{"id":90153,"date":"2017-05-11T19:29:59","date_gmt":"2017-05-11T17:29:59","guid":{"rendered":"http:\/\/www.gbopera.it\/?p=90153"},"modified":"2017-05-12T11:31:29","modified_gmt":"2017-05-12T09:31:29","slug":"opera-di-firenze-don-carlo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/opera-di-firenze-don-carlo\/","title":{"rendered":"Opera di Firenze: &#8220;Don Carlo&#8221;"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\"><em>Opera di Firenze \u2013 80\u00b0 Maggio Musicale Fiorentino<\/em><br \/>\n<strong>\u201cDON CARLO\u201d<\/strong><br \/>\nOpera in quattro atti. Libretto di Joseph M\u00e9ry e Camille du Locle, versione italiana di Achille de Lauzi\u00e8res<br \/>\nMusica di <strong>Giuseppe Verdi<\/strong><br \/>\n<em>Don Carlo<\/em> ROBERTO ARONICA<br \/>\n<em>Elisabetta di Valois<\/em> JULIANNA DI GIACOMO<br \/>\n<em>Filippo II<\/em> DMITRY BELOSELSKIY<br \/>\n<em>Rodrigo, marchese di Posa<\/em> MASSIMO CAVALLETTI<br \/>\n<em>Principessa Eboli<\/em> EKATERINA GUBANOVA<br \/>\n<em>Il Grande Inquisitore<\/em> ERIC HALFVARSON<br \/>\n<em>Un frate<\/em> OLEG TSYBULKO<br \/>\n<em>Una voce dal cielo<\/em> LAURA GIORDANO<br \/>\n<em>Tebaldo<\/em> SIMONA DI CAPUA<br \/>\n<em>Il conte di Lerma<\/em> ENRICO COSSUTTA<br \/>\n<em>Un araldo reale<\/em> SAVERIO FIORE<br \/>\n<em>Deputati fiamminghi<\/em> TOMMASO BAREA, BENJAMIN CHO, QIANMING DOU, MIN KIM, CHANYOUNG LEE, DARIO SHIKMIRI<br \/>\nOrchestra e Coro del Maggio Musicale Fiorentino<br \/>\nDirettore <strong>Zubin Mehta<\/strong><br \/>\nMaestro del coro <strong>Lorenzo Fratini<\/strong><br \/>\nRegia <strong>Giancarlo Del Monaco<\/strong><br \/>\nRegista associata <strong>Sarah Schinassi<\/strong><br \/>\nScene <strong>Carlo Centolavigna<\/strong><br \/>\nCostumi <strong>Jes\u00fas Ruiz<\/strong><br \/>\nLuci <strong>Wolfgang von Zoubek<br \/>\n<\/strong><em>Firenze, 5 maggio 2017<br \/>\n<\/em>Il Maggio Musicale Fiorentino giunge quest&#8217;anno alla sua ottantesima edizione, anche se l&#8217;avventura \u00e8 iniziata pi\u00f9 di ottant&#8217;anni fa, nel 1933, ma i primi festival non avevano cadenza annuale; si tratta di un compleanno importante, di una venerabile cifra tonda raggiunta dopo un periodo di preoccupazioni e di difficolt\u00e0 serie.\u00a0I problemi non sono definitivamente risolti, tuttavia sembra regnare un certo ottimismo e una notevole energia propositiva all&#8217;Opera di Firenze, anche se la programmazione ha risentito negli ultimi anni e continua a risentire della necessit\u00e0 di contenere la spese; principalmente e saggiamente \u00e8 stata la quantit\u00e0, molto pi\u00f9 che la qualit\u00e0 delle proposte, ad essere ridimensionata.<br \/>\nIl titolo di punta del Maggio in corso, dopo un <em>Idomeneo<\/em> andato in scena in trasferta a Pistoia, capitale Italiana della Cultura per il 2017, \u00e8 il <em>Don Carlo<\/em>, l&#8217;opera pi\u00f9 grandiosa e monumentale di Giuseppe Verdi, nata nel 1867 come Grand Opera e quindi dotata del soggetto tragico e regale, dei canonici cinque atti, dell&#8217;alternanza di pathos e piacevolezza e dello sfarzo richiesti dalle scene parigine.<br \/>\nAppena meno monumentale \u00e8 la versione in quattro atti approntata da Verdi nel 1884 per la Scala che va ora in scena al Teatro dell&#8217;Opera di Firenze sotto la direzione di <strong>Zubin Mehta<\/strong>.<br \/>\nMehta, direttore adorato dal pubblico fiorentino, \u00e8 al suo ultimo Maggio dopo trentadue anni da direttore stabile, prima dell&#8217;avvicendamento previsto per il prossimo anno con Fabio Luisi; il suo interesse per il <em>Don Carlo<\/em> \u00e8 ben noto e testimoniato dall&#8217;averlo diretto nel teatro fiorentino nel 2004, in una produzione che meritoriamente alternava nelle repliche le versioni in quattro e in cinque atti, con un cast piuttosto stellare, e nel 2013 in un&#8217;edizione sfortunata che per motivi di budget ha dovuto rinunciare alla regia di Luca Ronconi ed essere offerta al pubblico in forma di concerto. Dunque ad accrescere l&#8217;interesse intorno a questo Don Carlo contribuisce anche l&#8217;atmosfera se non di un &#8216;addio&#8217;, di un &#8216;arrivederci&#8217; in grande stile tra il pubblico fiorentino e il suo beniamino, all&#8217;insegna di Verdi e di una delle sue opere pi\u00f9 impegnative e attese.\u00a0Lo spettacolo visivamente \u00e8 molto curato, elegante, ricco, francamente bello.<img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft wp-image-90155 \" src=\"http:\/\/www.gbopera.it\/wp-content\/uploads\/2017\/05\/3.jpg\" alt=\"\" width=\"480\" height=\"320\" srcset=\"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-content\/uploads\/2017\/05\/3.jpg 512w, https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-content\/uploads\/2017\/05\/3-290x193.jpg 290w, https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-content\/uploads\/2017\/05\/3-150x100.jpg 150w, https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-content\/uploads\/2017\/05\/3-285x190.jpg 285w\" sizes=\"auto, (max-width: 480px) 100vw, 480px\" \/><br \/>\nLa scena \u00e8 sempre perfettamente simmetrica e le architetture sono risolte con solidi puri, lisci, come le facce di un cubo che si pu\u00f2 articolare e scomporre, rese preziose dalla texture: una carta geografica antica che mostra la favolosa estensione dei possedimenti spagnoli nel Cinquecento, con i colori volti al negativo, quindi un nero compatto e caldo solcato dalla grafia in color ocra. L&#8217;effetto \u00e8 notevole: al colpo d&#8217;occhio la superficie suggerisce la ricchezza austera, quasi lugubre, di un marmo esotico nero con striature dorate, all&#8217;analisi pi\u00f9 attenta la lettura della carta richiama immediatamente alla mente la forza militare, il potere concentrato nelle mani di un solo uomo, quel Carlo V sul cui impero non tramontava mai il sole, personaggio non presente, ma incombente nel Don Carlo di Schiller e di Verdi. La soluzione astratta ma evocativa degli elementi architettonici \u00e8 integrata dalla ricostruzione precisa, filologica degli arredi e della possente cancellata in ferro nero e dorato, di forme tardo cinquecentesche, che ancora suggerisce opulenza e severit\u00e0, in un equilibrio estetico e semantico rigoroso.<br \/>\nIl nero delle scene di <strong>Carlo Centolavigna<\/strong> \u00e8 il colore dominante anche negli splendidi costumi di <strong>Jes\u00fas Ruiz<\/strong>, curati in ogni minimo dettaglio, con un evidente, puntualissimo studio della ritrattistica dell&#8217;epoca, citata sapientemente anche nelle elaborate acconciature.\u00a0Efficacissime sono le luci drammatiche di <strong>Wolfgang von Zoubek<\/strong>.<br \/>\nQualche perplessit\u00e0 desta la regia di <strong>Giancarlo Del Monaco<\/strong>, il quale ha dichiarato di voler essere \u201cpi\u00f9 vicino possibile a Verdi e a Schiller\u201d. Se questo significa illustrare il testo in maniera chiara, senza introdurre letture alternative e idee personali in contrasto con il libretto, direi che \u00e8 stato coerente con le intenzioni, con l&#8217;eccezione dell&#8217;ultima scena di cui poi diremo.\u00a0Il problema per\u00f2 \u00e8 che sembra che i personaggi siano abbandonati a se stessi, che non si sia tentato di dare ad ognuno una caratterizzazione forte, lasciandoli agire con un repertorio gestuale ridotto al minimo e piuttosto convenzionale.<br \/>\nQualche trovata pi\u00f9 incisiva c&#8217;\u00e8: il gigantesco crocifisso che domina la scena dell&#8217;auto-da-f\u00e9, visivamente efficace, e la decisione, senz&#8217;altro pi\u00f9 discutibile, di far morire Don Carlo per mano del padre, trafitto da un colpo di spada, anzich\u00e9 rapito dall&#8217;anima dell&#8217;avo Carlo V.\u00a0Vista la scarsa veridicit\u00e0 storica del dramma elaborato da Schiller al quale Verdi si attiene, non mi pare molto felice l&#8217;idea di prestar fede alla cosiddetta \u201cleyenda negra\u201d, la tradizione non ufficiale che sfronda gli allori della monarchia spagnola; inoltre la sostituzione di un atto di clemenza soprannaturale &#8211; l&#8217;anima di Carlo V che si materializza e sottrae lo sconfitto Don Carlo alla sua sorte, dandogli pace in cielo &#8211; con un brutale e banale omicidio, altera non di poco i caratteri, dando a Filippo II una fisionomia univoca e sbrigativa, decisamente incongrua.<br \/>\nTra gli interpreti vocali va segnalata una certa disparit\u00e0 tra il settore femminile e quello maschile.<br \/>\nPremesso che nessuno ha espresso doti da fuoriclasse, interpretazioni di incisivit\u00e0 memorabile, una caratterizzazione del personaggio particolarmente potente, le signore hanno esibito una bellezza e sicurezza di canto superiore ai colleghi maschi.\u00a0<strong>Julianna di Giacomo<\/strong>, interprete di Elisabetta di Valois, \u00e8 un soprano che alterna ruoli lirici e ruoli drammatici; in effetti ha uno strumento ampio e morbido, dal timbro luminoso, non massiccio, ma molto penetrante nel settore acuto; ha affrontato il ruolo con disinvoltura, con un canto ricco di slancio e di colori.<img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright wp-image-90156 size-full\" src=\"http:\/\/www.gbopera.it\/wp-content\/uploads\/2017\/05\/4.jpg\" alt=\"\" width=\"341\" height=\"512\" srcset=\"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-content\/uploads\/2017\/05\/4.jpg 341w, https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-content\/uploads\/2017\/05\/4-133x200.jpg 133w, https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-content\/uploads\/2017\/05\/4-256x384.jpg 256w, https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-content\/uploads\/2017\/05\/4-100x150.jpg 100w\" sizes=\"auto, (max-width: 341px) 100vw, 341px\" \/><br \/>\nBuon risultato anche per <strong>Ekaterina Gubanova<\/strong>, interprete della Principessa Eboli; in possesso di un solido strumento, molto esteso in acuto, tanto da far pensare che certi colori scuri del registro centrale siano un po&#8217; costruiti, si \u00e8 rivelata gi\u00e0 nella \u201ccanzone del velo\u201d esecutrice sicura e virtuosa, precisa musicalmente e capace di conferire grazia e languore agli arabeschi; nella grande aria \u201cO don fatale\u201d ha confermato appieno le sue doti con saldezza di mezzi e incisivit\u00e0 espressiva.<br \/>\n<strong>Simona di Capua<\/strong> ha interpretato il paggio Tebaldo con voce tenue ma di bel timbro e <strong>Laura Giordano<\/strong> si \u00e8 rivelata presenza di lusso come \u201cvoce dal cielo\u201d.<br \/>\n<strong>Roberto Aronica<\/strong> nei panni del protagonista non ha sfigurato; il ruolo dell&#8217;Infante di Spagna \u00e8 difficile vocalmente e psicologicamente, pi\u00f9 impegnativo che redditizio in termini di applausi, forse a ragione disertato o appena sfiorato dalle celebrit\u00e0 tenorili; naturalmente \u00e8 un ruolo musicalmente molto interessante, con grandi pagine, intense e coinvolgenti. La parte pi\u00f9 problematica sta nel dare una fisionomia, una personalit\u00e0 a quest&#8217;uomo che si dibatte tra i sentimenti e la ragion di Stato: Don Carlo \u00e8 un debole, uno squilibrato o un eroe?<br \/>\nAronica sembra abbia scelto di cantarlo e basta, con risultati vocali apprezzabili, giacch\u00e9 il timbro \u00e8 piuttosto luminoso quando non accusa qualche segno di fatica, gli acuti sono puntuali e squillanti, solo occasionalmente affetti da una spinta muscolare che li rende un tantino fibrosi. In conclusione la sua \u00e8 stata una prestazione dignitosa, alla quale sono mancate nobilt\u00e0 e poesia, cosa che purtroppo lo accomuna agli interpreti dei personaggi di Rodrigo e Filippo II.<br \/>\nUn po&#8217; sottotono,\u00a0 nei panni del Marchese di Posa, la prestazione di <strong>Massimo Cavalletti<\/strong>, interprete per la maggior parte dell&#8217;opera abbastanza generico e soprattutto messo in difficolt\u00e0 dalle numerose salite all&#8217;acuto, in cui la voce, che \u00e8 compatta e di timbro notevolmente bello, si assottiglia, si schiarisce e perde corpo. Gli va dato atto di aver preso quota durante la recita e di aver offerto un buon terzo atto, con un&#8217;aria del commiato e una scena della morte caratterizzate da perfetto legato, una certa ricchezza di colori e una resa complessiva convincente, complice anche la magica orchestra di Zubin Mehta.<br \/>\nLuci e ombre presenta anche il Filippo II di <strong>Dmitry Beloselskiy<\/strong>; la voce \u00e8 ampia e corre senza difficolt\u00e0, il timbro per\u00f2 non \u00e8 nobile, anzi piuttosto comune, il registro grave \u00e8 debole e gli estremi acuti tesi; la frase \u201cDunque il trono piegar dovr\u00e0 sempre all&#8217;altar\u201d rivela chiaramente i problemi sia in alto che in basso. Le sue frasi legate a mezzavoce per\u00f2 sono piuttosto belle, la grande aria \u201cElla giammai m&#8217;am\u00f2\u201d infatti raggiunge esiti notevoli, se si esclude qualche acuto; anche in questo caso \u00e8 impagabile l&#8217;apporto sonoro della magnifica orchestra del Maggio guidata dalla mano di Mehta.<br \/>\nQuasi solo note dolenti vengono dal Grande Inquisitore di <strong>Eric Halfvarson<\/strong> che canta con voce dimezzata nelle sue capacit\u00e0, vuoi per l&#8217;et\u00e0, sessantacinque anni non sono pochi, vuoi per un&#8217;allergia che sembra lo abbia colpito; i suoni estremi del registro grave sono ancora impressionanti, scurissimi e granitici, ma al centro c&#8217;\u00e8 pi\u00f9 di un &#8216;buco&#8217; e gli acuti sono risolti con il grido. Per\u00f2 \u00e8 soprattutto la visione interpretativa che \u00e8 discutibile: questo personaggio unico nella storia del Melodramma, terribile e sinistro, arbitro della vita e della morte del corpo e dell&#8217;anima, cos\u00ec autorevole e minaccioso da mettere in scacco il sovrano pi\u00f9 potente della terra, \u00e8 gi\u00e0 compiutamente caratterizzato da Verdi con una delle invenzioni musicali pi\u00f9 incredibili della sua produzione per la semplicit\u00e0 e la forza espressiva; l&#8217;economia di note e di parole, insieme alle discese negli abissi del pentagramma costruiscono con pochissimi tocchi una fisionomia disumana, ieratica, gelida e spietata. Accentare, digrignando, le sillabe, sostituire il canto con un parlato rabbioso, scuotersi, agitare il bastone vociferando in preda a crisi d&#8217;ira, come fa Halfvarson, sminuisce inesorabilmente il personaggio, degradandolo alla macchietta di un vecchio stizzoso.<br \/>\n<strong>Oleg Tsybulko<\/strong> canta piuttosto bene la parte del frate, <strong>Enrico Cossutta<\/strong> e <strong>Saverio Fiore<\/strong> sono funzionali e corretti nei loro ruoli; i deputati delle Fiandre sono ugualmente corretti e professionali.<br \/>\nL&#8217;incontr<img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft wp-image-90159 size-full\" src=\"http:\/\/www.gbopera.it\/wp-content\/uploads\/2017\/05\/5-Copia.jpg\" alt=\"\" width=\"341\" height=\"512\" srcset=\"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-content\/uploads\/2017\/05\/5-Copia.jpg 341w, https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-content\/uploads\/2017\/05\/5-Copia-133x200.jpg 133w, https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-content\/uploads\/2017\/05\/5-Copia-256x384.jpg 256w, https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-content\/uploads\/2017\/05\/5-Copia-100x150.jpg 100w\" sizes=\"auto, (max-width: 341px) 100vw, 341px\" \/>o di <strong>Zubin Mehta<\/strong> con l&#8217;<strong>Orchestra del Maggio<\/strong>, che \u00e8 una compagine di altissimo livello, ed \u00e8 la sua orchestra da pi\u00f9 di trent&#8217;anni, produce quasi sempre risultati non comuni, a volte elettrizzanti.<br \/>\nL&#8217;ascolto di questo Don Carlo d\u00e0 l&#8217;impressione che, forse per sovrapposizione di impegni diversi, sia mancato il tempo di scavare nell&#8217;interpretazione e di trovare quella concordia di intenti e quella continuit\u00e0 di tono, dall&#8217;inizio alla fine della recita, che caratterizza le grandi produzioni d&#8217;Opera, quell&#8217;atmosfera incantata in cui tutto sembra andare al suo posto senza problemi e senza sforzo.<br \/>\nTuttavia i momenti magici non sono certo mancati: se il primo atto \u00e8 apparso un po&#8217; secco e sbrigativo, tanto da far sembrare prosaica l&#8217;esecuzione del celebre duetto \u201cDio che nell&#8217;alma infondere\u201d, \u00e8 meraviglioso il tono misterioso, notturno dato a tutta la parte prima del secondo atto; grande splendore ed energia sonora hanno caratterizzato la scena dell&#8217;auto-da-f\u00e9. Nell&#8217;introduzione dell&#8217;atto terzo, in tutto l&#8217;accompagnamento della scena e aria di Filippo II e nel successivo duetto tra il re e il Grande Inquisitore si \u00e8 forse toccato il vertice della bellezza sonora e dell&#8217;efficacia drammatica, per la giustezza dei tempi, la forza espressiva, i colori orchestrali, ma meritano di essere ricordati anche l&#8217;introduzione, intrisa di tristezza, della scena della prigione e una morte di Rodrigo assolutamente commovente.<br \/>\nIl <strong>Coro<\/strong> diretto da <strong>Lorenzo Fratini<\/strong> ha gareggiato in bellezza di suono e in precisione musicale con l&#8217;orchestra. Non tutto \u00e8 stato perfetto, ma \u00e8 stata nel complesso una grande serata di Teatro musicale, applauditissima dal pubblico che riempiva quasi completamente la sala dell&#8217;Opera di Firenze; un&#8217;esplosione di entusiasmo ha salutato l&#8217;uscita di Mehta, ma sonore ovazioni ha raccolto anche Julianna di Giacomo; il Coro \u00e8 stato festeggiato calorosamente, come tutti gli altri interpreti; Eric Halfvarson ha raccolto anche una discreta bordata di \u201cbuh\u201d, mentre all&#8217;uscita di Massimo Cavalletti si \u00e8 solo sentito sommessamente rumoreggiare tra gli applausi.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Opera di Firenze \u2013 80\u00b0 Maggio Musicale Fiorentino \u201cDON CARLO\u201d Opera in quattro atti. 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