{"id":87063,"date":"2016-12-01T04:06:20","date_gmt":"2016-12-01T03:06:20","guid":{"rendered":"http:\/\/www.gbopera.it\/?p=87063"},"modified":"2016-12-05T13:51:06","modified_gmt":"2016-12-05T12:51:06","slug":"opera-di-firenze-la-boheme-cast-alternativo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/opera-di-firenze-la-boheme-cast-alternativo\/","title":{"rendered":"Opera di Firenze: &#8220;La Boh\u00e8me&#8221;"},"content":{"rendered":"<p><em>Opera di Firenze &#8211; Stagione d\u2019opera 2016\/17<br \/>\n<\/em><strong>\u201cLA BOH\u00c8ME\u201d<br \/>\n<\/strong>Scene liriche in quattro quadri su libretto di Luigi Illica e Giuseppe Giacosa, dal romanzo \u201c<em>Sc\u00e8nes de la vie de boh\u00e8me<\/em>\u201d di Henri Murger.<br \/>\nMusica di <strong>Giacomo Puccini<br \/>\n<\/strong><em>Mim\u00ec<\/em> JESSICA NUCCIO<br \/>\n<em>Rodolfo<\/em> FABIO SARTORI<br \/>\n<em>Musetta<\/em> ALESSANDRA MARIANELLI<br \/>\n<em>Marcello <\/em>SIMONE PIAZZOLA<br \/>\n<em>Schaunard <\/em>FABIO PREVIATI<br \/>\n<em>Colline<\/em> GIANLUCA BURATTO<br \/>\n<em>Beno\u00eet \/ Alcindoro<\/em> SALVATORE SALVAGGIO<br \/>\n<em>Parpignol<\/em> CARLO MESSERI<br \/>\n<em>Sergente dei doganieri<\/em> VITO LUCIANO ROBERTI<br \/>\n<em>Un doganiere<\/em> ANTONIO CORBISIERO<br \/>\n<em>Venditore ambulante<\/em> LEONARDO SGROI<br \/>\nOrchestra e Coro di voci bianche del Maggio Musicale Fiorentino<br \/>\nDirettore <strong>Francesco Ivan Ciampa<br \/>\n<\/strong>Maestro del coro <strong>Lorenzo Fratini<br \/>\n<\/strong>Regia <strong>Lorenzo Mariani<br \/>\n<\/strong>Scene e costumi <strong>William Orlandi<br \/>\n<\/strong>Luci <strong>Christian Pinaud<br \/>\n<\/strong>Allestimento del Teatro Comunale di Bologna<br \/>\n<em>Firenze, 27 novembre 2016<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ultimata nel dicembre del 1895, dopo che il maestro accanton\u00f2 il progetto di mettere in musica \u201c<em>La lupa<\/em>\u201d di Verga, \u201c<em>La Boh\u00e8me<\/em>\u201d segna una svolta nell\u2019opera pucciniana, ricca com\u2019\u00e8 di soluzioni volte a prendere le distanze dalla \u201cgiovane scuola\u201d verista e dalla scansione in forme chiuse, verso un tessuto organico e coerente, dove l\u2019uso delle reminiscenze compenetra passato e presente, scelte e rimorsi, giovinezza e dolore. Celebrata pi\u00f9 volte a Firenze con memorabili allestimenti, il successo della nuova riproposizione con le scene di <strong>William Orlandi<\/strong> e la regia di <strong>Lorenzo Mariani<\/strong> non era affatto scontato e, nonostante gli apprezzamenti del pubblico, la ripresa ne ha evidenziato pregi e difetti. L\u2019idea di base, senz\u2019altro interessante, \u00e8 quella di un impianto che bilancia l\u2019introduzione di strutture moderne col rispetto per l\u2019ambientazione tradizionale, ma i pochi elementi sono cos\u00ec distanti dal loro significato autentico da stemperarne di parecchio la riuscita. Ne \u00e8 un esempio l\u2019immensa \u201ctela dipinta\u201d del primo quadro, che d\u00e0 pi\u00f9 l\u2019impressione di condurci in una sala del <em>Louvre<\/em> rispetto all\u2019interno di una bigia soffitta di squattrinati artisti parigini, cos\u00ec come le lucine alla \u201c<em>Moulin Rouge<\/em>\u201d del Caf\u00e9 Momus. La carenza dei cambi scenici viene curiosamente compensata dall\u2019imponente impalcatura rotante in cui si materializza la barriera <em>d\u2019Enfer<\/em>, che rende poliedrico lo spazio dell\u2019azione. Eppure il tempo, scandito dal discendere di differenti elementi naturalistici, non scorre come dovrebbe. I palloncini del secondo quadro, ad esempio, traslano impropriamente la vigilia di Natale al periodo del carnevale, mentre l\u2019intensa nevicata del terzo quadro \u00e8 il solo vero momento in cui la produzione centra il rigido inverno che caratterizza e determina la drammaturgia dell\u2019opera. La discesa dei petali posta ad annunciare l\u2019arrivo della \u201cstagion dei fiori\u201d \u00e8, poi, l\u2019unico dettaglio che rompe la concezione unitaria degli ultimi due quadri, dove neanche le fisse luci di <strong>Christian Pinaud<\/strong> si dimostrano d\u2019aiuto. Accanto ad una regia convenzionale e banalizzata da continue ricadute nel caricaturale, \u00e8 soprattutto la cura dei costumi, messi a punto con pastosi colori e pesanti coltroni, a coronare l\u2019impatto visivo della messa in scena, sicuramente di tutto rispetto.<br \/>\nAll\u2019interno di un cast coeso e dal buon livello generale, <strong>Jessica Nuccio<\/strong> \u00e8 stata una Mim\u00ec angelica, dolce e ben cantata, capace di un fraseggio affascinante e d\u2019intessere morbidi filati. Il giovane soprano, che di natura \u00e8 un lirico-leggero dal volume incisivo ma non iperbolico, risolve la parte improntando il canto su dinamiche cangianti dal piano al forte (di rilievo i sottili crescendo sui <em>la<\/em> della prima aria) e sulla facilit\u00e0 del registro acuto, perlopi\u00f9 non inficiato dai bagliori metallici con cui vibrano alcune note di media altezza. Di tanto in tanto, quando la scrittura perde di linearit\u00e0, l\u2019esecuzione omette qualche abbellimento ed origina suoni pi\u00f9 fissi, ma il sostegno dei fiati \u00e8 sempre gestito con arte e la sintesi interpretativa viene meno soltanto quando la voce \u00e8 costretta ad orbitare sulle passionali frasi centrali, dove un timbro pi\u00f9 prettamente lirico avrebbe trasmesso maggiore trasporto. Non mancava certo di volume lo stentoreo Rodolfo di <strong>Fabio Sartori<\/strong>, il cui taglio lirico si apre progressivamente verso intenzioni dinamiche pi\u00f9 accentuate, a fronte di movimenti scenici piuttosto impacciati e di un fraseggio ordinario. Come prevedibile, per\u00f2, i tentativi di conciliare la potenza della proiezione con i legati della partitura, fondamentali nel caso di Rodolfo, hanno dato luogo a qualche stacco di troppo nei fiati ed a passaggi discendenti poco curati, attenuando la poesia di alcuni momenti lirici. Nonostante la maggiore opacit\u00e0 del registro grave, il corposo timbro del centro lo renderebbe sicuramente adatto al canto elegiaco. Peccato, quindi, che la voce non sia sempre ferma e che l\u2019area acuta evidenzi una certa tensione, soprattutto sui numerosi <em>si<\/em>\u266d<em>,<\/em> eseguiti con frequenti inflessioni gutturali.\u00a0Dopo la mancata partecipazione alla stagione estiva, <strong>Simone Piazzola <\/strong>torna all\u2019Opera di Firenze con la presenza scenica e l\u2019elegante fraseggio a cui si era abituati. Nel ruolo di Marcello, la voce si lascia principalmente apprezzare per i colori agli estremi della parte, producendo acuti morbidi fino al <em>fa#<\/em> e note gravi nitide, sebbene questa volta si rilevi un netto indebolimento del registro centrale.\u00a0Difficile era anche non riconfermare la Musetta di <strong>Alessandra Marianelli<\/strong>, soprano dal fraseggio capriccioso e dal timbro fresco. Le sue doti seduttive hanno dischiuso ritmi puntati spumeggianti ed acuti precisi (d\u2019impatto lo smorzamento sul <em>si naturale<\/em> con cui conclude l\u2019aria), all\u2019interno di una proiezione non esuberante ma condotta con controllo. Per di pi\u00f9, contrariamente a quanto si sarebbe potuto affermare dopo l\u2019esordio al Caf\u00e9 Momus, l\u2019iniziale e meno appariscente canto su tessitura pi\u00f9 grave ha trovato maggiore rotondit\u00e0 nel dramma dell\u2019ultimo quadro, aumentando lo spessore della sua interpretazione.\u00a0Al fianco dei due migliori amici, <strong>Gianluca Buratto<\/strong> ha tratteggiato un Colline gioviale e risonante, non esente da qualche difetto nell\u2019emissione, ma capace di una sentita \u201cVecchia zimarra\u201d, mentre <strong>Fabio Previati<\/strong> era uno Schaunard dal portamento distinto, malgrado il suo timbro opaco non si addicesse molto all\u2019estro del giovane musicista. Una nota di merito va, poi, alla fitta tela dei personaggi secondari, a partire dai severi interventi del doganiere di <strong>Antonio Corbisiero <\/strong>e del suo superiore, il sergente di <strong>Vito Luciano Roberti<\/strong>, fino al limpido Parpignol di <strong>Carlo Messeri<\/strong> ed al corretto venditore di <strong>Leonardo Sgroi<\/strong>. <strong>Salvatore Salvaggio<\/strong> \u00e8, invece, caduto in qualche <em>clich\u00e9<\/em> macchiettistico di troppo, ma ha tutto sommato dato vita ad un Beno\u00eet credibilmente raggirabile, prima di figurare un insofferente Alcindoro.\u00a0A differenza della sicura prova dei coristi guidati da <strong>Lorenzo Fratini<\/strong>, contornata dal timido intervento delle voci bianche, <strong>Francesco Ivan Ciampa<\/strong> ha offerto una direzione piuttosto discontinua, perlopi\u00f9 vincolata entro sonorit\u00e0 stazionarie e ritmi sbrigativi, che gli sono valsi poca sintonia col palco. L\u2019aridit\u00e0 di colori ha parzialmente sprecato i rimandi polivalenti e le cellule motiviche con cui la musica caratterizza i personaggi della vicenda, originando scene d\u2019insieme prevaricanti e dove la sofisticata preparazione dei <em>climax<\/em> ascendenti \u00e8 spesso sfumata in un dispersivo amalgama dell\u2019insieme. Frutto di una carriera in continua crescita, la sua bacchetta \u00e8 stata pi\u00f9 fruibile nell\u2019intimista analisi del <em>Leitmotiv<\/em> ed al momento di quella sottile tinta sonora con cui i gradi congiunti di flauti ed arpa in staccato, su pedale finissimo di archi, hanno simulato la caduta dei fiocchi di neve.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Opera di Firenze &#8211; Stagione d\u2019opera 2016\/17 \u201cLA BOH\u00c8ME\u201d Scene liriche in quattro quadri su libretto di Luigi [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":262,"featured_media":87172,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[4],"tags":[3169,16656,17522,17521,5123,2528,6383,136,1686,4258,109,9195,4671,770,10669,145,5029,1637,9850,2376],"class_list":["post-87063","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-recensioni","tag-alessandra-marianelli","tag-antonio-corbisiero","tag-carlo-messeri","tag-christian-pinaud","tag-fabio-previati","tag-fabio-sartori","tag-francesco-ivan-ciampa","tag-giacomo-puccini","tag-gianluca-buratto","tag-jessica-nuccio","tag-la-boheme","tag-leonardo-sgroi","tag-lorenzo-fratini","tag-lorenzo-mariani","tag-opera-di-firenze","tag-opera-lirica","tag-salvatore-salvaggio","tag-simone-piazzola","tag-vito-luciano-roberti","tag-william-orlandi"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/87063","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/users\/262"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=87063"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/87063\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/media\/87172"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=87063"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=87063"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=87063"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}