{"id":92166,"date":"2018-03-11T01:40:43","date_gmt":"2018-03-11T00:40:43","guid":{"rendered":"http:\/\/www.gbopera.it\/?p=92166"},"modified":"2019-04-05T09:03:50","modified_gmt":"2019-04-05T07:03:50","slug":"ricordando-ildebrando-pizzetti-a-50-anni-dalla-morte-iv-la-produzione-vocale","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/ricordando-ildebrando-pizzetti-a-50-anni-dalla-morte-iv-la-produzione-vocale\/","title":{"rendered":"Ricordando Ildebrando Pizzetti a 50 anni dalla morte \u2013 IV: La produzione vocale"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\">Secondo quanto testimoniato dal suo maestro <strong>Giovanni\u00a0Tebaldini,<\/strong> <strong>Pizzetti<\/strong> manifest\u00f2, sin dagli anni di studio, un certo interesse per tutte le forme vocali dalla pura monodia gregoriana fino all\u2019ardita polifonia seicentesca. Non \u00e8 un caso, infatti, che la produzione vocale sia da camera che nella forma sinfonico-corale, costituisca, insieme a quella strumentale, un altro importante filone parallelo ai drammi musicali. Le prime testimonianze di questo suo interesse per la musica vocale sono rappresentate da un\u2019<strong><em>Ave Maria<\/em> <\/strong>a tre voci miste con accompagnamento dell\u2019organo, da un <strong><em>Tantum ergo<\/em> <\/strong>per tre voci maschili e da <strong><em>Tenebrae factae sunt<\/em><\/strong> per sei voci miste, un responsorio per il Venerd\u00ec Santo; in questi lavori, tutti composti nel 1897 quando era ancora studente al Conservatorio, Pizzetti rivel\u00f2 una solida conoscenza della produzione mottettistica e madrigalistica dei compositori italiani del Rinascimento.<br \/>\nL\u2019interesse di Pizzetti per le forme monodiche trova interessanti manifestazioni in alcune liriche per canto e pianoforte composte nel primo decennio del Novecento e corrispondenti a piccoli esperimenti fatti dal compositore prima di accingersi alla composizione dei drammi musicali. Tra questi lavori giovanili, di cui ricordiamo <strong><em>Tre liriche<\/em><\/strong> (<em>Vigilia Nuziale<\/em>, <em>Remember<\/em>, <em>Incontro di marzo<\/em>), composte nel 1904 su testo del poeta parmense Ildebrando Cocconi,\u00a0e <strong><em>La madre al figlio lontano <\/em><\/strong>composta nel 1910 su testo di Romualdo Pantini\u00a0nella quale si percepisce qualche accento melodrammatico, spicca, insieme alla lirica <strong><em>I pastori<\/em><\/strong>, su testo di D\u2019Annunzio,\u00a0della quale si \u00e8 gi\u00e0 parlato in precedenza, <strong><em>Sera d\u2019inverno<\/em> <\/strong>del 1907 nella quale appare una precipua caratteristica dello stile pizzettiano nell\u2019uso del pedale inserito per creare delle atmosfere di estatica sospensione. Superiore a questa produzione giovanile, sia\u00a0 per l\u2019adesione al testo che per un certo lirismo, appare certamente <strong><em>San Basilio<\/em><\/strong> del 1912 il cui testo \u00e8 costituito da una traduzione di Tommaseo\u00a0di una poesia popolare greca, mentre un vero e proprio \u201cpreludio al dramma\u201d pu\u00f2 essere ritenuta la lirica <em>Il Clefta prigione<\/em>, composta nello stesso anno, nella quale il discorso musicale si fa serrato, non d\u00e0 tregua al canto e non si compiace di inflessioni melodrammatiche. Nella lirica si possono riconoscere diversi episodi con stati d\u2019animo altrettanto differenti che vanno dall\u2019inizio discorsivo nel quale viene rievocata una festa pasquale, all\u2019episodio del compianto fino alla catartica esaltazione del finale.<br \/>\n<iframe loading=\"lazy\" src=\"https:\/\/www.youtube.com\/embed\/Mmg6IHAk3Ys\" width=\"560\" height=\"315\" frameborder=\"0\" allowfullscreen=\"allowfullscreen\"><\/iframe><br \/>\nAnche la produzione corale di questo periodo testimonia il progressivo approccio di Pizzetti al dramma nonostante la permanenza di una scrittura essenzialmente lirica che non pu\u00f2 non ricordare i cori per <em>La Nave<\/em> di G. D\u2019Annunzio. Tra i lavori corali di questo periodo spiccano le <strong><em>Due canzoni corali<\/em><\/strong> (<em>Un morto <\/em>e <em>La Rondine<\/em>) e <em>Canto d\u2019amore<\/em>, composti tra il 1913 e il 1914, dove alla vena lirica, che trova il suo libero sfogo nella freschezza primaverile della <em>Rondine<\/em> per sei voci miste e nei melismi del <em>Canto d\u2019amore<\/em>, si contrappone il dramma rappresentato in <em>Un morto<\/em>, in cui la melodia si sviluppa lenta, quasi ieratica, con un\u2019intonazione sillabica che raramente cede il posto a melismi e che sar\u00e0 frequente nelle opere di Pizzetti. Questo lavoro anticipa la <em>Messa di requiem<\/em>, la cui partitura, iniziata il 1 novembre 1922, qualche mese dopo aver ultimato la <em>D\u00e8bora e Ja\u00e9le<\/em>, fu completata il 2 gennaio 1923. In questo lavoro, come notato da Rodolfo Paoli:&#8221;c\u2019\u00e8 gi\u00e0 la testimonianza viva e piena di un musicista originale e profondo che sa dare al coro una potenza espressiva a cui, lo si pu\u00f2 ormai dire senza timore di essere smentiti, pochi nel nostro secolo sono ancora giunti&#8221;.<br \/>\nIl <strong><em>Requiem<\/em> <\/strong>costituisce anche la testimonianza della sincera fede di Pizzetti che, da autentico cristiano, considera la morte non come il momento pi\u00f9 altamente drammatico dell\u2019esistenza umana giunta al suo epilogo, bens\u00ec come l\u2019inizio di una nuova vita nella dimensione trascendente dell\u2019eternit\u00e0. Per questo il compositore ha rappresentato la morte con cristiana serenit\u00e0, del tutto inedita rispetto a composizioni simili di altri precedenti musicisti che l\u2019avevano considerata solo come il momento pi\u00f9 drammatico della vita umana. Ci\u00f2 \u00e8 evidente nella scrittura musicale adottata da Pizzetti che si rivolge alla grande tradizione polifonica occidentale non disdegnando nemmeno l\u2019introduzione di melismi, quasi del tutto assenti nella produzione drammatica dove l\u2019urgere del dramma richiedeva uno stile sillabico, quasi parlato con ribattuti. Dal punto di vista musicale il <em>Requiem <\/em>per sole voci si compone di cinque parti: il <em>Requiem <\/em>con il <em>Kyrie<\/em> a cinque voci; il maestoso <em>Dies irae<\/em>, che inizia a quattro voci e si conclude ad otto parti e nel quale i melismi dei soprani secondi e dei tenori dissolvono in purissimo canto le ombre di paura che sembrano aleggiare nelle parti dei contralti e dei bassi; il grandioso <em>Sanctus<\/em>; il breve <em>Agnus Dei<\/em> e, infine, il <em>Libera me, Domine<\/em>, nel quale i soprani si producono in un mistico lirismo accompagnati dalle altre voci a cui sono affidate delle indeterminate quinte vuote.<br \/>\n<iframe loading=\"lazy\" src=\"https:\/\/w.soundcloud.com\/player\/?url=https%3A\/\/api.soundcloud.com\/tracks\/411807828&amp;color=%23ff5500&amp;auto_play=false&amp;hide_related=false&amp;show_comments=true&amp;show_user=true&amp;show_reposts=false&amp;show_teaser=true&amp;visual=true\" width=\"100%\" height=\"300\" frameborder=\"no\" scrolling=\"no\"><\/iframe><br \/>\nComposti nello stesso periodo del <em>Requiem<\/em>, i <strong><em>Tre sonetti del Petrarca<\/em><\/strong> (<em>La vita fugge<\/em>; <em>Quel rossignol<\/em>; <em>Levommi il mio pensiero<\/em>) sono dei lavori che, come notato da Gatti, testimoniano un momento di crisi. La loro musica mostra un\u2019eccessiva aderenza al testo che spesso nuoce alla freschezza del sentimento. La musica esprime le immagini evocate dalla poesia e ci\u00f2 si nota anche negli altri lavori vocali da camera, come nelle <em>Tre canzoni<\/em> (<em>Donna lombarda<\/em>; <em>La prigioniera<\/em>; <em>La pesca dell\u2019anello<\/em>) del 1926 per canto e quartetto d\u2019archi e in <em>Altre cinque liriche <\/em>(<em>Adjuro vos, filiae Jerusalem<\/em>; <em>Oscuro \u00e8 il ciel<\/em>; <em>Augurio<\/em>; <em>Mirologio per un bambino<\/em>; <em>Canzone per ballo<\/em>) per canto e pianoforte, dove la sezione lirica ritrova un maggiore equilibrio con quella drammatica. Tra gli altri lavori da camera ricordiamo, infine: <em>Due poesie di Ungaretti<\/em>\u00a0(<em>La Piet\u00e0<\/em> e <em>Trasfigurazione<\/em>) per baritono, viola, violoncello e pianoforte; <em>E il mio dolor io canto<\/em>, composta nel 1940 su testo di J. Bocchialini per canto e pianoforte e, infine, <em>Tre liriche<\/em> del 1944 per canto e pianoforte (<em>Bebro e il suo cavallo<\/em>; <em>Vorrei voler, Signor, quel ch\u2019io non voglio<\/em>; <em>In questa notte carica di stelle<\/em>) delle quali esiste anche una versione per orchestra.<br \/>\n<iframe loading=\"lazy\" src=\"https:\/\/www.youtube.com\/embed\/_Vp400DsbP0\" width=\"560\" height=\"315\" frameborder=\"0\" allowfullscreen=\"allowfullscreen\"><\/iframe><br \/>\nDi diverso spessore sono, invece, il <strong><em>De Profundis<\/em> <\/strong>composto per il Festival di musica di Venezia del 1937 per sette voci, che condivide con il <em>Requiem<\/em> l\u2019approccio sereno di Pizzetti alla fede, e la cantata, <strong><em>Epithalamium<\/em><\/strong>, scritta nel 1939 in occasione delle nozze della figlia di un suo amico ed eseguita per la prima volta a Washington il 12 aprile 1940 e in Italia a Siena, presso l\u2019Accademia Musicale Chigiana, il 14 luglio dello stesso anno sotto la direzione dell\u2019autore. Si tratta di una cantata per soli (soprano, tenore e baritono), per un coro misto di 18 voci e per un\u2019orchestra da camera, complessivamente di 31 esecutori il cui testo \u00e8 tratto dai <strong><em>Carmina 61 <\/em><\/strong>e <strong><em>62<\/em> <\/strong>di Catullo, i due componimenti che aprono il ciclo dei <em>Carmina docta<\/em>. Sono due epitalami, canti di nozze appunto, dai quali Pizzetti ha eliminato gli elementi licenziosi mantenendo, invece, quelli spirituali. Formalmente la cantata si articola secondo la classica alternanza di episodi corali, tra i quali spicca il coro delle vergini all\u2019inizio, ed episodi solistici come l\u2019aria del soprano (<em>Hespere, quis caelo fertur crudelior ignis<\/em>) nella quale emerge la grande perizia contrappuntistica del compositore in quanto la melodia affidata al soprano \u00e8 contrappuntata sia dal violino solista che dal flauto.<\/p>\n<p><strong>Il presente articolo \u00e8 tratto dalla mia monografia, <em>Ildebrando Pizzetti \u201cIl mio amore per il teatro\u201d<\/em>, Monza, Casa Musicale Eco, 2013.<\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Secondo quanto testimoniato dal suo maestro Giovanni\u00a0Tebaldini, Pizzetti manifest\u00f2, sin dagli anni di studio, un certo interesse per [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":48,"featured_media":91974,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[15,22369],"tags":[14671,20071,20072,20074,20076,20073,20079,191,20077,2295,20078,20075],"class_list":["post-92166","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-approfondimenti","category-ildebrando-pizzetti","tag-approfondimenti","tag-carmina-61","tag-carmina-62","tag-de-profundis","tag-due-canzoni-corali","tag-epithalamium","tag-i-pastori","tag-ildebrando-pizzetti","tag-la-madre-al-figlio-lontano","tag-requiem","tag-sera-dinverno","tag-tre-sonetti-del-petrarca"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/92166","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/users\/48"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=92166"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/92166\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":92210,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/92166\/revisions\/92210"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/media\/91974"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=92166"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=92166"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=92166"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}