{"id":93001,"date":"2018-06-28T23:10:18","date_gmt":"2018-06-28T21:10:18","guid":{"rendered":"http:\/\/www.gbopera.it\/?p=93001"},"modified":"2019-04-12T22:56:24","modified_gmt":"2019-04-12T20:56:24","slug":"napoli-teatro-di-san-carlo-corsi-e-ricorsi-storici-per-la-scuola-di-ballo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/napoli-teatro-di-san-carlo-corsi-e-ricorsi-storici-per-la-scuola-di-ballo\/","title":{"rendered":"Napoli, Teatro di San Carlo: \u201ccorsi e ricorsi storici\u201d per la Scuola di Ballo"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\"><em>Teatro di San Carlo, Scuola di Ballo, anno accademico 2016-2017<\/em><br \/>\n<strong>\u201cSPETTACOLO DI FINE ANNO\u201d<\/strong><br \/>\nDirettore\u00a0<strong>St\u00e9phane Fournial<\/strong><br \/>\nDocenti <strong>Rossella Lo Sapio, Soimita Lupu, Alberto Montesso, Pia Russo (danza classica), <\/strong><br \/>\n<strong>Elisabetta Testa (Storia della Danza), Arianna D\u2019Angi\u00f2 (Mimo)<\/strong><br \/>\n<strong>\u201cD\u00e9fil\u00e9 della Scuola\u201d<\/strong><br \/>\nMusica\u00a0<strong>Hector Berlioz<\/strong><br \/>\nInterpreti\u00a0<strong>Tutti gli allievi<\/strong><br \/>\n<strong>\u201cParte tecnica\u201d\u00a0<\/strong>ispirata al balletto\u00a0<strong>\u201c\u00c9tudes\u201d<\/strong><br \/>\nMusica\u00a0<strong>Knud\u00e5ge Riisager<\/strong><br \/>\nInterpreti\u00a0<strong>Tutti gli allievi<\/strong><br \/>\n<strong>\u201cRapsodia\u201d<\/strong><br \/>\nMusica <strong>Sergej Rachmaninov<\/strong><br \/>\nInterpreti <strong>Uomini dal III all\u2019VIII corso<\/strong><br \/>\n<strong>\u201cLa Bayad\u00e8re\u201d<\/strong><br \/>\nMusica\u00a0<strong>A. Ludwig Minkus<\/strong><br \/>\nCoreografia originale\u00a0<strong>Marius Petipa<\/strong><br \/>\nInterpreti\u00a0<strong> IV, V, VI, VII, VIII corso<\/strong><br \/>\n<strong>Pas de Deux <\/strong><strong>Giuseppina Battista, Raffaele Vasto<\/strong><br \/>\n<strong>\u201cGrand Pas Classique\u201d<\/strong><br \/>\nMusica\u00a0<strong>Daniel Auber<\/strong><br \/>\nCoreografia originale\u00a0\u00a0<strong>Victor Gsovsky<\/strong><br \/>\nInterpreti\u00a0<strong>Giusy D\u2019Angelo, Emanuele Ferrentino<\/strong><br \/>\n<strong>\u201cRapsodia ungherese\u201d<\/strong><br \/>\nMusica <strong>Franz Liszt<\/strong><br \/>\nInterpreti <strong>Selezione di allievi<\/strong><br \/>\n<em>Napoli, 25 giugno 2018<br \/>\n<\/em>Il 25 giugno \u00e8 andato il scena lo spettacolo di fine anno della Scuola di Ballo del San Carlo di Napoli, momento molto atteso in quanto polo di riferimento per la formazione tersicorea nel Sud Italia.<br \/>\nCon una gloriosa quanto altalenante storia fatta vicende alterne, chiusure e riaperture, passaggi di testimone pi\u00f9 o meno felici, la tormentata esistenza della Scuola di Ballo del Massimo partenopeo, com\u2019\u00e8 noto, ebbe inizio con la fondazione ufficiale sotto Gioachino Murat, il 22 gennaio del 1812, per regio decreto su progetto di Louis Henry. Indiscutibile modello diretto fu la prima Scuola di formazione professionale nell\u2019arte della danza del mondo occidentale, ossia l\u2019<em>Acad\u00e9mie <\/em>dell\u2019Op\u00e9ra di Parigi, creata con gli editti del 1713 e del 1714. Dopo una prima chiusura nel 1840, la Scuola fu riattivata con l\u2019Unit\u00e0 nazionale per poi chiudere definitivamente il secolo XIX nel 1868, quando il Regno d\u2019Italia ordin\u00f2 la soppressione di tutte le Scuole del Regno delle Due Sicilie per motivi economici. Dopo la seconda guerra mondiale la rifondazione fu merito della scaligera Bianca Gallizia, che ne resse le sorti per un quarto si secolo; dopo un periodo di transizione, il testimone pass\u00f2 alla romana Anna Razzi. Per un ulteriore venticinquennio la scuola, che versava ormai in una situazione di abbandono con soli diciannove allievi, \u00e8 stata risollevata a nuovi fasti che hanno prolungato le ultime propaggini della scuola italiana di balletto, della quale la ex direttrice \u2013 ad oggi presidente onorario a vita della Scuola sancarliana \u2013 \u00e8 una delle ultime testimoni.<br \/>\n<strong>La direzione attuale, affidata da tre anni a St\u00e9phane Fournial, si \u00e8 imposta come primo e dichiarato obiettivo l\u2019ampliamento numerico degli allievi e quello che si pu\u00f2 percepire, al momento, \u00e8 proprio la prevalenza di questo fattore sul resto<\/strong>. Se, da una parte, questo rincuora gli animi circa la sopravvivenza dell\u2019Istituzione (oggi pi\u00f9 che florida), dall\u2019altra solleva inevitabilmente problemi relativi agli spazi e all\u2019organico degli insegnanti.<br \/>\nGli spazi, si sa, sono stati sempre un problema storico dello stabilimento, fin dalla fondazione; un numero di maestri ancora esiguo per pi\u00f9 di duecento allievi \u00e8 invece una urgenza che, se non sar\u00e0 risolta, miner\u00e0 la qualit\u00e0 dei risultati a lungo termine. Da quest\u2019anno sono stati fortunatamente attivati corsi esclusivamente maschili, affidati al nuovo maestro Alberto Montesso, ma <strong>\u00e8 di fatto anacronostico persistere nel taglio della danza moderna<\/strong>. In un contesto lavorativo che non si articola solo sul grande repertorio classico, il danzatore ha la necessit\u00e0 di formarsi anche secondo i canoni e gli stili di oggi. I corpi necessitano di acquisire una forte base classica, ma anche di aprirsi a un linguaggio che, se non innestato con continuit\u00e0 didattica sulle rigidit\u00e0 accademiche, rischia di rimanere un elemento estraneo di difficile acquisizione in et\u00e0 adulta. La necessit\u00e0 di rispondere al gusto della coreografia e del pubblico contemporanei sono due elementi che hanno contrassegnato tutte le fasi evolutive della storia della danza, sia in ambito formativo che artistico. Tradizione e innovazione che non sembrano viaggiare su binari paralleli, a Napoli. La tradizione del grande repertorio, fatta eccezione per le scene di massa, mutila i passi a due dei virtuosismi pi\u00f9 impegnativi (le variazioni) e recide finanche i quadri di insieme in una inspiegabile fretta di passare ad altro. L\u2019innovazione non si percepisce se non nel ricambio di materiale umano.<br \/>\nIn questa nuova fase di transizione, da un lungo blocco a un altro, ci vorr\u00e0 di certo ancora tempo per riconoscere i risultati di una politica didattica. Quello che, per\u00f2 \u2013 e in tutto rispetto per l\u2019Istituzione &#8211; lascia perplessi coloro che si apprestano a osservare con attenzione non solo i l\u2019estetica degli allievi, ma la vita di un organismo con precise finalit\u00e0 formative \u00e8 un messaggio che emerge chiaro e impietoso: \u00a0la volont\u00e0 di cancellare velocemente il passato. <strong>Un passato recente che, \u00e8 noto, ha dato lustro alla Scuola formando danzatori di livello non trascurabile <\/strong>(solo per citare i pi\u00f9 recenti, Vincenzo Capezzuto, Alessando Macario, Anna Chiara Amirante, Alessandro Staiano, Claudia D\u2019Antonio, Stanislao Capissi, Luisa Ieluzzi e altri ancora) <strong>e che, in ultimo, ha donato alle platee americane una stella come Luigi Crispino, attualmente danzatore dell\u2019American Ballet Theatre, che il giorno successivo al diploma\u00a0 \u00e8 volato a New York.<\/strong><br \/>\nMa ricollochiamoci sulla cronaca della serata. Il programma proposto per lo spettacolo ha visto in scena l\u2019ormai consueta rilettura di <em>\u00c9tudes<\/em>, di Czerny-Riisager-Lander, dopo il <em>D\u00e9fil\u00e9<\/em> iniziale su musica di Hector Berlioz, mutuato dal repertorio dell\u2019Op\u00e9ra di Parigi (e in vero non eseguito alla perfezione), per poi passare alla <em>Rapsodia su un tema di Paganini per pianoforte e orchestra <\/em>di Sergej Rachmaninov affidata agli allievi uomini (dal III all\u2019VIII corso), proseguire con un estratto dal Regno delle Ombre del balletto <em>La Bayad\u00e8re<\/em> di Minkus-Petipa (discesa delle ombre ben eseguita, <em>pas de trois, pas de deux<\/em>); a seguire, il passo a due (solo adagio e coda) da <em>Grand Pas Classique<\/em> \u00e8 stato affidato a Emanuele Ferrentino e Giusy D\u2019Angelo, allieva del sesto corso, piacevole nell\u2019aspetto ma ancora poco matura per essere avanzata a tal punto in scena. A seguire, senza soluzione di continuit\u00e0 in una giustapposizione di brani, la piacevole <em>Rapsodia ungherese <\/em>su musica di Franz Liszt e il gran finale con tutti gli allievi.<br \/>\nCanonico, da tre anni, il bianco delle divise accademiche con <em>tutulette,<\/em> per le donne, alternate solo al nero di pochi elementi per <em>\u00c9tudes<\/em>, in una spartana rinuncia ai costumi di scena, come alle scenografie tradizionali, rimpiazzate dalle proiezioni. Ancora una volta, nessun <em>tableaux <\/em>che l\u2019occhio potesse ammirare per pi\u00f9 di un secondo, vista la fretta nell\u2019oscurare la scena dopo ciascun pezzo.<br \/>\n<strong>A fine spettacolo, quest\u2019anno, non sono stati annunciati diplomati e la cosa ha destato perplessit\u00e0, anche se non \u00e8 prassi nuova.<\/strong> Giusto duecento anni fa, nel 1818, la commissione d\u2019esame delle Reali Scuole di Ballo del Teatro di San Carlo, composta da nomi del calibro di Louis Duport, Louis Henry, Armand Vestris, Antonio Gioja, Signora Naley Neuville, fu concorde nel sospendere il giudizio relativo alla classificazione delle \u2018piazze\u2019 spettanti a ciascuno allievo (ovvero ai ruoli che avrebbero ricoperto negli spettacoli del Teatro), per il fatto che nessuno aveva ancora raggiunto il livello delle classi indicate nel regolamento. Pertanto si pospose all\u2019anno successivo la classificazione degli allievi, nella speranza di un profitto migliore. Corsi e ricorsi storici, insomma, ma stavolta non \u00e8 andata proprio cos\u00ec, in quanto la stragrande maggioranza degli allievi del settimo e ottavo corso sono stati \u201cdimessi\u201d e gli unici che sono riusciti a conseguire il diploma hanno ricevuto questo titolo con votazione minima. La perplessit\u00e0 diventa certezza, dinanzi a una curiosa gestione di giovani che, sia pure appartenenti ad annate poco felici, non sono stati fermati nel corso dei due anni precedenti. I corsi superiori presuppongono un programma di studi concluso e lo studio dei virtuosismi, per cui la possibilit\u00e0 di verificare la predisposizione al professionismo non si manifesta al termine del percorso ma \u00e8 certezza gi\u00e0 molto tempo prima. La danza \u00e8 un\u2019arte cos\u00ec dura che due anni in pi\u00f9 o in meno possono pesantemente condizionare le scelte di vita degli adolescenti. <strong>Senza dubbio un lavoro su un numero cos\u00ec alto di corpi non rende giustizia alle capacit\u00e0 degli insegnanti e le doppie audizioni annue per un rapido cambio di platea non sembrano aver portato in scena una massa di fisici migliori, rispetto al passato<\/strong>. E questo dispiace. Probabilmente la fretta di vedere i risultati di un organico nuovo ha proiettato la Scuola su un terreno scivoloso, perch\u00e9 l\u2019<em>impressione<\/em> (nel senso di sentimento che desta ammirazione) suscitata dalle masse di allievi \u00e8 tale in principio, ma si converte quasi subito nella ricerca di quella bellezza che, nell\u2019insieme, non si riesce ancora a percepire. Le individualit\u00e0 sembrano essere soffocate da un meccanismo di gestione di cui non si riesce a scrutare l\u2019ispirazione.<br \/>\n<strong>Ci auguriamo che a questa percezione faccia seguito un futuro radioso e che la situazione evolva in bene, perch\u00e9 le visioni esterne non hanno la finalit\u00e0 di demolire il lavoro altrui, ma di comunicare cose che, a volte, dall&#8217;interno non si percepiscono come tali.<\/strong> Ecco che, per\u00f2, ancora una volta ci viene in soccorso la storia &#8211; per chi la conosce o se ne interessa. \u00c8 bene sapere, infatti, che appena dopo la fondazione, il pi\u00f9 grande impresario della storia del San Carlo (e non solo), \u00a0Domenico Barbaja, utilizzava gli allievi delle Reali Scuole di Ballo in gran massa per alleggerire le spese del Teatro, in modo da non dover pagare troppi professionisti e da avere un alto livello di <em>corifei <\/em>in casa. La sua morte coincise, nel 1840, con la chiusura dello stabilimento, strettamente legato a quel tipo di gestione impresariale. Il caso non voglia che la storia possa ripetersi nella situazione attuale, perch\u00e9 i fasti dei tempi di Barbaja , ad oggi, non esistono pi\u00f9. <em>Cui prodest?\u00a0 Foto Francesco Squeglia<br \/>\n<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Teatro di San Carlo, Scuola di Ballo, anno accademico 2016-2017 \u201cSPETTACOLO DI FINE ANNO\u201d Direttore\u00a0St\u00e9phane Fournial Docenti Rossella [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":70,"featured_media":93003,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[744],"tags":[19494,20607,6606,10142,18736,15134,18733,9406,19495,18734,20606,18735,9407,15132,1778],"class_list":["post-93001","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-danza","tag-alberto-montesso","tag-alessando-macario","tag-alessandro-staiano","tag-anna-chiara-amirante","tag-arianna-dangio","tag-claudia-dantonio","tag-elisabetta-testa","tag-luisa-ieluzzi","tag-pia-russo","tag-rossella-lo-sapio","tag-scuola-di-ballo-del-teatro-di-san-carlo-di-napoli","tag-soimita-lupu","tag-stanislao-capissi","tag-stephane-fournial","tag-vincenzo-capezzuto"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/93001","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/users\/70"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=93001"}],"version-history":[{"count":2,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/93001\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":93007,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/93001\/revisions\/93007"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/media\/93003"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=93001"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=93001"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=93001"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}