{"id":90748,"date":"2017-08-05T18:27:44","date_gmt":"2017-08-05T16:27:44","guid":{"rendered":"http:\/\/www.gbopera.it\/?p=90748"},"modified":"2017-08-05T18:27:44","modified_gmt":"2017-08-05T16:27:44","slug":"so-percussion-al-mostly-mozart-festival-di-new-york","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/so-percussion-al-mostly-mozart-festival-di-new-york\/","title":{"rendered":"S\u014d Percussion al Mostly Mozart Festival di New York"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\"><em>New York, David Geffen Hall, Lincoln Center\u2019s Mostly Mozart 2017<\/em><br \/>\n<strong>Mostly Mozart Festival Orchestra<\/strong><br \/>\n<strong>S\u014d Percussion<\/strong><br \/>\nDirettore <strong>Louis Langr\u00e9e<\/strong><br \/>\nWolfgang Amadeus Mozart: <em>Ouverture <\/em>da<em> Die Entf\u00fchrung aus dem Serail<\/em><br \/>\nDavid Lang: <em>man made<\/em><br \/>\nJean-Baptiste Lully: <em>Suite<\/em> da <em>Le Bourgeois gentilhomme<\/em><br \/>\nWolfgang Amadeus Mozart: Sinfonia n. 31 in do maggiore K 297, <em>Pariser<\/em><br \/>\n<em>New York, 2 agosto 2017<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft wp-image-90750 size-full\" src=\"http:\/\/www.gbopera.it\/wp-content\/uploads\/2017\/08\/New-York-Lincoln-Center-2-VIII-2017-Mostly-Mozart-Festival-3.jpg\" alt=\"\" width=\"512\" height=\"320\" srcset=\"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-content\/uploads\/2017\/08\/New-York-Lincoln-Center-2-VIII-2017-Mostly-Mozart-Festival-3.jpg 512w, https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-content\/uploads\/2017\/08\/New-York-Lincoln-Center-2-VIII-2017-Mostly-Mozart-Festival-3-290x181.jpg 290w, https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-content\/uploads\/2017\/08\/New-York-Lincoln-Center-2-VIII-2017-Mostly-Mozart-Festival-3-150x94.jpg 150w\" sizes=\"auto, (max-width: 512px) 100vw, 512px\" \/>Quando nacque nel 1961 il <strong>Mostly Mozart Festival<\/strong> intendeva proporsi come la prima rassegna di musica da camera estiva di New York, centrata sull\u2019immenso catalogo mozartiano ma aperta a tutto il repertorio delle piccole formazioni. Nelle cinquantuno annate della sua esistenza gli orizzonti si sono di molto ampliati, al punto che nei programmi correnti del MMF non mancano mai concerti sinfonici ed allestimenti di opere complete in forma scenica (quest\u2019anno toccher\u00e0 a <em>Don Giovanni<\/em>, nella versione praghese diretta da Iv\u00e1n Fischer con la Budapest Festival Orchestra). Nel 2002, per provvedere adeguatamente alle nuove esigenze della programmazione, fu creata la <strong>Mostly Mozart Festival Orchestra<\/strong>, affidata alle cure di <strong>Louis Langr\u00e9e<\/strong> che tuttora la guida. La presenza di un complesso \u201cdi casa\u201d permette ovviamente di calibrare ogni edizione tra invitati prestigiosi e realizzazioni personali, come nel caso del terzo concerto di questa stagione, dedicato a illustrare l\u2019importanza delle percussioni, da Mozart a oggi.<br \/>\nDei quattro brani che formano il programma, occorre dire subito che la cornice mozartiana dell\u2019<em>ouverture<\/em> da <em>Die Entf\u00fchrung aus dem Serail<\/em> e della Sinfonia <em>Pariser<\/em> costituisce la parte meno interessante. La prima risuona assai pesante a causa dell\u2019insistenza sulle percussioni, ma con poco scintillio e scarsi colori; nella seconda Langr\u00e9e \u00e8 attento a rendere i contrasti dinamici, ma le parti degli archi sono come spianate, prive di dolcezza; in effetti, l\u2019orchestra non \u00e8 capace di suonare piano o con la necessaria delicatezza. <strong>La parte migliore del concerto \u00e8 senza dubbio quella centrale, che accosta una prima esecuzione per New Tork a una famosissima <em>suite<\/em> di musica barocca<\/strong>; in entrambe sono protagonisti i quattro elementi che formano il <strong>S\u014d Percussion<\/strong>, complesso di strumentisti divenuto celebre per le riletture di pagine classiche e la sperimentazione di nuovi linguaggi e tecniche in lavori di propria elaborazione. Espressamente per loro <strong>David Lang<\/strong> ha composto nel 2013 <em>man made<\/em>, un concerto per percussioni e orchestra dalle proporzioni ragguardevoli, assumibile quale esempio interessante della musica americana contemporanea, di cui Lang \u00e8 uno degli esponenti pi\u00f9 produttivi e apprezzati. Nel 2008 la sua opera da camera <em>the little match girl passion<\/em> vinse il Pulitezer Prize for music; nel 2016, per il cinquantenario del Mostly Mozart Festival cre\u00f2 <em>the public domain<\/em>, con un organico di mille voci cantanti; il suo ultimo lavoro <em>simple song #3<\/em> (i titoli delle composizioni di Lang hanno la peculiarit\u00e0 di mancare della maiuscola <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright wp-image-90749 size-full\" src=\"http:\/\/www.gbopera.it\/wp-content\/uploads\/2017\/08\/New-York-Lincoln-Center-2-VIII-2017-Mostly-Mozart-Festival-2.jpg\" alt=\"\" width=\"512\" height=\"384\" srcset=\"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-content\/uploads\/2017\/08\/New-York-Lincoln-Center-2-VIII-2017-Mostly-Mozart-Festival-2.jpg 512w, https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-content\/uploads\/2017\/08\/New-York-Lincoln-Center-2-VIII-2017-Mostly-Mozart-Festival-2-267x200.jpg 267w, https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-content\/uploads\/2017\/08\/New-York-Lincoln-Center-2-VIII-2017-Mostly-Mozart-Festival-2-150x113.jpg 150w\" sizes=\"auto, (max-width: 512px) 100vw, 512px\" \/>iniziale) costituisce una parte della colonna sonora del film di Paolo Sorrentino <em>Youth<\/em>. \u00c8 anche simpatico, David Lang, nel presentarsi da solo prima dell\u2019esecuzione del suo brano, e far notare al pubblico della Geffen Hall l\u2019occasione di vedere un compositore ancora vivo e sentirlo addirittura parlare &#8230; Suddiviso in quattro momenti, ma senza soluzione di continuit\u00e0, <em>man made<\/em> si sviluppa con il quartetto dei percussionisti schierato davanti all\u2019orchestra e di volta in volta impegnato con uno o pi\u00f9 strumenti. L\u2019attacco \u00e8 affidato a piccole e sottili verghe di legno, che S\u014d Percussion spezza secondo un riconoscibile ritmo anapestico, una o pi\u00f9 volte, per poi gettarle a terra, mentre l\u2019orchestra interviene con accordi di xilofono, squilli degli ottoni, strappate complessive. Poi una fila di bottiglie di vino, percosse con effetto sonoro di Glass Harmonik; poi ancora campane orizzontali, e da ultimo una coppia di xilofoni insieme a una coppia di batterie, alternate sul proscenio. <strong>Ipnotico, bellissimo, il pedale dipanato dal quartetto nella terza sezione, quando ognuno esegue una figurazione ostinata, su cui si innesta sinfonicamente l\u2019intervento degli ottoni<\/strong>; l\u2019effetto da <em>thriller movie<\/em> \u00e8 palpabile, ma ancor pi\u00f9 riuscita \u00e8 la conclusione, improvvisa e netta come una cesura. L\u2019<em>aplomb<\/em> dei fantasiosi strumentisti \u00e8 semplicemente perfetto, e produce un entusiasmo notevole nel pubblico della David Geffen Hall; elargiscono dunque un <em>bis<\/em> inaspettato, perch\u00e9 anzich\u00e9 assordare con strumenti di strada od oggetti d\u2019uso quotidiano (i bidoni di zinco degli Stomp, per esempio) ricorrono alla percussione pi\u00f9 naturale e antica di cui l\u2019uomo dispone dai primordi, le mani. Disposti a due a due l\u2019uno di fronte all\u2019altro, guardandosi dritto negli occhi, per cinque minuti ognuno batte le proprie mani con ritmi e frequenze diversi, armonicamente costruiti; come nella <em>pi\u00e8ce<\/em> di Lang, non ci sono clamorose variazioni di tempo, ma il ritmo appare mobilissimo a causa delle frequenti variazioni interne. Di colpo, con perfetta sincronia, tutto il meccanismo si arresta, come al termine di un computo arcano di cui nessuno si \u00e8 reso conto. <strong>Dopo l\u2019intervallo, con la deliziosa suite di Lully si entra in un altro mondo: non tanto per lo stile musicale, ma per l\u2019uso e gli effetti delle percussioni, opposti a quelli di prima; ora gli strumenti servono i disegni melodici con delicatezza, perfino con sonorit\u00e0 sommesse<\/strong>. Il quarto e ultimo numero \u00e8 il momento pi\u00f9 divertente, perch\u00e9 si tratta della parodia di una marcia turca, in cui compare anche un sistro: i <strong>S\u014d Percussion <\/strong>scendono dall\u2019ultima fila dietro l\u2019orchestra e raggiungono tutto il proscenio in una piccola processione, guidati dai colpi del gigantesco sistro e dal leggero tintinnare delle campanelle. Dal 1670 di Lully al 2013 di Lang, attraverso Mozart, \u00e8 un compendio di storia delle percussioni in un\u2019unica serata, e di grande successo; un prodigio di sintesi, in cui le istituzioni culturali americane sono effettivamente inappuntabili.\u00a0\u00a0 <em>Foto Mostly Mozart Festival<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>New York, David Geffen Hall, Lincoln Center\u2019s Mostly Mozart 2017 Mostly Mozart Festival Orchestra S\u014d Percussion Direttore Louis [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":102,"featured_media":90752,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[1005],"tags":[14678,19040,14030,164,19041,2605,19043,19042,19044,253],"class_list":["post-90748","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-concerti","tag-concerti","tag-david-geffen-hall","tag-david-lang","tag-jean-baptiste-lully","tag-lincoln-center","tag-louis-langree","tag-mostly-mozart-festival","tag-mostly-mozart-festival-orchestra","tag-so-percussion","tag-wolfgang-amadeus-mozart"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/90748","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/users\/102"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=90748"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/90748\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/media\/90752"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=90748"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=90748"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=90748"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}