{"id":86508,"date":"2016-10-20T01:44:42","date_gmt":"2016-10-19T23:44:42","guid":{"rendered":"http:\/\/www.gbopera.it\/?p=86508"},"modified":"2016-12-13T17:58:25","modified_gmt":"2016-12-13T16:58:25","slug":"tosca-al-teatro-delle-muse-di-ancona","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/tosca-al-teatro-delle-muse-di-ancona\/","title":{"rendered":"&#8220;Tosca&#8221; al teatro delle Muse di Ancona"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\"><em>Ancona, Teatro delle Muse \u201cFranco Corelli\u201d, Stagione lirica 2016<\/em><br \/>\n<strong>\u201cTOSCA\u201d<\/strong><br \/>\nMelodramma in tre atti. Libretto di Luigi Illica e Giuseppe Giacosa<br \/>\nMusica di\u00a0<strong>Giacomo Puccini<\/strong><br \/>\n<em>Floria Tosca<\/em>\u00a0CELLIA COSTEA<br \/>\n<em>Mario Cavaradossi\u00a0<\/em>ANTONELLO PALOMBI<br \/>\n<em>Barone Scarpia<\/em>\u00a0ALBERTO GAZALE<br \/>\n<em>Cesare Angelotti\u00a0<\/em>ALESSANDRO SPINA<br \/>\n<em>Sagrestano<\/em>\u00a0DAVIDE BARTOLUCCI<br \/>\n<em>Spoletta<\/em>\u00a0MARCO VOLERI<br \/>\n<em>Sciarrone<\/em>\u00a0OMAR KAMATA<br \/>\n<em>Un carceriere\u00a0<\/em>BRUNO VENANZI<br \/>\n<em>Un pastorello\u00a0<\/em>ANITA GALATELLO<br \/>\nOrchestra Sinfonica \u201cG.Rossini\u201d<br \/>\nCoro Lirico Marchigiano \u201cV.Bellini\u201d<br \/>\nDirettore\u00a0<strong>Guillaume Tourniare<\/strong><br \/>\nMaestro del Coro\u00a0<strong>Carlo Morganti<\/strong><br \/>\nMaestro del Coro di Voci Bianche\u00a0<strong>Angela De Pace<\/strong><br \/>\nRegia <strong>Pete Brooks<\/strong><br \/>\nScene e Costumi<strong>\u00a0Laura Wainwright<br \/>\n<\/strong>Luci<strong> Michele Cimadono<br \/>\n<\/strong>Proiezioni <strong>Andrew Crofts<\/strong><br \/>\nNuovo Allestimento Fondazione Teatro delle Muse<br \/>\n<em>Ancona, 14 ottobre 2016<br \/>\n<\/em>Secondo titolo della Stagione Lirica \u201cOpera Ancona Jesi\u201d, la Tosca di G.Puccini \u00e8 stata realizzata in un un nuovo allestimento proposto dalla Fondazione Teatro delle Muse di Ancona.\u00a0A curare la regia <strong>Pete Brooks<\/strong>, il regista degli spettacoli\u00a0\u201cThe Train\u201d\u00a0e\u00a0\u201cA Farewell to Arms\u201d che sin da subito ha portato il pubblico all\u2019interno di una sala cinematografica proiettando i titoli di un film d\u2019epoca a fondoscena cercando cos\u00ec di realizzare quella che a suo dire sarebbe dovuta essere \u201cuna Tosca Cinematografica\u201d. Il realismo non andava cercato chiaramente nel film, ma nella recitazione guidata dalla partitura di Puccini che nella sua drammaturgia in verit\u00e0 gi\u00e0 regala moltissimo al fruitore senza moltissimi sforzi in aggiunta. Le varie sequenze e proiezioni su vari campi, la presenza sempre di alcuni momenti del primo piano e la capacit\u00e0 di produrre anche campi lunghi in scena hanno certo creato delle atmosfere diverse da quelle del teatro dell\u2019opera convenzionale e deve essere premiato il tentativo di sperimentare e comunicare su altre dimensioni artistiche; ci sono per\u00f2 film belli ed altri mediocri e cos\u00ec anche parte del pubblico della citt\u00e0 dorica deve avere pensato quando ha boato l\u2019uscita in scena del regista nella recita della domenica. C\u2019\u00e8 da dire che quasi nessun cantante possedeva uno slancio attoriale degno di quest\u2019idea di struttura che nell\u2019insieme non ha aiutato affatto il risultato finale dello spettacolo e che anzi in alcune parti \u00e8 sembrato a dir poco imbarazzante; sentire ridere il pubblico durante una recita di Tosca \u00e8 alquanto surreale.<br \/>\nLe scene di <strong>Laura Wainwright<\/strong> erano strutture geometriche senza particolari volumi e dalle forme sempre spigolose sulle quali venivano proiettate immagini architettoniche, paesaggi di temi vari e video precedentemente girati che immortalavano i vari cantanti attori in posizioni di fissit\u00e0 o di lento movimento che si ripeteva in maniera ossessiva prima di ogni cambio di immagine. Cose gi\u00e0 viste di indubbio impatto ma che sopperiscono spesso anche a risorse economiche limitate e un tempo esiguo allestire questa tipologia di \u00a0spettacolo che segue ormai un \u00a0filone di \u00a0\u201cteatro d\u2019opera concettuale\u201d abbastanza diffuso in Europa. Le proiezioni di <strong>Andrew Crofts<\/strong> spaziavano da immagini da \u00a0&#8220;catastrofi belliche&#8221; ad atmosfere \u00a0da &#8220;Italia fascista&#8221; a luoghi onorici tra\u00a0 cui immagini di Roma, stelle e ritratti d\u2019epoca, pubblicit\u00e0 politica da regime e cos\u00ec via in un turbinio di fortissima autoreferenzialit\u00e0: il tema che cita se stesso ed apertamente se ne compiace in maniera assolutamente narcisistica.\u00a0I costumi della stessa Wainwright, abbastanza anonimi, ma funzionali al concetto registico dell&#8217;opera.\u00a0La parte musicale, guidata da un veterano come <strong>Guillaume Tourniare<\/strong>, scorre senza particolari intoppi con diversi momenti di grande trasporto grazie alla buona prestazione dell\u2019Orchestra Sinfonica Rossini. Una concertazione attenta al canto ma con il difetto di concedere anche troppo a rallentamenti\u201d, con buona pace del rigore drammaturgico e dello spessore della lettura, ambedue sostituiti da un\u2019impostazione &#8220;rassicurante&#8221;.<br \/>\n<strong>Cellia Costea<\/strong> \u00e8 stata una Tosca di temperamento, equilibrata e dalla voce importante e voluminosa che ha capacit\u00e0 qua e l\u00e0 di ammorbidire, alleggerire e sfumare sia nei toni che nel fraseggio e con risultati in sostanza felici seppur perfettibile nel registro acuto.\u00a0<strong>Antonello Palombi<\/strong>\u00a0 (Mario Cavaradossi) appare scenicamente \u00a0un po&#8217; lontano \u00a0dall\u2019idea registica di farlo un rivoluzionario moderno pi\u00f9 interessato agli ideali politici che a quelli amorosi. Scarsa empatia in scena e pochissime capacit\u00e0 di relazionarsi con il resto del cast. \u00a0Palombi \u00e8 in possesso di uno strumento importante ricco di armonici ed espressivit\u00e0, ma anche molto spesso assai approssimativo e impreciso\u00a0musicalmente e dagli accenti troppo poco controllati.\u00a0<strong>Alberto Gazale <\/strong>(Scarpia) \u00e8 stato forse l\u2019unico ad essere all\u2019altezza del ruolo almeno scenicamente. \u00a0Una gestione intelligente e credibile del ruolo, lontano da stereotipi, nonostante lo strumento vocale appaia disomogeneo \u00a0e affaticato.\u00a0Quanto ai ruoli di contorno sono stati ottimamente risolti da <strong>Alessandro Spina <\/strong>(vigoroso ed audace Angellotti), Davide Bartolucci (sapido sagrestano), <strong>Omar Kamata <\/strong>(uno Sciarrone di Lusso)e da <strong>Marco Valeri<\/strong> (Spoletta un p\u00f2 fragile ma preciso vocalmente). Bene <strong>Bruno Venanzi<\/strong> (Carceriere) e <strong>Anita Galatello<\/strong> (Pastorello).\u00a0Efficace come sempre, anche dal punto di vista scenico il <strong>Coro Lirico Marchigiano \u201cV. Bellini&#8221;<\/strong> diretto dal maestro <strong>Carlo Morganti<\/strong> e <strong>il Coro delle Voci bianche<\/strong> preparato da <strong>Angela De Pace<\/strong>.\u00a0Applausi per tutti e sala gremitissima alla prima recita; per la cronaca meno convinto \u00e8 apparso il pubblico\u00a0 in quella pomeridiana .<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Ancona, Teatro delle Muse \u201cFranco Corelli\u201d, Stagione lirica 2016 \u201cTOSCA\u201d Melodramma in tre atti. 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