{"id":85835,"date":"2016-08-16T22:05:55","date_gmt":"2016-08-16T20:05:55","guid":{"rendered":"http:\/\/www.gbopera.it\/?p=85835"},"modified":"2016-08-16T22:05:55","modified_gmt":"2016-08-16T20:05:55","slug":"jerome-bosch-le-jardin-des-delices","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/jerome-bosch-le-jardin-des-delices\/","title":{"rendered":"J\u00e9r\u00f4me Bosch: Le Jardin des d\u00e9lices"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\">Bassano del Grappa, Teatro Castello \u201cTito Gobbi\u201d, OperaEstate 2016<br \/>\n<strong>&#8220;J\u00e9r\u00f4me Bosch: Le Jardin des d\u00e9lices&#8221;<\/strong><br \/>\nCoreografia <strong>Marie Chouinard<\/strong><br \/>\nMusiche originali <strong>Louis Dufort<\/strong><strong><br \/>\n<\/strong>Danzatori <strong>S\u00e9bastien Cossette-Masse, Paige Culley, Valeria Galluccio, Leon Kupferschmid, Morgane Le Tiec, Clementine Schindler, Scott McCabe, Sacha Ouellette-Deguire, Carol Prieur, Megan Walbaum<\/strong><br \/>\nPrima nazionale<br \/>\nRealizzato in coproduzione con Jheronimus Bosch 500 Foundation<br \/>\n<em>Bassano del Grappa, 14 agosto 2016<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Una teatralizzazione danzata in rapporto dialettico con l\u2019opera somma di <strong>Hieronymus Bosch <\/strong>\u00e8 ci\u00f2 che lo spettatore si aspettava e che ha avuto. Come, osservando il famoso trittico al Prado, in principio l\u2019occhio raccoglie l\u2019insieme, quindi scende sul particolare scorrendo sulle figure: i gruppi narranti; cos\u00ec i danzatori opalescenti si palesano seguendo linee parallele a chi osserva, rimanendo visivamente bidimensionali, quindi si uniscono per comporre le narrazioni che quasi siamo indotti a ricercare nel dipinto, sullo sfondo, cio\u00e8 a confrontare perch\u00e9 proiettate nei tondi posti ai lati del palco.Veniamo introdotti alla <em>performance<\/em> de \u201c<em>Il Giardino delle delizie<\/em>\u201d dall\u2019apertura dei pannelli laterali del grande dipinto che, chiusi, sono le parti uguali di una sfera riempita di acqua, terra e cielo: il globo terrestre. Definiamolo viaggio nell\u2019allegoria del mondo, ricco di richiami simbolici non ancora del tutto decifrati, in cui qualcuno ha visto per la prima volta l\u2019uomo dipinto dall\u2019interno, com\u2019\u00e8 veramente: un po\u2019 succube della carne (lussuria), tuttavia acquiescente nel consegnare la propria anima a creature demoniache immaginifiche. Un essere che sembra arbitro del proprio destino, quando coglie la fragola afrodisiaca (qui e l\u00e0 nel dipinto) ma giustamente remissivo, complice e solidale l\u2019un l\u2019altro nel comune e ineluttabile destino, che non interessa solo chi \u00e8 peccaminoso perch\u00e9 cade in tentazione e soddisfa quegli istinti amorosi che non possiamo affatto dire essere naturale disegno divino per il mantenimento della specie. Nel trittico di <strong>Bosch<\/strong>, da sinistra a destra, l\u2019arco della vita diventa un vortice sinuoso che va dal concepimento, in un luogo tutto luce, purezza e cinguettare di uccellini (<em>locus amoenus<\/em>), alla morte avvolta da fiamme, tenebre e suoni macabri (<em>locus terribilis<\/em>). Nel mezzo c\u2019\u00e8 l\u2019esistenza (<em>locus voluptatis<\/em>) nella coscienza della sua fugacit\u00e0: fra tutti, i due amanti racchiusi nella diafana sfera piena di crepe, per cui \u00abLa felicit\u00e0 \u00e8 come un vetro che presto si infrange\u00bb (antico proverbio fiammingo). Tutto sembra compiuto quando invece il nostro sguardo risale verso l\u2019alto, tornando al primo pannello, dove si alza un volo di rondini che simboleggia la resurrezione. Quello che permea da questa \u201cstoria\u201d \u00e8 l\u2019infinita umanit\u00e0, che ha portato a definire <strong>Bosch <\/strong>un moralista (lo si accosta molto bene a Dante in questo) per esserevolutamente didascalico e dottrinale, quindi eretico e forse scomodo per una Chiesa, sul finire del XV secolo, \u201ca caccia di streghe\u201d (riforma luterana). \u00c8 infatti di umanit\u00e0 che parla, in un\u2019intervista per <strong>Opera Estate<\/strong>,<strong>Valeria Galluccio<\/strong>, unica danzatrice italiana della compagnia di <strong>Marie Chouinard<\/strong>, riferendosi al rispetto quasi ossequioso che la neo direttrice della Biennale Danza ha per i suoi ballerini. Con loro approccia con il colloquio clinico: ascolto e osservazione insieme, per cogliere da essi quell\u2019emozione nel gesto che la conduce alla creazione dei movimenti scenici. Lei \u00abcrea in base a ci\u00f2 che esce da noi danzatori improvvisando, e sceglie qualcosa che le interessa e la emoziona\u00bb. Ora sappiamo meglio che la vena creativa della <strong>Chouinard<\/strong> scorre tra gusto intellettuale e reazione emotiva, perci\u00f2 crediamo che proprio questa occasione di transcodificare il famoso dipinto del pittore fiammingo le andava a genio sin dapprincipio. La coreografa canadese, ammette la <strong>Galluccio<\/strong>, assegna ai suoi danzatori le performance sulla base della situazione emotiva che stanno vivendo: ecco perch\u00e9 non vediamo delle interpretazioni ma delle rappresentazioni. \u00c8 bello riscontrarlo nello spettacolo a cui si \u00e8 assistito in prima nazionale a Bassano: quel partire da una scena del dipinto, che alle prove \u00e8 stata vissuta fino al punto da donare a Marie quelle emozioni che poi essa imprime nella livrea estetica dei movimenti coreografici. Poi, comunque si nota tutta la maestria e l\u2019esperienza di chi sa riempire i vuoti dello <em>stage<\/em> donando equilibrio alle composizioni. Tutto questo sentimento emotivo i dieci danzatori lo fanno percepire, molto forte, nel finale quando in controluce le loro <em>silhouette<\/em> arrivano vicinissime a noi fino a bordo stage perch\u00e9 non ci deve essere nessuna barriera tra loro e il pubblico. Le emozioni devono circolare. Perci\u00f2 <em>Il giardino delle delizie<\/em> di <strong>Marie Chouinard <\/strong>\u00e8 anch\u2019esso un viaggio suddiviso in tre tappe (atti), che parte dal pannello centrale e termina con il primo, in cui le musiche originali di <strong>Louis Dufort <\/strong>accompagnano i bei balletti sincronizzati dei danzatori; le voci gregoriane sincopate concordano con le reiterate pose uguali e perpetue e i suoni monotoni fanno da contrasto alle \u201cdelizie\u201d tramutandole in \u201csevizie\u201d. Infatti, il secondo atto apre con un pauroso \u201cassolo voce\u201d della <strong>Galluccio<\/strong> che in vero \u00e8 una performance tra lei e il tecnico del suono, in sincrono con la rotazione delle immagini che vediamo scorrere nei tondi (sullo sfondo il dipinto \u00e8 sostituito da un monocolore grigio-rosso), fino ad arrivare all\u2019urlo satanico sull\u2019immagine del demone supremo, impersonato da un essere blu dalla testa di uccello che fagocita i dannati interi cos\u00ec come li espelle dentro a una fossa. I danzatori danno il meglio si s\u00e9 impersonando sul palco ognuno la propria danza macabra, vero momento di spettacolo tra l\u2019ironico circense e il rituale satanico. Qui la <strong>Chouinard <\/strong>ha saputo sfruttare il meglio dal suo corpo di ballo; qui si \u00e8 palesata tutta la sua intelligenza nel saper calibrare come in <strong>Bosch<\/strong> sarcasmo e fatuit\u00e0; qui \u00e8 riconoscibile l\u2019intellettuale \u201ccoscientemente istintivo\u201d: un ossimoro per descrivere chi sa esprimersi nel confine tra creativit\u00e0 e dottrina. Nel terzo atto tutto si calma e si riappacifica. Occhi ci guardano osservare Dio (uomo-donna) dare vita a Eva (donna-uomo), mentre ritornano i canti gregoriani sincopati e le figure si scompongono e ricompongono all\u2019infinito: la vita. Alla fine si rimane contenti sia stato scongiurato il pericolo che venisse rappresentato il trittico come un catalogo di coreografie sulle scene folli e ironiche di un maestro visionario, colpito da quel <strong>fuoco di Sant&#8217;Antonio <\/strong>(il fuoco sacro dell\u2019arte), che la storia vuole sia stato individuato come un morbo dovuto alla <em>Claviceps purpurea<\/em> (ergot), un fungo che colpisce i cereali quali la segale, quindi il pane fatto con essa. Nel tardo medioevo veniva curato con la mandragola che leniva s\u00ec le sofferenze ma procurava forti allucinazioni: quelle narrate nel trittico (poco diegetico) con forte approccio sincronico e diacronico insieme nel mettere in comunicazione spaziale la vita di quel tempo con quella che fu in Paradiso e quella che sar\u00e0 all\u2019Inferno.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Bassano del Grappa, Teatro Castello \u201cTito Gobbi\u201d, OperaEstate 2016 &#8220;J\u00e9r\u00f4me Bosch: Le Jardin des d\u00e9lices&#8221; Coreografia Marie Chouinard [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":122,"featured_media":85836,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[744],"tags":[16780,16781,16782],"class_list":["post-85835","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-danza","tag-jerome-bosch","tag-louis-dufort","tag-marie-chouinard"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/85835","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/users\/122"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=85835"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/85835\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":85837,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/85835\/revisions\/85837"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/media\/85836"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=85835"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=85835"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=85835"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}