{"id":91984,"date":"2018-02-10T20:21:44","date_gmt":"2018-02-10T19:21:44","guid":{"rendered":"http:\/\/www.gbopera.it\/?p=91984"},"modified":"2018-02-17T14:08:52","modified_gmt":"2018-02-17T13:08:52","slug":"al-teatro-ristori-di-veroni-bolero-e-gershwin-suite-di-michele-merola","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/al-teatro-ristori-di-veroni-bolero-e-gershwin-suite-di-michele-merola\/","title":{"rendered":"Al Teatro Ristori di Verona &#8220;Bolero&#8221; e Gershwin Suite&#8221; di Michele Merola"},"content":{"rendered":"<p><em><em>Verona, Teatro Ristori, Danza \u2013 Stagione 2017\/2018<\/em><\/em><br \/>\n<strong>&#8220;BOLERO&#8221;<br \/>\n<\/strong>coreografia\u00a0<strong>Michele Merola<\/strong><strong><br \/>\n<\/strong>musica\u00a0<strong>Maurice Ravel<\/strong>, <strong>Stefano Corrias<\/strong><br \/>\ndisegno luci\u00a0<strong>Cristina Spelti<\/strong><br \/>\ncostumi\u00a0<strong>Alessio Rosati<\/strong> con la collaborazione di <strong>Nuvia Valestri<\/strong><strong><br \/>\n<\/strong>interpreti\u00a0<strong>Paolo Lauri, Fabiana Lonardo, Enrico Morelli, Giovanni Napoli, Nicola Stasi, Gloria Tombini, Lorenza Vicidomini<\/strong><br \/>\n<strong>&#8220;GERSHWIN SUITE&#8221;<\/strong> PRIMA ASSOLUTA<br \/>\ncoreografia\u00a0<strong>Michele Merola<\/strong><strong><br \/>\n<\/strong>musiche\u00a0<strong>George Gershwin<\/strong><br \/>\ndisegno luci\u00a0e coreografie <strong>Cristina Spelti<\/strong><br \/>\ncostumi <strong>Carlotta Montanari<\/strong><br \/>\ninterpreti <strong>MM Contemporary Dance Company<\/strong><br \/>\n<em>Verona, 8 febbraio 2018<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Con in testa il pensiero alle intense espressioni di Elisabetta Terabust, scomparsa da pochi giorni, a cui lo spettacolo \u00e8 dedicato, assistiamo all\u2019epifania di un\u2019immagine che sembra proiettata: un duetto maschile, molto intimo, racchiuso in uno spazio angusto, delimitato da fasci di luce. Un\u2019apparizione di movenze piuttosto rarefatte come l\u2019accompagnamento sonoro che le sottende, che riconosciamo richiamare da lontano il <strong>Bolero<\/strong> di <strong>Ravel<\/strong>. Questi colpi di tamburo (Stefano Corrias) danno inizio a quell\u2019alternarsi di situazioni affatto allegoriche che prendono il palco e catturano la nostra attenzione restituendoci una visione di noi stessi; del caleidoscopio dei rapporti umani. Un preludio che sottolinea l\u2019intento artistico di offrire un contributo all\u2019arte della rappresentazione, dapprima con l\u2019ausilio della musica di <strong>Ravel<\/strong>, poi con l\u2019aiuto della pittura di <strong>Edward Hopper<\/strong>, ovvero una dichiarazione di impegno per l\u2019emancipazione della danza: uno dei pi\u00f9 alti congegni espressivi, che va dall\u2019ossessione per la perfezione della Terabust ai meccanismi della messa in scena di Merola. Allora ci \u00e8 chiaro che per questo duetto coreografico \u00e8 stato fondamentale il connubio tra il gesto e la luce, rispettivamente di <strong>Michele Merola<\/strong> e di <strong>Cristina Spelti<\/strong>, perch\u00e9 proprio quello che non \u00e8 immediatamente identificabile va intuito e suggerito, addirittura ricostruito con gran dose di cultura e savoir-faire.<br \/>\nIl refrain ossessivo e fortemente seduttivo della pi\u00f9 famosa composizione di <strong>Ravel <\/strong>commenta gli approcci umani, come in un\u2019indagine prossemica, dal solo al corale in un continuo crescendo all\u2019unisono col supporto musicale. Un approccio con l\u2019altro, in sostanza, che non si accende da uno sguardo, ma da una vicinanza e diventa desiderio che viene appagato fin tanto che non si traduce in un sentimento affettivo, allora viene allontanato, come spinto via. La metafora della quinta mobile a soffietto, che richiama una camera oscura fotografica, \u00e8 un luogo entro cui vanno a nascondersi le nostre insicurezze: un rifugio e un riparo dalle incomprensioni, una sorta di zona franca dello spirito affinch\u00e9 non si corrompa. Tutta la coreografia del <strong>Bolero <\/strong><em>(premio Europaindanza 2017)<\/em> \u00e8 brillantemente equilibrata, nel binomio luce e ombra, dal nero al bianco, dal molto piano del prologo intravisto e segreto al fortissimo dell\u2019epilogo nel quale i ballerini molleggiano, balzando sul posto, a richiamare alla mente le note musicali che scorrono sul pentagramma.<br \/>\nPer la coreografia <strong>Gershwin Suite<\/strong>, in prima assoluta e coprodotta dal Teatro Ristori per la MM Contemporary Dance Company, il mood diviene ancora pi\u00f9 raffigurato grazie a un tappeto musicale dedicato alle pi\u00f9 belle sinfonie del compositore newyorchese (fra tutte, <em>Summertime<\/em>) ispiratore del genere musical (in effetti questa seconda coreografia della serata apre proprio su un chorus-line di grande effetto) e ai quadri di <strong>Edward Hopper<\/strong> che, sopra di esse, vengono letteralmente allestiti sul palco. Due sono le scene che si fanno ricordare, proprio perch\u00e9 ritroviamo addirittura in una esattamente ricomposto un quadro (<em>People in the sun<\/em>), dal momento in cui cinque danzatori vanno a occupare ognuno una sedia per rilassarsi al tepore di un sole inaspettato, quanto desiderato. La strategia di Merola di far passare di mano in mano il cappello di paglia che finisce per calarsi in testa la signora col foulard rosso \u00e8 un espediente cinematografico che si usa per accompagnare l\u2019attenzione dello spettatore da una scena all\u2019altra: un piano sequenza. Ebbene, questo intento narrativo \u00e8 giustamente azzeccato perch\u00e9 chi guarda la coreografia si domanda, come davanti al quadro, quale sia il legame che unisce queste persone e se lo chiede fino all\u2019attimo in cui capisce che non ha importanza, quanto invece lo abbia il fatto che queste persone non comunicano tra di loro e quello che assiste \u00e8 l\u2019ensemble delle loro solitudini. L\u2019altra scena degna di nota \u00e8 il <em>tableau vivant <\/em>che danza sulla \u201c<em>Soirbleu<\/em>\u201d in cui stavolta risalta dal quadro il pierrot, metafora della tristezza, insieme a tutta la sua alienazione rispetto al contesto. Qui addirittura Merola cita Hopper che cita a sua volta <strong>Degas<\/strong> per quell\u2019ossessione nel ritrarre personaggi in uno spazio pubblico, soli e assorti nei loro pensieri (<em>La bevitrice di assenzio<\/em>). <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\" wp-image-91986 alignright\" src=\"http:\/\/www.gbopera.it\/wp-content\/uploads\/2018\/02\/foto-di-Tiziano-Ghidorsi-2-512x341.jpg\" alt=\"\" width=\"452\" height=\"301\" srcset=\"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-content\/uploads\/2018\/02\/foto-di-Tiziano-Ghidorsi-2.jpg 512w, https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-content\/uploads\/2018\/02\/foto-di-Tiziano-Ghidorsi-2-290x193.jpg 290w, https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-content\/uploads\/2018\/02\/foto-di-Tiziano-Ghidorsi-2-150x100.jpg 150w, https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-content\/uploads\/2018\/02\/foto-di-Tiziano-Ghidorsi-2-285x190.jpg 285w\" sizes=\"auto, (max-width: 452px) 100vw, 452px\" \/>Vediamo che il pierrot viene isolato in una stanza formata da grandi tele girate (ne vediamo il telaio di legno) che fanno da pareti, che lo contengono tridimensionalmente in uno spazio che poi \u00e8 esattamente quello bidimensionale della rappresentazione pittorica. Il tutto per evidenziare l\u2019inquietudine e la desolazione, insomma quelle che pu\u00f2 immaginare chi ascolta &#8220;<em>Rapsodia in blu<\/em>&#8220;, quell\u2019imponente melodia di Gershwin che apre il sipario a un mondo per quell&#8217;andamento apparentemente libero, in realt\u00e0 narrativamente equilibrato e carico di aspettative. <em>(foto Tiziano Ghidorsi)<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Verona, Teatro Ristori, Danza \u2013 Stagione 2017\/2018 &#8220;BOLERO&#8221; coreografia\u00a0Michele Merola musica\u00a0Maurice Ravel, Stefano Corrias disegno luci\u00a0Cristina Spelti costumi\u00a0Alessio [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":122,"featured_media":91985,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[744],"tags":[7684,1779,19959,1782,19961,19962,1783,19963,19960,1781,6992],"class_list":["post-91984","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-danza","tag-cristina-spelti","tag-enrico-morelli","tag-fabiana-lonardo","tag-giovanni-napoli","tag-gloria-tombini","tag-lorenza-vicidomini","tag-michele-merola","tag-mm-contemporary-dance-company","tag-nicola-stasi","tag-paolo-lauri","tag-teatro-ristori-verona"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/91984","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/users\/122"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=91984"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/91984\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":91987,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/91984\/revisions\/91987"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/media\/91985"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=91984"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=91984"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=91984"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}