{"id":92027,"date":"2018-02-20T01:40:34","date_gmt":"2018-02-20T00:40:34","guid":{"rendered":"http:\/\/www.gbopera.it\/?p=92027"},"modified":"2020-05-17T01:06:13","modified_gmt":"2020-05-16T23:06:13","slug":"ricordando-ildebrando-pizzetti-a-50-anni-dalla-morte-ii-fra-gherardo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/ricordando-ildebrando-pizzetti-a-50-anni-dalla-morte-ii-fra-gherardo\/","title":{"rendered":"Ildebrando Pizzetti (1880-1968): &#8220;Fra Gherardo&#8221; (1928)"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: verdana, geneva, sans-serif;\">&#8220;Certamente, la prima idea germinatrice di<strong><em> Fra Gherardo<\/em> <\/strong>deve farsi risalire, come per <em>Fedra <\/em>e <em>D\u00e8bora<\/em>, a quel periodo di tempo intercorso tra il 1903 e il 1907, durante il quale, come abbiam detto nelle pagine precedenti, Pizzetti elabor\u00f2 intensamente e travagliosamente gli elementi morali, estetici e tecnici che dovevano condurlo parecchio tempo dopo alla realizzazione sempre meglio affermata e compiuta del suo ideale drammatico<a href=\"#_ftn1\" name=\"_ftnref1\">[1]!<\/a>.<\/span><br \/>\n<span style=\"font-family: verdana, geneva, sans-serif;\"><strong><em>Fra Gherardo<\/em><\/strong>, ultimo lavoro della trilogia della redenzione, pu\u00f2 essere considerato l\u2019opera in cui le aspirazioni di <strong>Pizzetti<\/strong> a un\u2019arte veramente umana e drammatica sembrano aver trovato la piena realizzazione; in <em>Fra Gherardo<\/em>, infatti, sono facilmente riconoscibili tutti i caratteri che gi\u00e0 <em>in fieri<\/em> erano presenti nella <em>Lena<\/em>. Non \u00e8 difficile riscontrare fra le due opere molte analogie non solo per quanto riguarda i personaggi principali, ma anche per gli elementi ambientali. In <em>Lena<\/em> Pizzetti aveva rappresentato un ambiente contemporaneo e emiliano, con persone semplici, contadini impegnati nella quotidiana dura lotta della vita, ma tali da poter essere elevati ad una forma di caratterizzazione tipologica dal significato universale; ancora una volta in <em>Fra Gherardo <\/em>Pizzetti, spinto da profondi sentimenti affettivi, rievoca la terra natia e sembra aver quasi cercato l\u2019occasione di esaltarla con il canto. Egli \u00a0trasse l\u2019argomento dal<strong> <em>Chronicon parmense<\/em><\/strong> di <strong>Salimbenedi Adam\u00a0<\/strong>in cui \u00e8 descritto un certo Gherardino Segalello, umile frate fondatore della Congrega degli Apostolici, la cui vita sembra oscillare tra la sciocca ingenuit\u00e0 e l\u2019esaltazione. Il frate, avendo denunciato l\u2019ipocrisia di buona parte dell\u2019ambiente clericale del tempo e predicato, altres\u00ec, la necessit\u00e0 morale e religiosa di ripristinare i semplici costumi tradizionali, fu condannato a morte e fatto morire sul rogo. Pizzetti, tuttavia, riscrivendo liberamente la vicenda, d\u00e0 una rappresentazione completamente diversa della personalit\u00e0 del protagonista nel quale sembrano incarnarsi tutte le debolezze e i peccati della vita. Alla fine anche Fra Gherardo, a sua volta colpevole di aver commesso gravi peccati determinati, sia pure in parte dal fanatismo religioso, \u00e8 redento dall\u2019amore, che, unico vincitore sulle debolezze umane, gli permette di esclamare:<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: verdana, geneva, sans-serif;\">un pover uomo<\/span><br \/>\n<span style=\"font-family: verdana, geneva, sans-serif;\">io ero, un peccatore\u2026<\/span><br \/>\n<span style=\"font-family: verdana, geneva, sans-serif;\">Ma voglio bene a tutti, a tutti, a tutti<a href=\"#_ftn2\" name=\"_ftnref2\">[2]<\/a><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: verdana, geneva, sans-serif;\"><strong><em>\u00a0<\/em>Ultima opera della serie di tre lavori che appartengono a quella che si pu\u00f2 chiamare la trilogia della redenzione<\/strong>, <em>Fra Gherardo<\/em> fu composto da Pizzetti in due anni, dal 1925 al 1927; compiuto il libretto nel 1926, la partitura fu stesa dal 18 settembre del 1926 all\u201911 settembre del 1927 e l\u2019opera vide le scene il <strong>16 maggio 1928<\/strong> al Teatro alla Scala di Milano sotto la direzione di <strong>Arturo Toscanini\u00a0<\/strong>con <strong>Florica Cristoforeanu\u00a0<\/strong>(Mari\u00f2la), <strong>Irene Minghini-Cattaneo<\/strong>\u00a0(madre), <strong>Ebe Stignani<\/strong>\u00a0(1\u00b0voce di donna\/fraticello), <strong>Antonin Trantoul\u00a0<\/strong>(Gherardo) e <strong>Salvatore Baccaloni\u00a0<\/strong>(gentiluomo\/podest\u00e0), <strong>Edoardo Faticanti\u00a0<\/strong>(vecchio\/vescovo).<\/span><br \/>\n<span style=\"font-family: verdana, geneva, sans-serif;\"><strong>La vicenda del dramma si svolge in territorio parmense<\/strong> ed ha come protagonista Gherardo, un ricco tessitore che, spinto da vocazione religiosa, decide di distribuire ai poveri la somma ricavata dalla vendita di tutti i suoi beni comprendenti la casa di abitazione, le suppellettili e i telai di cui si serviva per la sua attivit\u00e0. In un afoso e imprecisato giorno di fine maggio 1260, nel cortile antistante la casa di Gherardo, un gruppo di mendicanti attirati dalla promessa della distribuzione di denaro, attende il suo arrivo. Gherardo, come promesso, distribuisce tutti i suoi soldi e, ormai preso dal desiderio di dedicare la sua vita alla predicazione religiosa, girando liberamente per il mondo, rivolge ai mendicanti il pressante invito a convertirsi e a pensare soprattutto alla salvezza dell\u2019anima. Calano le prime ombre della sera e i rintocchi delle campane di una chiesa invitano i fedeli alle funzioni vespertine, quando Gherardo, dopo che i mendicanti sono andati via, si siede su uno degli scalini della sua casa. Egli crede di essere rimasto solo, ma all\u2019incerta luce della sera scorge, in prossimit\u00e0 del pozzo, una fanciulla molto avvenente e dagli occhi belli e affascinanti. A Gherardo, che le chiede di presentarsi, ella dice di chiamarsi Mari\u00f2la, nome che poco dopo \u00e8 chiamato dalla voce lontana di una donna che sta cercando la fanciulla per farla tornare a casa. Durante la conversazione, la fanciulla informa Gherardo di essere orfana in quanto la madre, una donna francese molto bella, era morta quando lei era ancora piccola e di suo padre, partito al seguito del re di Francia per combattere contro i Saraceni, si erano perse le tracce, aggiungendo che adesso vive con una zia di dubbia moralit\u00e0. La donna era, infatti, una mezzana che pensava di barattare la verginit\u00e0 della fanciulla per una cospicua somma di denaro. Mari\u00f2la, conosciuta anche come <em>La Francesina<\/em> per via delle sue origini francesi, ricorda che nella citt\u00e0 di Tolosa, ai piedi dell\u2019altare della chiesa di Santa Marta, era raffigurato un uomo biondo che accarezzava una giovane donna inginocchiata ai suoi piedi. Gherardo precisa che il dipinto si riferisce al noto episodio evangelico della Maddalena che bagna i piedi di Ges\u00f9 con le sue lacrime e li asciuga con i suoi capelli. Il pentimento per i peccati commessi, ma, soprattutto, il grande amore per Ges\u00f9 la rendono meritevole del perdono divino. Ci\u00f2 permette a Mari\u00f2la, nel corso della lunga conversazione con Gherardo, di compiere un\u2019approfondita riflessione sull\u2019essenza dell\u2019amore che ritiene debba consistere nella scelta di donarsi generosamente e totalmente agli altri. Anche i poveri, a suo giudizio, sebbene non dispongano di beni materiali, possono porre la loro vita al servizio del prossimo, dimostrando, cos\u00ec, di possedere una ricchezza insospettabile, speciale e, soprattutto, incorruttibile;questa ricchezza \u00e8 la stessa vita quando si \u00e8 deciso di donarla per amore. La fanciulla si fa cullare dalla dolcezza dei ricordi, dei sogni e dei desideri dell\u2019adolescenza e appoggia affettuosamente la testa sulla spalla di Gherardo, quasi a volervi cercare una forma di protezione; subito dopo, ascoltando le note di una canzone provenienti da lontano e da lei conosciuta nell\u2019infanzia, si commuove, scoppia in lacrime e si avvinghia a Gherardo, supplicandolo di portarla via, nella casa dove visse bambina e dove avrebbe aspettato l\u2019arrivo del padre. Anche Gherardo non pu\u00f2 sottrarsi alla commozione del momento e stringe a s\u00e9 la fanciulla, ma, subito dopo, in preda al terrore, la allontana da s\u00e9 e le ordina di andar via. Egli, infatti, era divenuto di nuovo preda di quel fanatismo religioso che gli faceva pensare alla donna come alla sede di tentazioni illusorie e ingannevoli, per quanto allettatrici. Nonostante le suppliche e i singhiozzi di Mari\u00f2la, Gherardo non desiste dal suo proposito di cacciarla via, pur sapendo a quali pericoli la espone costringendola ad uscire in piena notte con il rischio di farle fare brutti incontri. La fanciulla si vede, cos\u00ec, costretta ad attraversare il portone che separa il cortile dalla strada ed esce inghiottita dalle tenebre. Dapprima in lontananza e poi sempre pi\u00f9 vicino si sente il canto di due soldati di ventura ubriachi e intenzionati ad aggredire la giovane alla quale avevano gi\u00e0 sbarrato il passo. Mari\u00f2la, terrorizzata dalle cattive intenzioni dei due soldatacci, grida aiuto con quanto fiato ha in gola e Gherardo, sentitala, si precipita in suo soccorso armato di un coltello e costringe i due malintenzionati a desistere e a liberare la ragazza. Scampato il pericolo, mentre i due si allontanano cantando e sghignazzando, Gherardo e Mari\u00f2la sono ora di nuovo l\u2019uno di fronte all\u2019altra. La ragazza lo guarda con i suoi grandi occhi nei quali si pu\u00f2 avvertire lo stupore e la trepida attesa per le decisioni che l\u2019uomo vorr\u00e0 prendere. Gherardo, affascinato dalla bellezza della fanciulla e intenerito dal suo sguardo implorante protezione e aiuto, le si avvicina, le rivolge dolci parole affettuose, la prende in braccio e la conduce in casa. La lunga notte \u00e8 addolcita dall\u2019amore che li fa diventare un corpo e un\u2019anima sola. La notte d\u2019amore dovrebbe rappresentare il primo passo di un cammino esistenziale da compiere insieme con la consapevolezza di poter affrontare serenamente le sfide della vita e, altres\u00ec, con la segreta speranza di poter condividere i momenti di gioia che, certo, non sarebbero mancati. Ma non \u00e8 cos\u00ec! Questo progetto di vita in comune \u00e8 destinato a fallire sul nascere, in quanto Gherardo, preso di nuovo dai suoi scrupoli religiosi e convinto che la passata notte d\u2019amore sia da condannare come un gravissimo peccato mortale capace di pregiudicare la salvezza eterna della sua anima, alle prime luci dell\u2019alba esce da casa raggiunto poco dopo da Mari\u00f2la i cui sentimenti sono diametralmente opposti. Lei, infatti, \u00e8 felice di essersi donata totalmente e senza riserve all\u2019uomo amato ed \u00e8, altres\u00ec, consapevole che non avrebbe mai dimenticato e tanto meno rinnegato un\u2019esperienza amorosa di cui non si sarebbe mai pentita. Cos\u00ec, all\u2019invito di Gherardo di pregare la Madonna perch\u00e9 interceda per ottenere il perdono del peccato commesso, Mari\u00f2la risponde che \u00e8 pronta a pregare la Madre di Dio, ma non per chiedere il perdono di un peccato che lei non considera e non avrebbe mai considerato tale. Gherardo, tuttavia, \u00e8 irremovibilee, volendo allontanare da s\u00e9 la ragazza definitivamente, le ordina di andar via e di lasciarlo in pace. Mari\u00f2la, con l\u2019animo colmo di angoscia e con il dolore di chi vede finire sul nascere una meravigliosa storia d\u2019amore, obbedisce e si allontana verso la citt\u00e0 fino a sparire alla vista. Gherardo, ormai preso dal desiderio di espiare il suo peccato, inizia un percorso religioso che lo porta ad aggregarsiad una schiera di flagellanti e a fondare l\u2019ordine dei Fratelli Apostolici ai quali affida il compito di predicare sotto la sua paterna guida le verit\u00e0 evangeliche. Diventa, cos\u00ec, <em>Fra Gherardo<\/em> e, pellegrinando di citt\u00e0 in citt\u00e0, acquista fama di predicatore santoda cui i fedeli accorrono in numero via via crescente.<\/span><br \/>\n<span style=\"font-family: verdana, geneva, sans-serif;\"><strong>Passano nove anni<\/strong> e Gherardo, in una delle sue tante peregrinazioni, si sposta da Faenza alla sua citt\u00e0 natale di Parma dove giunge la sera del 16 luglio 1269. Nella citt\u00e0 non mancano le tensioni sociali, in quanto il popolo, sottoposto alle continue e non pi\u00f9 tollerabili angherie del podest\u00e0, dell\u2019aristocrazia, del vescovo e del clero, anela alla libert\u00e0 ed \u00e8 pronto a seguire chi si assuma il compito di tentarne il riscatto sia pure attraverso la ribellione violenta. La notizia dell\u2019arrivo di Fra Gherardo si diffonde presto fra il popolo, per cui si ha un frenetico accorrere di persone che sempre pi\u00f9 numerose desiderano vederlo e riceverne la paterna benedizione. La fama della sua santit\u00e0 lo aveva preceduto ed era stata corroborata dalla notizia del compimento di alcuni miracoli, tra cui la difesa della popolazione anconetana inerme dai pirati che, sbarcati numerosi da tre navi, stavano per assalirla. Fra Gherardo, secondo il racconto fatto da Fra Simone, uno dei Fratelli Apostolici, aveva tracciato sulla sabbia una croce al cui cospetto i Masnadieri prima avevano fermato la loro marcia, poi si erano inginocchiati, infine si erano ritirati prendendo la via del mare. In un\u2019altra occasione, trovandosi a Faenza, aveva guarito un bambino morente, restituendolo alla madre che, per gratitudine, aveva consegnato ai Fratelli Apostolici, come dono di carit\u00e0, tutti i suoi gioielli. Fra Gherardo \u00e8 ora al cospetto della folla e, parlando ai Parmensi, passa dagli argomenti a carattere religioso a quelli socio-politici e afferma il principio che il popolo, quando \u00e8 sottoposto alle angherie dei potenti, ha il diritto di ribellarsi e di lottare fino al conseguimento della vittoria. Il popolo, dopo aver ascoltato il discorso, si divide tra chi inveisce contro il frate e chi vorrebbe farne il capo della ribellione, mentre il vescovo e il podest\u00e0 avrebbero voluto arrestarlo per condannarlo come eretico e mandarlo al rogo qualora non avesse abiurato sottoponendosi al giudizio delle autorit\u00e0 e della chiesa. Fra Gherardo, al cospetto del popolo, giura solennemente che lo guider\u00e0 nella lotta per la conquista della libert\u00e0, lo invita ad armarsi e a tenersi pronto e, quindi, calando ormai le prime ombre della sera, congeda la folla e si ritira con i suoi frati rimanendo, alla fine, solo con se stesso in prossimit\u00e0 della chiesa. \u00c8 notte e Fra Gherardo \u00e8 seduto accasciato sotto un olmo, quando si sente chiamare per nome da una donna vestita miseramente che gli si era avvicinata alle spalle. Egli, alzatosi e voltatosi, riconosce la voce di Mari\u00f2la, ne \u00e8 atterrito ed emette un grido passando, subito dopo, da una forma di smarrimento alla violenza, dall\u2019implorazione alla minaccia. Ritiene, infatti, che Mari\u00f2la lo abbia raggiunto per attuare una forma di vendetta o per farlo cadere nuovamente in tentazione, per cui, ancora una volta, le ordina di andar via, ma la donna, dimostrando una straordinaria grandezza d\u2019animo e un amore cos\u00ec eccelso ed esclusivo da essere, per sua stessa ammissione, <em>grande quanto il mondo<\/em>, dichiara di volerlo solo consolare in quell\u2019ora tremenda e lo informa del fatto che il loro innocente bambino, prima di morire, aveva voluto recitare le sue preghiere abituali insieme alla mamma. Per la prima volta nella sua vita di uomo orgoglioso e, per molti aspetti, vile, Gherardo sente scaturire, dal profondo del cuore, sentimenti di tenerezza, rimorso, pentimento, dolore, piet\u00e0 e non pu\u00f2 nemmeno immaginare che la donna alla quale ha fatto tanto male non abbia sentito il bisogno di maledirlo. Glielo chiede con forza, ma la donna risponde che non solo non lo ha maledetto, ma ha sempre chiamato il bambino con il nome del padre, Gherardo. L\u2019uomo, dopo avere ascoltato il racconto della donna sulla vita di stenti e altres\u00ec sulle umiliazioni e sofferenze patite durante i nove anni precedenti, si commuove e scoppia in un pianto dirotto manifestando pentimento e dolore, ma anche amore per quella piccola grande donna al cui cospetto cade in ginocchio chiedendo perdono per le gravissime colpe commesse. Lei risponde di averlo gi\u00e0 perdonato e di non aver mai cessato di amarlo. La volont\u00e0 di non lasciarlo mai pi\u00f9, soprattutto in quelle ore drammatiche, e la consapevolezza di essergli sempre appartenuta, sono espresse da Mari\u00f2la in forma icastica con le seguenti parole: <strong><em>per la vita e per la morte, teco e tua<\/em>.<\/strong><\/span><br \/>\n<span style=\"font-family: verdana, geneva, sans-serif;\"><strong>\u00c8 l\u2019alba del 18 luglio 1269<\/strong> e ore drammatiche si preannunciano per la citt\u00e0 di Parma e per Gherardo che \u00e8 arrestato, per ordine del podest\u00e0 e del vescovo e in seguito alla delazione di un traditore, Fra Simone, appartenente alla sua stessa congregazione religiosa dei Fratelli Apostolici, con l\u2019accusa di essere il sobillatore del popolo; inoltre, sospettato di eresia dall\u2019autorit\u00e0 religiosa, nel caso in cui la sua colpevolezza fosse dimostrata, sarebbe condannato a morte sul rogo se si rifiutasse di abiurare alle sue idee. La guida della rivolta \u00e8, allora, assunta da Mari\u00f2la la quale non pu\u00f2 impedire che, dopo l\u2019arresto di Gherardo, nel popolo in tumulto comincino a serpeggiare rassegnazione e smarrimento, mentre non manca la contrapposizione fra i seguaci del frate, che vorrebbero proteggerla, e coloro che, ritenendo di essere stati traditi da lui e dalla donna, invocano per entrambi la morte. Intanto nella piazza presidiata da guardie armate fanno la loro apparizione le autorit\u00e0 civili e religiose che precedono il gruppo dei prigionieri tra i quali vi \u00e8 anche Gherardo. Il vescovo, prendendo la parola, difende, in un lungo sermone, l\u2019autorit\u00e0 dello Stato e della Chiesa e invita il popolo a reclamare i loro diritti senza il ricorso alla violenza che \u00e8 sempre contraria sia alle leggi, in quanto causa di comportamenti delittuosi, sia alla morale religiosa in quanto fonte di azioni colpevoli. Poi, rivolgendosi a Gherardo, lo invita ad abiurare pubblicamente e solennemente alle sue dottrine se vuole salvare se stesso e gli altri prigionieri. In un primo momento il frate sembra disposto ad accogliere l\u2019invito del vescovo, ma, quando gli si chiede di giurare sulla giustizia delle leggi e sull\u2019autorit\u00e0 della chiesa come unica depositaria della verit\u00e0, oppone un netto rifiuto perch\u00e9, pur riconoscendo di essere stato peccatore ed eretico e di aver predicato la violenza invece dell\u2019amore, non \u00e8 disponibile, senza che la sua coscienza provi un sentimento di repulsione, ad ammettere che la menzogna possa essere scambiata per verit\u00e0. Le sue parole assumono, quindi, un tono solenne quando dichiara:<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: verdana, geneva, sans-serif;\">Condannatemi, s\u00ec,<\/span><br \/>\n<span style=\"font-family: verdana, geneva, sans-serif;\">madatemi alle fiamme.<\/span><br \/>\n<span style=\"font-family: verdana, geneva, sans-serif;\">Peccai contro la vita e contro Dio,<\/span><br \/>\n<span style=\"font-family: verdana, geneva, sans-serif;\">\u00e8 vero: offesi il Cristo, predicai<\/span><br \/>\n<span style=\"font-family: verdana, geneva, sans-serif;\">non l\u2019amore ma l\u2019odio. Ma giurare<\/span><br \/>\n<span style=\"font-family: verdana, geneva, sans-serif;\">che la menzogna \u00e8 verit\u00e0 non voglio.<\/span><br \/>\n<span style=\"font-family: verdana, geneva, sans-serif;\">Fratelli, o miei fratelli, una \u00e8 la Legge,<\/span><br \/>\n<span style=\"font-family: verdana, geneva, sans-serif;\">una la Verit\u00e0: donare senza chiedere,<\/span><br \/>\n<span style=\"font-family: verdana, geneva, sans-serif;\">e amare, amare, amare!<a href=\"#_ftn3\" name=\"_ftnref3\">[3]<\/a><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: verdana, geneva, sans-serif;\">Intanto Mari\u00f2la, che, facendosi largo tra la folla, si era portata a ridosso della prima fila, viene spinta verso la piazza da alcune donne, colpita a morte proditoriamente da una di loro e muore fra le braccia di Gherardo che, liberatosi dalla custodia delle guardie, era accorso in suo aiuto. La donna, prima di esalare l\u2019ultimo respiro, trova la forza di rivolgere all\u2019uomo amato un\u2019ultima intensa e commovente espressione d\u2019amore: <strong><em>cuore del mio cuore<\/em><\/strong>. Gherardo depone a terra il corpo esanime della donna e, rivolgendosi al popolo e alle autorit\u00e0 civili e religiose, dice di incamminarsi verso la morte con sentimenti d\u2019amore per tutti.<\/span><br \/>\n<span style=\"font-family: verdana, geneva, sans-serif;\"><strong>Una breve introduzione strumentale semplice e scarna<\/strong> dal punto di vista armonico con un doppio pedale di tonica e dominante che crea una struttura per sovrapposizione di quinte, come i costumi di Fra Gherardo, ambienta perfettamente l\u2019opera, in quanto, come notato da Pilati, viene proposto il <em>doppio tema<a href=\"#_ftn4\" name=\"_ftnref4\"><strong>[4]<\/strong><\/a><\/em> sul quale si basa l\u2019intero dramma e al quale Pizzetti rimarr\u00e0 in un certo qual modo legato dal momento che ne fece quattro variazioni per pianoforte nei <em>Canti di ricordanza<\/em> del 1943. <strong>\u00c8 cos\u00ec ambientata perfettamente anche la statica scena iniziale<\/strong>, nella quale una Vecchia recita la <em>Salve Regina <\/em>su un\u2019armonia poco tradizionale interamente giocata su un accordo di <em>re<\/em> senza terza. <strong>L\u2019ingresso di Gherardo <\/strong>segna una svolta importante all\u2019interno della partitura con l\u2019orchestra che, riprendendo il tema di <em>O buon cristiano<\/em>, caratterizza il personaggio dal punto di vista musicale rivelandone l\u2019animo, mentre l\u2019uomo si produce in melismi in una scrittura ieratica e quasi ecclesiastica. Pi\u00f9 \u201ctradizionale\u201d appare, nella scrittura, il racconto che fa Mari\u00f2la della sua vita; esso \u00e8 interamente svolto su uno statico accordo di <em>re <\/em>senza <em>terza<\/em> che con l\u2019aggiunta del <em>mi <\/em>si trasforma, in alcune battute, in un accordo per quinte sovrapposte.&gt;<\/span><br \/>\n<span style=\"font-family: verdana, geneva, sans-serif;\"><strong>Nel secondo atto<\/strong> i due nuclei drammatici sono rappresentati dalla predica di Gherardo sul prossimo avvento del Cristo e dal dialogo e non duetto nel senso ottocentesco del termine con\u00a0 Mari\u00f2la. Nel primo passo la scrittura cromatica e molto densa nella parte orchestrale esprime la tragicit\u00e0 della profezia del frate, mentre nel dialogo con la donna l\u2019orchestra si produce in momenti di intenso lirismo con un fiorire di temi musicali nei quali si segnalano anche le tempestose scale cromatiche che rappresentano l\u2019ansia e l\u2019agitazione del momento.<\/span><br \/>\n<span style=\"font-family: verdana, geneva, sans-serif;\"><strong>La tragedia si consuma nell\u2019atto terzo<\/strong> dove Gherardo prega il Podest\u00e0 di risparmiare Mari\u00f2la che egli giudica una santa; la conclusione della scena iniziale \u00e8 altamente drammatica con Gherardo che invoca Dio affinch\u00e9 gli dia la forza di superare la sua <em>vilt\u00e0<\/em>. <strong>L\u2019opera si conclude<\/strong> con la morte di Gherardo che, mentre viene condotto al supplizio, \u00e8 accompagnato dalle preghiere quasi come un santo. Bellissimo \u00e8 il celestiale finale nel quale sugli accordi iniziali dell\u2019opera il popolo, inneggiando a Dio e alla Madonna, canta il <em>Kyrie eleison<\/em> e la <em>Sancta Maria<\/em>.<\/span><br \/>\n<span style=\"font-family: verdana, geneva, sans-serif;\"><strong>In allegato il libretto dell&#8217;opera<br \/>\n<iframe loading=\"lazy\" src=\"https:\/\/w.soundcloud.com\/player\/?url=https%3A\/\/api.soundcloud.com\/tracks\/402235506&amp;color=%23ff5500&amp;auto_play=false&amp;hide_related=false&amp;show_comments=true&amp;show_user=true&amp;show_reposts=false&amp;show_teaser=true&amp;visual=true\" width=\"100%\" height=\"300\" frameborder=\"no\" scrolling=\"no\"><\/iframe><br \/>\nIl presente articolo \u00e8 tratto dalla mia monografia, <em>Ildebrando Pizzetti \u201cIl mio amore per il teatro\u201d<\/em>, Monza, Casa Musicale Eco, 2013, pp. 66-74.<br \/>\n<\/strong><a href=\"#_ftnref1\" name=\"_ftn1\">[1]<\/a> M. Pilati, <em>Fra Gherardo di Ildebrando Pizzetti<\/em>, Bollettino Bibliografico Musicale, Milano, 1928, p. 46.<\/span><br \/>\n<span style=\"font-family: verdana, geneva, sans-serif;\"><a href=\"#_ftnref2\" name=\"_ftn2\">[2]<\/a> I Pizzetti, <em>Fra Gherardo<\/em>, Ricordi, Milano, 1928, p. 124.<\/span><br \/>\n<span style=\"font-family: verdana, geneva, sans-serif;\"><a href=\"#_ftnref3\" name=\"_ftn3\">[3]<\/a><em>Ivi<\/em>, p. 121.<\/span><br \/>\n<span style=\"font-family: verdana, geneva, sans-serif;\"><a href=\"#_ftnref4\" name=\"_ftn4\">[4]<\/a> Cfr. M. Pilati, <em>Fra Gherardo di Ildebrando Pizzetti<\/em>, Bollettino Bibliografico Muiscale, Milano 1928, p. 64.<\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>&#8220;Certamente, la prima idea germinatrice di Fra Gherardo deve farsi risalire, come per Fedra e D\u00e8bora, a quel [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":48,"featured_media":91974,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[15,22369],"tags":[25331,19990,14671,10869,25324,19808,19992,25329,19988,19987,25325,191,19989,25327,25326,25328,19991,25330],"class_list":["post-92027","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-approfondimenti","category-ildebrando-pizzetti","tag-angelo-questa","tag-antonin-trantoul","tag-approfondimenti","tag-arturo-toscanini","tag-clara-petrella","tag-ebe-stignani","tag-edoardo-faticant","tag-enzo-sordello","tag-florica-cristoforeanu","tag-fra-gherardo","tag-giovanna-fioroni","tag-ildebrando-pizzetti","tag-irene-minghini-cattaneo","tag-mario-carlin","tag-mirto-picchi","tag-piero-guelfi","tag-salvatore-baccaloni","tag-silvio-maionica"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/92027","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/users\/48"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=92027"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/92027\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":92064,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/92027\/revisions\/92064"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/media\/91974"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=92027"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=92027"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=92027"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}