{"id":90586,"date":"2017-08-08T15:10:53","date_gmt":"2017-08-08T13:10:53","guid":{"rendered":"http:\/\/www.gbopera.it\/?p=90586"},"modified":"2017-08-08T18:06:24","modified_gmt":"2017-08-08T16:06:24","slug":"giovanni-paisiello-1740-1816-fedra-1788","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/giovanni-paisiello-1740-1816-fedra-1788\/","title":{"rendered":"Giovanni Paisiello (1740 &#8211; 1816): &#8220;Fedra&#8221; (1788)"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\"><em>Dramma per la musica dell&#8217;Abate Salvoni. <\/em><strong><em>Raffaella Milanesi<\/em><\/strong><em> (Fedra), <strong>Artavazd Sargsyan<\/strong> (Teseo), <strong>Anna Maria Dell&#8217;Oste <\/strong>(Aricia), <strong>Caterina Poggini <\/strong>(Ippolito), <strong>Learco <\/strong>(Piera Bivona), <strong>Diana <\/strong>(Esther Andaloro), <strong>Sonia Fortunato<\/strong> (Tisifone), <strong>Salvatore D&#8217;Agata<\/strong> (Mercurio), <strong>Giuseppe Lo Turco <\/strong>(Plutone). <\/em>Orchestra e coro del Teatro Massimo Bellini di Catania. <strong>J\u00e9r\u00f4me Correas<\/strong> (Direttore), <strong>Ross Craigmile<\/strong> (Maestro del coro), <strong>Leonardo Catalanotto\u00a0<\/strong>(Maestro al cembalo). Registrazione: Teatro Massimo Bellini di Catania, gennaio 2016. <strong>2 CD Dynamic CDS7750<br \/>\n<a class=\"spreaker-player\" href=\"https:\/\/www.spreaker.com\/episode\/12517394\" data-resource=\"episode_id=12517394\" data-width=\"100%\" data-height=\"200px\" data-theme=\"light\" data-playlist=\"false\" data-playlist-continuous=\"false\" data-autoplay=\"false\" data-live-autoplay=\"false\" data-chapters-image=\"true\">Ascolta &#8220;G.Paisiello: &#8220;Fedra&#8221; &#8211; atto 1&#8243; su Spreaker.<\/a><\/strong><br \/>\nDel tutto scomparsa dalle scene teatrali e protagonista di un&#8217;unica incisione realizzata nel 1958 sotto la direzione di Angelo Questa su una partitura incompleta e non sempre rispettosa del dettato originale, la <strong><em>Fedra<\/em> <\/strong>di <strong>Giovanni Paisiello<\/strong> \u00e8 stata ripresa nel mese di gennaio 2016 al Teatro Massimo Bellini per celebrare il bicentenario della morte del compositore di Taranto, ricorrenza che, peraltro, \u00e8 passata quasi del tutto inosservata nel mondo musicale. Per l&#8217;occasione \u00e8 stata realizzata un&#8217;edizione critica dell&#8217;opera che Paisiello compose in uno dei periodi pi\u00f9 intensi della sua vita dal punto di vista creativo. Ritornato a Napoli nel 1784, dopo i trionfi in Russia, Paisiello, presso la corte di Ferdinando IV, dove rivestiva il ruolo di maestro di cappella, compose la maggior parte della sua produzione tra cui <em>La grotta di Trofonio<\/em>\u00a0(1785), <em>La modista raggiratrice<\/em><em>\u00a0<\/em>(1785), <em>L\u2019amor contrastato<\/em>\u00a0(1788), diventato famoso con il titolo <em>La molinara<\/em>, su libretto di Palomba, la cui aria <em>Nel cor pi\u00f9 non mi sento<\/em> dalla melodia semplice e cantabile, diede vita alle variazioni per pianoforte di Beethoven. Al 1788 risale anche la prima rappresentazione al Real Teatro di San Carlo di Napoli di <em>Fedra<\/em>, opera che Paisiello compose su un libretto che l&#8217;abate <strong>Luigi Barnab\u00f2 Salvoni<\/strong> aveva ricavato, rielaborandolo, dal dramma di Carlo Innocenzo Frugoni messo in musica da Tommaso Traetta trentun anni prima, nonostante il librettista genovese non venga citato nell&#8217;avvertimento iniziale del libretto dove vengono elencate le fonti:<br \/>\n&#8220;Il soggetto di questo dramma fu gi\u00e0 trattato dal greco Euripide che intitol\u00f2 la sua tragedia &#8211; Ippolito Coronato &#8211; e felicemente espose sul teatro d&#8217;Atene l&#8217;anno quarto dell&#8217;Olimpiade ottantesima settima[La tragedia fu rappresentata per la prima volta in occasione delle Grandi Dionisie del 428 a. C. ad Atene], sendo arconte Epaminone. Bevve alla fonte di Euripide il Franzese Racine, e profittando delle greche traccie [sic] produsse la sua Fedra, e aggiungendovi l&#8217;episodio degli amori di Ippolito, e d&#8217;Aricia, maneggi\u00f2 questo argomento con tutte quelle grazie che erano sue proprie, e che lo costituirono la delizia delle scene di Francia, e un oggetto di ammirazione presso le Nazioni pi\u00f9 colte. Sulle idee di Racine ord\u00ec un altro Scrittore Franzese il Dramma d&#8217;Ippolito, ed Aricia, effettuando sulla Scena ci\u00f2 che la favole accennano di Teseo, e ci\u00f2 che Euripide, e Racine fanno sapere al Popolo col soccorso dei racconti, fingendo inoltre Ippolito preservato dal favor di Diana, lo che ha il suo fondamento nel libro XV delle Metamorfosi d&#8217;Ovidio. Colla scorta, e coll&#8217;ajuto di tutti tre gli enunciati, io pure ho tessuta l&#8217;Opera mia, a cui dato ho il nome di Fedra sul giudiziosissimo esempio di Racine; giacch\u00e9 Fedra \u00e8 qui protagonista, e troppo strano sarebbe l&#8217;adattarle un titolo dedotto dalle sole cagioni episodiche&#8221;.<br \/>\nA proposito della scelta di tacere il nome di Frugoni si legge in una postilla aggiunta in nota al suddetto avvertimento nell&#8217;edizione a stampa del libretto:<br \/>\n&#8220;Non s&#8217;intende per qual ragione il Sig. Abate Salvoni autore di questo Dramma, da noi in qualche parte cangiato per comode delle nostre scene, abbia tralasciato di rammentare fra coloro, che trattarono questo argomento, l&#8217;immortale Frugoni&#8221;.<br \/>\nScarse sono le notizie intorno al Luigi Salvoni, che, nato a Parma nel 1723 e morto nel 1784, aveva pubblicato nel 1777 le sue <em>Opere poetiche<\/em>, da cui \u00e8 tratto il libretto utilizzato da Paisiello. \u00a0Ancora oggi non \u00e8 possibile spiegare le ragioni per cui Salvoni abbia taciuto del modello di Frugoni, anche se qualche critico ha azzardato l&#8217;ipotesi che l&#8217;abbia fatto per intento polemico; si pu\u00f2 affermare, tuttavia, che il suo libretto \u00e8 una rielaborazione originale di quello del Frugoni il quale si era ispirato al libretto di <em>Hippolyte et Aricie<\/em> che Simon-Joseph Pellegrin aveva scritto per Rameau (1733), non solo per gli aspetti contenutistici, come la contaminazione del\u00a0 mito di Fedra con quello della discesa di Teseo agli Inferi insieme con l&#8217;amico Piritoo per rapire Proserpina, ma anche per quelli formali come la divisione in cinque atti e la presenza delle danze secondo il modello della Trag\u00e9die-Lyrique francese. Inoltre vengono mantenuti nella tradizione librettistica che fa capo al testo di Pellegrin il personaggio di Aricia che gi\u00e0 nella <em>Ph\u00e8dre<\/em> di Racine (1677) \u00e8 una principessa ateniese di sangue reale e il lieto fine con Ippolito che, salvato da Diana e di ritorno ad Atene, si sposa con Aricia. In base alla trama stabilizzatasi nella librettistica settecentesca, Fedra, infatti, dopo aver tentato di sacrificare a Diana Aricia e dopo aver insidiato, durante il periodo di assenza del marito Teseo, disceso agli Inferi insieme con l&#8217;amico Piritoo per rapire Proserpina, il figliastro Ippolito dal quale ottiene un netto rifiuto, lo accusa di fronte al marito ritornato sano e salvo dal suo viaggio di averla sedotta. Teseo, allora, fa imbarcare su una nave il figlio che, durante il tempestoso viaggio, sta per essere ucciso da un mostro marino, quando Diana, vero e proprio <em>deus ex machina<\/em>, interviene non solo salvando Ippolito, ma riportandolo ad Atene, mentre Fedra, rosa dal rimorso, dopo aver confessato l&#8217;inganno, viene inghiottita dagli Inferi. Salvoni, pur mantenendosi fedele a questa trama, ridusse i cinque atti a due ed elimin\u00f2 le danze, tipiche della tradizione francese, dando vita cos\u00ec a un classico libretto da opera seria italiana che il compositore tarantino rese pi\u00f9 snello operando dei tagli. L&#8217;edizione critica dell&#8217;opera restituisce alla storia del teatro musicale la conoscenza di un Paisiello inedito, quasi sconosciuto, dal momento che la sua popolarit\u00e0 \u00e8 stata sempre legata semplicemente alla produzione comica o semiseria. Notevole \u00e8 il dispiegamento di mezzi espressivi da parte del compositore di Taranto che fece uso di tutti i colori offertigli dalla tavolozza strumentale e vocale dell&#8217;epoca. Particolarmente curate sono le sezioni dedicate all&#8217;orchestra a partire dalla sinfonia in forma-sonata con due temi contrastanti del quale il primo si apre con un perentorio arpeggio e il secondo grazioso tutto giocato in un raffinato dialogo tra oboi e flauti, fino alle lunghe introduzioni delle arie e delle scene, dove si nota la volont\u00e0 del compositore di rappresentare i sentimenti dei personaggi, ma anche le diverse situazioni drammatiche. Ci\u00f2 \u00e8 evidente nell&#8217;introduzione strumentale della scena degli Inferi, scura e inquietante nella scelta del <em>re minore<\/em> e nello stesso tempo nel ritmo puntato da <em>ouverture<\/em> alla Francese, mentre non manca nemmeno in questo caso il contrasto tra gli archi e i fiati. Proprio a quest&#8217;ultimi viene spesso affidato da Paisiello il compito di dialogare con le voci caratterizzate da una scrittura piena di colorature e di elementi che rimandano allo stile per castrati come si pu\u00f2 vedere, per esempio, nel salto di decima presente nella prima aria di Ippolito, <em>Contro ogni nembo irato.<br \/>\n<\/em><strong>Passando all&#8217;incisione<\/strong> realizzata dall&#8217;etichetta Dynamic dal vivo al Teatro Massimo Bellini di Catania nel mese di gennaio del 2016, si ha l&#8217;impressione di trovarci di fronte ad una produzione rispettosa della partitura e delle caratteristiche stilistiche dell&#8217;opera settecentesca. Ci\u00f2 \u00e8 evidente gi\u00e0 nella concertazione del direttore d&#8217;orchestra, oltre che clavicembalista, francese <strong>J\u00e9r\u00f4me Correas,<\/strong> autentico specialista di questo repertorio come si pu\u00f2 notare, infatti, sia nella\u00a0 buona gestione delle dinamiche che nella corretta e a volte briosa scelta dei tempi grazie alla quale la <em>performance <\/em>non scade mai in quella noia che una partitura cos\u00ec lunga e lontana dal nostro modo di concepire il teatro pu\u00f2 generare; la sua \u00e8 una concertazione rispettosa delle voci che non solo non vengono mai soverchiate, ma che sembrano dialogare con gli strumenti solisti le cui parti emergono nel corso dell&#8217;esecuzione. Il cast vocale appare disomogeneo. Nel ruolo del titolo il soprano <strong>Raffaella Milanesi<\/strong> \u00e8 protagonista di una prova complessivamente decorosa anche perch\u00e9 l&#8217;artista dispone di una bella voce soprattutto nel registro medio-acuto. Appare evidente, tuttavia, una tendenza a coprire e intubare l&#8217;emissione nella zona medio grave. <strong>Anna Maria dell&#8217;Oste<\/strong> (Aricia) mostra un colore un po&#8217; acidulo nel timbro e acuti tendenzialmente striduli soprattutto nella parte iniziale dell&#8217;aria <em>Se nell&#8217;amar chi l&#8217;ama<\/em> nella quale, per\u00f2, evidenzia una buona padronanza del fraseggio e una discreta tecnica nel canto di coloratura. Buona, nel complesso, anche la prova di <strong>Caterina Poggini<\/strong> nel ruolo di Ippolito che, concepito per un castrato, presenta alcune difficolt\u00e0 tecniche che mettono a dura prova la cantante la quale pu\u00f2 contare su un buon fraseggio. Del pari convincente sul piano interpretativo \u00e8 la prova di <strong>Artavazd Sargsyan,<\/strong> particolarmente a suo agio nel rappresentare gli affanni e le pene di Teseo agli Inferi. Decisamente modeste le prove di\u00a0 <strong>Esther Andaloro,<\/strong> una Diana dalla voce intubata e tesa,\u00a0 <strong>Piera Bivona<\/strong> (Learco) in affanno\u00a0 nella sua aria <em>Piet\u00e0 non merita<\/em>. Dello stesso livello le <em>performances<\/em> di: <strong>Sonia Fortunato<\/strong> (Tisifone), <strong>Salvatore D&#8217;Agata<\/strong> (Mercurio) e <strong>Giuseppe Lo Turco<\/strong> (Plutone). Buona, infine, la prova del coro preparato da <strong>Ross Craigmile.<br \/>\n<\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Dramma per la musica dell&#8217;Abate Salvoni. 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