{"id":86102,"date":"2016-09-21T13:48:19","date_gmt":"2016-09-21T11:48:19","guid":{"rendered":"http:\/\/www.gbopera.it\/?p=86102"},"modified":"2016-12-13T22:56:29","modified_gmt":"2016-12-13T21:56:29","slug":"palermo-teatro-massimo-madama-butterfly","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/palermo-teatro-massimo-madama-butterfly\/","title":{"rendered":"Palermo, Teatro Massimo: &#8220;Madama Butterfly&#8221;"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\"><em>Palermo, Teatro Massimo, Stagione Lirica 2016 \u00a0<\/em><br \/>\n<strong>&#8220;MADAMA BUTTERFLY&#8221;<br \/>\n<\/strong>Tragedia giapponese in due atti.\u00a0Libretto Giuseppe Giacosa e Luigi Illica.<br \/>\nMusica di\u00a0<strong>\u00a0Giacomo Puccini<br \/>\n<\/strong><em>Cio-Cio-San <\/em>HUI HE<br \/>\n<em>Suzuki <\/em>ANNA MALAVASI<br \/>\n<em>Kate Pinkerton<\/em> MILENA JOSIPOVIC<br \/>\n<em>F. B. Pinkerton <\/em>BRIAN JAGDE<br \/>\n<em>Sharpless<\/em> GIOVANNI MEONI<br \/>\n<em>Goro <\/em>MARIO BOLOGNESI<br \/>\n<em>Il principe Yamadori <\/em>VITTORIO ALBAMONTE<br \/>\n<em>Lo zio Bonzo<\/em> MANRICO SIGNORINI<br \/>\n<em>Commissario imperiale<\/em> COSIMO DIANO<br \/>\n<em>Ufficiale del registro<\/em> ANTONIO BARBAGALLO<br \/>\n<em>Lo zio Yakusid\u00e9<\/em> ALFIO MARLETTA<br \/>\n<em>La madre<\/em> DAMIANA LI VECCHI<br \/>\n<em>La cugina<\/em> MANUELA CIOTTO<br \/>\n<em>La zia<\/em> MARIELLA MAISANO<br \/>\nOrchestra e Coro del Teatro Massimo<br \/>\nDirettore\u00a0<strong>Jader Bignamini<\/strong><br \/>\nMaestro del Coro <strong>Piero Monti<\/strong><br \/>\nRegia\u00a0<strong>Nicola Berloffa<\/strong><br \/>\nScene <strong>Fabio Cherstich<br \/>\n<\/strong>Costumi<strong> Valeria Donata Bettella<br \/>\n<\/strong>Luci <strong>Marco Giusti<br \/>\n<\/strong>Drammaturgia<strong> Alexandra Jud<br \/>\n<\/strong>Videomaker<strong> Paul Secchi<br \/>\n<\/strong>Nuovo allestimento in coproduzione con il Macerata Opera Festival\u00a0<strong><br \/>\n<\/strong><em>Palermo, 16 settembre 2016<br \/>\n<\/em>Un risveglio scoppiettante quello del Teatro Massimo che, dopo la pausa estiva, torna al centro di un vortice di iniziative volte a richiamare con tutti i mezzi disponibili i suoi cittadini, promuovendo livelli diversi di fruizione e di partecipazione del pubblico. \u2018Piazza Massimo\u2019, questo il nome della tre giorni di opere e videoproiezioni che anima la piazza del teatro: attrattive principali la performance itinerante di <em>Figaro! Opera camion <\/em>(dal <em>Barbiere di Siviglia<\/em> di Rossini), in viaggio per i quartieri della citt\u00e0, e l\u2019allestimento di una platea <em>en plein air<\/em> con maxischermo per la proiezione di concerti, documentari e spettacoli tra i quali la diretta \u2013 dalla Sala Grande del teatro \u2013 della prima di questa <em>Madama Butterfly<\/em>.<br \/>\nAffettuosamente dedicata al soprano Daniela Dess\u00ec, recentemente scomparsa, ed ultima interprete di <em>Butterfly<\/em> a Palermo (2012), la recita ha richiamato l\u2019attenzione delle istituzioni cittadine e di un pubblico numeroso che ci \u00e8 sembrato abbia molto apprezzato lo spettacolo il quale, fatte salve alcune scelte poco condivisibili, ci ha comunque complessivamente convinto.\u00a0L\u2019allestimento \u2013 di impianto tradizionalista con alcuni tentativi di originalit\u00e0 \u2013 si incentra sull\u2019idea del contrasto tra Oriente e Occidente, il cui scontro tra culture si risolver\u00e0 inevitabilmente con l\u2019annientamento dell\u2019una a seguito delle prevaricazioni e degli inganni perpetuati dall\u2019altra. In quest\u2019ottica, la giovane ma risoluta protagonista che cade nella trappola del prestante luogotenente statunitense \u00e8 proprio la personificazione del mondo giapponese, la cui grandezza millenaria viene dapprima consumata, poi sminuita e derisa e infine rasa al suolo dalla forza bruta del colosso occidentale. \u00c8 proprio per accentuare la portata di questa violenza, dettata da ignoranza e superficialit\u00e0, che la vicenda \u00e8 trasposta al secondo dopoguerra, durante l\u2019occupazione militare di Nagasaki.\u00a0Dopo le prime battute dell\u2019orchestra \u2013 condotta dal movimento posato ma efficace di <strong>Jader Bignamini<\/strong>, molto attento a dare il giusto risalto ai temi conduttori e alla ricchezza timbrica della partitura \u2013 il sipario si apre su uno degli ambienti della casa a soffietto descritta nel libretto: nella rilettura di <strong>Nicola Berloffa<\/strong>, che firma la regia, la casa \u00e8 costruita all\u2019interno di un teatro tradizionale giapponese sul cui palcoscenico si avvicendano dapprima i servitori e poi i parenti e gli amici della sposa, tutti introdotti dal nakodo Goro come personaggi di una <em>pi\u00e8ce<\/em> da quattro soldi.<br \/>\nInsieme a noi sono spettatori Pinkerton, luogotenente della marina degli Stati Uniti, ed i suoi divertiti marines, volgari pretendenti delle amiche di Butterfly che, una dietro l\u2019altra, sfilano sul palco: ci rendiamo presto conto che le fattezze di questo luogo rinviano a quelle di una casa per appuntamenti dove le geishe, ormai spogliate della raffinata arte che le contraddistingue, ricevono i loro amanti. \u00c8 questo il posto deputato al matrimonio\/farsa tra Pinkerton e Cio-Cio-San che \u00e8 dichiaratamente una messa in scena di cui tutti sembrano essere a conoscenza. Tutti tranne la protagonista.\u00a0Lo scontro tra i due mondi si accende soprattutto nel primo atto, dove gli sprazzi di colore dei costumi tradizionali giapponesi, nati dalla mano di <strong>Valeria Donata Bettella<\/strong>, si stagliano su un tetro fondale blu semovente, mentre il potente bagliore delle luci di <strong>Marco Giusti<\/strong> avvolge di un\u2019aura artefatta un mondo che sta ormai precipitando verso un irreparabile declino. \u00a0Ai contrasti visivi fanno eco i giochi di colore della partitura pucciniana, ben eseguiti dall\u2019<strong>Orchestra del Teatro Massimo<\/strong>, che ha dialogato con i cantanti mantenendo quasi sempre i giusti volumi e che ha saputo dare il giusto peso alla ricercatezza del linguaggio musicale dell\u2019opera.<br \/>\nDi forte impatto visivo risulta ancora l\u2019entrata di Butterfly e delle sue amiche, accompagnata da scene (di <strong>Fabio Cherstich<\/strong>) che si compongono seguendo il passo delle donne verso il buio proscenio. Come spiega Alexandra Jud, autrice di uno dei saggi del programma di sala, l\u2019immagine dei ciliegi in fiore \u00absimbolo di bellezza e fugacit\u00e0\u00bb nel teatro tradizionale giapponese, viene qui umiliata nel momento in cui \u00e8 posta davanti alla stupida superficialit\u00e0 dei militari, buoni soltanto a consumare birra appollaiati sulle panche della platea. \u00a0\u00c8 forse per rendere pi\u00f9 squallida e scontata la cerimonia che l\u2019entrata di Cio-Cio-San avviene direttamente davanti a tutti, senza rispettare le indicazioni del libretto che vogliono la sua voce proveniente dall\u2019interno? Non lo sappiamo. Cos\u00ec come non riusciamo a capire come mai l\u2019arrivo della nave nel secondo atto \u00e8 seguito per telefono, creando un\u2019incongruenza con quello che il libretto reca in didascalia (<em>Prende sul tavolino un cannocchiale e corre sul terrazzo ad osservare<\/em>) e che dice per bocca della protagonista (\u201cReggimi la mano ch\u2019io ne discerna il nome\u201d). Ci sembra che a tali prescrizioni bisognerebbe sempre essere fedeli, pur stravolgendo \u2013 se lo si ritiene opportuno \u2013 altri aspetti pi\u00f9 secondari nella realizzazione di un\u2019opera.<br \/>\nMeritatissimi gli applausi per <strong>Hui He<\/strong>, veterana del ruolo gi\u00e0 dal 2003: il timbro morbido e la potenza di emissione sostengono con delicatezza il dispiegarsi di melodie serene (\u201cSpira sul mare\u201d) e la sua voce si amalgama con fluidit\u00e0 a quella degli altri personaggi. Nel lungo ed articolato duetto con Pinkerton \u00e8 capace di alternare momenti di tenerezza infantile ad apici di intensa sensualit\u00e0. Ad accompagnarla \u00e8 il giovane tenore americano <strong>Brian Jagde<\/strong>, che porta alla ribalta un Pinkerton perfettamente calato nel ruolo, con un timbro vocale energico e brillante accompagnato da una sicura drammatizzazione del personaggio. I forti contrasti musicali tra le due parti vocali trovano in \u201cBimba dagli occhi pieni di malia\u201d l\u2019apice espressivo della tragedia imminente: la resa complessiva \u00e8 soddisfacente, anche se non si pu\u00f2 che evidenziare un certo distacco di Hui He che, impegnata nella corretta interpretazione vocale, lascia poco spazio al coinvolgimento drammaturgico.<br \/>\nI contrasti del primo atto vengono meno e quasi si annullano nel secondo, dove la desolazione del contesto non lascia pi\u00f9 spazio a ghiribizzi orientaleggianti. Anche la scena ce lo dice: sono trascorsi tre anni e il teatro dove sorge la casa di Cio-Cio-San si \u00e8 trasformato in un cinema che proietta film americani. Il sipario si apre sul finale di <em>Perdutamente Tua<\/em> (<em>Now, Voyager<\/em>, 1942), storia di un amore impossibile dove una Charlotte (Bette Davis) ormai emancipata pronuncia la famosa battuta (che noi non sentiamo): \u00ab<em>Non chiediamo la luna\u2026 abbiamo gi\u00e0 le stelle<\/em>\u00bb. \u00a0Anche qui il progresso industriale testimoniato dal cinema conduce ad una trasformazione della societ\u00e0: ma, ben lungi dal benessere economico che investe il mondo occidentale, davanti ai nostri occhi si consuma la triste storia di un popolo derubato della sua identit\u00e0, piegato sotto l\u2019arroganza dell\u2019oppressore e illuso nella falsa promessa del \u2018sogno americano\u2019.\u00a0\u00c8 chiaro il parallelo con la vita di Cio-Cio-San che per\u00f2, a differenza delle amiche per le quali la metamorfosi \u00e8 gi\u00e0 compiuta (ce ne accorgiamo vedendole indossare abiti occidentali), aspetta da giapponese il ritorno del marito per lasciarsi andare verso la nuova vita. Butterfly si crede ancora una donna libera: libera di indossare le vesti tradizionali pur avendo rinnegato le sue origini, libera di scegliere una vita di stenti per non tornare al suo passato di geisha, libera di lasciarsi ancora ingannare dall\u2019amore e dalle false promesse di Pinkerton. Allora il suo canto pu\u00f2 dispiegarsi fiducioso, proiettando sullo schermo bianco della sala cinematografica la scena a cui \u00e8 sicura di assistere \u201cun bel d\u00ec\u201d.\u00a0Ha al suo fianco una Suzuki disincantata ma pronta a sostenerla nelle sue scelte: la interpreta il mezzosoprano <strong>Anna Malavasi <\/strong>che, sebbene un po\u2019 debole negli interventi del primo atto (\u201cSorride vostro onore\u201d), in cui il canto \u00e8 quasi del tutto coperto dall\u2019orchestra \u2013 forse anche a causa della sua distanza dal proscenio \u2013 si riprende nel duetto del secondo atto (\u201cScuoti quella fronda di ciliegio\u201d), dove, insieme a Hui He, intesse commoventi e delicate trame liriche. \u00a0Molto convincente il baritono <strong>Giovanni Meoni<\/strong> che d\u00e0 al console Sharpless \u2013 unico personaggio maschile dell\u2019opera che mostra profondit\u00e0 d\u2019animo \u2013 un\u2019intensit\u00e0 di voce sensibile alla diversit\u00e0 delle situazioni, capace di esprimere durezza nel ben riuscito duetto con l\u2019ipocrita luogotenente (\u201cAmore o grillo\u201d) e tenerezza di padre nella scena della lettera (\u201cAmico cercherete quel bel fior di fanciulla<em>\u201d<\/em>).\u00a0Poco da dire sugli interpreti dei personaggi minori, totalmente assorbiti dalla centralit\u00e0 della protagonista: convincente la performance di <strong>Milena Josipovic<\/strong>, una Kate Pinkerton dal timbro scuro e dal movimento scenico quasi spettrale; discreto <strong>Mario Bolognesi<\/strong>, la cui duttilit\u00e0 vocale si \u00e8 rivelata adatta alle tante mansioni svolte dal viscido Goro; poco credibile invece lo zio Bonzo di <strong>Manrico Signorini<\/strong>, la cui maledizione \u00e8 lanciata in maniera rozza e sguaiata, conferendo un\u2019immagine fin troppo caricaturale al personaggio.\u00a0In conclusione, una parola sul <strong>Coro del Teatro Massimo<\/strong>, come sempre diretto dal maestro <strong>Piero Monti<\/strong>. In un\u2019opera di contrasti come <em>Madama Butterfly<\/em> esso \u00e8 stato capace di esprimere con la giusta violenza la condanna della gente di Cio-Cio-San per il suo tradimento, mentre con rarefatta delicatezza ha accompagnato a bocca chiusa la lunga attesa della protagonista, conducendoci per mano nell\u2019oblio del suo inconscio, nuotando insieme a lei in un sogno ad occhi aperti (tradotto sulla scena nelle immagini di coreografie acquatiche di Esther Williams) nelle cui acque nuota sicura la \u2018vera\u2019 donna americana, quella che lei spera ma che sa non potr\u00e0 mai diventare.\u00a0Repliche fino al 25 settembre. <em>Foto Rosellina Garbo<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Palermo, Teatro Massimo, Stagione Lirica 2016 \u00a0 &#8220;MADAMA BUTTERFLY&#8221; Tragedia giapponese in due atti.\u00a0Libretto Giuseppe Giacosa e Luigi [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":143,"featured_media":86104,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[4],"tags":[938,6963,7677,13354,136,1570,1900,8227,465,3080,14578,7416,6112,6983,145,5053,2446,3247,9587],"class_list":["post-86102","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-recensioni","tag-anna-malavasi","tag-brian-jagde","tag-coro-del-teatro-massimo","tag-fabio-cherstich","tag-giacomo-puccini","tag-giovanni-meoni","tag-hui-he","tag-jader-bignamini","tag-madama-butterfly","tag-manrico-signorini","tag-marco-giusti","tag-mario-bolognesi","tag-milena-josipovic","tag-nicola-berloffa","tag-opera-lirica","tag-orchestra-del-teatro-massimo","tag-piero-monti","tag-teatro-massimo-di-palermo","tag-valeria-donata-bettella"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/86102","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/users\/143"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=86102"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/86102\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":86109,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/86102\/revisions\/86109"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/media\/86104"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=86102"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=86102"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=86102"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}