{"id":88946,"date":"2017-02-07T10:22:16","date_gmt":"2017-02-07T09:22:16","guid":{"rendered":"http:\/\/www.gbopera.it\/?p=88946"},"modified":"2019-04-05T09:05:08","modified_gmt":"2019-04-05T07:05:08","slug":"lorchestre-de-la-suisse-romande-porta-a-madrid-schubert-e-mahler","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/lorchestre-de-la-suisse-romande-porta-a-madrid-schubert-e-mahler\/","title":{"rendered":"L\u2019Orchestre de la Suisse Romande porta a Madrid Schubert e Mahler"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\"><em>Madrid, Auditorio Nacional de M\u00fasica<\/em><br \/>\n<em>Fundaci\u00f3n Iberm\u00fasica, Temporada 2016-2017<\/em><br \/>\n<strong>Orchestre de la Suisse Romande<\/strong><br \/>\nDirettore <strong>Jonathan Nott<\/strong><br \/>\nFranz Schubert: Sinfonia n. 5 in si bemolle maggiore D 485<br \/>\nGustav Mahler: Sinfonia n. 1 in re minore \u201cIl Titano\u201d<br \/>\n<em>Madrid, 1 febbraio 2017<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Compie esattamente cent\u2019anni di attivit\u00e0 l\u2019<strong>Orchestre de la Suisse Romande<\/strong>, fondata nel 1918 da Ernest Ansermet, che l\u2019avrebbe poi diretta per cinquant\u2019anni consecutivi. Nel successivo cinquantennio (1967-2016) si sarebbero alternati otto direttori principali, tra cui Wolfgang Sawallish (1970-1980), Armin Jordan (1985-1997), Marek Janowski (2005-2012); adesso, proprio da gennaio 2017, il direttore principale e artistico del complesso \u00e8 <strong>Jonathan Nott<\/strong>, la cui carriera internazionale e i cui prestigiosi incarichi sono noti dalla met\u00e0 degli anni Novanta. Per la <em>tourn\u00e9e<\/em> di esordio con la Suisse Romande Nott ha scelto un repertorio di grandi classici, accostati tra di loro con molta raffinatezza: \u00e8 il caso del secondo concerto offerto a Madrid sotto l\u2019egida di <strong>Iberm\u00fasica<\/strong>, in cui la vera protagonista \u00e8 l\u2019orchestra, chiamata a esprimere l\u2019idea di musica sinfonica in fermento a Vienna tra 1816 e 1896.<br \/>\n<strong>Il gesto di Nott \u00e8 di esemplare chiarezza, analogo alla prontezza con cui l\u2019orchestra ne realizza le richieste<\/strong>. Il pubblico di Madrid si entusiasma via via: al termine della prima parte il consenso \u00e8 unanime, ma senza troppo calore (Schubert sinfonico ancora oggi sottovalutato fuori dalla Mitteleuropa), mentre dopo il finale mahleriano applausi e grida di consenso durano a lungo. Nella Quinta di Schubert il flauto \u00e8 protagonista non solo dell\u2019<em>Allegro<\/em> iniziale, ma anche dell\u2019<em>Andante con moto<\/em> che sostiene il II movimento. A permettere al pubblico di accorgersi di questo ruolo \u00e8 senza dubbio il tempo staccato dal direttore: non rilassato, ma dal respiro ampio, tale da permettere una resa calligrafica di ogni frase e della testura complessiva. Nott cerca di comprendere il significato delle brevi frasi del flauto, e risponde suggerendo che non si tratta solo di colore, ma di una voce che confessa anche inadeguatezza e imbarazzo: la voce di chi guarda alla tradizione classica viennese, ancora popolata da Mozart e Salieri, mentre attorno fremono gi\u00e0 le presenze di Brahms e di Bruckner. In particolare le dinamiche degli archi, dalle risonanze anche troppo strascicate, evocano sonorit\u00e0 ed effetti brahmsiani. Il <em>Minuetto. Allegro molto<\/em> \u00e8 un capolavoro di ritmo e di accenti, in cui la precisione dei movimenti di danza e la tensione drammatica si equilibrano come per incanto. Nel frattempo, per\u00f2, gi\u00e0 serpeggia il colore nerastro dei corni e dei violoncelli, che conduce al finale <em>Allegro vivace<\/em>; anche adesso <strong>il direttore scandisce ogni frase quasi con pudore, sospendendola un attimo prima dell\u2019accento, per poi liberare una sonorit\u00e0 marcata, o addirittura abbandonarsi a un\u2019accelerazione efficace<\/strong>. La \u201cdrammaturgia\u201d interna alla sinfonia ne \u00e8 esaltata, e si estingue il problema della mancanza di una vera e propria coda, ossia di un possibile punto di culminazione con cui chiudere l\u2019opera.<br \/>\n<strong>L\u2019atmosfera, i rumori, i colori di un bosco tra le ultime ore della notte e l\u2019avanzare dell\u2019alba: questa sembra essere la tentazione narrativa in cui cadere piacevolmente all\u2019ascolto <\/strong>del I movimento (<em>Langsam. Schleppend<\/em>, dunque lento e strascicato)<strong> della Sinfonia n. 1 di Mahler<\/strong> nell\u2019esecuzione di Jonathan Nott. Ma non si tratta di una storia idilliaca o mitologica; al contrario, la perfezione con cui gli ottoni sgranano gli accordi del II movimento (<em>Kr\u00e4ftig bewegt, doch nicht zu schnell<\/em>, Mosso con forza, ma non troppo rapido) sottolinea tutta la voluta trivialit\u00e0 di una fanfara borghese che il compositore non si decide a sviluppare al di l\u00e0 della frase iniziale; Nott spiega come la fanfara si consumi in un\u2019estenuata progressione senza per\u00f2 giungere a costruire nulla. Allo stesso modo, il garbatissimo valzer che segue pare imitazione di una dolce e fanciullesca melodia \u010daikovskiana, con il solo effetto di generare nostalgia. In effetti una forma di \u201critorno\u201d si verifica con il III movimento (<em>Feierlich und gemessen, ohne zu schleppen<\/em>, Solenne e misurato, senza strascicare), che fa riapparire il bosco dell\u2019inizio, ma in versione grottesca: \u00e8 il funerale del cacciatore, paradossalmente trasportato da tutti gli animali selvatici, secondo il noto programma originale della sinfonia che lo stesso Mahler si era compiaciuto di stendere, suggestionato dalla fiaba e dall\u2019incisione di Moritz von Schwind del 1850; in musica, poi, \u00e8 l\u2019indimenticabile cantilena del <em>Fra Martino<\/em> in minore (\u00abGli animali del bosco accompagnano alla tomba la bara del cacciatore; le lepri portano lo stendardo. Davanti c\u2019\u00e8 un gruppo di musicanti boemi con i quali suonano gatti, rospi, cornacchie &#8230; Cervi, caprioli, volpi e altri animali del bosco, alati o a quattro zampe, seguono il corteo con atteggiamenti farseschi &#8230;\u00bb).<br \/>\nSe Schubert era letto in chiave di rimpianto per un mondo armonico tramontato (e forse mai esistito) <strong>il Mahler di Nott \u00e8 espressione di un grottesco che appena si riconosce, insidiosissimo perch\u00e9 appare in tutta la possibile eleganza; \u00e8 il Kitsch della societ\u00e0 borghese di fine Ottocento, sovraccarica di ipocrisie e volgarit\u00e0, ma dalla superficie esteticamente impeccabile<\/strong>. Il reboante finale (<em>St\u00fcrmisch bewegt<\/em>, Mosso tempestoso) \u00e8 dunque una sorta di <em>marche au supplice<\/em> che prefigura un congegno autodistruttivo come quello del finale della VI sinfonia. In Schubert mancava una chiusa strutturata, in Mahler invece \u00e8 l\u2019apoteosi di un finale lunghissimo (sesquipedale, avrebbe detto Gavazzeni), che scongiura l\u2019annullamento con la retorica delle forme. Ora si completa anche la fanfara del II movimento, ma con urli lancinanti di dolore e spossatezza. La confessione del senso profondo \u00e8 affidata al flauto e ai suoi tremoli; come in <em>Das Lied von der Erde<\/em>, e poi ancora nei <em>Vier letzte Lieder<\/em> straussiani, il lieve trillo di questa voce esprime l\u2019inconfessabile: sembra recuperare i motivi del bosco, di aurora e di innocenza, ma in realt\u00e0 ricorda soltanto quello che \u00e8 perduto per sempre.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Madrid, Auditorio Nacional de M\u00fasica Fundaci\u00f3n Iberm\u00fasica, Temporada 2016-2017 Orchestre de la Suisse Romande Direttore Jonathan Nott Franz [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":102,"featured_media":89459,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[1005,22371],"tags":[15546,14678,2426,13368,746,9705,18088],"class_list":["post-88946","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-concerti","category-franz-schubert","tag-auditorio-nacional-de-musica-de-madrid","tag-concerti","tag-franz-schubert","tag-fundacion-ibermusica","tag-gustav-mahler","tag-jonathan-nott","tag-orchestre-de-la-suisse-romande"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/88946","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/users\/102"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=88946"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/88946\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/media\/89459"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=88946"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=88946"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=88946"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}