{"id":90713,"date":"2018-05-25T12:17:34","date_gmt":"2018-05-25T10:17:34","guid":{"rendered":"http:\/\/www.gbopera.it\/?p=90713"},"modified":"2018-06-01T11:18:22","modified_gmt":"2018-06-01T09:18:22","slug":"antonio-cesti-1623-1669-lorontea-1656","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/antonio-cesti-1623-1669-lorontea-1656\/","title":{"rendered":"Antonio Cesti (1623 &#8211; 1669): &#8220;L&#8217;Orontea&#8221; (1656)"},"content":{"rendered":"<div style=\"text-align: justify;\"><em>Dramma per musica in tre atti su libretto di Jacopo Andrea Cicognini e Giovanni Filippo Apolloni. <strong>Paula Murrihy <\/strong>(Orontea), <strong>Sebastian Geyer <\/strong>(Creonte), <strong>Juanita Lascarro <\/strong>(Tibrino, Amore), <strong>Guy de Mey <\/strong>(Aristea), <strong>Xavier Sabata <\/strong>(Alidoro), <strong>Simon Bailey <\/strong>(Gelone), <strong>Matthias Rexroth <\/strong>(Corindo), <strong>Louise Alder<\/strong> (Silandra), <strong>Kateryna Kasper <\/strong>(Giacinta), <strong>Katharina Magiera <\/strong>(Filosofia). <\/em><strong>Frankfurter-Opern-und-Museumorchester, Monteverdi-Continuo-Ensemble. Ivor Bolton <\/strong><em>(direttore)<strong>. <\/strong><\/em>Registrazione Oper Frankfurt, febbraio 2015. <strong>3 CD Oehms Classics OC965 <\/strong><\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\">L\u2019aretino <strong>Antonio Cesti<\/strong> \u00e8 stato fra i principali protagonisti della prima generazione post-monteverdiana, quella fondamentale generazione con cui l\u2019opera, superate le iniziali fiammate del genio cremonese, si \u00e8 trasformata nel rodato sistema produttivo che le ha permesso di divenire per i successivi tre secoli la pi\u00f9 importante forma di spettacolo dell\u2019intera Europa. Stabilizzazione delle dinamiche che si accompagna al fenomeno dell\u2019internazionalizzazione dello spettacolo operistico che dai palcoscenici italiani comincia a conquistare con insospettata rapidit\u00e0 l\u2019intero continente. Proprio Cesti ha un ruolo non secondario al riguardo: entrato al servizio della corte arciducale di Innsbruck, ha portato nella capitale tirolese le esperienze maturate in Toscana e a Venezia.<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\">E non potrebbe essere pi\u00f9 veneziana per spirito e gusto quest\u2019\u201d<strong><em>Orestea<\/em><\/strong>\u201d, vera e propria commedia per musica su testo di <strong>Jacopo Andrea Cicognini<\/strong> e <strong>Giovanni Filippo Apolloni<\/strong> andata in scena a Innsbruck il 19 febbraio 1656. Il libretto \u00e8 una commedia degli equivoci ricca di travestimenti e colpi di scena; a reggere le sorti di tutto l\u2019infinito potere di Amore, inteso in un\u2019ottica spesso scopertamente fisica e sensuale in cui traspare ancora una sensibilit\u00e0 rinascimentale e pre-controriformista che la Repubblica lagunare lasciava ancora esplodere in occasione del cardinale e che nel chiuso dei circoli della corte poteva essere accettata anche da un mondo asburgico meno rigidamente tridentino dell\u2019immagine che voleva trasmettere all\u2019esterno. La musica di Cesti affonda anch\u2019essa ancora nella tradizione del tardo Rinascimento; il recitar cantando \u00e8 lo strumento principe della sua concezione musicale che si esplica in un gioco dinamico molto ricco dove recitativo, declamato e arioso fluiscono uno nell\u2019altro in continuo divenire mentre poche sono le vere e proprie arie \u2013 anche nel senso che il termine pu\u00f2 avere nella produzione del Monteverdi maturo \u2013 sostituite da cangianti monologhi di difficile definizione. Questo non significa per\u00f2 che manchi la melodia\u00a0 (anzi pagine come l\u2019assolo di Orontea \u201c<em>Intorno all\u2019idol mio<\/em>\u201d o i duetti fra questa e Alidoro sono fra le pagine pi\u00f9 struggenti del medio Seicento) cos\u00ec come non mancano i contrasti stilistici ed espressivi; anzi gli elementi comici e patetici interagiscono secondo una meccanica perfettamente costruita.<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\">Va quindi riconosciuto merito all\u2019opera di Francoforte di aver ripreso nel 2015 questo titolo fondamentale del primo barocco italiano e alla Ohems classics di averne curato il riversamento discografico anche se la fortissima teatralit\u00e0 che si percepisce fin dal semplice ascolto testimonia come questo sia un titolo pienamente compiuto solo nella rappresentazione scenica. <strong>Ivor Bolton <\/strong>non \u00e8 un direttore filologico ma ha sempre frequentato l\u2019opera barocca e, se la sua lettura non ha l\u2019assoluto rigore degli specialisti, non manca di energia e forza teatrale e presenta un suono sempre pieno, bello e ricco a volte anche fin troppo carico considerando la cronologia dell\u2019opera. Gli strumentisti del <strong>Monteverdi-Continuo-Ensemble <\/strong>integrano la <strong>Frankfurter-Opern-und-Museumorchester <\/strong>fornendo gli strumenti d\u2019epoca e le sonorit\u00e0 specifiche di questo repertorio.<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\">La parte vocale nell\u2019insieme \u00e8 buona ma si sente quella mancanza di naturalezza con il recitar canto inevitabile in presenza di un cast privo di italiani o di cantanti abituati a frequentare\u00a0 i palcoscenici del bel paese. Molto bravi i due contro-tenori. Con la sua voce calda e seducente e il suo fraseggio vario e ricco <strong>Xavier Sabata <\/strong>\u00e8 un ottimo Alidoro, capace di abbandonarsi alle splendide melodie che Cesti gli dona; in contrasto <strong>Matthias Rexroth <\/strong>ha un timbro pi\u00f9 secco e marziale che segna una buona distinzione fra le due voci ma canta altrettanto bene e con ottimo gusto. La protagonista <strong>Paola Murrihy, che <\/strong>ha un bel timbro caldo e buone doti di musicalit\u00e0, \u00e8 a suo agio nei momenti pi\u00f9 lirici ed elegiaci ma \u00e8 meno convincente quando il canto si fa pi\u00f9 concitato e l\u2019accento \u00e8 spesso un po\u2019 troppo monocorde. Molto brava la luminosa e femminile Silandra di <strong>Louise Alder <\/strong>cos\u00ec come la Giacinta di <strong>Kateryna Kasper<\/strong>. <strong>Juanita Lascarro <\/strong>\u00e8 fin troppo femminile per il soldataccio fanfarone di Tibrino ma musicalmente \u00e8 inappuntabile mentre decisamente troppo caricato il Gelone di <strong>Simon Bailey <\/strong>di cui si percepisce la forte carica teatrale ma che troppo spesso scade nell\u2019effetto gratuito e nella sguaiataggine. Molto bravo e musicalissimo e di un gusto raffinatamente caricaturale \u00e8 il tenore <strong>Guy de Mey <\/strong>nel ruolo<em> en-travesti<\/em> di Aristea\u00a0 mentre appare molto modesto il Creonte di <strong>Sebastian Geyer <\/strong>faticoso nella pronuncia italiana e con una poco piacevole tendenza ad allargare innaturalmente i suoni nel settore grave cos\u00ec che il grande declamato dell\u2019agnizione di Alidoro \u2013 che richiederebbe un basso autorevole e sicuro \u2013 risulta purtroppo compromesso. L\u2019iniziativa di Francofote risulta quindi pi\u00f9 che apprezzabile e non dispiacerebbe se il titolo venisse proposto da qualche teatro italiano con quella naturalezza che solo cantanti italiani possono avere in questo tipo di vocalit\u00e0.<\/div>\n<p><iframe loading=\"lazy\" src=\"https:\/\/open.spotify.com\/embed\/album\/7uox5aucGW71c18wnyrUVI\" width=\"300\" height=\"380\" frameborder=\"0\"><\/iframe><\/p>\n<div style=\"text-align: justify;\"><strong>\u00a0<\/strong><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Dramma per musica in tre atti su libretto di Jacopo Andrea Cicognini e Giovanni Filippo Apolloni. 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