{"id":91375,"date":"2018-02-24T22:30:15","date_gmt":"2018-02-24T21:30:15","guid":{"rendered":"http:\/\/www.gbopera.it\/?p=91375"},"modified":"2018-02-25T16:07:07","modified_gmt":"2018-02-25T15:07:07","slug":"arrigo-boito-1842-1918-mefistofele-1868","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/arrigo-boito-1842-1918-mefistofele-1868\/","title":{"rendered":"Arrigo Boito (1842 &#8211; 1918): &#8220;Mefistofele&#8221; (1875)"},"content":{"rendered":"<div style=\"text-align: justify;\"><em>Opera in un prologo, quattro atti e un epilogo su libretto di Arrigo Boito. <strong>Ren\u00e9 Pape <\/strong>(Mefistofele), <strong>Joseph Calleja <\/strong>(Faust), <strong>Krist\u012bne Opolais<\/strong> (Margherita), <strong>Karine Babajanyan<\/strong> (Elena), <strong>Hieke Gr\u00f6tzinger <\/strong>(Marta), <strong>Andrea Borghini <\/strong>(Wagner), <strong>Rachel Wilson <\/strong>(Pantalis), <strong>Joshua Owen Mills <\/strong>(Nereo). <strong>Bayerisches Staatsorchester<\/strong>, <strong>Omar Meier Wellber<\/strong> (direttore), <strong>Roland Schwab<\/strong> (regia), <strong>Pietro Vinciguerra <\/strong>(scene), <strong>Ren\u00e9e Listerdal <\/strong>(costumi), <strong>Michael Bauer <\/strong>(luci), <strong>Stefano Giannetti <\/strong>(coreografie). <\/em>Registrazione: Monaco, Bayerisches Staatsoper, 6 novembre 2016 T.Time: 140&#8242;. <strong>1 DVD Unitel LC15762.<\/strong><\/div>\n<p><iframe loading=\"lazy\" src=\"https:\/\/www.youtube.com\/embed\/pvmgb_q-o6E\" width=\"560\" height=\"315\" frameborder=\"0\" allowfullscreen=\"allowfullscreen\"><\/iframe><\/p>\n<div style=\"text-align: justify;\">Di questa produzione di \u201c<em>Mefistofele<\/em>\u201d andata in scena nel 2016 alla Bayerisches Staatsoper di Monaco a colpire \u00e8 soprattutto la parte visiva. Nel bene o nel male lo spettacolo di <strong>Roland Schwab<\/strong> \u00e8 fra quelli che si imprimono nella memoria dello spettatore. A parere dello scrivente pi\u00f9 in chiave negativa che positiva ma questo \u00e8 un ambito dove le sensibilit\u00e0 personali risultano dominanti.<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\">Fin dal prologo Schwab immerge lo spettatore in un mondo cupo e degradato, privo di ogni speranza. L\u2019impianto scenico sostanzialmente essenziale di <strong>Pietro Vinciguerra <\/strong>\u00a0consta di una struttura tubolare metallica, una sorta di galleria in costruzione, che definisce lo spazio arredato poi da pochi ed essenziali elementi. Il prologo in cielo \u00e8 una discarica \u2013 soprattutto di strumenti musicali \u2013 popolata da prostitute e diseredati che formano una corte dei miracoli intorno a Mefistofele; il cielo non esiste, i cori degli angeli vengono da un vecchio grammofono attivato da diavolo, le visioni celesti sono le proiezioni di uno schermo da drive in (alcune chiare come le teorie angeliche o l\u2019interno di cupole chiesastiche altre apparentemente scisse dal contento: aerei in volo, grattacieli di New York, il primo piano di John Lennon). La recitazione \u00e8 da subito molto caricata \u2013 Faust umiliato dagli sgherri di Mefistofele durante il \u201c<em>Salve Regina<\/em>\u201d &#8211; e il segno estetico fissato una volta per tutte. Pi\u00f9 normale la kermesse del I atto con la struttura base che si trasforma in un padiglione dell\u2019Oktoberfest immancabile complemento dell\u2019immaginario bavarese; molto efficacie la cavalcata celeste di Faust e Mefistofele, qui una folle corsa in motocicletta su visioni urbane da cinema espressionista. Con un taglio di questo tipo fin troppo pacato il sabba romantico dove le trovate sono pi\u00f9 che altro fini a se stesse \u2013 il cuore bovino che sostituisce il mondo nelle mani del demonio \u2013 mentre l\u2019unico elemento forte \u00e8 quello in quel contesto pi\u00f9 disturbante per la sua illogicit\u00e0 drammaturgica, lo stupro di Margherita da parte di Faust nel pieno del sabba che annulla l\u2019effetto dell\u2019apparizione magica della fanciulla (senza insistere sull\u2019ossessione patologica di troppi registi per lo stupro come unica forma di rapporto fra i sessi). Molto efficacie nella sua scabrezza espressionista la scena del carcere mentre a parere dello scrivente totalmente mancato il sabba classico che \u00e8 sogno di un\u2019ideale per quanto posticcio e artificioso (come coglieva alla perfezione Robert Carsen ambientandolo in quel paradiso di carta pesta della borghesia ottocentesca che fu il palcoscenico del teatro d\u2019opera) e qui trasposto nella triste desolazione di una casa di riposo per anziani. Lo stesso ambiente serve da scenario per l\u2019epilogo dove \u2013 con una delle migliori idee dello spettacolo \u2013 la luce divina fa capolino in questo mondo di tenebre con i cori angelici che continuano a risuonare nonostante il vecchio disco dell\u2019inizio venga tolto e spezzato da Mefistofele. Spettacolo per molti versi estremo ma sicuramente da conoscere.<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\">La parte musicale trova il suo apice nella vorticosa direzione di <strong>Omar Meier Wellber<\/strong>. Il giovane maestro israeliano sfrutta ogni possibilit\u00e0 della splendida orchestra a disposizione per offrire una delle migliori letture musicali ascoltate di quest\u2019opera. Sonorit\u00e0 imponenti, grandiose, ma sempre pulitissime, ritmiche trascinanti. Il coro si mostra all\u2019altezza di orchestra e direttore contribuendo in modo efficacie alla piena realizzazione musicale.<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\">Il cast pur non perfetto \u00e8 comunque nell\u2019insieme pi\u00f9 che godibile. <strong>Ren\u00e9 Pape <\/strong>\u00e8 un grande Mefistofele. Certo la voce non ha il velluto di certi storici interpreti del ruolo e anzi risulta spesso chiara e un po\u2019 secca ma la qualit\u00e0 del canto \u00e8 notevole, i registri sono omogenei, il controllo sul fiato sicuro, la tessitura pienamente dominata. Ma se notevole \u00e8 il cantante strepitoso \u00e8 l\u2019interprete, fraseggiatore accurato e attore fenomenale realizza un diavolo cinico e ironico, divertito e feroce, sempre accentratore di ogni attenzione e di ogni sguardo.<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\">Di grande interesse nell\u2019originalit\u00e0 dell\u2019approccio la Margherita di <strong>Krist\u012bne Opolais<\/strong> che del ruolo fornisce una lettura austera e asciutta, con un fraseggio in bianco e nero quasi espressionista che trova il suo punto culminante in una delle pi\u00f9 suggestive letture che si siano ascoltate di \u201c<em>L\u2019altra notte in fondo al mare<\/em>\u201d. Privata di ogni abbandono sentimentale l\u2019aria diventa un allucinato, spettrale sonnambulismo \u2013 la mente corre inevitabilmente a Lady Macbeth \u2013 decisamente inquietante.<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\">Meno compiuto il Faust di <strong>Joseph Calleja <\/strong>che canta con gusto e propriet\u00e0 e un bell\u2019afflato lirico ma il timbro \u00e8 abbastanza anonimo e manca sia della sublime retorica del sabba classico sia dello slancio epicheggiante di \u201c<em>Giunto sul passo estremo<\/em>\u201d. Vocalmente valida \u2013 anche se molto penalizzata dalla regia (ma anche dal taglio dell&#8217;intero concertato &#8220;Amore! mistero! Celeste, profondo!) \u2013 l\u2019Elena di <strong>Karine Babajanyan <\/strong>e pienamente funzionali le parti di fianco.<br \/>\n<iframe loading=\"lazy\" src=\"https:\/\/www.youtube.com\/embed\/RMHKDC010xE\" width=\"560\" height=\"315\" frameborder=\"0\" allowfullscreen=\"allowfullscreen\"><\/iframe><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Opera in un prologo, quattro atti e un epilogo su libretto di Arrigo Boito. 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