{"id":94754,"date":"2019-08-05T00:37:37","date_gmt":"2019-08-04T22:37:37","guid":{"rendered":"http:\/\/www.gbopera.it\/?p=94754"},"modified":"2019-08-06T18:30:47","modified_gmt":"2019-08-06T16:30:47","slug":"gaetano-donizetti-1798-1848-la-favorite-1840","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/gaetano-donizetti-1798-1848-la-favorite-1840\/","title":{"rendered":"Gaetano Donizetti (1798 &#8211; 1848): &#8220;La Favorite&#8221; (1840)"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: verdana, geneva, sans-serif;\"><em>Opera in quattro atti su libretto di Alphonse Royer, di Gustave Va\u00ebz e di Eug\u00e8ne Scribe. Edizione critica di <strong>Rebecca Harris-Warrick <\/strong>con la collaborazione e il contributo del Comune di Bergamo e della F0ndazione Donizetti.\u00a0<strong>Veronica Simeoni\u00a0<\/strong>(L\u00e8onor de Guzman).\u00a0<strong>Celso Albelo <\/strong>(Fernand).\u00a0<strong>Mattia Olivieri<\/strong> (Alphonse XI).\u00a0<strong>Ugo Guagliardo<\/strong> (Balthazar).\u00a0<strong>Manuel Amati<\/strong> (Don Gaspar).\u00a0<strong>Francesca Longari<\/strong> (In\u00e8s).\u00a0<strong>Leonardo Sgroi<\/strong> (Un seigneur).<\/em>\u00a0<strong>Orchestra e coro del Maggio Musicale Fiorentino. Fabio Luisi\u00a0<\/strong>(direttore),\u00a0<strong>Lorenzo Fratini\u00a0<\/strong>(maestro del coro). <strong>Ariel<\/strong> <strong>Garc\u00eda Vald\u00e9s<\/strong>\u00a0 (regia), <strong>Derek Gimpel<\/strong> (coregia), <strong>Jean-Piere Vergier <\/strong>(scene e costumi), <strong>Dominique Borrini<\/strong> (luci). Registrazione: Maggio Musicale Fiorentino, febbbraio 2018. T. Time: 156&#8242;. <strong>2 DVD Dynamic 37822.<br \/>\n<iframe loading=\"lazy\" src=\"https:\/\/www.youtube.com\/embed\/5hm_tk0YgFw\" width=\"560\" height=\"315\" frameborder=\"0\" allowfullscreen=\"allowfullscreen\"><\/iframe><br \/>\n<\/strong>Autentico capolavoro di <strong>Donizetti<\/strong>, mai uscito dal repertorio, sebbene in Italia sia stato messo in scena purtroppo nella brutta traduzione di F. Jannetti e comunque in misura minore rispetto ad altri lavori del compositore bergamasco,<strong><em> La Favorite<\/em><\/strong>, negli ultimi anni, \u00e8 ritornata a frequentare i teatri con maggiore assiduit\u00e0 fortunatamente nella versione originaria in francese. Ne sono testimonianza due <strong>DVD<\/strong> prodotti da due importanti case discografiche, <strong>Dynamic<\/strong> e <strong>Deutsche Grammophon<\/strong>, le quali hanno proposto due edizioni completamente diverse; la prima \u00e8, infatti, la registrazione di quella rappresentata nel mese di febbraio dello scorso anno al Maggio Musicale Fiorentino, mentre la seconda corrisponde a quella andata in scena a Monaco nel 2017.<\/span><br \/>\n<span style=\"font-family: verdana, geneva, sans-serif;\">Rappresentata per la prima volta in francese a Firenze dopo un&#8217;edizione storica (in italiano) con Krauss, Cossotto e Bruscantini nel 1965, quest&#8217;edizione de <em>La Favorite <\/em>si \u00e8 avvalsa di un allestimento che,\u00a0firmato, per quanto riguarda la regia, da <strong>Ariel<\/strong> <strong>Garc\u00eda Vald\u00e9s<\/strong> e da <strong>Derek Gimpel<\/strong> e gi\u00e0 andato in scena nel 2002 al Liceu di Barcellona, si \u00e8 mantenuto fedele alla tradizione; si tratta di una scelta che, se da un lato, evita le fastidiose forzature di regie troppo fantasiose e a volte cervellotiche, dall&#8217;altro, d\u00e0 l&#8217;impressione di una certa staticit\u00e0 e povert\u00e0 di idee. I cantanti, dal punto di vista scenico, sembrano quasi abbandonati a loro stessi, e, quindi, responsabili in prima persona dei propri movimenti allo stesso modo del coro, il pi\u00f9 delle volte, schierato come se si trovasse in un concerto sinfonico. Molto semplici e gradevoli le scene di <strong>Jean-Piere Vergier<\/strong>, costitute da un&#8217;unica struttura centrale, che diventa, di volta in volta, una parete della chiesa del Monastero di San Giacomo, o uno scoglio dell&#8217;isola di Leon, arricchito da un piccolo molo al quale approda la barca che porta Fernand, o ancora i giardini di Alcazar. Coerenti con l&#8217;epoca in cui \u00e8 ambientata l&#8217;opera sono i bei costumi sempre di <strong>Jean-Piere Vergier <\/strong>e calibrate con gusto le luci di<strong> Dominique Borrini.<br \/>\n<\/strong>Passando all&#8217;aspetto musicale si segnala la splendida concertazione di <strong>Fabio Luisi<\/strong> che non solo trova tempi e sonorit\u00e0 adeguate, ma sottolinea ed esalta tutte le sfumature della bella partitura donizettiana alla quale resta fedele fatta eccezione per il taglio, di prammatica, del balletto dell&#8217;atto secondo, il cui mantenimento sarebbe stato fuori luogo senza una corrispondente realizzazione coreografica. Nella concertazione di Luisi, l&#8217;attenzione alle dinamiche, la ricerca di un bel suono e il gusto con cui vengono gestite le variazioni agogiche portano a una valorizzazione degli elementi espressivi costruendo insieme con i cantanti e il coro, ben preparato e diretto da <strong>Lorenzo Fratini<\/strong>, un amalgama perfetto di rara bellezza ed eleganza, oltre che di forza drammatica. Anche il cast vocale \u00e8 di buon livello a partire da <strong>Veronica Simeoni<\/strong>, una L\u00e9onor, pienamente convincente sul piano della linea del canto, particolarmente curata, la cui nobile bellezza pu\u00f2, talvolta, dare l&#8217;impressione di essere un po&#8217; fine a se stessa e un po&#8217; priva di approfondimento espressivo.\u00a0 In realt\u00e0 non \u00e8 cos\u00ec, in quanto l&#8217;artista, dotata di un bella voce dal timbro chiaro, che trova i suoi suoni migliori nel settore medio-acuto, mentre appare un po&#8217; debole sui gravi, pu\u00f2 contare su una tecnica di altissimo livello che le consente comunque di essere particolarmente coinvolgente ed espressiva nell&#8217;aria <em>O mon Fernand<\/em>. Al suo fianco <strong>Celso Albelo<\/strong> \u00e8 un Fernand dalla voce dal bel timbro chiaro che incanta sul piano espressivo attraverso un sapiente uso delle filature. Tra le tante \u00e8 bellissima quella realizzata a conclusione della sua cavatina <em>Un ange, une femme inconnue<\/em> eseguita come \u00e8 stata scritta da Donizetti. Convince sul piano interpretativo e vocale anche la prova di <strong>Mattia Olivieri,<\/strong> un Alphonse XI ora autorevole e ora appassionato, che fa buon uso della sua bella voce dal timbro scuro. Sostanzialmente corretto dal punto di vista del fraseggio e dell&#8217;intonazione <strong>Ugo Guagliardo <\/strong>nella parte di Balthazar, nonostante sul piano espressivo manchi di quell&#8217;autorevolezza che dovrebbe caratterizzare il suo personaggio soprattutto quando scaglia l&#8217;anatema contro il re. Pi\u00f9 convincente \u00e8 senza dubbio nei momenti in cui gli \u00e8 richiesto di essere pi\u00f9 paterno. Corrette le prove di <strong>Francesca Longari<\/strong> (Ines), dalla linea del canto elegante, di <strong>Manuel Amati<\/strong> (Don Gaspar) e di <strong>Leonardo Sgroi<\/strong> (Un Seigneur).<\/span><br \/>\n<span style=\"font-family: verdana, geneva, sans-serif;\"><em><a href=\"http:\/\/www.gbopera.it\/wp-content\/uploads\/2019\/01\/favorite-2.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-large wp-image-94760\" src=\"http:\/\/www.gbopera.it\/wp-content\/uploads\/2019\/01\/favorite-2-257x384.jpg\" alt=\"\" width=\"257\" height=\"384\" srcset=\"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-content\/uploads\/2019\/01\/favorite-2-257x384.jpg 257w, https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-content\/uploads\/2019\/01\/favorite-2-134x200.jpg 134w, https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-content\/uploads\/2019\/01\/favorite-2-100x150.jpg 100w, https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-content\/uploads\/2019\/01\/favorite-2.jpg 342w\" sizes=\"auto, (max-width: 257px) 100vw, 257px\" \/><\/a>Opera in quattro atti su libretto di Alphonse Royer, di Gustave Va\u00ebz e di Eug\u00e8ne Scribe.\u00a0<strong>El\u012bna Garan\u010da <\/strong>(L\u00e8onor de Guzman).\u00a0<strong>Matthew Polenzani <\/strong>(Fernand). <strong>Mariusz Kwiecie\u0144<\/strong> (Alphonse XI). <strong>Mika Kares<\/strong> (Balthazar). <strong>Owen Mills<\/strong> (Don Gaspar). <strong>Elsa Benoit<\/strong> (In\u00e8s).\u00a0<\/em> <strong>Bayerisches Staatsoperchester. Karel Mark Chichon <\/strong>(direttore). <strong>Chor der Bayerischen Staatsoper. <\/strong><strong>S\u00f6ren Eckhoff <\/strong>(maestro del coro).\u00a0<strong>Am\u00e9lie Niermeyer<\/strong> (regia),\u00a0<strong>Alexander M\u00fcller-Elmau <\/strong>(scene), <strong>Kirsten Dephoff<\/strong> (costumi), <strong>Michael Bauer<\/strong> (luci). Registrazione: Monaco, 31 ottobre \/ 6 novembre 2016. T. Time: 157&#8242;. <strong>2 DVD Deutsche Grammophon<br \/>\n<\/strong>Totalmente diversa per quanto riguarda l&#8217;allestimento si presenta <strong><em>La Favorite<\/em><\/strong>, andata in scena a Monaco nel mese di luglio del 2017 e prodotta in DVD dalla <strong>Deutsche Grammophon<\/strong>. Se quello fiorentino si distingueva per una sostanziale fedelt\u00e0 al libretto, questo, invece, si distacca da esso per ambientare la scena non pi\u00f9 nel regno di Castiglia nel 1340, ma in un imprecisato luogo e nel Novecento, snaturando cos\u00ec un&#8217;opera come <em>La Favorite<\/em>, particolarmente legata al contesto storico in cui la vicenda \u00e8 ambientata. L&#8217;aspetto visivo, carico di simbologie non sempre facilmente comprensibili, dunque, convince poco e d\u00e0 l&#8217;impressione di una scollatura tra ci\u00f2 che si vede e ci\u00f2 che si ascolta per non parlare del fatto che gli snodi della vicenda non sono del tutto chiari nonostante l&#8217;ingegnoso impianto generale di simbologie religiose legate al peccato della Maddalena con la quale viene identificata L\u00e9onor sia nel complesso condivisibile. Funzionali a questa visione sono le scene, disegnate da <strong>Alexander M\u00fcller-Elmau <\/strong>e costituite da tre gabbie metalliche dietro le quali si vedono un crocifisso e figure femminili che alludono al peccato della Maddalena e al suo pentimento e riscatto. Le pareti, assimilabili alle grate di un confessionale, assolvono perfettamente a questa funzione quando dietro di esse si trova inizialmente Balthazar al quale Fernand confessa il suo amore per la bella L\u00e9onor. Se l&#8217;impianto generale appare sostanzialmente accettabile, non tutte le scelte registiche di <strong>Am\u00e9lie Niermeyer<\/strong> sono condivisibili e soprattutto comprensibili; non si capisce, infatti, perch\u00e9 alla fine della sua aria, L\u00e9onor salga su una sedia o il re diventi improvvisamente un cowboy che mima un lancio del lazo sulle musiche del balletto dell&#8217;atto secondo dove insieme con L\u00e9onor sembra che assista ad una proiezione cinematografica. Forse sarebbe stato meglio tagliare il balletto e aprire gli altri tagli che sono stati fatti alla partitura. Coerenti con questa visione per nulla storicizzata gli eleganti e borghesi costumi di <strong>Kirsten Dephoff<\/strong> e le luci di <strong>Michael Bauer<\/strong>.<\/span><br \/>\n<span style=\"font-family: verdana, geneva, sans-serif;\">Di buon livello l&#8217;aspetto musicale a partire dalla concertazione di <strong>Karel Mark Chichon<\/strong>, il quale, sul podio della <strong>Bayerisches Staatsoperchester<\/strong>, trova tempi e sonorit\u00e0 sostanzialmente corretti, anche se destano perplessit\u00e0 i numerosi tagli che servono a compensare, sul piano della durata complessiva, la reintegrazione di parti del balletto realizzate scenicamente nel modo poco ortodosso di cui si \u00e8 parlato in precedenza. \u00a0Di altissimo livello la prova di <strong>El\u012bna Garan\u010da<\/strong>, una L\u00e9onor coinvolgente sul piano espressivo, che sfrutta nel modo migliore la sua bella ed omogenea voce in ogni parte del suo registro dai suoni gravi intensi fino agli acuti squillanti. L&#8217;artista, grazie ad una linea del canto particolarmente curata e a una ricerca espressiva di indubbio valore, restituisce sulla scena una L\u00e9onor di grande umanit\u00e0, dal momento che ne scandaglia tutti gli stati d&#8217;animo. Al suo fianco <strong>Matthew Polenzani<\/strong> \u00e8 un Fernand del pari convincente grazie a una bella voce, ben estesa sugli acuti (raggiunge il <em>do diesis <\/em>della sua cavatina con grande facilit\u00e0), e a un&#8217;ottima tecnica grazie alla quale crea una grande variet\u00e0 di dinamiche. Desta, per\u00f2, qualche perplessit\u00e0 la scelta di non eseguire la poetica filatura scritta da Donizetti sul <em>la acuto <\/em>nel finale della stessa cavatina<em>.<\/em> Buona la prova di <strong>Mariusz Kwiecie\u0144<\/strong>, un Alphonse XI dalla linea del canto particolarmente curata, che, poco aiutato dalla regia, non sempre appare l&#8217;uomo autoritario che richiederebbe il suo ruolo in certi momenti. Corretti, infine, <strong>Mika Kares<\/strong> (Balthazar), basso dal timbro un po&#8217; chiaro per la parte che richiederebbe in certi passi maggiore autorevolezza<strong>, Elsa Benoit<\/strong> (In\u00e8s) e <strong>Joshua Owen Mills<\/strong> (Don Gaspar) e buona la prova del <strong>Chor der Bayerischen Staatsoper<\/strong>, ben diretto e preparato da <strong>S\u00f6ren Eckhoff.<br \/>\n<iframe loading=\"lazy\" src=\"https:\/\/www.youtube.com\/embed\/QvE7k1daJUM\" width=\"560\" height=\"315\" frameborder=\"0\" allowfullscreen=\"allowfullscreen\"><\/iframe><br \/>\n<\/strong><\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Opera in quattro atti su libretto di Alphonse Royer, di Gustave Va\u00ebz e di Eug\u00e8ne Scribe. 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