{"id":86821,"date":"2016-11-21T19:18:07","date_gmt":"2016-11-21T18:18:07","guid":{"rendered":"http:\/\/www.gbopera.it\/?p=86821"},"modified":"2016-12-21T11:46:27","modified_gmt":"2016-12-21T10:46:27","slug":"cielo-e-terra-ma-lamore-la-bayadera-del-ballet-estable-del-teatro-colon-di-buenos-aires","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/cielo-e-terra-ma-lamore-la-bayadera-del-ballet-estable-del-teatro-colon-di-buenos-aires\/","title":{"rendered":"Cielo e terra, ma l\u2019amore? \u201cLa Bayadera\u201d del Ballet Estable del Teatro Col\u00f3n di Buenos Aires"},"content":{"rendered":"<p><em>Buenos Aires, Teatro Col\u00f3n, stagione ballettistica 2016<\/em><br \/>\n<strong>\u201cLA BAYADERA\u201d<\/strong><br \/>\nBalletto in tre atti<br \/>\nCoreografia<strong> Natalia Makarova<\/strong> da <strong>Marius Petipa <\/strong>e<strong> Vakhtang Chabukiani <\/strong><br \/>\nMusica<strong> Ludwig Minkus <\/strong>con arrangiamenti di<strong> John Lanchbery<\/strong><br \/>\nArtisti ospiti <strong>Herman Cornejo<\/strong>,<strong> Ludmilla Pagliero<\/strong><br \/>\n<strong>Balletto Stabile del Teatro Col\u00f3n<\/strong><br \/>\nDirezione<strong> Maximiliano Guerra<\/strong><br \/>\nScenografia <strong>Pier Luigi Samaritani<\/strong><br \/>\nCostumi <strong>Theoni V. Aldredge<\/strong><br \/>\n<strong>Orquestra Filarmonica di Buenos Aires<\/strong><br \/>\nDirezione<strong> Emmanuel Siffert<\/strong><br \/>\nProduzione<strong> Ballet Nacional del Sodre (Montevideo, Uruguay) <\/strong>in collaborazione con il<strong> Teatro Col\u00f3n<\/strong><br \/>\n<em>Buenos Aires, 13 novembre 2016<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Buenos Aires.E subito il pensiero corre al tango. Al tango delle milonghe \u2013 <em>mirada<\/em> e abbracci stretti \u2013 o al tango show \u2013 volteggi e lustrini. Ma Buenos Aires, avamposto europeo in America Latina, da sempre rifugio e rilancio per immigrati di ogni parte del mondo, offre questo e altro. <strong>Qui si danza \u201cmeticcio<em>\u201d<\/em><\/strong>. E cos\u00ec in una stessa <em>quadra<\/em> si possono trovare un appartamento con una milonga non registrata \u2013 in cui codici, musiche e passi tradizionali si mescolano a ricerche sonore e di movimento in continua evoluzione; una sala variopinta per incontri settimanali di biodanza, bioenergetica e tarocchi \u2013 in un flusso potente di energie senza et\u00e0; un seminterrato con danze sacre o meditative di tradizioni tanto orientali quanto nord e sudamericane; e poi i patii e le <em>calles<\/em>, con un drappo rosso appeso a una trave per i volteggi aerei di performer e viandanti, e i balli folklorici di ogni parte del mondo che si intrecciano.<br \/>\nPerch\u00e9 questa terra \u00e8 cos\u00ec: ogni forma che vi approda, o che qui sorge, <strong>si mischia e si trasforma<\/strong>; ogni movimento ne risolleva un altro dal sottosuolo o dall\u2019acqua, in un intreccio difficilmente districabile e in un divenire senza sosta.<br \/>\nIl <strong>Teatro Col\u00f3n<\/strong>, tempio del teatro lirico e del balletto nella capitale <em>porte\u00f1a<\/em>, \u00e8 immerso in tutto questo e <strong>\u201cLa Bayadera\u201d<\/strong>, emblema dell\u2019<strong>accademismo russo <\/strong>e del <strong>gusto per l\u2019esotico<\/strong>, costituisce a questo riguardo una presenza non \u201ccasuale\u201d all\u2019interno della programmazione del prestigioso ente, noto in tutto il mondo per la sua acustica e i preziosi interni da poco restaurati. Frutto del genio di <strong>Petipa<\/strong>, il balletto \u201cLa Bayad\u00e8re\u201d trae infatti ispirazione, e fonde, <strong>elementi tradizionali e non<\/strong>.<br \/>\nDa trent&#8217;anni a San Pietroburgo, nel <strong>1877<\/strong> il direttore e <em>ma\u00eetre de ballet<\/em> del balletto imperiale prende spunto dalla visita del Principe del Galles in India per riprendere il tema dell\u2019<strong>antica cultura orientale<\/strong>, gi\u00e0 oggetto di interesse da parte di critici, librettisti e coreografi romantici: da <em>El dios y la bayadera<\/em>, apparso sulle scene nel 1830 per la coreografia di Filippo Taglioni, fino a <em>Sakuntala<\/em>, firmato nel 1858 dallo stesso fratello di Petipa, Lucien, su libretto di Teophile Gautier, folgorato dalla vista di alcune autentiche sacerdotesse indiane a Parigi.<br \/>\nLa storia \u00e8 nota e riproduce un classico <strong>triangolo amoroso<\/strong>. Il Grande Brahmino \u00e8 folle d\u2019amore per la bella Nikya, ma la sacerdotessa rifiuta le sue <em>avances<\/em> e giura eterno amore a Solor. Il Brahmino li sorprende e folle di gelosia informa il Rajah, che nel frattempo ha promesso in sposa la figlia al valoroso condottiero, sperando in una sua vendetta a scapito del ragazzo. Le cose, per\u00f2, vanno diversamente. Solor, infatti, ammagliato dalla bellezza di Gamzatti acconsente al matrimonio e la giovane, dopo aver tentato invano di corrompere con gioielli la rivale perch\u00e9 rinunci al comune amante, decide di ucciderla. Durante la danza che \u00e8 costretta a fare per la festa di fidanzamento dei due giovani, la bella sacerdotessa viene cos\u00ec morsa da un serpente e, rifiutando il rimedio offertole dal Brahmino, muore. Solor, colpito dalla morte della ragazza e tormentato dai rimorsi, va dal fachiro per trovare ristoro nei fumi. Nel regno delle ombre incontra l\u2019amata, un\u2019ombra che lo segue fino al giorno del suo matrimonio, quando si rende conto che \u00e8 stata la promessa sposa l\u2019artefice dell\u2019assassinio. Il giovane si rifiuta, quindi, di pronunciare i voti nuziali; gli dei, furiosi, distruggono il tempio e tutti muoiono. Le anime dei due amanti sono ora libere di danzare insieme nell\u2019aldil\u00e0.<br \/>\nLa <strong>produzione del Ballet nacional del Sodre<\/strong> (Montevideo, Uruguay) in <strong>cooperazione col Teatro Col\u00f3n<\/strong>, per la coreografia di <strong>Natalia Makarova<\/strong>, riafferma e ripropaga la fortuna di questo amore impossibile nutrito di <strong>culture diverse<\/strong>, <strong>spiritualit\u00e0<\/strong> e gusto per lo <strong>sfarzo<\/strong>. A partire dalla scenografia \u2013 dai lussureggianti boschi e giardini alle colonne e ai tappeti dorati del palazzo reale nei primi due atti, fino al crollo spettacolare del tempio nella scena finale \u2013 sino ad arrivare ai costumi preziosissimi dei personaggi reali, alle stoffe accese di quelli indossati dalla corte o a quelli eterei di sacerdotesse e ombre, il tutto contraddistinto dall\u2019elemento del <strong>velo<\/strong>. Un velo che \u00e8, al contempo, <strong>metafora degli sposalizi<\/strong> \u2013 con uomini o dei \u2013 che segnano le sorti delle donne protagoniste, ma anche veri e propri <strong>elementi performativi<\/strong> annodati a gambe e braccia delle ballerine, a vezzo e insieme simbolo della <strong>\u201ccostrizione<\/strong>\u201d della loro condizione, siano esse al servizio del rajah o del tempio.<br \/>\nPer quanto riguarda la coreografia \u00e8 da rilevare e apprezzare, invece, l\u2019accostamento, quando non l\u2019intreccio, di <strong>posture e mudra della tradizione orientale alla tecnica classica<\/strong>. Dai palmi delle mani congiunti del Brahmin (un massiccio <strong>Vagram Ambartsoumian<\/strong>), capaci di mostrare tutta la forza e il pericolo della strumentalizzazione del sacro, a quelli elevati al cielo di Nikya, interpretata da <strong>Ludmilla Pagliero<\/strong> che grazie alla sua leggiadria, soprattutto nella parte superiore del busto, riesce a evocare nello spettatore il desiderio di trascendenza e spiritualit\u00e0 proprio del suo personaggio. Affascinante e ben eseguita \u00e8, infine, la famosa sequenze delle <strong>ombre<\/strong>: ventiquattro danzatrici scendono una ad una da un piano inclinato in <em>arabesques pench\u00e9e<\/em> sotto il riflesso della luna piena creando <strong>un effetto ipnotico<\/strong> \u2013 complice, forse, la reale fase lunare che attende gli spettatori alla loro uscita&#8230;<br \/>\n<strong>Carente risulta, purtroppo,<\/strong> <strong>l\u2019espressivit\u00e0 nei <em>pas de deux<\/em> dei due amanti<\/strong> \u2013 forse non agevolata dalla maggiore altezza della ballerina \u2013 tanto da rendere difficile al pubblico credere alla loro passione e al giuramento di eterno amore. Soddisfa fortunatamente l\u2019aspettativa l\u2019acceso triangolo finale, con Solor (<strong>Herman Cornejo<\/strong>, potente per lo pi\u00f9 quando solo sul palcoscenico) al centro tra la evanescente Nikya e la decisa Gamzatti (una convincente <strong>Claudia Pereyra<\/strong>).<br \/>\nIn conclusione, per adoperare la simbologia evocata dal <strong>pavone<\/strong> \u2013 pi\u00f9 volte presente in scena, dai costumi delle soliste nella festa di fidanzamento al letto della tenda di Solor, lo spettacolo ha saputo dispiegare efficacemente tutta la vanit\u00e0 terrena e ha evocato qualcosa del mondo dello spirito, ma <strong>\u00e8 mancato il motore dell\u2019azione<\/strong>: quell\u2019<strong>amore<\/strong> capace di unire e superare distinzioni e manifestazioni, proprio come il cielo e la terra. (ph. <span id=\"msgText_view_message1479739295197\" dir=\"ltr\"><i>Prensa Teatro Colon \/ Arnaldo Colombaroli \/\u00a0Maximo Parpagnoli).<\/i><\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Buenos Aires, Teatro Col\u00f3n, stagione ballettistica 2016 \u201cLA BAYADERA\u201d Balletto in tre atti Coreografia Natalia Makarova da Marius [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":5432,"featured_media":86823,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[744],"tags":[17447,17443,17449,7702,11095,17442,17444,14915,17446,6384,17445,17448],"class_list":["post-86821","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-danza","tag-ballet-nacional-del-sodre","tag-balletto-stabile-del-teatro-colon","tag-claudia-pereyra","tag-emmanuel-siffert","tag-herman-cornejo","tag-ludmilla-pagliero","tag-maximiliano-guerra","tag-natalia-makarova","tag-orquestra-filarmonica-di-buenos-aires","tag-pier-luigi-samaritani","tag-theoni-v-aldredge","tag-vagram-ambartsoumian"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/86821","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/users\/5432"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=86821"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/86821\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/media\/86823"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=86821"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=86821"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=86821"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}