{"id":93913,"date":"2018-10-13T20:40:24","date_gmt":"2018-10-13T18:40:24","guid":{"rendered":"http:\/\/www.gbopera.it\/?p=93913"},"modified":"2018-10-13T20:53:29","modified_gmt":"2018-10-13T18:53:29","slug":"giuseppe-verdi-1813-1901-il-trovatore-1853","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/giuseppe-verdi-1813-1901-il-trovatore-1853\/","title":{"rendered":"Giuseppe Verdi (1813-1901): &#8220;Il Trovatore&#8221; (1853)"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: georgia, palatino, serif; font-size: 12pt;\"><em>Dramma lirico in quattro parti, libretto di Salvatore Cammarano. <strong>Marco Caria<\/strong> (Il Conte di Luna), <strong>Anna Pirozzi<\/strong> (Leonora), <strong>Enkelejda Shkosa<\/strong> (Azucena), <strong>Piero Pretti<\/strong> (Manrico), <strong>Alessandro Spina<\/strong> (Ferrando), <strong>Rosanna Lo Greco<\/strong> (Ines), <strong>Augusto Celsi<\/strong> (Ruiz), <strong>Alessandro Pucci<\/strong> (Un messaggiero).<\/em> <strong>Fondazione Orchestra Regionale delle Marche, Coro Lirico Marchigiano &#8220;Vincenzo Bellini&#8221;, Complesso di palcoscenico &#8220;Salvadei&#8221;.<\/strong> <strong>Daniel Oren<\/strong> (direttore), <strong>Carlo Morganti<\/strong> (Maestro del Coro), <strong>Francisco Negrin<\/strong> (regia), <strong>Louis D\u00e9sir\u00e9<\/strong> (scene e costumi).\u00a0 Registrazione: Macerata, Arena Sferisterio Luglio\/Agosto 2016. T.Time: 138&#8242;. <strong>1 DVD Dynamic 37769<br \/>\n<\/strong><b><iframe loading=\"lazy\" src=\"https:\/\/www.youtube.com\/embed\/wNj24wdD_tM\" width=\"560\" height=\"315\" frameborder=\"0\" allowfullscreen=\"allowfullscreen\"><\/iframe><br \/>\nDaniel Oren<\/b> non si smentisce: come al solito, ha preferito gettare alle ortiche il segno scritto, quello verdiano, per abboccare il capo nelle fosche modificazioni musicali. <span style=\"color: #000000;\">Ha avuto l\u2019ardire di porre le\u00a0<\/span><span style=\"color: #000000;\">mani nella partitura, d\u2019affilare una matita rossa e, sulle intoccabili note scritte dalla mano sapiente del Maestro, d\u2019infliggere modificazioni ed insensati tagli. <\/span>Si dir\u00e0: \u201cS\u2019\u00e8 sempre fatto!\u201d, vero. Ma significa nulla: \u00e8 un abuso, un vano malcostume che dovremmo sradicare dal mestiere melodrammatico. Vero \u00e8 che s\u2019abbruttiscono le partiture tagliuzzandole, e magari appiccicando un acuto alla fine della cabaletta, non solo per infuocare le masse, ma anche per assecondare le esigenze e le soffocanti limitazioni dei\u00a0 cantanti. Inoltre, se avessimo la possibilit\u00e0 d\u2019intervistare Verdi, chiedendogli dei tagli alle sue partiture, Egli sicuramente ripeterebbe ci\u00f2 che scrisse a Giulio Ricordi in una lettera del 1871: <span style=\"color: #000000;\"><i>\u00ab<\/i><\/span><i><span style=\"color: #000000;\">E\u2019 la strada che condusse al barocco e al falso l\u2019arte musicale alla fine del secolo passato e nei primi anni di questo, quando i cantanti si permettevano di creare le loro parti, e farvi in conseguenza ogni sorta di pasticci e controsensi. No! Io voglio un solo creatore, e m\u2019accontento che si eseguisca semplicemente ed esattamente quello che \u00e8 scritto. Leggo sovente nei giornali <\/span><\/i><span style=\"color: #000000;\">d\u2019effetti non immaginati dall\u2019Autore<\/span><i><span style=\"color: #000000;\">; ma io, per parte mia, non li ho mai, trovati. Io non ammetto n\u00e9 ai cantanti n\u00e9 ai direttori la facolt\u00e0 di <\/span><\/i><span style=\"color: #000000;\">creare<\/span><i><span style=\"color: #000000;\">!\u00bb<\/span><\/i><span style=\"color: #000000;\">. Ecco: <\/span><i><span style=\"color: #000000;\">\u201cla facolt\u00e0 di creare!\u201d<\/span><\/i><span style=\"color: #000000;\">, cosa di cui si stanno impossessando i registi, talora investiti da una \u201cdivinazione\u201d eccessiva; sempre pi\u00f9 direttori dei direttori d\u2019orchestra. Il direttore, dal canto suo, cessa d\u2019essere tale per fare il sarto: tagliuzzando, accomodando e ricucendo arie e cabalette, per riadattarle alla snella silhouette vocale dei cantanti. <\/span><span style=\"color: #000000;\">Tuttavia, la <\/span><span style=\"color: #000000;\"><i>restituzione<\/i><\/span><span style=\"color: #000000;\"> della partitura operata da Oren risulta discreta. E si badi al termine <\/span><span style=\"color: #000000;\"><i>restituzione<\/i><\/span><span style=\"color: #000000;\">, completamente diverso da <\/span><span style=\"color: #000000;\"><i>creazione<\/i><\/span><span style=\"color: #000000;\">. Tanto pi\u00f9 che si <\/span><span style=\"color: #000000;\"><i>restituisce<\/i><\/span><span style=\"color: #000000;\"> qualcosa che qualcuno ha gi\u00e0 provveduto a <\/span><span style=\"color: #000000;\"><i>creare<\/i><\/span><span style=\"color: #000000;\">, ad <\/span><span style=\"color: #000000;\"><i>inventare<\/i><\/span><span style=\"color: #000000;\">.\u00a0 <\/span><span style=\"color: #000000;\">Ha appesantito riverberi gi\u00e0 cupi e rossi, imbestialendo la prorompente \u201cfoga folgorante e irreparabile\u201d, come il Barilli defin\u00ec la piena espressione della poesia romanzesca del <\/span><span style=\"color: #000000;\"><i>Trovatore<\/i><\/span><span style=\"color: #000000;\">; magari trascurando quest\u2019ultimo elemento facendo solo leva sulla poesia \u201cselvaggia\u201d dell\u2019aura riverberante del soggetto spagnolo, per citare Massimo Mila. Inoltre, l\u2019esasperazione paesana, quasi rustica, degli accompagnamenti costituisce la gibbosit\u00e0 della messinscena. <\/span><span style=\"color: #000000;\">Poco curata, e trattata come espediente narrativo marginale, \u00e8 apparsa l\u2019<\/span><span style=\"color: #000000;\"><i>Introduzione<\/i><\/span><span style=\"color: #000000;\">. Eppure Verdi ci teneva molto, tanto pi\u00f9 che si preoccup\u00f2 d\u2019incaricare l\u2019impresario di scritturare \u00abun basso un po\u2019 baritonale\u00bb. Questa \u00e8 una situazione scenica ingegnosa e meditata del Teatro del Maestro, e non un\u2019oziosa e consueta sequela d\u2019antefatti narrativi. Il basso <\/span><span style=\"color: #000000;\"><b>Alessandro Spina<\/b><\/span><span style=\"color: #000000;\"> s\u2019\u00e8 mostrato davvero debole, riuscendo a malamente a <\/span><span style=\"color: #000000;\"><i>restituire<\/i><\/span><span style=\"color: #000000;\"> un fosco colore generale, con mediocre espressivit\u00e0. Inoltre tale scena \u00e8 stata contaminata da un\u2019oziosa sequela d\u2019inutili divertimenti e pervertimenti teatrali <\/span><span style=\"color: #000000;\"><i>inventati<\/i><\/span><span style=\"color: #000000;\"> dal regista <\/span><b>Francisco Negrin<\/b><span style=\"color: #000000;\">; contaminazione che ha interessato anche altre scene. Il Maestro ha facilitato la vita ai registi, partorendo una drammaturgia costituita da una musica che gi\u00e0 contiene la regia, e i registi se la complicano, magari trasformando Ferrando in un <\/span><span style=\"color: #000000;\"><i>babysitter<\/i><\/span><span style=\"color: #000000;\"> e i familiari del Conte in una mandria di &#8220;zombie&#8221;. <\/span><span style=\"color: #000000;\">Una regia sofferente, fintamente rivoluzionaria o visionaria, sotto cui si cela solo tanta brama d\u2019apparire. La Parte prima s\u2019apre con la zingara che, disperata, assiste ad un duello fatto con delle falci che, cozzando, producono rumori che recano fastidio. Su una piattaforma, si dimena una megera &#8211; probabilmente la fattucchiera, madre della gitana -, mentre Ferrando canta attorniato da fanciulli che a stento trattengono le risate. Una regia che distrae, fuorviante. L\u2019attenzione si perde tutta nel seguire questi pervertimenti teatrali che accompagnano quasi tutte le scene, col risultato che si riesce a comprendere praticamente nulla. Davvero brutta la <\/span><span style=\"color: #000000;\"><i>restituzione<\/i><\/span><span style=\"color: #000000;\"> della Scena prima della Parte seconda: la banda dei gitani, che avrebbe dovuto dar \u201cdi piglio ai loro ferri di mestiere\u201d, invece siedono attorno ad un tavolo agitando le braccia spasmodicamente, e si fa poi allato un ragazzetto ustionato, continuamente presente. Il regista opera una oziosa trasposizione scenica dei racconti che costituiscono questo dramma. Cosa inutile. E, cosa ancora pi\u00f9 surreale, non si capisce perch\u00e9 Manrico canti <\/span><span style=\"color: #000000;\"><i>Compagni, avanza il giorno<\/i><\/span><span style=\"color: #000000;\">, parte che avrebbe dovuto cantare un vecchio zingaro. Anche i cori <\/span><span style=\"color: #000000;\"><i>Or co\u2019 dadi, ma fra poco<\/i><\/span><span style=\"color: #000000;\"> e <\/span><span style=\"color: #000000;\"><i>Squilli, echeggi la tromba guerriera <\/i><\/span><span style=\"color: #000000;\">sono accompagnati da altre scene inventate che coinvolgono i protagonisti del dramma. <\/span><span style=\"color: #000000;\">Una regia confusionaria e fortemente fuorviante che funziona male, malissimo. <\/span><span style=\"color: #000000;\">Convincente la voce del baritono <\/span><span style=\"color: #000000;\"><b>Marco Caria<\/b><\/span><span style=\"color: #000000;\">. Voce marcata, ponderata, a tratti per\u00f2 sforzata. Un\u2019interpretazione sgombra da quel ghigno mefistofelico che abbruttisce tutti i Conte, <\/span><span style=\"color: #000000;\"><i>ricreato<\/i><\/span><span style=\"color: #000000;\"> magari abbandonando o trascurando l\u2019essenza del personaggio: essenzialmente, quella d\u2019un uomo innamorato. <\/span><span style=\"color: #000000;\">Ottima <\/span><span style=\"color: #000000;\"><b>Anna Pirozzi<\/b><\/span><span style=\"color: #000000;\">, che ha spazzato via l\u2019immagine comune, assolutamente falsa, d\u2019un Verdi rozzo, con la cravatta allentata ed un cappellaccio a falde larghe, che corre, sguainando bonariamente e con sciatteria la spada del trovatore, nei giardini della sua tenuta a Sant\u2019Agata. E sto parlando del Verdi compositore, non del Verdi agricoltore. <\/span><span style=\"color: #000000;\">La fierezza d\u2019un canto sradicato dal luogo comune d\u2019un\u2019inspirazione meravigliosamente cattiva. Per anni, i veri amatori del Maestro sono stati apostrofati come persecutori d\u2019un gusto truculento: tutto falso. Tanto pi\u00f9 che la fantomatica rozzezza espressiva diviene tale se i cantanti sono pessimi e se ci s\u2019abbandona all\u2019esasperazione folkloristica dell\u2019accompagnamento, perno fondamentale del melodramma. Il soprano s\u2019impadronisce della scena e, con voce affettuosa, si fa ammirare. Fraseggio chiaro; voce cristallina, convincente. Alla sua dote naturale, s\u2019allega un\u2019onesta cura della tecnica del canto. Ovviamente, i tagli hanno penalizzato la fluida spontaneit\u00e0 della voce, come nella cabaletta <\/span><span style=\"color: #000000;\"><i>Di tale amor, che dirsi<\/i><\/span><span style=\"color: #000000;\">, che sarebbe stato bello ascoltare per intero. Il daccapo lo hanno tagliato, compensato per\u00f2 da un acuto esagerato. La voce una \u00e8: o daccapo con acuto breve o solo acuto roboante scatena-masse.<\/span><span style=\"color: #000000;\">Bene il mezzosoprano <\/span><span style=\"color: #000000;\"><b>Enkelejda Shkosa<\/b><\/span><span style=\"color: #000000;\">. Voce ferma, penetrante; onesta <\/span><span style=\"color: #000000;\"><i>restituzione<\/i><\/span><span style=\"color: #000000;\"> della sinistra esistenza della gitana, della drammaticit\u00e0 violenza e nervosa, del pessimismo fosco e cupo. Una corretta <\/span><span style=\"color: #000000;\"><i>riproduzione <\/i><\/span><span style=\"color: #000000;\">del racconto della zingara, costellato da una gonfia fierezza che, a tratti, viene sopraffatta da una stanca umanit\u00e0, quella d\u2019una madre sconvolta. <\/span><span style=\"color: #000000;\">Bene anche il tenore <\/span><span style=\"color: #000000;\"><b>Piero Pretti<\/b><\/span><span style=\"color: #000000;\">, che ha operato una <\/span><span style=\"color: #000000;\"><i>restituzione<\/i><\/span><span style=\"color: #000000;\"> della <\/span><span style=\"color: #000000;\"><u>presunta<\/u><\/span><span style=\"color: #000000;\"> \u201cespressione della rozzezza artistica di Verdi\u201d, come la defin\u00ec Hanslick. Non credo che ci\u00f2 sia un vanto, ma non potrebbe essere altrimenti dopo la <\/span><span style=\"color: #000000;\"><i>creazione<\/i><\/span><span style=\"color: #000000;\"> d\u2019una cabaletta \u201cnuova\u201d. Il taglio del daccapo di <\/span><span style=\"color: #000000;\"><i>Di quella pira<\/i><\/span><span style=\"color: #000000;\"> e il <\/span><span style=\"color: #000000;\"><i>do<\/i><\/span><span style=\"color: #000000;\"> di petto mai scritto dal Maestro &#8211; ma aggiunto dal tenore Tamberlick &#8211; costituiscono un abuso che produce pure un errore teatrale, dal momento che, come gi\u00e0 precisato prima, musica e regia coincidono sempre in Verdi. <\/span><span style=\"color: #000000;\">La voce del tenore si sposa perfettamente con la <\/span><span style=\"color: #000000;\"><i>creata<\/i><\/span><span style=\"color: #000000;\"> violenza delle situazioni sceniche, soprattutto quando, con zingaresca passione, s\u2019abbandona alla ferocia e ad un facinoroso temperamento. Non so se ci\u00f2 sia un bene o un male. <\/span><span style=\"color: #000000;\">L\u2019orchestra \u00e8 degna d\u2019encomio: intensamente espressiva, pervasa da un folgorante dinamismo, da una vera schiettezza emotiva ed espressiva. <\/span><span style=\"color: #000000;\">Il coro, anch\u2019esso degno ed onesto, soprattutto nello struggente lamento del <\/span><span style=\"color: #000000;\"><i>Miserere<\/i><\/span><span style=\"color: #000000;\">, sommesso e commovente.<\/span><span style=\"color: #000000;\">Dunque, messinscena accettabile, senz\u2019altro, ma che potremmo definire come d\u2019ordinaria amministrazione per i vari tagli e per l\u2019oziosa <\/span><span style=\"color: #000000;\"><i>ricreazione<\/i><\/span><span style=\"color: #000000;\"> d\u2019una regia sofferente.<\/span><\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Dramma lirico in quattro parti, libretto di Salvatore Cammarano. 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