{"id":90209,"date":"2018-04-08T22:10:21","date_gmt":"2018-04-08T20:10:21","guid":{"rendered":"http:\/\/www.gbopera.it\/?p=90209"},"modified":"2018-04-06T22:08:34","modified_gmt":"2018-04-06T20:08:34","slug":"joseph-beer-1908-1987-polnische-hochzeit","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/joseph-beer-1908-1987-polnische-hochzeit\/","title":{"rendered":"Joseph Beer (1908 &#8211; 1987): &#8220;Polnische Hochzeit&#8221; (1937)"},"content":{"rendered":"<div style=\"text-align: justify;\"><em>Operetta in due atti su libretto di Alfred Gr\u00fcnwald e Fritz L\u00f6hner-Beda. <strong>Martina R\u00fcping <\/strong>(Jadja), <strong>Susanne Bernhard <\/strong>(Suza), <strong>Florence Losseau <\/strong>(Stasi), <strong>Nikolai Schukoff<\/strong> (Conte Boleslav Zagorsky), <strong>Michael Kupfer-Radecky <\/strong>(Conte Straschek Zagorsky), <strong>Mathias Haussmann <\/strong>(Casimir von Kawietzky), <strong>Bernhard Spingler <\/strong>(Sergius Korrosoff), <strong>Friedemann R\u00f6hlig <\/strong>(Mietek Oginsky), <strong>Alexander Kiechle <\/strong>(Stani), <strong>Chor des Staaththeaters am G\u00e4rtnerplatz<\/strong>, <strong>Felix Meybier <\/strong>(Maestro del coro), <strong>M\u00fcnchener Rundfunkorcester<\/strong>, <strong>Ulf Schirmer<\/strong> (Direttore)<\/em>. Registrazione: M\u00fcnchen Prinzregententheater 21-22 novembre 2015. <strong>2 CD CPO 555 059-2<\/strong><\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\"><iframe loading=\"lazy\" src=\"https:\/\/www.youtube.com\/embed\/dzVuIgloseI\" width=\"560\" height=\"315\" frameborder=\"0\" allowfullscreen=\"allowfullscreen\"><\/iframe><br \/>\nIl sole di Joseph Beer avrebbe potuto stagliarsi radioso nell\u2019ultimo crepuscolo dell\u2019operetta mittel-europea se i casi della storia non avessero stroncato sul nascere il miglior talento che il genere avesse avuto dopo Leh\u00e0r. Rampollo di una ricca famiglia ebrea di Leopoli nella Galizia ucraina ancora asburgica al momento della sua nascita (nel 1908) e poi integrata nel rinato stato polacco, Beer aveva mostrato fin da giovanissimo un innato talento musicale che a neppure vent\u2019anni gli aveva aperto le porte dell\u2019Accademia musicale di Vienna, dove era stato ammesso nel 1927, distinguendosi subito fra i compositori della sua generazione.<br \/>\nImpossibilitato a far breccia nel tempio del Theater an der Wien, tempio dell\u2019operetta, ma implacabilmente chiuso a un giovane debuttante, aveva cercato la via del palcoscenico nella vicina Svizzera dove, nel 1934, ottiene un autentico trionfo con \u201c<em>Der Prinz von Schiras<\/em>\u201d, attirando l\u2019attenzione anche di Hubert Marischka, allora direttore dell\u2019An der Wien finalmente pronto ad aprirne le porte al giovane talento.<br \/>\nIl nuovo lavoro \u201c<em>Polnische Hochzeit<\/em>\u201d (\u201c<em>Le nozze polacche<\/em>\u201d) sembra nascere sotto i migliori auspici. Per il libretto viene scritturato Alfred Gr\u00fcnwald, librettista di fiducia di Emmerich K\u00e1lm\u00e1n e fra i massimi conoscitori del genere. La vicenda ambientata durante i moti insurrezionali polacchi del XIX secolo non solo richiamava la provenienza del compositore, ma permetteva forti contrasti e integrazioni fra sfera pubblica e privata. La musica \u2013 la migliore scritta da Beer \u2013 \u00e8 di una ricchezza non cos\u00ec comune per il genere. Certo, per lui i modelli di riferimento sono i grandi maestri della generazione precedente, Leh\u00e0r in primis di cui fa proprie la facilit\u00e0 melodica e l\u2019eleganza strumentale, ma in lui continua ad agire in profondit\u00e0 l\u2019amore per la propria terra e per la sua musica folklorica, che permea la composizione di una forza vitale straordinaria che affonda le sue radici nel folklore slavo tanto che, quasi inevitabilmente, all\u2019ascolto delle pagine corali di Beer, la mente corre a certi momenti festosi delle opere di Smetana che affondano le radici in un substrato molto simile; ma Beer \u00e8 anche un compositore del Novecento, non \u00e8 sordo a quanto accade intorno e gli echi del jazz che stava conquistando l\u2019Europa centrale, declinandosi con originalit\u00e0 al gusto locale (come stava dimostrando con piena coerenza artistica Ernst Krenek), cos\u00ec come quelli del musical che stava nascendo dalle ceneri dell\u2019agonizzante operetta sono elementi che si ritrovano pienamente nella composizione di Beer e che l\u2019avvicinano a quelle contemporanee di Paul Abraham fuse con ancor maggior coerenza.<br \/>\nMa la storia stava per stroncare le speranze del compositore: i teatri tedeschi chiudevano le porte ai compositori ebrei e anche in Austria la situazione si faceva sempre pi\u00f9 pesante. Riparato nella pi\u00f9 sicura Zurigo riesce a far allestire l\u2019opera nel 1937 con trionfale successo prima di trasferirsi in Francia, dove sarebbe rimasto per il resto della sua vita, mentre l\u2019interesse per il suo lavoro dopo le fiammate iniziali \u2013 clamorosa la ripresa parigina del 1939 con Jan Kiepura e Martha Eggerth \u2013 tendeva a spegnersi nel clima del Secondo dopoguerra ormai troppo lontano dallo spirito del compositore polacco.<br \/>\nLa ripresa monacense del 2015 ha finalmente sottratto all\u2019oblio l\u2019opera, facendone riscoprire al mondo tutto lo splendore. A dirigere la <strong>M\u00fcnchener Rundfunkorcester <\/strong>troviamo uno specialista nella riscoperta di titoli desueti come <strong>Ulf Schirmer,\u00a0<\/strong>che con questo repertorio ha una naturale dimestichezza. Ne segue una direzione vivacissima, scatenata, traboccante di vita e di trascinante energia, tanto che nei grandi cori foklorici quanto nelle improvvise virate jazzistiche, ma capace di anche di abbandonarsi senza timore al manierato sentimentalismo dei momenti pi\u00f9 lirici. La pulizia della registrazione \u2013 non fosse per gli applausi, ci si scorderebbe subito di aver a che fare con un live \u2013 contribuisce al pieno godimento dell\u2019esecuzione.<br \/>\n<strong>Nikolai Schukoff <\/strong>\u00e8 uno splendido Boleslav: voce ampia, solida, squillante, perfetto senso dello stile, capace di rendere sia il lirismo tutto leh\u00e0riano dei cantabili sia l\u2019eroismo dell\u2019aria patriottica \u201c<em>Polenland, mein Heimatland<\/em>\u201d e fa capire pienamente come questo ruolo avesse potuto attirare l\u2019interesse di cantanti come Kiepura. Al suo fianco , Jadja ha la voce calda e vellutata di <strong>Martina R\u00fcping<\/strong>, soprano lirico della voce densa e brunita che si adatta perfettamente al carattere melanconico di certi ritmi popolari polacchi di cui \u00e8 intessuta la sua parte e la sua voce si sposa a meraviglia con quella di Schukoff nel bellissimo duetto \u201c<em>Herz an Herz<\/em>\u201d. La coppia buffa \u2013 elemento immancabile nell\u2019operetta del tempo \u2013 \u00e8 destinataria dei momenti pi\u00f9 moderni e jazzistici della scrittura di Beer, come il duetto \u201c<em>Katzenaugen<\/em>\u201d del II atto e trova interpreti scatenati nella Suza di <strong>Susanne Bernhard<\/strong> e nel Casimir di <strong>Mathias Hausmann,\u00a0<\/strong>esemplari nell\u2019adattarsi a una scrittura cos\u00ec insolita per voci di estrazione lirica. Solida voce di basso-baritono e autentico temperamento da buffo per\u00a0<strong>Michael Kupfer-Radecky,\u00a0<\/strong>nel ruolo del Conte Staschek, e pienamente centrate tutte le parti di fianco.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Operetta in due atti su libretto di Alfred Gr\u00fcnwald e Fritz L\u00f6hner-Beda. 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