{"id":88011,"date":"2016-12-20T01:13:07","date_gmt":"2016-12-20T00:13:07","guid":{"rendered":"http:\/\/www.gbopera.it\/?p=88011"},"modified":"2016-12-20T01:14:09","modified_gmt":"2016-12-20T00:14:09","slug":"novara-teatro-c-coccia-w-a-mozart-cosi-fan-tutte","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/novara-teatro-c-coccia-w-a-mozart-cosi-fan-tutte\/","title":{"rendered":"Novara, Teatro Coccia: &#8220;Cos\u00ec fan tutte&#8221;"},"content":{"rendered":"<div style=\"text-align: justify;\">Novara, Teatro C. Coccia, stagione lirica 2016-17<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\"><strong>\u201cCos\u00ec fan tutte\u201d <\/strong><\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\">Melodramma giocoso in due atti su libretto di Lorenzo da Ponte<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\">Musica di <strong>Wolfgang Amadeus Mozart<\/strong><\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\"><em>Fiordiligi <\/em>ARIANNA VENDITELLI<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\"><em>Dorabella <\/em>LUCIA CIRILLO<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\"><em>Ferrando <\/em>ILKER ARCAY\u00dcREK<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\"><em>Guglielmo <\/em>THOMAS TATZL<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\"><em>Don Alfonso <\/em>CARLO LEPORE<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\"><em>Despina <\/em>LAVINIA BINI<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\">Orchestra Giovanile Luigi Cherubini<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\">Direttore <strong>Carla Delfrate<\/strong><\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\">Coro del Teatro Municipale di Piacenza<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\">Maestro del coro <strong>Corrado Casati <\/strong><\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\">Regia <strong>Giorgio Ferrara<\/strong><\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\">Scene e costumi <strong>Dante Ferretti <\/strong>e <strong>Francesca Lo Schiavo<\/strong><\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\">Luci\u00a0<strong>Daniele Nannuzzi\u00a0<\/strong><\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\">Maestro del coro<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\">Allestimento in coproduzione Fondazione Teatro Coccia Onlus, Spoleto58 Festival dei 2Mondi, Teatro Alighieri di Ravenna e Fondazione Teatri di Piacenza<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\"><em>Novara, 18 dicembre 2016<\/em><\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\">Allestire Mozart pu\u00f2 riservare trappole impreviste: forse nessun compositore come il Salisburghese ha la capacit\u00e0 di far emergere pregi e difetti di ogni artista e questo \u201c<em>Cos\u00ec fan tutte<\/em>\u201d novarese conferma pienamente i rischi che si corrono allestendo questi titoli senza poter disporre delle frecce migliori al riguardo. Il Teatro Coccia ha mostrato nelle ultime stagioni una grande capacit\u00e0 di valorizzare i giovani talenti e anche in questa occasione si notano l\u2019impegno e l\u2019entusiasmo delle varie componenti ma \u00e8 innegabile che pi\u00f9 che in altri casi emergano anche i limiti e le incertezze.<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\">Per l\u2019occasione orchestra e coro non erano quelli cittadini ma l\u2019<strong>Orchestra Giovanile Luigi Cherubini <\/strong>e il <strong>Coro del Teatro Municipale di Piacenza<\/strong>; la prova di quest\u2019ultima componente \u00e8 apparsa pienamente apprezzabile mentre la parte orchestrale ha presentato maggiori problemi dovuti in gran parte alle discutibili scelte attuate dal direttore d\u2019orchestra <strong>Carla Delfrate<\/strong> che opta per tempi estremamente rapidi e concitati che costringono i giovani musicisti dell\u2019orchestra a sonorit\u00e0 fin troppo secche e che soprattutto creano non pochi problemi ai cantanti togliendo loro il tempo di fraseggiare correttamente oltre che mettendoli spesso in palese difficolt\u00e0 nel reggere le dinamiche imposte dall\u2019orchestra.<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\">Unico veterano del cast e assoluto mattatore della produzione \u00e8 stato <strong>Carlo Lepore <\/strong>come Don Alfonso che ha esibito la sua voce ampia, sonora, ottimamente proiettata, capace di riempire la sala con assoluta facilit\u00e0 ma soprattutto padrone assoluto del ruolo di cui sa valorizzare ogni tratto, ogni dettaglio a cominciare degli importantissimi e spesso sottovalutati recitativi. La sua \u00e8 stata una <em>performance<\/em> musicalmente ineccepibile, teatralmente dominante senza mai per\u00f2 scivolare nel facile effettismo che fornisce la pietra di paragone per tutti gli interpreti i quali purtroppo nell\u2019insieme non sono apparsi in grado di reggere il confronto. Al suo fianco spicca la Despina di <strong>Lavinia Bini<\/strong>, voce leggera ma musicale e molto educata, scenicamente spigliata e non caricata di inutili tratti grotteschi nei due travestimenti. Sul versante interpretativo avrebbe potuto far ancora meglio con una direzione appena pi\u00f9 sensibile alle necessit\u00e0 del canto.<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\">A un livello intermedio si \u00e8 posta la coppia Dorabella \u2013 Guglielmo. <strong>Thomas Tatzl <\/strong>dispone di un materiale vocale interessante per potenza e colore ma non sempre pienamente controllato cos\u00ec come l\u2019indubbia personalit\u00e0 scenica si scontra con una mancanza di naturalezza nel canto italiano \u2013 non \u00e8 difficile prevederlo pi\u00f9 a suo agio come Papageno \u2013 cos\u00ec che la sua prestazione resta in qualche modo sospesa in un limbo; in parte simile, seppur per diverse ragioni, quanto si pu\u00f2 dire di <strong>Lucia Cirillo,<\/strong> mezzosoprano dal timbro chiaro e quasi sopranile \u2013 e non \u00e8 impropria una certa assonanza anche timbrica fra le sorelle \u2013 corretta, educata ma scarsamente capace di imporsi cos\u00ec che il ruolo scivola via in una generica correttezza che lascia poca traccia nello spettatore.<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\">I maggiori problemi riguardavano per\u00f2 la coppia Fiordiligi \u2013 Ferrando dove abbiamo riscontrato gli interpreti con maggiori difficolt\u00e0. <strong>Arianna Venditelli <\/strong>\u00e8 sicuramente una ragazza interessante e non priva di qualit\u00e0 ma Fiordiligi \u00e8 ancora cimento superiore alle sue possibilit\u00e0; si riconoscono, tuttavia, le buone intenzioni e la ricerca di soluzioni anche personali ma gli scarti di tessitura di \u201c<em>Come scoglio<\/em>\u201d o di \u201c<em>Per piet\u00e0 ben mio perdona<\/em>\u201d la mettono in non poca difficolt\u00e0 costringendola a forzare in acuto e trovandola spesso scoperta nel settore grave. Le qualit\u00e0 di base ci sono ma forse dovrebbe per ora evitare questi cimenti e concentrarsi su quei ruoli in cui pu\u00f2 far meglio valere le proprie virt\u00f9 in attesa di una maggior maturazione dei mezzi vocali.<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\">Poco o nulla invece resta da salvare del Ferrando di <strong>Ilker Arcay\u00fcrek,<\/strong> tenore dalla voce povera e poco consistente, con fiati corti e spesso faticosi e soprattutto sorretta da un gusto datatissimo; il suo \u00e8 un Mozart tutto virato su una dimensione languida e sospirosa secondo una modalit\u00e0 interpretativa ormai totalmente superata dall&#8217;analisi moderna aggravata da un sistematico ricorso al canto di testa per sbiancare ancor pi\u00f9 una voce gi\u00e0 fragile di natura con risultati inaccettabili tanto pi\u00f9 considerando l\u2019inerzia interpretativa e gli evidenti problemi nel corretto controllo della prosodia italiana.<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\">Bifronte nella resa la parte visiva. Molto bello nella sua essenzialit\u00e0 l\u2019impianto scenico costruito da <strong>Dante Ferretti<\/strong> e <strong>Francesca Lo Schiavo<\/strong> costituito da una strada che scende al mare come tante se ne trovano nelle citt\u00e0 mediterranee affiancata da due palazzi dalle ampie finestre protette da persiane. Sullo sfondo si apre il Golfo di Napoli con i velieri alla fonda mentre nuvole a trompe-l&#8217;\u0153il di gusto barocco popolano il cielo. Negli interni le finestre ruotano lasciando il posto a citazioni pittoriche di Fragonard. Suggestivo il gioco ambientale con il progressivo muoversi del sole e della luna sullo sfondo e molto belli i costumi perfettamente in epoca tranne quello forse troppo ottocentesco di Don Alfonso. Peccato che all\u2019interno di una cos\u00ec sontuosa cornice il quadro si svolgesse in modo assai deludente. Parlare di regia per il lavoro svolto da <strong>Giorgio Ferrara <\/strong>\u00e8 quasi eccessivo vista la totale mancanza di idee con i cantanti che apparivano sistematicamente lasciati a se stessi, cosa tanto pi\u00f9 grave in presenza di un cast di giovani che inevitabilmente non possono avere quell\u2019esperienza di palcoscenico per cercare di compensare in proprio a queste lacune con il risultato di uno spettacolo che passa dalla totale staticit\u00e0 al pi\u00f9 trito repertorio di luoghi comuni che stridono con la profondit\u00e0 umana dell\u2019opera. Altrettanto banale l\u2019uso delle luci che, tolti i citati effetti atmosferici per altro pi\u00f9 scenografici che illuminotecnici, presentava una sconfortante piattezza con un\u2019illuminazione praticamente costante in tutta la vicenda che sembrava dovuta pi\u00f9 a lacune tecniche che a una precisa scelta estetica. Restava l\u2019impressione di un bellissimo contenitore vuoto di contenuto e di un\u2019occasione sprecata.<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\">Sala non gremita e successo per tutti gli interpreti salvo isolate contestazioni per Arcay\u00fcrek. La trilogia mozartiana proseguir\u00e0 nei prossimi anni all\u2019interno dello stesso complesso di enti produttori.<\/div>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Novara, Teatro C. 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