{"id":94553,"date":"2018-12-26T18:45:38","date_gmt":"2018-12-26T17:45:38","guid":{"rendered":"http:\/\/www.gbopera.it\/?p=94553"},"modified":"2018-12-26T18:45:38","modified_gmt":"2018-12-26T17:45:38","slug":"gioachino-rossini-150-la-gazzetta-1816","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/gioachino-rossini-150-la-gazzetta-1816\/","title":{"rendered":"Gioachino Rossini 150: &#8220;La gazzetta&#8221; (1816)"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\"><em>Opera in due atti su libretto di Giuseppe Palomba. <strong>Cinzia Forte <\/strong>(Lisetta), <strong>Enrico Marabelli <\/strong>(Don Pomponio), <strong>Edgardo Rocha <\/strong>(Alberto), <strong>Laurent Kubla <\/strong>(Filippo), <strong>Julie Bailly <\/strong>(Doralice), <strong>Monica Minarelli <\/strong>(Madama La Rose), <strong>Jacque Catalayud <\/strong>(Anselmo), <strong>Roger Joakim <\/strong>(Mons\u00f9 Traversen), <strong>Lilo Ferrauto <\/strong>(Tommasino). <strong>Orchestre et Choer de l\u2019Op\u00e9ra Royal de Wallonie<\/strong>, <strong>Marcel Seminara <\/strong>(Maestro del coro), <strong>Jan Schultsz <\/strong>(direttore). <strong>Stefano Mazzonis di Pralafera <\/strong>(regia), <strong>Jean-Guy Lecat <\/strong>(scene), <strong>Fernand Ruiz <\/strong>(costumi), <strong>Marco Marri <\/strong>(luci), <strong>Luciana Fumarola <\/strong>(coreografie). <\/em>Registrazione: Liegi, Op\u00e9ra Royal de Wallonie 20-28 giugno 2014. T.Time. 145&#8242; <strong>1 DVD Dynamic 37742<\/strong><br \/>\n<iframe loading=\"lazy\" src=\"https:\/\/www.youtube.com\/embed\/39MGzeieJpg\" width=\"560\" height=\"315\" frameborder=\"0\" allowfullscreen=\"allowfullscreen\"><\/iframe><br \/>\nUn suo posto nella storia dell\u2019esecuzione rossiniana, questa produzione di <strong>\u201c<em>La gazzetta<\/em>\u201d<\/strong> andata in scena nel 2014 all\u2019Opera di Liegi sempre lo avr\u00e0 per essere stata la prima a ripresentare il quintetto <strong>\u201c<\/strong><em><strong>Gi\u00e0 nel capo un giramento\u2026Mi par d\u2019esser con la testa<\/strong>\u201d, <\/em>considerato a lungo perduto fino alla riscoperta negli archivi del Conservatorio di Palermo ed eseguito, prima che a Liegi, solo dagli studenti del Conservatorio del New England sotto la guida di Philip Gossett.<br \/>\nVista l\u2019importanza dell\u2019operazione, dispiace ancor di pi\u00f9 che il rigore filologico si limiti all\u2019esecuzione del riscoperto quintetto mentre il resto dell\u2019opera \u00e8 afflitto da tagli tanto pesanti da annullare totalmente i momenti solistici di Doralice e Madama La Rose e da rendere incomprensibili, specie nei recitativi, snodi fondamentali della trama.<br \/>\nLa mancanza di integralit\u00e0 non viene di certo compensata dalla direzione di <strong>Jan Schultsz <\/strong>che appare pesante,\u00a0 meccanica\u00a0 e priva del brio e della leggerezza che una partitura come questa sembra pretendere; si rileva, inoltre, qualche scollamento fra buca e palcoscenico. Decisamente migliore nel complesso la prestazione del cast. <strong>Cinzia Forte <\/strong>ha con il ruolo di Lisetta un legame profondo avendolo affrontato in importanti produzioni degli anni scorsi. E se il tempo trascorso ha lasciato qualche ruga sul piano strettamente vocale, poco conta di fronte alla grazia naturale ed elegante del porgere, al possesso assoluto dello stile e dello spirito dell\u2019opera che gli consentono di tratteggiare un personaggio autenticamente seducente.<br \/>\nAl suo fianco <strong>Enrico Marabelli <\/strong>\u00e8 un Pomponio esemplare. La voce \u00e8 forse fin troppo chiara per il ruolo ma la personalit\u00e0 \u00e8 straordinaria cos\u00ec come il gusto sempre curato ed elegante, retto da un fraseggio ricco e articolato e da una dizione sempre nitida. Terzo elemento di forza \u00e8 l\u2019Aberto di <strong>Edgardo Rocha <\/strong>che sfoggia una splendida voce da autentico tenore di grazia, morbida e luminosa, ottima tecnica, colorature e acuti sempre facili, perfetta aderenza allo stile. Un gradino sotto il Filippo di <strong>Laurent Kubla <\/strong>che rispetto ai colleghi manca di quella naturalezza di fraseggio e di accento che in loro ritroviamo. La voce \u00e8 per\u00f2 di bel colore, la tecnica sicura, la dizione apprezzabile anche negli scilinguagnoli quaccheri e turcheschi delle mascherate. Un cantante dalle sicure qualit\u00e0 anche se ancora un poco\u00a0 acerbo sul piano espressivo.<br \/>\nImpossibile valutare <strong>Julie Bailly <\/strong>che i tagli riducono a voce di contorno nei pezzi d\u2019insieme mentre appare veramente in difficolt\u00e0 <strong>Monica Minarelli, <\/strong>il cui timbro ingrato e il canto faticoso non fanno troppo rimpiangere il taglio dell\u2019aria. Nell\u2019insieme efficaci le parti di fianco e positiva la prova del coro.<br \/>\nAccolto con grande successo dal pubblico lo spettacolo di <strong>Stefano Mazzonis di Pralafera <\/strong>lascia pi\u00f9 perplessi a un\u2019analisi pi\u00f9 attenta. Quello che non convince \u2013 almeno lo scrivente \u2013 \u00e8 una comicit\u00e0 fin troppo estroversa, troppo da avanspettacolo, tutta mossettine, faccette buffe, gesti esasperati \u2013 e persino fastidiosi come il pianto infantile che accompagna le proteste di Lisetta \u2013 superficiale e lontana dalla raffinatezza e dalla profondit\u00e0 dell\u2019ironia rossiniana.<br \/>\nLa scena si svolge in un grande albergo di taglio moderno, reso con apprezzabile realismo mentre i discutibilissimi costumi di <strong>Fernand Ruiz<\/strong> mischiano passato e presente declinando entrambi in una policromia chiassosa che fa apparire tutto molto prossimo a un cartone animato, decisamente kitsch.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Opera in due atti su libretto di Giuseppe Palomba. 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