{"id":92094,"date":"2018-03-02T10:28:31","date_gmt":"2018-03-02T09:28:31","guid":{"rendered":"http:\/\/www.gbopera.it\/?p=92094"},"modified":"2019-04-05T09:03:50","modified_gmt":"2019-04-05T07:03:50","slug":"ricordando-ildebrando-pizzetti-a-50-anni-dalla-morte-iii-alcune-composizioni-strumentali","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/ricordando-ildebrando-pizzetti-a-50-anni-dalla-morte-iii-alcune-composizioni-strumentali\/","title":{"rendered":"Ricordando Ildebrando Pizzetti a 50 anni dalla morte \u2013 III: Alcune composizioni strumentali"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\">Pizzetti non fu soltanto compositore di opere teatrali, ma fu autore anche di un&#8217;importante produzione strumentale sia sinfonica che da camera.<br \/>\nTra le composizioni sinfoniche si segnala il <strong><em>Concerto dell\u2019estate<\/em> <\/strong>che non pu\u00f2 essere definito un brano di musica pura nonostante il titolo che si richiama a una forma della tradizione. Anche in\u00a0 questo lavoro non manca un contenuto programmatico che si inquadra perfettamente nell\u2019estetica pizzettiana all\u2019interno della quale non c\u2019era posto per la musica pura, ma per una musica capace di esprimere dei contenuti che la trascendano. Ci\u00f2 appare maggiormente evidente nella scansione interna del concerto diviso in tre movimenti, ai quali il compositore assegn\u00f2 3 titoli diversi. <strong>Il primo, <em>Mattutino<\/em><\/strong>, si apre con un imperioso gesto iniziale degli archi, accompagnati da brillanti glissandi delle arpe che rappresentano perfettamente la freschezza e i rigogliosi colori di un\u2019alba estiva, nella quale si inserisce perfettamente il canto degli uccelli, costituito dal breve frammento tematico in terzine dei legni, che viene sviluppato in seguito, come se gli uccelli, dopo essersi svegliati, partecipassero al fiorire della natura. Al risveglio della natura partecipano tutti gli strumenti e l\u2019oboe, mai utilizzato in precedenza, d\u00e0 il via, nella sezione centrale, ad un fugato estremamente raffinato dal punto di vista contrappuntistico con un soggetto languido e denso di sensuale lirismo.Dodici \u201drintocchi\u201d dei corni indicano che \u00e8 mezzogiorno e la mattinata si conclude come il movimento che, grazie alla ripresa rielaborata dei vari elementi tematici, volge al termine. I<strong>l secondo movimento, <em>Notturno<\/em>,<\/strong> si segnala per la raffinata ricerca timbrica, evidente gi\u00e0 nella breve introduzione nella quale i violini primi e secondi espongono il tema, e per la scrittura contrappuntistica. <strong>L\u2019ultimo movimento, <em>Gagliarda e finale<\/em>,<\/strong> presenta una forma a rond\u00f2 poco tradizionale nella quale emerge un forte contrasto tra il vitale e travolgente ritmo del tema principale (Es. 53)della danza barocca e le idee secondarie pi\u00f9 liriche e meditabonde. Molto raffinata dal punto di vista contrappuntistico \u00e8 la coda nella quale vengono sfruttate e rielaborate le idee tematiche precedentemente esposte.<br \/>\n<iframe loading=\"lazy\" src=\"https:\/\/w.soundcloud.com\/player\/?url=https%3A\/\/api.soundcloud.com\/tracks\/406546521&amp;color=%23ff5500&amp;auto_play=false&amp;hide_related=false&amp;show_comments=true&amp;show_user=true&amp;show_reposts=false&amp;show_teaser=true&amp;visual=true\" width=\"100%\" height=\"300\" frameborder=\"no\" scrolling=\"no\"><\/iframe><br \/>\nNei <strong><em>Canti della stagione alta<\/em>,<\/strong> composti <strong>nell\u2019estate del 1930 e, in particolar modo tra il 12 luglio e il 3 settembre<\/strong>,\u00a0 l\u2019intento programmatico si esprime nella forma del concerto solistico rivisto e riletto in modo originale e moderno. <strong>Eseguito il 2 aprile 1933 al Teatro Augusteo in un concerto<\/strong>, che prevedeva nel suo programma anche la <em>Partita<\/em> del ventinovenne Goffredo Petrassi, con l\u2019orchestra dell\u2019Accademia Nazionale di Santa Cecilia diretta da Bernardino Molinari\u00a0e con il pianista Carlo Vidusso\u00a0in qualit\u00e0 di solista, questo lavoro \u00e8 formalmente un concerto per pianoforte e orchestra, nel quale il pianoforte non si produce in un confronto-scontro sul piano virtuosistico con l\u2019orchestra, come avveniva nei lavori classico-romantici, ma d\u00e0 liber\u00f2 sfogo a un canto spianato con l\u2019orchestra che ora accompagna ora duetta con il solista in una scrittura che appare pi\u00f9 teatrale che sinfonica. Il pianoforte appare trattato, infatti, \u00a0alla stregua della voce umana in un\u2019opera lirica, mentre gi\u00e0 nel <strong>primo movimento, <em>Mosso e fervente, ma largamente spaziato<\/em><\/strong>, pur in una forma-sonata riletta in modo originale e variata, \u00e8 abolito ogni tipo di contrasto dialettico tra il primo e il secondo tema i quali, al massimo, differiscono per alcune scelte di scrittura. Al lirico primo tema del pianoforte, esposto su un accompagnamento uniforme degli archi, segue senza alcun marcato contrasto il secondo di carattere accordale, quasi nella forma del corale <strong>Il secondo movimento, <em>Adagio<\/em><\/strong>, anch\u2019esso dalla struttura tripartita (A-B-A<sup>1<\/sup>) come accade spesso nella produzione strumentale di Pizzetti, si basa su un tema, interamente affidato al pianoforte nella parte iniziale, che ricorda le <em>melodie lunghe lunghe<\/em> di Bellini\u00a0o degli adagi dei concerti di Chopin. Nella sezione centrale, <em>Pi\u00f9 mosso<\/em>, di carattere contrastante il pianoforte, dopo aver ceduto il testimone al fagotto e ai corni che intonano un tema di carattere accordale, si limita a riempire i momenti di pausa con eleganti florilegi. Nella sezione conclusiva il tema iniziale viene ripreso dagli archi, mentre il pianoforte varia con eleganti arpeggi il motivo dell\u2019accompagnamento. Legato senza soluzione di continuit\u00e0 al movimento precedente, il <strong><em>Rond\u00f2<\/em> conclusivo (<em>Allegro<\/em><\/strong>) \u00e8 una pagina brillante nella quale convivono momenti di alto virtuosismo pianistico con altri di carattere lirico, come la splendida <em>romanza senza parola<\/em> (<em>Andante lento<\/em>), affidata al pianoforte, che costituisce uno degli episodi, o la catartica e solenne coda, <em>Largo<\/em>, che conclude il concerto.<br \/>\n<iframe loading=\"lazy\" src=\"https:\/\/w.soundcloud.com\/player\/?url=https%3A\/\/api.soundcloud.com\/tracks\/406551666&amp;color=%23ff5500&amp;auto_play=false&amp;hide_related=false&amp;show_comments=true&amp;show_user=true&amp;show_reposts=false&amp;show_teaser=true&amp;visual=true\" width=\"100%\" height=\"300\" frameborder=\"no\" scrolling=\"no\"><\/iframe><br \/>\nUna raffinata scrittura contrappuntistica contraddistingue, invece, il <strong><em>Quartetto in re<\/em><\/strong>, composto su commissione della pianista statunitense Elizabeth Sprague Coolidge. In questo <em>Quartetto<\/em>, completato a <strong>Milano il 3 dicembre 1932 ed eseguito per la prima volta il 25 aprile del 1933<\/strong> a Washington, presso la Biblioteca del Congresso, dal Quartetto Busch, fondato nel 1918 dal violinista Adolf Busch\u00a0e costituito da G\u00f6sta Andreasson (violino), Karl Doktor (viola), e\u00a0Paul Gr\u00fcmmer (violoncello), il dramma si esprime nel ristretto ambiente cameristico di un quartetto d\u2019archi sin dall\u2019introduzione, <strong><em>Molto sostenuto<\/em>,<\/strong> del primo movimento, dove i singoli strumenti sembrano comportarsi come delle voci che dialogano fra di loro. Questa conversazione, che si esprime anche attraverso una raffinata scrittura contrappuntistica, caratterizza l\u2019intero primo movimento che si configura come uno scorrevole discorso musicale basato sul piacevole ed orecchiabile tema iniziale ora rielaborato ora variato. Questo primo movimento \u00e8 tutto tema, come del resto anche il secondo, <strong><em>Adagio<\/em><\/strong>, dove troviamo delle melodie che si distendono in un canto spiegato e si intrecciano tra di loro contrappuntisticamente grazie agli archi che continuano il loro discorso che assume toni ora pi\u00f9 sereni ora pi\u00f9 drammatici. Nel <strong>terzo movimento<\/strong> Pizzetti recupera la forma classica dello <strong><em>Scherzo<\/em><\/strong>, dando vita a un brano nel quale non si possono non notare suggestioni beethoveniane, mentre il <strong>Finale, <em>Molto concitato<\/em>,<\/strong> nel quale ritornano elementi tematici del primo movimento, si conclude con un <em>Largo<\/em>, la cui scrittura richiama quella del corale.<br \/>\n<iframe loading=\"lazy\" src=\"https:\/\/w.soundcloud.com\/player\/?url=https%3A\/\/api.soundcloud.com\/tracks\/407474673&amp;color=%23ff5500&amp;auto_play=false&amp;hide_related=false&amp;show_comments=true&amp;show_user=true&amp;show_reposts=false&amp;show_teaser=true&amp;visual=true\" width=\"100%\" height=\"300\" frameborder=\"no\" scrolling=\"no\"><\/iframe><br \/>\nQuesta attenzione per il materiale tematico, mostrata da Pizzetti nei <em>Canti della stagione alta<\/em>, si riscontra anche nel <strong><em>Concerto per violoncello e orchestra<\/em><\/strong>, composto tra il 1933 e il 1934 ed eseguito per la prima volta al Teatro La Fenice di Venezia l\u201911 settembre 1934 sotto la direzione dell\u2019autore e con Enrico Mainardi,\u00a0in qualit\u00e0 di solista, in occasione del decimo Festival della Societ\u00e0 Internazionale di Musica Contemporanea. In questo concerto Pizzetti diede grande importanza all\u2019individuazione del tema che viene declamato dagli archi all\u2019unisono in contrasto con quello lirico dei legni. <strong>Bello \u00e8 il secondo movimento<\/strong> tutto tramato di echi e con il violoncello che d\u00e0 vita ad uno splendido canto spiegato di grande ampiezza melodica.<br \/>\n<iframe loading=\"lazy\" src=\"https:\/\/w.soundcloud.com\/player\/?url=https%3A\/\/api.soundcloud.com\/tracks\/407479011&amp;color=%23ff5500&amp;auto_play=false&amp;hide_related=false&amp;show_comments=true&amp;show_user=true&amp;show_reposts=false&amp;show_teaser=true&amp;visual=true\" width=\"100%\" height=\"300\" frameborder=\"no\" scrolling=\"no\"><\/iframe><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Autentico capolavoro \u00e8, per\u00f2, la <em><strong>Sinfonia in la\u00a0<\/strong> <\/em>composta nell\u2019estate del 1940 durante un soggiorno a Siena, dove il compositore si era ritirato mentre la Seconda Guerra Mondiale infiammava il mondo, ed eseguita per la prima volta in assoluto a Tokyo nello stesso anno e in Italia sotto la direzione di Victor de Sabata\u00a0al Teatro alla Scala il 20 ottobre 1941. L\u2019opera presenta una purezza formale, evidente gi\u00e0 nel primo movimento, <strong><em>Andante non troppo sostenuto ma teso<\/em><\/strong>, in cui viene conservato il contrasto dialettico, tipico della forma-sonata, tra i due temi, dei quali il primo, esposto dal fagotto nella calda parte medio-acuta del suo registro, \u00e8 calmo senza incrinature, mentre il secondo \u00e8 nervoso. In tutto il primo movimento questi due atteggiamenti, la calma e lo stato di concitazione, si alternano e si scontrano costituendo un blocco che sembra esprimere le inquietudini della Seconda Guerra Mondiale in quella prima estate di conflitto per l\u2019Italia. Momenti, sia pure brevi, di inquietudine e turbamento interiore si insinuano anche nel <strong>secondo movimento, <em>Andante tranquillo<\/em><\/strong>, che si basa su un tema dolce e lirico, tipico della scrittura pizzettiana nei movimenti lenti. <strong>Il terzo movimento, <em>Rapido<\/em>,<\/strong> \u00e8 uno scherzo basato su un tema di carattere anametrico, mentre il <strong>quarto movimento, <em>Andante faticoso e pesante<\/em><\/strong>, \u00e8 una sintesi dei tre movimenti precedenti. Il nucleo centrale del movimento \u00e8 costituito da una marcia inarrestabile\u00a0 come il destino terrificante e incombente sull\u2019uomo che cerca inutilmente la pace rappresentata dalla ripresa del primo tema.<br \/>\n<iframe loading=\"lazy\" src=\"https:\/\/w.soundcloud.com\/player\/?url=https%3A\/\/api.soundcloud.com\/tracks\/407491005&amp;color=%23ff5500&amp;auto_play=false&amp;hide_related=false&amp;show_comments=true&amp;show_user=true&amp;show_reposts=false&amp;show_teaser=true&amp;visual=true\" width=\"100%\" height=\"300\" frameborder=\"no\" scrolling=\"no\"><\/iframe><br \/>\nLe stesse inquietudini che serpeggiano nella <em>Sinfonia in la<\/em> si riscontrano anche nella <strong><em>Sonata<\/em> per pianoforte<\/strong> <strong>composta nel 1942<\/strong>; gi\u00e0 nel <strong>primo movimento,<\/strong> <em><strong>Assai mosso e arioso, ma non molto vivace<\/strong><\/em><strong>,<\/strong> la ricerca di serenit\u00e0, evidente nel primo tema, \u00e8 percorsa da uno stato ansioso, certamente indotto anche dalla grave contingenza storica della guerra, che coinvolge anche il secondo tema\u00a0 dalla complessa e instabile struttura armonica nonostante il pedale di <em>mi bemolle<\/em>. Una struttura tripartita tipicamente pizzettiana presenta il <strong>secondo movimento, <em>Adagio<\/em>,<\/strong> con una prima parte che sviluppa un tema di carattere lirico, quasi una supplichevole preghiera, e una seconda contrastante nella quale non mancano, in una forma rielaborata, echi del tema principale. <strong>Il terzo movimento, <em>Turbinoso<\/em>,<\/strong> inizialmente sembra uno <em>scherzo<\/em> di ascendenza beethoveniana, mentre, in realt\u00e0, \u00e8 una splendida sintesi dei movimenti precedenti e soprattutto del primo i cui temi vengono riproposti e rielaborati.<br \/>\n<iframe loading=\"lazy\" src=\"https:\/\/w.soundcloud.com\/player\/?url=https%3A\/\/api.soundcloud.com\/tracks\/407475951&amp;color=%23ff5500&amp;auto_play=false&amp;hide_related=false&amp;show_comments=true&amp;show_user=true&amp;show_reposts=false&amp;show_teaser=true&amp;visual=true\" width=\"100%\" height=\"300\" frameborder=\"no\" scrolling=\"no\"><\/iframe><br \/>\n<strong>Il presente articolo \u00e8 tratto dalla mia monografia, <em>Ildebrando Pizzetti \u201cIl mio amore per il teatro\u201d<\/em>, Monza, Casa Musicale Eco, 2013.<br \/>\n<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Pizzetti non fu soltanto compositore di opere teatrali, ma fu autore anche di un&#8217;importante produzione strumentale sia sinfonica [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":48,"featured_media":91974,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[15,22369],"tags":[20035,20037,191,20036,20038,20039],"class_list":["post-92094","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-approfondimenti","category-ildebrando-pizzetti","tag-canti-della-stagione-alta","tag-concerto-per-violoncello-e-orchestra","tag-ildebrando-pizzetti","tag-quartetto-in-re","tag-sinfonia-in-la","tag-sonata-per-pianoforte"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/92094","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/users\/48"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=92094"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/92094\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":92111,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/92094\/revisions\/92111"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/media\/91974"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=92094"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=92094"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=92094"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}