{"id":86568,"date":"2016-11-13T01:08:02","date_gmt":"2016-11-13T00:08:02","guid":{"rendered":"http:\/\/www.gbopera.it\/?p=86568"},"modified":"2016-11-13T13:44:34","modified_gmt":"2016-11-13T12:44:34","slug":"george-frideric-handel-1685-1759-saul-1739","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/george-frideric-handel-1685-1759-saul-1739\/","title":{"rendered":"George Frideric Handel (1685-1759): &#8220;Saul&#8221; (1739)"},"content":{"rendered":"<div style=\"text-align: justify;\"><em>Oratorio in tre atti su libretto di Charles Jennens. <\/em><strong><em>Christopher Purves <\/em><\/strong><em>(Saul, Apparition of Samuel), <strong>Iestyn Davis <\/strong>(David), <strong>Lucy Crowe <\/strong>(Merab), <strong>Sophie Bevan <\/strong>(Michel), <strong>Paul Appleby <\/strong>(Jonathan), <strong>Benjamin Hullet <\/strong>(Higt Priest, Abner, Amalekite, Doeg), <strong>John\u00a0 Graham-Hall <\/strong>(Witch of Endor). <strong>Barrie Kosky <\/strong>(regia), <strong>Katrin Lea Tag <\/strong>(scene e costume), <strong>Otto Pichler <\/strong>(coreografie), <strong>Orchestra of the Age of Enlightenment<\/strong>, <strong>Ivor Bolton<\/strong> (direttore), <strong>The Glyndebourne Chorus, Jeremy Bines <\/strong>(maestro del coro).<\/em> Registrazione: Glyndebourne Opera Festival, agosto 2015. T.Time: 185&#8242;. <strong>1 DVD Opus Arte OA BD7205 D<br \/>\n<iframe loading=\"lazy\" src=\"https:\/\/www.youtube.com\/embed\/Fj6BaJzmV2I\" width=\"560\" height=\"315\" frameborder=\"0\" allowfullscreen=\"allowfullscreen\"><\/iframe><br \/>\n<\/strong><\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\">Handel \u2013 e per di pi\u00f9 uno dei grandi oratori sacri \u2013 affidato a <strong>Barrie Kosky <\/strong>suscita a primo acchito pi\u00f9 di un timore. Il regista australiano, direttore della Komische Oper di Berlino, \u00e8 uno degli esponenti delle posizioni pi\u00f9 estreme del teatro di regia spesso dominate da un gusto della provocazione fine a se stesso e per certi aspetti fastidioso; questa volta per\u00f2 bisogna ricredersi e il lavoro del regista \u00e8 innegabilmente efficace sul piano drammaturgico, fornendo uno spettacolo che non \u00e8 certo convenzionale. Ma in fondo pu\u00f2 esistere un modo convenzionale di allestire lavori non pensati per la scena? Non interessato all&#8217;aspetto religioso, Kosky\u00a0 vede \u201c<em>Saul<\/em>\u201d come una tragedia di potere e follia. Il tema non era per altro ignoto a Handel che qui ritorna dopo la parentesi catartica di \u201c<em>Orlando<\/em>\u201d a quel tragico intreccio senza via di uscita che nell\u2019ormai lontano 1724 aveva caratterizzato la figura di Bajazet nel \u201c<em>Tamerlano\u201d <\/em>ma portato ora a un livello di profondit\u00e0 e intensit\u00e0 prima sconosciute. \u201c<em>Saul<\/em>\u201d come una sorta di tragedia shakespeariana, come un Lear del XVIII secolo questa sembra l\u2019idea di Kosky per questa messa in scena. La vicenda \u00e8 ambientata al tempo di Handel, i costumi e il trucco rimandano a un Settecento caricaturale e deformato che affonda le sue radici nella caricaturista del tempo e nell\u2019opera di William Hogarth spesso palesemente evocata. Abiti di taglio pi\u00f9 moderno caratterizzano solo David quasi a simboleggiare la sua estraneit\u00e0 al mondo circostante.<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\">L\u2019opera si apre con i festeggiamenti per la morte di Golia; dominano tavoli colmi di trionfi di frutta e di cibi che si rifanno alla tradizione delle nature morte olandesi del secolo precedente ma come deformate da uno sviluppo ipertrofico mentre tragica e allucinata la testa mozza di Golia tiene desta l\u2019attenzione sull\u2019inevitabile sviluppo tragico; di grande effetto la seconda scena con Saul ormai preda della follia, dove viene evocato un altro luogo palesemente hogartiano: il manicomio di Bedlam dove al tempo di Haendel era possibile pagare un biglietto per assistere allo \u201cspettacolo della follia\u201d. Qui vediamo in scena il re folle sprofondato come in un solco e attorno il pubblico-coro elegantemente vestito che assiste e commenta il triste spettacolo.<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\">Nella seconda parte i brillanti colori della prima cedono a un mondo sempre pi\u00f9 scuro, dominato da grigi e neri su cui accendono solo poche macchie bianche. Vediamo uno spazio buio illuminato da un tappeto di candele accese fra cui si muovono i personaggi-candele, che scompariranno anch\u2019esse con lo sprofondare sempre pi\u00f9 verso l\u2019abisso della mentre del re. La scena della strega di Ensor \u00e8 l\u2019incubo di una mente folle: in una landa desolata la testa della strega compare sorgendo da terra, come le visioni che parlano a Macbeth, per rivelarsi un androgino deforme dalla testa barbuta e dal corpo femmineo con i grandi seni cadenti, personificazione di una livida follia che attosca con il suo latte venefico la mente di Saul. Alla morte del re il popolo torna a occupare lo spazio vuoto, desolato, con un rigore ora giustamente oratoriale che accompagna il climax emotivo della partitura cui nuocciono solo le coreografie piuttosto invasive di \u00a0<strong>Otto Pichler<\/strong>.<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\">Uno spettacolo quindi non sicuramente convenzionale ma decisamente meritevole di essere conosciuto.<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\">Sul versante musicale l\u2019<strong>Orchestra<\/strong> <strong>of the Age of Enlightenment<\/strong> suona splendidamente. Sontuosa \u00e8 anche la prova del The Glyndebourne Chorus che si conferma una delle migliori compagini a livello europeo specie per la musica del XVIII secolo. La direzione di <strong>Ivor Bolton<\/strong> \u00e8 valida, di grande chiarezza e pulizia, molto musicale ma forse manca della forza visionaria che caratterizza lo spettacolo e che avrebbe richiesto una concertazione pi\u00f9 tesa e nervosa di quella offerta da Bolton. I cantanti sono nomi che possono dire poco al pubblico italiano ma \u00e8 difficile immaginare una compagnia pi\u00f9 omogenea tanto sul piano vocale quanto su quello interpretativo.\u00a0<strong>Christopher Purves <\/strong>\u00e8 un Saul di soggiogante forza espressiva. Vocalmente ragguardevole, regge senza difficolt\u00e0 la non facile scrittura del ruolo ma a emergere \u00e8 soprattutto l\u2019aspetto interpretativo: il suo Saul feroce e distrutto \u00e8 di statura veramente shakespeariana e la mente non pu\u00f2 non correre inevitabilmente alla figura di Lear. Il fraseggio \u00e8 sempre vario, ricco, pertinente; non una sfumatura del personaggio sfugge a Purves cui si pu\u00f2 solo appuntare un\u2019espressivit\u00e0 forse pi\u00f9 operistica che oratoriale, quasi pre-romantica pi\u00f9 che barocca che, tuttavia, non compromette in nulla la splendida prestazione. Inoltre Purves \u00e8 attore fenomenale non solo durante il canto ma anche nelle controscene \u2013 e si sa quanto sia difficile per un cantante mantenere viva l\u2019attenzione scenica in questi frangenti \u2013 cos\u00ec che il personaggio non pu\u00f2 non fissarsi interamente nella mente dello spettatore.<br \/>\n<iframe loading=\"lazy\" src=\"https:\/\/www.youtube.com\/embed\/tzGj3y0TyEM\" width=\"560\" height=\"315\" frameborder=\"0\" allowfullscreen=\"allowfullscreen\"><\/iframe><\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\">Alla forza interpretativa del Saul di Purves si contrappone il David del controtenore\u00a0<strong>Iestyn Davis,<\/strong> tutto risolto nelle ragioni di un canto perfetto e musicalissimo, sostenuto da un timbro molto piacevole e da una ricchezza di fraseggio meno evidente per esplicita scelta espressiva ma non meno curata all\u2019interno di una precisa contrapposizione fra le due figure principali.\u00a0<strong>Paul Appleby <\/strong>(Jonathan) \u00e8 un tenore dalla voce un po\u2019 flebile ma molto educata e musicale e dalla linea di canto perfettamente curata; il gran sacerdote \u00e8 trasformato dalla regia in un buffone deforme, incarnazione di quel Fou cos\u00ec importante nell\u2019immaginario shakespeariano e viene affrontato con grande brillantezza da <strong>Benjamin Hulett,<\/strong> tenore leggero dalla voce agile e precisa e attore di grande efficacia nel tratteggiare il suo grottesco personaggio. Completa la parte maschile del cast <strong>John Graham-Hall<\/strong> che affronta con solida professionalit\u00e0 il ruolo della strega di Ensor. Sul versante femminile lo spettacolo \u00e8 incentrato sulla contrapposizione fra la luminosa Merab di <strong>Lucy Crowe<\/strong> e l\u2019oscura Michal di <strong>Sophie Bevan<\/strong>. Bionda e angelica la prima, bruna e diabolica la seconda con una contrapposizione anche vocale fra il canto morbido, levigato ma un po\u2019 zuccheroso della Crowe e quello pi\u00f9 un po\u2019 pi\u00f9 aspro \u2013 con qualche sentore di fissit\u00e0 \u2013 ma pi\u00f9 intenso ed espressivo della Bevan. Contrapposizione che funziona molto bene sia sul piano teatrale che su quello musicale dando una personalit\u00e0 fortemente distinta alle due principesse.<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Oratorio in tre atti su libretto di Charles Jennens. 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