{"id":88078,"date":"2016-12-21T20:14:13","date_gmt":"2016-12-21T19:14:13","guid":{"rendered":"http:\/\/www.gbopera.it\/?p=88078"},"modified":"2016-12-21T20:14:13","modified_gmt":"2016-12-21T19:14:13","slug":"venezia-teatro-la-fenice-il-ritorno-di-diego-matheuz-con-rachmaninov-e-schumann","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/venezia-teatro-la-fenice-il-ritorno-di-diego-matheuz-con-rachmaninov-e-schumann\/","title":{"rendered":"Venezia, Teatro La Fenice: il ritorno di Diego Matheuz con Rachmaninov e Schumann"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\"><em>Venezia, Teatro La Fenice, Stagione sinfonica 2016-2017<br \/>\n<\/em><strong>Orchestra del Teatro La Fenice<br \/>\n<\/strong>Direttore <strong>Diego Matheuz<br \/>\n<\/strong>Pianoforte\u00a0<strong>Boris Petru\u0161anskij\u00a0<\/strong><br \/>\n<em>Sergej Rachmaninov:<\/em> Concerto per pianoforte e orchestra n. 4 in sol minore op. 40 (versione 1941)<br \/>\n<em>Robert Schumann:<\/em> Sinfonia n. 2 in do maggiore op. 61 (revisione di Gustav Mahler)<br \/>\n<em>Venezia, 18 dicembre 2016<br \/>\n<\/em><strong>Quarto appuntamento della Stagione sinfonica del Teatro La Fenice.<\/strong> Due i titoli in programma: il <em>Quarto concerto<\/em> per pianoforte e orchestra di Rachmaninov (solista il pianista russo Boris Petru\u0161anskij, interprete di fama internazionale) e la <em>Seconda sinfonia<\/em> di Schumann, con la quale ha preso il via l\u2019esecuzione del ciclo sinfonico completo del sommo compositore tedesco. Sul podio una \u201cvecchia\u201d conoscenza degli spettatori che pi\u00f9 assiduamente affollano la sala del Selva: il trentaduenne venezuelano Diego Matheuz, tra i pi\u00f9 prestigiosi musicisti contemporanei, formatosi nel proprio paese nell\u2019ambito del celebre \u201cSistema Abreu\u201d e ormai considerato uno dei maggiori talenti provenienti dall\u2019America latina, il cui debutto come direttore avvenne nel marzo del 2008 al Casals Festival di Porto Rico, con la Sim\u00f3n Bol\u00edvar Youth Orchestra, del Venezuela, mentre il suo esordio \u201doperistico\u201d risale al 2010, quando diresse il <em>Rigoletto<\/em> proprio alla Fenice, di cui divenne direttore principale dal 2011 al 2015. Il giovane maestro ha confermato le promettenti doti interpretative, gi\u00e0 in passato apprezzate dal pubblico veneziano \u2013 passione, energia, nitore di suono \u2013, che anzi ora sono apparse temperate da una prevedibile, ancorch\u00e9 non del tutto completa, maturazione.<br \/>\nLavoro dalla gestazione travagliata,<strong> il Concerto per pianoforte e orchestra n. 4 di Rachmaninov<\/strong> fu portato a termine nel 1926 a Weisser Hirsch, nei pressi di Dresda, diciassette anni dopo il Terzo. La sua composizione aveva avuto inizio intorno al 1914, quando il musicista si trovava ancora in Russia. Poi, dopo la fuga dalla Rivoluzione d\u2019ottobre, la brillante carriera concertistica, coronata da successi trionfali, di cui fu protagonista in Europa e in America, lo distolse dall\u2019attivit\u00e0 compositiva. Solo nel gennaio del 1926, a New York, Rachmaninov inizia a lavorare con regolarit\u00e0 al suo quarto concerto, che sar\u00e0 terminato \u2013 come si \u00e8 detto \u2013 di l\u00ec a poco in Germania. Ma l\u2019autore non era soddisfatto dell\u2019esito finale: era deluso soprattutto dall\u2019eccessiva lunghezza della partitura, che fu sottoposta, cos\u00ec, a sostanziosi tagli, prima di arrivare alla prima versione, che fu eseguita a Filadelfia nel marzo del 1927 sotto la direzione di Leopold Stokowski, ricevendo, peraltro, critiche piuttosto severe: donde, altri tagli insieme a correzioni alla scrittura orchestrale e pianistica. E le revisioni continuarono per anni, fino a quella radicale del 1941, due anni prima della morte. Questa genesi cos\u00ec tribolata e soprattutto i ripetiti tagli si tradussero in un periodare quai rapsodico, che unito alla presenza di temi poco cantabili e orecchiabili, determin\u00f2 lo scarso seguito che il lavoro conobbe da parte del pubblico. Nondimeno questo concerto, ad un ascolto pi\u00f9 attento, rivela \u2013 proprio in forza delle caratteristiche, cui si \u00e8 fatto cenno \u2013 una concezione che guarda avanti, come se Rachmaninov \u2013 prendendo le distanze dall\u2019aura romantica che pervade i tre precedenti concerti \u2013 intendesse confrontarsi con il linguaggio musicale dell\u2019inquieto Novecento; il che \u00e8 attestato anche dalle sonorit\u00e0 spesso aspre e graffianti, nonch\u00e9 dai ritmi franti e irregolari. In questa prospettiva i limiti del lavoro diventano aperture verso il nuovo.<br \/>\nIn linea con questa interpretazione ci \u00e8 apparsa la lettura offerta da <strong>Boris\u00a0Petru\u0161anskij<\/strong>, che ha sfoggiato una vasta tavolozza di colori e sonorit\u00e0 fatte di brillantezze e turgori, pi\u00f9 che di languide estenuazioni, riscoprendo l\u2019anima percussiva del pianoforte. Questo si \u00e8 colto, ovviamente, soprattutto nei movimenti estremi, resi con grande vivacit\u00e0 e nitore nel tocco. Morbida e distesa invece \u2013 com\u2019\u00e8 naturale \u2013 l\u2019atmosfera dominante nel bellissimo <em>Largo<\/em>. Rigoroso e sensibile si \u00e8 dimostrato Diego Matheuz \u2013 coadiuvato da un\u2019orchestra che lo ha pienamente assecondato con musicalit\u00e0 e senso del colore \u2013 nell\u2019accompagnare il prestigioso solista, che ha galvanizzato il pubblico, concedendo anche due sostanziosi fuoriprogramma: <em>Polka de W. R<\/em>. e un \u00e9tude-tableau dello stesso Rachaniil momentnov.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Quanto alla <strong><em>Seconda sinfonia<\/em> di Schumann<\/strong>, va ricordato che questa partitura fu composta in un periodo, che vedeva Robert e Clara impegnati assiduamente nello studio del contrappunto; lo stesso periodo, purtroppo, in cui si manifest\u00f2 un violento attacco di quella malattia nervosa, che avrebbe portato il sublime musicista alla rovina. Vi si coglie conseguentemente una forte tensione dialettica tra la lucida ricerca di una scrittura particolarmente meditata, arricchita da una rigorosa elaborazione polifonica, e l\u2019emotivit\u00e0 esasperata di un artista, afflitto dalla sofferenza fisica, a cui titanicamente si sforza di resistere, tra accensioni di gioiosa speranza e cupi ripiegamenti su se stesso; una partitura dunque, dove \u2013 citiamo dalla dotta presentazione di Mario Bortolotto nel programma di sala \u2013\u00a0 \u201cil sognante Eusebius e l\u2019appassionato Florestan si incontravano, forse, per l\u2019ultima volta su un piano di parit\u00e0 emozionale\u201d.<br \/>\nA differenza della rapidit\u00e0 dimostrata in precedenza, Schumann impiega dieci mesi prima di arrivare alla versione definitiva del suo secondo lavoro sinfonico: la composizione, iniziata il 12 febbraio 1846, viene interrotta molte volte a causa di un disturbo al nervo acustico (un suono continuo, che lo ossessiona). La prima esecuzione ha luogo al Gewandhaus di Lipsia il 5 novembre del 1846, sotto la direzione di Mendelssohn.\u00a0Molto si \u00e8 scritto sullo stile orchestrale di Schumann, ritenuto, fin dall\u2019Ottocento, poco vario ed originale, e penalizzato da cadute a livello espressivo, nel vano tentativo di imitare Beethoven. Perci\u00f2 da tempo grandi direttori, a partire da Mahler, hanno inteso &#8220;migliorare&#8221; l&#8217;orchestrazione schumanniana: Mahler fece centinaia di correzioni alla <em>Seconda Sinfonia<\/em> (cos\u00ec come alla <em>Terza<\/em> e alla <em>Quarta<\/em>). Lo stesso Schumann, assistendo alla prima esecuzione della <em>Seconda,<\/em> prov\u00f2 insoddisfazione, e successivamente intervenne sulla partitura manoscritta per correggerla. Merita comunque\u00a0 precisare che le incongruenze della sua scrittura strumentale verosimilmente non dipendono da insufficiente padronanza tecnica, trattandosi di un musicista estremamente colto e rigoroso, semmai da un\u2019indole creativa intimamente contraddittoria, che si nutriva dell\u2019ordine formale classico e insieme degli eccessi di uno spirito romanticamente passionale.<br \/>\n<strong>Equilibrata ed elegante \u00e8 risultata, tutto sommato, l\u2019interpretazione di Matheuz<\/strong> \u2013 sorretto da un\u2019orchestra in perfetta sintonia \u2013, che ha tutt\u2019altro che esasperato quella certa bipolarit\u00e0 emotiva, che si coglie, con particolare evidenza, tra i movimenti estremi e lo <em>Scherzo,<\/em> da una parte, e l\u2019<em>Adagio espressivo,<\/em> dall\u2019altra. Peraltro, in quest\u2019ultimo movimento, il culmine poetico di tutta la sinfonia, qualche attenzione in pi\u00f9 alle sfumature e ai contrasti, avrebbe reso pi\u00f9 efficacemente il grande struggimento, che caratterizza questa straordinaria, indimenticabile pagina. Ma si tratta dell\u2019opinione di chi scrive, che nulla toglie alla godibilit\u00e0 complessiva di questa esecuzione, festeggiata caldamente dal pubblico.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Venezia, Teatro La Fenice, Stagione sinfonica 2016-2017 Orchestra del Teatro La Fenice Direttore Diego Matheuz Pianoforte\u00a0Boris Petru\u0161anskij\u00a0 Sergej [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":72,"featured_media":88079,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[1005],"tags":[17755,14678,1631,968,4954,319,16247],"class_list":["post-88078","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-concerti","tag-boris-petrusanskij","tag-concerti","tag-diego-matheuz","tag-robert-schumann","tag-sergej-rachmaninov","tag-teatro-la-fenice-di-venezia","tag-venezia"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/88078","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/users\/72"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=88078"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/88078\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":88080,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/88078\/revisions\/88080"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/media\/88079"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=88078"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=88078"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=88078"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}