{"id":87953,"date":"2016-12-18T17:37:54","date_gmt":"2016-12-18T16:37:54","guid":{"rendered":"http:\/\/www.gbopera.it\/?p=87953"},"modified":"2016-12-18T20:54:03","modified_gmt":"2016-12-18T19:54:03","slug":"bologna-teatro-comunale-werther","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/bologna-teatro-comunale-werther\/","title":{"rendered":"Bologna, Teatro Comunale: &#8220;Werther&#8221;"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\"><em>Bologna, Teatro Comunale, Stagione d\u2019opera 2016<br \/>\n<strong>&#8220;<\/strong><\/em><strong>WERTHER&#8221;<\/strong><br \/>\nDramma lirico in quattro atti. Libretto di \u00c9douard Blau, Paul Milliet e Georges Hartmann dal romanzo <em>I dolori del giovane Werther<\/em> di Johann Wolfgang von Goethe.<br \/>\nMusica di\u00a0<strong>Jules Massenet<\/strong><br \/>\n<em>Werther <\/em>JUAN DIEGO FL\u00d3REZ<em><br \/>\nLe Bailli <\/em>LUCA GALLO<em><br \/>\nCharlotte <\/em>ISABEL LEONARD<em><br \/>\nAlbert <\/em>JEAN-FRAN\u00c7OIS LAPOINTE<em><br \/>\nSchmidt <\/em>ALESSANDRO LUCIANO<em><br \/>\nJohann <\/em>LORENZO MALAGOLA BARBIERI<em><br \/>\nSophie <\/em>RUTH INIESTA<em><br \/>\nBr\u00fchlmann <\/em>TOMMASO CARAMIA<em><br \/>\nK\u00e4tchen <\/em>ALOISA AISEMBERG<em><br \/>\n<\/em>Orchestra e Coro di Voci Bianche del Teatro Comunale di Bologna<br \/>\nDirettore\u00a0<strong>Michele Mariotti<\/strong><br \/>\nMaestro del Coro di Voci Bianche\u00a0<strong>Alhambra Superchi<\/strong><br \/>\nRegia <strong>Rosetta Cucchi<\/strong><br \/>\nScene\u00a0<strong>Tiziano Santi<br \/>\n<\/strong>Costumi <strong>Claudia Pernigotti<br \/>\n<\/strong>Luci <strong>Daniele Naldi<\/strong><br \/>\nNuova produzione del Teatro Comunale di Bologna<br \/>\n<em>Bologna, 15 dicembre 2016<\/em><br \/>\nQuesto <em>Werther<\/em> di Massenet non si riduce nel protagonista. Neanche quando questi \u00e8 fra i pi\u00f9 grandi tenori del momento. Neanche se la prestazione \u00e8 maiuscola. Neanche se per giunta occorre il suo debutto scenico nel ruolo. Proprio la scena giova non poco alla perfomance di <strong>Juan Diego Fl\u00f3rez<\/strong>, tanto lui aderisce con sincero entusiasmo alla regia di <strong>Rosetta Cucchi<\/strong>. Che peraltro, sia detto per inciso, \u00e8 fra le sue migliori, nel seguire gli snodi della trama pur calando i fatti (complici le scene di <strong>Tiziano Santi<\/strong> e i costumi di <strong>Claudia Pernigotti<\/strong>, senza contare le curatissime luci di <strong>Daniele Naldi<\/strong>) in un imprecisato milieu borghese contemporaneo. \u00a0Ai personaggi la regia suggerisce spesso giuste intenzioni, cadendo solo occasionalmente nel m\u00e9lo didascalico (l\u2019onnipresente foto della mamma morta), nella non brillante riproposizione di gag fiaccherelle (Johann e Schmidt occhieggianti alla coppia Jack Lemmon\/Walter Matthau), nel prevedibile simbolismo (la progressiva riduzione in brani degli alberi del giardino di Charlotte, di pari passo con la consunzione di Werther). Un Werther attaccato alla bottiglia, quello che vediamo a bordo palco accasciato su rossa poltrona, intento a guardare dal suo mondo la magione di Charlotte, una casa di bambola che si riempie di gioie familiari banali eppure da lui tanto agognate. Fl\u00f3rez a questa lettura ci sta: si butta a capofitto nella messinscena e sbozza il ritratto di un antieroe giovane eppure non giovanissimo, torturato ma capace di esprimersi con i toni di un canto virilissimo. Che a volerlo analizzare, potr\u00e0 forse evocare predecessori di latino stampo, primi fra tutti Alfredo Kraus. Ma rispetto all\u2019illustre Spagnolo, si percepisce nel Peruviano una passionalit\u00e0 tutta terrena, insuffla in certi interventi al second\u2019atto un fuoco cabalettistico, e raccende l\u2019entusiasmo della platea ove sa scaldare e raffreddare con calcolato gioco dinamico un pezzo strasentito come \u201cPourquoi me r\u00e9veiller\u201d.<br \/>\nAccanto a lui, <strong>Isabel Leonard<\/strong> \u00e8 splendida Charlotte. Anzi, per certi versi lo supera in scavo della parola, in tornitura del melodismo tortuoso di Massenet, nel far esplodere in\u00a0 chiari proiettatissimi acuti il tormento del personaggio, sfoggiando nel contempo un medium pieno e sicuro e un registro grave non enorme ma che evita al personaggio cavernosit\u00e0 fuori luogo. \u00c8 insomma una Lotte fragile e umanissima quella che si presenta davanti a noi al terzo atto, momento supremo della serata. Merito anche di <strong>Michele Mariotti<\/strong>, al primo ma gi\u00e0 illuminante approccio con la partitura. Splendidi i momenti strettamente orchestrali, come la scena del Clair del lune, gi\u00e0 presaga dell\u2019Impressionismo l\u00ec l\u00ec da venire. Centrati i tanti brevi ariosi come \u201cVa! laisse couler mes larmes\u201d, \u201c<em>L\u00e0-bas<\/em>,\u00a0<em>au fond<\/em>\u00a0du cimeti\u00e8re\u201d o \u00a0Il a des ailes, c\u2019est un oiseau\u2026\u201d intonato dalla fresca, limpida, briosa Sophie di <strong>Ruth Iniesta<\/strong>: tutti quadretti palpitanti di impulsi ritmici e meditati accenti, ritratti di poche battute d\u2019una pregnanza psicologica da lasciare senza fiato. E quando non sovrastano il palcoscenico (qualche equilibrio con la buca sarebbe da rivedere, anche se gli incisi di questi ottoni gravi del Comunale bolognese sono di gran soddisfazione), sbalordiscono quelle esplosioni orchestrali che si fanno esatta immagine sonora della pulsione amorosa, espansione irrefrenabile del pi\u00f9 intimo Io dei due amanti degna di Tristani e Valchirie. E qui la domanda sorge: maestro, a quando Wagner?\u00a0 E a quando Puccini?<br \/>\nNota a margine: si allestisce un <em>Werther<\/em> e di madrelingua francese c\u2019\u00e8 solo l\u2019onesto Albert del canadese <strong>Jean-Fran\u00e7ois Lapointe<\/strong>, sufficientemente sonoro e burbero. Per tutti gli altri, l\u2019inflessione della parola d\u2019Oltralpe \u00e8 ora piccolo ora grande mistero.\u00a0 Vedi gli episodi che coinvolgono il Bailli con gli amici Johann e Schmidt (impersonati qui dai pur validissimi <strong>Luca Gallo, Lorenzo Malagola Barbieri<\/strong> e <strong>Alessandro Luciano<\/strong>), in cui il canto di conversazione potrebbe essere pi\u00f9 serrato. Piacevole ed espressivo, il<strong> Coro delle voci bianche del Comunale di Bologna<\/strong> guidato da <strong>Alhambra Superchi<\/strong>, con i suoi ultimi interventi al quart\u2019atto, ci ricorda che (fuori di finzione scenica) siamo a Natale, che il 2016 operistico del Comunale di Bologna s\u2019\u00e8 concluso. Il futuro del teatro \u00e8 incerto, indubbio il gran finale di stagione.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Bologna, Teatro Comunale, Stagione d\u2019opera 2016 &#8220;WERTHER&#8221; Dramma lirico in quattro atti. 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