proiettata e di squisita sonorit\u00e0) e nel gesto di <strong>Daniela Mazzucato<\/strong> la tradizione del melodramma comico e dell\u2019operetta paiono fondersi dando luogo a una vitalit\u00e0 che ha impreziosito Madama Bartolina, personaggio non immune dal rischio di ridondanza. Tanto squillante la voce di <strong>Giorgio Caoduro<\/strong> (quasi baritenorile nei passaggi acuti) \u2013 un ottimo Don Piastrone capace di realizzare una medietas tra la caricaturalit\u00e0 di Don Gasperone e gli sconfinamenti nell\u2019ambito \u2018serio\u2019 di Artemidoro ed Eufelia \u2013 quanto piena e profonda quella del basso <strong>Roberto Scandiuzzi<\/strong>, alle prese con vertiginose discese verso il grave che parodizzavano l\u2019<em>allure<\/em> sacerdotale del protagonista eponimo. Buona la prova del tenore <strong>Matteo Mezzaro <\/strong>(Artemidoro), al quale si richiede una cura maggiore delle dinamiche della sua parte, sempre sul crinale dello stile da opera seria.\u00a0Da parte di <strong>Giuseppe Grazioli<\/strong> alla guida dell\u2019Orchestra Internazionale d\u2019Italia ci si sarebbe aspettati una maggior cura dei colori orchestrali e, come gi\u00e0 detto sopra, un\u2019agogica pi\u00f9 decisa e meglio modellata sull\u2019attorialit\u00e0 di cui la partitura paisielliana trasuda.\u00a0Davvero ottimo per ricchezza d\u2019informazioni e acume critico \u00e8 il saggio di Luisa Cosi, curatrice dell\u2019edizione critica della partitura, che correda il libro di sala, a dimostrazione di quanto il Festival della Valle d\u2019Itria sia anche uno spazio prezioso per la musicologia applicata.\u00a0Numeroso e come sempre entusiasta il pubblico che ha riservato a tutti gli artisti un caloroso e prolungato applauso.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Martina Franca, Palazzo Ducale \u201cLA GROTTA DI TROFONIO\u201d Commedia per musica, libretto di Giuseppe Palomba da Giovanni Battista [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":66,"featured_media":85597,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[4],"tags":[16570,792,8156,14806,16613,3576,1850,11471,1361,2104,674,16611,10749,16571,16614,560,3049,145,1122],"class_list":["post-85593","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-recensioni","tag-42-festival-della-valle-ditria","tag-alfonso-antoniozzi","tag-angela-nisi","tag-benedetta-mazzucato","tag-camilla-piccioni","tag-caterina-di-tonno","tag-daniela-mazzucato","tag-dario-gessati","tag-domenico-colaianni","tag-gianluca-falaschi","tag-giorgio-caoduro","tag-giovanni-paisielo","tag-giuseppe-grazioli","tag-la-grotta-di-trofonio","tag-luisa-cosi","tag-martina-franca","tag-matteo-mezzaro","tag-opera-lirica","tag-roberto-scandiuzzi"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/85593","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/users\/66"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=85593"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/85593\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":85600,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/85593\/revisions\/85600"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/media\/85597"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=85593"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=85593"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=85593"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}