{"id":94734,"date":"2019-06-08T00:41:11","date_gmt":"2019-06-07T22:41:11","guid":{"rendered":"http:\/\/www.gbopera.it\/?p=94734"},"modified":"2019-06-08T07:56:56","modified_gmt":"2019-06-08T05:56:56","slug":"jules-massenet-1842-1912-werther-1892-cendrillon-1899","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/jules-massenet-1842-1912-werther-1892-cendrillon-1899\/","title":{"rendered":"Jules Massenet (1842 -1912): &#8220;Werther&#8221; (1892) &#038; &#8220;Cendrillon&#8221; (1899)"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: verdana, geneva, sans-serif;\"><em>Drame lyrique in quattro atti su libretto di Edouard Blau, Paul Milliet e Georges Hartmann. <strong>Juan Diego\u00a0<\/strong><strong> Fl\u00f3rez <\/strong>(Werther),\u00a0 <strong>Anna St\u00e9phany <\/strong>(Charlotte), <strong>M\u00e9lissa Petit <\/strong>(Sophie), <strong>Audun Iversen <\/strong>(Albert), <strong>Cheyne Davidson <\/strong>(Le Bailli),\u00a0 <strong>Martin Zysset <\/strong>(Schmidt), <strong>Yuriy Tsiple <\/strong>(Johann). <strong>Philharmonia Z\u00fcrich. Cornelius Meister<\/strong> (direttore). <\/em><strong>Philharmonia Z\u00fcrich,\u00a0 Kinderchor der Oper Z\u00fcrich und Soprani der Oper Z\u00fcrich. Ernst Raffelsberger <\/strong>(direttore). Regia <strong>Tatjana G\u00fcrbaca<\/strong><strong>, <\/strong>Scene e luci <strong>Klaus Gr\u00fcnberg, <\/strong>Costumi <strong>Silke Willret. <\/strong>Registrazione: Opernhaus Z\u00fcrich, aprile 2017. T. Time 137&#8242; 36&#8243; (sottotitoli in tedesco, inglese e francese) <strong>1 DVD Accentus Music ACC20427<\/strong><em><strong><br \/>\n<iframe loading=\"lazy\" src=\"https:\/\/www.youtube.com\/embed\/CBxHMXoT3AY\" width=\"560\" height=\"315\" frameborder=\"0\" allowfullscreen=\"allowfullscreen\"><\/iframe><br \/>\n<\/strong><\/em>Capolavoro assoluto della storia del teatro musicale, che, secondo una testimonianza del tenore Guillaume Ibos, il primo interprete dell&#8217;eponimo protagonista sul suolo di Francia, rappresent\u00f2 per <strong>Massenet <\/strong>tutta la sua vita, il <strong><em>Werther<\/em> <\/strong>non trov\u00f2 nella sua patria un teatro pronto a metterlo in scena. La prima avvenne, infatti, a Vienna il 16 febbraio 1892 e soltanto un anno dopo, il 16 gennaio 1893, l&#8217;opera approd\u00f2 all&#8217;Op\u00e9ra-Comique di Parigi su richiesta dell&#8217;impresario <strong>L\u00e9on Carvalho<\/strong> che, qualche tempo prima, l&#8217;aveva bocciata, definendola un triste soggetto senza interesse e condannato in partenza. Dalla prima viennese in tedesco e dalla successiva prima parigina in francese questo capolavoro, per\u00f2, non \u00e8 pi\u00f9 uscito dai cartelloni teatrali diventando una delle opere che riscuote maggiore successo nei teatri. Per questa ragione non \u00e8 semplice realizzare una regia che abbia caratteri innovativi e che nello stesso tempo cerchi di mantenersi fedele allo spirito, se non alla lettera dell&#8217;opera. In questa edizione, registrata dall&#8217;etichetta <strong>Accentus Music<\/strong> nell&#8217;aprile 2017 all&#8217;<strong>Opernhaus di Zurigo<\/strong>, la regista <strong>Tatjana G\u00fcrbaca<\/strong> ha dato una lettura molto personale, che, per\u00f2, si mantiene fedele allo spirito dell&#8217;opera di Massenet cercando di scandagliarne gli aspetti pi\u00f9 profondi. Contravvenendo alle prescrizioni del libretto che avrebbe richiesto una scenografia diversa per ciascun atto, l&#8217;opera si svolge interamente all&#8217;interno di\u00a0 una casa in legno, disegnata da <strong>Kraus Gr\u00fcnberg<\/strong> che ha curato anche le luci in modo fine e poetico; in alto a destra campeggia un orologio a pendolo che, presente anche nella regia televisiva nella parte iniziale del preludio come un&#8217;ombra nera su un fondo rosso, allusivo forse al sangue del suicidio di Werther, scandisce inesorabile il tempo di questa tragedia. <strong>Nel primo atto<\/strong> questa casa in legno, per quanto immagine di una <em>Wetzlar tr\u00e8s hermetique o d\u00e9solante<\/em> e, quindi, opprimente, come dichiarato dalla regista nell&#8217;intervista allegata al DVD, \u00e8 un luogo sicuro, animato dall&#8217;allegria disordinata dei bambini; \u00e8 l&#8217;immagine chiusa e, se vogliamo, anche borghese di una famiglia tutto sommato serena, all&#8217;interno della quale Charlotte fa da mamma a fratellini e sorelline. Quest&#8217;immagine rassicurante prosegue nel <strong>secondo atto<\/strong>, dove la presenza di persone anziane rimanda ad una casa di riposo, nella quale alla fine anche la stessa Charlotte offre la sua opera di volontariato e nella quale si festeggiano le nozze d&#8217;oro del pastore della piccola comunit\u00e0. Non manca, per\u00f2, in questa scelta una nota pessimistica in quanto, come affermato sempre dalla regista, essa sembra alludere a una vecchiaia del mondo, ma anche a una vita senza scosse, priva quasi di particolari interessi, che, per quanto riguarda la famiglia, inizia con il matrimonio e giunge alle nozze d&#8217;oro (quelle del Pastore appunto) in modo monotono. Non pi\u00f9 luogo sicuro e rassicurante, le mura di questa casa nel <strong>terzo atto<\/strong> sono assimilabili a quelle di una prigione per una Charlotte tormentata che durante il suo <em>Air des lettres<\/em> vorrebbe evadere senza riuscirvi. <strong>Nell&#8217;ultimo atto,<\/strong> infine, queste stesse mura diventano il luogo in cui si consuma la tragedia umana di un Werther, la cui anima pu\u00f2 finalmente evadere per riunirsi in una forma di religione panteistica alla natura rappresentata dalla neve che si vede fioccare dalle numerose finestre aperte. Finalmente la prigione terrena apre le sue porte grazie alla morte romanticamente liberatrice. <strong>Molto interessante \u00e8, inoltre, il modo in cui \u00e8 trattato dalla regista il personaggio di Werther<\/strong> che costituisce l&#8217;occasione per Charlotte di evadere da quell&#8217;atmosfera opprimente e chiusa rappresentata da\u00a0Wetzlar e dalla volont\u00e0 materna di sposare Albert. Di Werther il pubblico assume il punto di vista in quanto, come avviene per il personaggio goethiano, \u00e8 attraverso i suoi occhi che noi vediamo la realt\u00e0 e i personaggi che spesso, soprattutto nel primo atto, si bloccano come in una fotografia che l&#8217;uomo contempla con l&#8217;occhio interiore. Gli eleganti costumi borghesi di <strong>Sillke Willert <\/strong>sono perfettamente coerenti con questa regia, nuova e originale e comunque fondata su una lettura sostanzialmente corretta del personaggio goethiano e messanetiano che personalmente mi sento di condividere e apprezzare.<br \/>\nDi alto livello anche l&#8217;aspetto musicale a partire dalla concertazione di <strong>Cornelius Meister,<\/strong> perfetto non solo nella scelta dei tempi, ma anche delle sonorit\u00e0 soprattutto se si considera che il <em>Werther<\/em> \u00e8 una partitura finemente orchestrata e ricca di colori. Le sue sonorit\u00e0 sono morbide, suadenti, quasi impalpabili nei piani e mai volgari nei forti che, invece, ci appaiono strazianti e raggelanti, come quelli\u00a0 che caratterizzano gli accordi posti ad apertura del preludio del primo e del terzo atto. Nella concertazione di Meister la partitura risplende di tutti quei colori con i quali la mano raffinata di Massenet l&#8217;ha disegnata. Nel cast vocale giganteggia il Werther di <strong>Juan Diego Fl\u00f3rez<\/strong>\u00a0 delle cui qualit\u00e0 vocali non \u00e8 qui il caso\u00a0 di parlare, essendo arcinote. In quest&#8217;occasione va rilevata la capacit\u00e0 di restituire sulla scena un Werther di una malinconia esaltata, come lo stesso tenore peruviano ha affermato nell&#8217;intervista allegata al DVD, grazie ad un raffinato rispetto delle dinamiche e delle sfumature dalle mezze voci ai forti che sono ben calibrati per il personaggio da lui interpretato. Totalmente immedesimato nella parte, Fl\u00f3rez \u00e8 un Werther che coinvolge in tutti i momenti della partitura massenetiana; nella sua interpretazione \u00a0ogni nota \u00e8, infatti, cantata con il suo giusto peso e colore, frutto di una ricerca meticolosa delle sfumature volute da Massenet, a partire dal sognante<em> Je ne sais si je veille ou si je r\u00eave encore<\/em> fino ai coinvolgenti <em>Pouquoi me r\u00e9veille<\/em>r, preceduto da un <em>Toute mon \u00e2me est l\u00e0<\/em> cantato con un fil di voce, quasi un sospiro dell&#8217;anima, e <em>L\u00e0-bas au fond du cimiti\u00e8re<\/em>. Degna compagna sulla scena \u00e8 <strong>Anna St\u00e9phany<\/strong> la quale, dotata di una voce bella e abbastanza omogenea che nel settore acuto trova le sue note migliori, \u00e8 una Charlotte scenicamente e vocalmente convincente grazie ad una sapiente realizzazione delle dinamiche; coinvolgente \u00e8 il suo <em>Air des lettres<\/em>. Solida vocalmente e precisa nell&#8217;intonazione e nel fraseggio, <strong>M\u00e9lissa Petit<\/strong>, nei panni di Sophie, apporta allo spettacolo un tocco di giovanile, quasi infantile, spensieratezza, perfettamente coerente con il ruolo da lei interpretato. Buona la prova anche di <strong>Audun Iversen<\/strong><strong>, <\/strong>un Albert vocalmente centrato, che scenicamente rappresenta bene il ruolo sia del fidanzato innamorato e premuroso che fa visita alla sua promessa sposa nel primo atto sia del marito geloso e implacabile nei confronti di Werther nel terzo<strong>. <\/strong>Fraseggio e intonazione curati caratterizzano anche la prova di <strong>Cheyne Davidson<\/strong> (Le Bailli), mentre un po&#8217; marionettizzati e caricati scenicamente appaiono i personaggi di Schmidt e\u00a0Johann interpretati rispettivamente da\u00a0 <strong>Martin Zysset<\/strong> e da <strong>Yuriy Tsiple<\/strong>, corretti, comunque, dal punto di vista vocale. Ottima e frizzante \u00e8, infine, la prova del <strong>Philharmonia Z\u00fcrich<\/strong><strong>Kinderchor. <\/strong><br \/>\nIn definitiva questo Werther \u00e8 una bella produzione, impreziosita anche da un&#8217;ottima regia televisiva con bei primi piani, e capace di regalare emozioni, cosa rara di questi tempi.<em> <a href=\"http:\/\/www.gbopera.it\/wp-content\/uploads\/2019\/01\/cendrillon-cover.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-large wp-image-94735\" src=\"http:\/\/www.gbopera.it\/wp-content\/uploads\/2019\/01\/cendrillon-cover-272x384.jpg\" alt=\"\" width=\"272\" height=\"384\" srcset=\"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-content\/uploads\/2019\/01\/cendrillon-cover-272x384.jpg 272w, https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-content\/uploads\/2019\/01\/cendrillon-cover-141x200.jpg 141w, https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-content\/uploads\/2019\/01\/cendrillon-cover-106x150.jpg 106w, https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-content\/uploads\/2019\/01\/cendrillon-cover.jpg 362w\" sizes=\"auto, (max-width: 272px) 100vw, 272px\" \/><\/a>Fiaba in quattro atti su libretto di Henri Cain da Cendrillon ou la Petite pantoufle de verre di Charles Perrault<\/em>. <em><strong>Kim-Lillian Strebel<\/strong> (Cendrillon). <strong>Anja Jung<\/strong> (Madame de la Halti\u00e8re). <strong>Anat Czarny<\/strong> (Le Prince Charmant). <strong>Katharina Melnikova<\/strong> (La F\u00e8e). <strong>Irina Jae Eun Park<\/strong> \u00a0(No\u00e8mie). <strong>Silvia Regazzo<\/strong> (Doroth\u00e9e). <strong>Jongsoo Yang<\/strong> (Le Roi). <strong>Naoshi Sekiguchi<\/strong> (Le surintendent des plaisirs). <strong>Roberto Gionfriddo<\/strong> (La doyen de la Facult\u00e9).\u00a0 <strong>Pascal Hufschmid<\/strong> (Le premier ministre \/ La voix de H\u00e9raut). <\/em><strong>Philharmonisches Orchester Freiburg.<\/strong>\u00a0<strong>Fabrice Bollon<\/strong> (direttore). <strong>Opern und Extrachor des Theater Freiburg<\/strong>. <strong>Bernhard Moncado<\/strong> (maestro del coro). Regia <strong>Barbara Mundel<\/strong> e <strong>Olga Motta.<\/strong> Coreografia <strong>Graham Smith<\/strong>. Scene e costumi <strong>Olga Motta<\/strong>. Luci <strong>Doroth\u00e9e Hoff.<\/strong> Regia televisiva <strong>Tiziano Mancini<\/strong>. Registrazione: Friburgo. 30 aprile e 4 maggio 2017. T. Time: 139&#8242;. <strong>1DVD Naxos 2.110563.<br \/>\n<iframe loading=\"lazy\" src=\"https:\/\/www.youtube.com\/embed\/FOsLAsDsPc0\" width=\"560\" height=\"315\" frameborder=\"0\" allowfullscreen=\"allowfullscreen\"><\/iframe><\/strong><\/span><br \/>\n<span style=\"font-family: verdana, geneva, sans-serif;\">Rappresentata per la prima volta il 24 maggio 1899,\u00a0 <strong><em>Cendrillon<\/em> <\/strong>di <strong>Jules Massenet<\/strong>, di cui si \u00e8 parlato in un nostro precedente <a href=\"http:\/\/www.gbopera.it\/2015\/05\/jules-massenet-cendrillon\/\">approfondimento<\/a>, consegu\u00ec un immediato successo non solo in patria con ben 50 repliche nello stesso anno della <em>premi\u00e8re<\/em>, ma anche all&#8217;estero e soprattutto in Italia dove vide le scene il 28 dicembre dello stesso anno nella traduzione di Amintore Galli. Nel secondo dopoguerra <em>Cendrillon <\/em>\u00e8 per\u00f2 quasi del tutto sparita dai teatri per essere ripresa soltanto nel 1982 a Liegi e Bruxelles con grandi interpreti come Frederica von Stade che l&#8217;aveva gi\u00e0 incisa ben due volte. In concomitanza con un rinnovato interesse <em>Cendrillon <\/em>\u00e8 ritornata ad apparire con maggiore frequenza nei cartelloni dei teatri tra cui quello di Friburgo in Germania nel 2017, la cui produzione, ripresa e pubblicata in <strong>DVD<\/strong> dall&#8217;etichetta <strong>Naxos<\/strong>, si segnala per l&#8217;ambizioso e ben riuscito intento di coniugare i tre elementi, quello meraviglioso, quello umano e quello ironico con i quali Massenet aveva intessuto questa sua opera, meno famosa di <em>Werther<\/em> e di <em>Manon<\/em>, ma non per questo meno raffinata. <strong>Barbara Mundel<\/strong> e <strong>Olga Motta<\/strong>, che ha curato anche le scene e i bei costumi, hanno, innanzitutto, deciso di ambientare la vicenda di Cendrillon all&#8217;interno di un circo, una metafora della vita che gira come la scenografia costruendo cos\u00ec qualcosa di umano e al tempo stesso ironico. L&#8217;universo del circo, nel quale Pandolfe svolge il ruolo di lanciatore di coltelli e Cendrillon quello della fanciulla che rischia di essere colpita, oltre a dare nel contempo una dimensione sia umana che infantile\u00a0 congeniale, quest&#8217;ultima, al carattere fiabesco dell&#8217;opera, fa intendere subito allo spettatore di trovarsi di fronte ad una pura finzione scenica. L&#8217;elemento ironico trova, inoltre, la sua espressione nei personaggi di Madame de la Halti\u00e8re e delle due figlie No\u00e9mi e Doroth\u00e9e, due autentiche marionette che, cantando quasi sempre in modo omoritmico nella partitura di Massenet, non si configurano come veri e propri individuii ben distinti. Molto belle e funzionali le luci di <strong>Doroth\u00e9e Hoff<\/strong> come, del resto, sono coerenti con le scelte registiche anche le coreografie di <strong>Graham Smith<\/strong>.<\/span><br \/>\n<span style=\"font-family: verdana, geneva, sans-serif;\">Sul podio della <strong>Philharmonisches Orchester di Friburgo<\/strong>, <strong>Fabrice Bollon<\/strong> riesce, grazie ad un&#8217;attenta scelta delle sonorit\u00e0, ad evidenziare bene tutte le raffinatezze timbriche della partitura di Massenet e ad esaltare quei tre elementi di cui si \u00e8 parlato inizialmente. I tempi sono, infatti, perfettamente adeguati alle diverse situazioni da quelle marionettistiche a quelle intensamente liriche della protagonista e del Prince Charmant. \u00a0Peccato, per\u00f2, per il taglio dei tre <em>entr\u00e9es<\/em> centrali del balletto dell&#8217;atto secondo. Bella voce dal timbro chiaro, <strong>Kim-Lillian Strebel<\/strong> \u00e8 una Cendrillon pienamente convincente sia dal punto di vista vocale che scenico. Della celebre eroina l&#8217;artista riesce a restituire con la sua <em>performance<\/em> il lato umano evidente nel fraseggio curato che caratterizza la sua interpretazione dei passi maggiormente lirici. <strong>Anat Czarny<\/strong> \u00e8 un Prince Charmant veramente incantevole dal bel timbro di voce che mostra fraseggio e un&#8217;intonazione curati; la scelta di Massenet di affidare questa parte maschile a un mezzosoprano, che potrebbe rendere\u00a0 poco vari i duetti in quanto le due voci sembrano quasi uniformarsi, crea, invece, un vero e proprio incanto nel finale dove i due artisti si uniscono in uno solo quasi a formare un unico individuo anche dal punto di vista vocale. Scenicamente istrionico, ma anche ricco di pathos nel duetto di tenero lirismo con Cendrillon nel terzo atto, <strong>Juan Orozco<\/strong> dal punto di vista vocale \u00e8 un Pandolfe sostanzialmente credibile grazie ad un&#8217;intonazione e un fraseggio corretti, sebbene la pronuncia non sia sempre centrata. Vocalmente corretta, <strong>Anja Jung<\/strong> \u00e8 scenicamente una Madame de la Halti\u00e8re dal carattere marionettistico, come del resto si comportano da vere e proprie marionette <strong>Irina Jae Eun Park<\/strong> \u00a0(No\u00e8mie) e <strong>Silvia Regazzo<\/strong> (Doroth\u00e9e), le cui prove sono corrette dal punto di vista vocale. Infine <strong>Katharina Melnikova<\/strong> \u00e8 una fata veramente incantevole soprattutto nelle colorature affrontate con dolcezza ed eleganza. Corrette le prove di <strong>Jongsoo Yang<\/strong> (Le Roi), <strong>Naoshi Sekiguchi<\/strong> (Le surintendent des plaisirs), <strong>Roberto Gionfriddo<\/strong> (La doyen de la Facult\u00e9) e <strong>Pascal Hufschmid<\/strong> (Le premier ministre \/ La voix de H\u00e9raut) e ottima quella del coro ben preparato da <strong>Bernhard Moncado<\/strong>.<\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Drame lyrique in quattro atti su libretto di Edouard Blau, Paul Milliet e Georges Hartmann. 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