{"id":87304,"date":"2016-12-05T02:50:48","date_gmt":"2016-12-05T01:50:48","guid":{"rendered":"http:\/\/www.gbopera.it\/?p=87304"},"modified":"2016-12-12T16:44:59","modified_gmt":"2016-12-12T15:44:59","slug":"como-teatro-socialela-traviata","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/como-teatro-socialela-traviata\/","title":{"rendered":"Como, Teatro Sociale:&#8221;La Traviata&#8221; (cast alternativo)"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\"><em>Como, Teatro Sociale, Stagione Lirica 2016\/17<br \/>\n<\/em><strong>\u201cLA TRAVIATA\u201d<\/strong><strong><br \/>\n<\/strong>Melodramma in tre atti. Libretto di Francesco Maria Piave.<br \/>\nMusica di\u00a0<strong>Giuseppe Verdi<\/strong><br \/>\n<em>Violetta Val\u00e9ry<\/em> CLAUDIA PAVONE<br \/>\n<em>Flora Bervoix<\/em> DANIELA INNAMORATI<br \/>\n<em>Annina<\/em> ALESSANDRA CONTALDO<br \/>\n<em>Alfredo Germont<\/em> IVAN AYON RIVAS<br \/>\n<em>Giorgio Germont<\/em> MARCELLO ROSIELLO<br \/>\n<em>Gastone<\/em> GIUSEPPE DISTEFANO<br \/>\n<em>Il Barone Douphol<\/em> DAVIDE FERSINI<br \/>\n<em>Il Marchese D\u2019Obigny<\/em> MATTEO MOLLICA<br \/>\n<em>Il Dottor Grenvil<\/em> SHI ZONG<br \/>\n<em>Giuseppe<\/em> ALESSANDRO MUNDULA<br \/>\n<em>Domestico di Flora<\/em> PIETRO DE FINO<br \/>\n<em>Commissario <\/em>\u00a0VICTOR ANDRINI<br \/>\nCoro OperaLombardia<br \/>\nDirettore\u00a0<strong>Francesco Lanzillotta<br \/>\n<\/strong>Maestro del coro\u00a0<strong>Diego Maccagnola<br \/>\n<\/strong>Regia\u00a0<strong>Alice Rohrwacher<\/strong><br \/>\nScene\u00a0<strong>Federica Paolini<\/strong><br \/>\nCostumi\u00a0<strong>Vera Pierantoni Giua<br \/>\n<\/strong>Movimenti coreografici<strong> Valentina Marini<\/strong><strong><br \/>\n<\/strong>Coproduzione Teatri OperaLombardia, Fondazione I Teatri di Reggio Emilia e Teatro Comunale Pavarotti di Modena<br \/>\n<em>Como, 27 ottobre 2016<br \/>\n<\/em>\u201cOgni donna \u00e8 &#8211; o almeno per un istante \u00e8 stata &#8211; precisamente questo: una bellissima bambina\u201d. Lella Costa chiude con queste parole il suo brillante e toccante monologo \u201cLa Traviata \u2013 L\u2019intelligenza del cuore\u201d. \u00c8 da queste parole che prende vita la Violetta Val\u00e9ry della regista <strong>Alice Rohrwacher<\/strong>, qui alla sua prima esperienza operistica non senza strizzare l\u2019occhio, come vedremo, al suo originario mondo cinematografico. Questa Violetta \u00e8 la freschezza, l\u2019inconsapevolezza dei gesti e del mondo in balia tanto del prossimo, incarnato in una societ\u00e0 spietata, quanto di un incontrollabile destino. Una creatura indifesa che per sopravvivere \u00e8 costretta a recitare una parte e ritagliarsi un ruolo nel mondo: quello dell\u2019inarrivabile donna di successo, una diva perfetta e desiderabile intrappolata nel suo personaggio cos\u00ec carismatico e insieme fragile (anche qui \u00e8 chiaro il riferimento allo spettacolo della Costa in cui, come ricordiamo, vengono proiettate pellicole che ritraggono spesso in adolescenza una serie di icone dello spettacolo tristemente legate ad amori infelici: Maria Callas, Greta Garbo, Marilyn Monroe). Da qui il taglio cinematografico della lettura registica: Violetta interpreta se stessa come in un film, nella sua epoca e nei suoi begli abiti ottocenteschi (costumi di <strong>Vera Pierantoni Giua <\/strong>con creazioni in esclusiva di MiuMiu), totalmente stranianti rispetto alla realt\u00e0 del set cui appartengono tutti gli altri personaggi, Alfredo compreso. Quello che vediamo sul palco non \u00e8 altro che un\u2019astrazione di quel \u201cpopoloso deserto che appellano Parigi\u201d, una terra arida che \u00e8 metafora dell\u2019esistenza e della straziante solitudine della protagonista. Il contesto creato dalla Rohrwacher diventa dunque un surreale luogo non-luogo all\u2019insegna dell\u2019atemporalit\u00e0, in bilico tra il realismo attualissimo del nostro mondo contemporaneo e la dimensione ottocentesca appartenente invece al mondo di &#8211; in origine &#8211; Alphonsine Duplessis.<br \/>\nLe scene di <strong>Federica Parolini<\/strong>, illuminate da <strong>Roberto Tarasco<\/strong>, sono funzionali ed efficaci rispetto al taglio registico. In scena vediamo un paesaggio letteralmente desertico caratterizzato da dune sinuose e inospitali sulle quali si avvicendano le tipiche attrezzature da set tra ciak, cineprese, microfoni, faretti, strumenti per trucco e parrucco. Esteticamente non troppo riuscita (a livello soggettivo) ma simbolicamente significativa \u00e8 l\u2019apertura del primo quadro del secondo atto, in cui vediamo sollevarsi un\u2019enorme zolla con radici pendenti su cui prima giaceva la scenografia della stanza di Violetta (all\u2019interno della quale si \u00e8 vista recitare durante il preludio). \u00c8 il suo tentativo disperato di cancellare il proprio passato scegliendo una vita d\u2019amore con Alfredo, lontana dalla citt\u00e0, cercando la salvezza. Ma, come spiega perfettamente la regista nelle note, \u201cil suo passato non si pu\u00f2 eliminare, incombe su di lei e le ricadr\u00e0 addosso\u201d e cos\u00ec &#8211; per tornare a Parigi a casa di Flora &#8211; la zolla si richiuder\u00e0 inesorabilmente e su di essa pogger\u00e0 il gelido e metallico letto di morte di Violetta. Tirando le somme, una regia questa che si discosta dalla tradizione con intelligenza e tanti spunti dai risvolti psicologici interessanti, nonch\u00e9 notevoli suggestioni visive di rara delicatezza che da sole varrebbero lo spettacolo, ma che preferiamo non svelare agli spettatori delle prossime repliche in quanto &#8211; a parere personale &#8211; pienamente godibili solo senza alcuna anticipazione. Notizie complessivamente buone anche sul fronte vocale, affidato per questa recita al secondo cast. Nel ruolo eponimo, <strong>Claudia Pavone<\/strong> apre il primo atto in sordina con qualche vuoto di memoria e un \u201cSempre libera\u201d purtroppo non precisissimo nella coloratura, ma chiuso con una notevole puntatura al Mib potente e pulita. Dal secondo atto \u00e8 tutto un crescendo a partire dal duetto con Germont in cui il soprano dimostra grande sensibilit\u00e0 e versatilit\u00e0 interpretativa da un disperato \u201cMorr\u00f2! La mia memoria\u201d a un delicatissimo \u201cDite alla giovine\u201d, in cui filati e pianissimi molto ben controllati non sono che un assaggio di un \u201cAddio del passato\u201d davvero ben cantato (e fortunatamente nella sua versione integrale, troppo spesso tagliata). Alfredo \u00e8 il giovanissimo peruviano <strong>Ivan Ayon Rivas<\/strong>, perfezionatosi sotto la guida Juan Diego Florez. La tecnica \u00e8 salda e assai potente lo squillo. Acerbo nel fraseggio e non ancora del tutto disinvolto sul fronte attoriale, il tenore ha comunque portato a casa un\u2019ottima performance con l\u2019entusiasmo del pubblico (applausi a scena aperta al termine di un\u2019accorata \u201cO mio rimorso, o infamia\u201d). Sicuramente pi\u00f9 convincente scenicamente che vocalmente, <strong>Marcello Rosiello<\/strong> \u00e8 un Germont autoritario e viscido al punto giusto (chiare le indicazioni registiche nello sfiorare maliziosamente Violetta durante il duetto). Il timbro non \u00e8 tra i pi\u00f9 entusiasmanti e nemmeno l\u2019appoggio nel registro acuto, ma c\u2019\u00e8 parecchia cura nel fraseggio e grande partecipazione drammatica. Peccato per l\u2019abuso di sottovoce nelle sue arie (su tutte \u201cDi Provenza il mar, il suol\u201d) che invece di andare a valorizzarle dal punto di vista interpretativo risultano soltanto una ripetuta forzatura. Brava la Flora di <strong>Daniela Innamorati<\/strong>, molto disinvolta in scena tra sguardi ammiccanti e risate contagiose, nonch\u00e9 sempre precisa nei suoi interventi. Corretti tutti gli altri comprimari: <strong>Alessandra Contaldo<\/strong> (Annina), <strong>Giuseppe Distefano<\/strong> (Gastone), <strong>Davide Fersini<\/strong> (Barone Duphol), <strong>Matteo Mollica<\/strong> (Marchese d\u2019Obigny), <strong>Shi Zong<\/strong> (Dottor Grenvil), <strong>Alessandro Mundula<\/strong> (Giuseppe), <strong>Pietro De Fino <\/strong>(Domestico di Flora), <strong>Victor Andrini<\/strong> (Commissario). Ottimo il <strong>Coro OperaLombardia<\/strong> diretto da <strong>Diego Maccagnola<\/strong> e davvero espressivo nel prestarsi &#8211; come fosse un\u2019unica entit\u00e0 \u2013 alle indicazioni registiche e ai movimenti coreografici di <strong>Valentina Marini<\/strong>. La direzione di <strong>Francesco Lanzillotta<\/strong> valorizza le pagine pi\u00f9 concitate dell\u2019opera con grande sicurezza e orecchio attento al bilanciamento tra palco e golfo mistico con sapiente gestione soprattutto del concertato che chiude il secondo atto. Lo stesso impeto andrebbe forse moderato leggermente nelle pagine pi\u00f9 liriche, anche nella scelta dei tempi, ma la resa complessiva \u00e8 pi\u00f9 che soddisfacente.\u00a0Al calare del sipario grande successo per un allestimento che, pur non restando nel solco della tradizione, ha saputo emozionare anche il non giovanissimo pubblico della pomeridiana.<br \/>\nSi replica a Cremona (Teatro Ponchielli, 8 e 10 dicembre), Brescia (Teatro Grande, 16 e 18 dicembre) e Pavia (Teatro Fraschini, 19 e 20 gennaio).<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Como, Teatro Sociale, Stagione Lirica 2016\/17 \u201cLA TRAVIATA\u201d Melodramma in tre atti. Libretto di Francesco Maria Piave. 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