{"id":94797,"date":"2019-01-15T14:11:51","date_gmt":"2019-01-15T13:11:51","guid":{"rendered":"http:\/\/www.gbopera.it\/?p=94797"},"modified":"2019-04-05T09:04:35","modified_gmt":"2019-04-05T07:04:35","slug":"giacomo-puccini-160-tosca-1900","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/giacomo-puccini-160-tosca-1900\/","title":{"rendered":"Giacomo Puccini 160: &#8220;Tosca&#8221; (1900)"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\"><strong>A 160 anni dalla nascita<\/strong>.<br \/>\nLa prima infatuazione di <strong>Giacomo Puccini<\/strong> per <strong>Tosca<\/strong>, l\u2019eroina uscita dalla penna di <strong>Victorien Sardou<\/strong>, risale al 1889, quando, appena due settimane dopo la prima di <em>Edgar<\/em>, il compositore aveva manifestato a <strong>Giulio Ricordi<\/strong>, in una lettera del 7 maggio, il suo desiderio di mettere in musica questo dramma rappresentato due anni prima a Parigi con grande successo. Nel 1889 i tempi, per\u00f2, non erano ancora maturi perch\u00e9 Puccini potesse mettere in musica questo soggetto e il progetto fu accantonato per molti anni durante i quali egli colse i suoi primi importanti successi con <em>Manon Lescaut<\/em> e <em>Boh\u00e8me<\/em>. Nel frattempo il compositore, alla ricerca di un soggetto per una sua nuova opera, aveva analizzato altri lavori letterari tra cui il <em>Pell\u00e9as et M\u00e9lisande <\/em>di Maeterlinck e <em>La Faute de l\u2019abb\u00e9 Mouret<\/em> di Zola, promessi gi\u00e0 rispettivamente a Debussy e a Massenet. Tra progetti irrealizzabili e altri accantonati, tra i quali uno sugli ultimi giorni di vita di Maria Antonietta, nel 1896 si rifece viva in lui l\u2019antica infatuazione per <strong><em>Tosca<\/em> <\/strong>la cui realizzazione fu ostacolata dal fatto che <strong>Alberto Franchetti<\/strong> non solo aveva gi\u00e0 firmato, forse nel 1893, un contratto con l\u2019editore Ricordi per mettere in musica il dramma di Sardou, ma nell\u2019autunno del 1894 si era anche recato a Parigi per discutere con l\u2019autore sull\u2019adattamento librettistico approntato da Illica. Nella capitale francese si trovava in quello stesso periodo, per la prima parigina del suo <em>Otello<\/em>, <strong>Giuseppe Verdi<\/strong> il quale, grande amico di Sardou, fu presente anche all\u2019incontro tra il drammaturgo francese, <strong>Illica<\/strong> e Franchetti. Si narra che Verdi, gi\u00e0 ottantenne ma ancora pieno di energie, dopo aver ascoltato la lettura dell&#8217;abbozzo del libretto fatto da Illica, sia rimasto talmente commosso dall\u2019addio alla vita e all\u2019arte di Cavaradossi da strappare il testo dalle mani del librettista per rileggere proprio quel passo. Verdi fu sicuramente attratto dal soggetto al punto che, secondo il racconto di Gino Monaldi, un suo biografo, lo avrebbe messo in musica se l\u2019et\u00e0 non glielo avesse impedito. Puccini, venuto a conoscenza della reazione verdiana di fronte alla lettura del libretto di Illica, fu ancora pi\u00f9 determinato nel mettere in musica questo soggetto che aveva cos\u00ec acquistato nuovi motivi di pregio anche ai suoi occhi. Non era facile, tuttavia, rescindere quel contratto tra Franchetti e Ricordi, ma fu proprio l\u2019astuto editore a dipanare questa intricata matassa, convinto che Puccini avrebbe fatto un lavoro migliore di Franchetti. A tale fine mise in atto uno stratagemma moralmente discutibile ma efficace: sapendo che sarebbe stato inutile fare qualunque offerta di denaro a Franchetti, ricco di famiglia, il grande editore lo convoc\u00f2 nel suo studio, dove, insieme ad Illica, enumer\u00f2 alcuni difetti del soggetto che, a loro giudizio, ne avrebbero pregiudicato il successo. Franchetti, convinto delle obiezioni di Ricordi e di Illica, rinunci\u00f2 ai diritti sul soggetto lasciando campo libero a Puccini che, secondo alcuni biografi, il giorno stesso firm\u00f2 il contratto con l\u2019editore.<br \/>\n<strong>Ridurre il dramma di Sardou a libretto era apparentemente pi\u00f9 semplice dello stesso lavoro fatto da Illica e Giacosa<\/strong> per <strong><em>La<\/em> <em>Boh\u00e8me<\/em>,<\/strong> ma l\u2019avversione di quest\u2019ultimo per il teatro del drammaturgo francese caus\u00f2 qualche iniziale difficolt\u00e0 tanto da indurlo quasi a ritirarsi. Dopo una fitta corrispondenza e frequenti incontri tra il compositore e i librettisti, Puccini inizi\u00f2 la composizione del primo atto nel mese di gennaio del 1898, sospendendola ad aprile per seguire la prima di <em>Boh\u00e8me<\/em> a Parigi, dove incontr\u00f2 Sardou, il quale gli chiese di fargli sentire qualche nota; Puccini suon\u00f2 diverse melodie mescolando temi della <em>Boh\u00e8me<\/em> e della <em>Manon<\/em> senza che il drammaturgo se ne accorgesse. L\u2019opera fu completata il 29 settembre 1899, non prima che si fossero appianate tutte le divergenze tra il compositore e i librettisti, tra le quali \u00e8 rimasta celeberrima quella riguardante l\u2019addio alla vita di Cavaradossi. Nel libretto di Illica questo passo, che aveva suscitato i consensi di Verdi, presentava un carattere riflessivo e quasi filosofico poco adatto alla concezione della vita e della musica di Puccini che avrebbe preferito un addio in cui si esprimesse l\u2019angoscia e la disperazione del suo personaggio per la definitiva separazione dalla donna amata. La divergenza fu appianata quando il compositore, dopo aver fatto ascoltare ai librettisti la musica gi\u00e0 composta, sottopose loro alcuni versi-guida che Giacosa trasform\u00f2 immediatamente nell\u2019attuale <strong><em>E lucevan le stelle<\/em><\/strong>, dove mantenne soltanto il verso <em>Muoio disperato<\/em>. Il successo di questa romanza indusse il compositore a dichiarare che gli ammiratori avrebbero dovuto essergli grati per tre motivi: per aver scritto la musica; per averne fatto scrivere le parole e, infine, per non averla cestinata cedendo al parere degli esperti tra cui anche Ricordi il quale, dopo aver esaminato la partitura, gli aveva scritto:<br \/>\n&#8220;Il 3\u00b0 atto di Tosca, cos\u00ec come \u00e8, mi pare grave errore di concetto e di fattura!&#8230; che cancellerebbe l\u2019interessante impressione dell\u2019atto I\u00b0\u2026 e cancellerebbe la potentissima emozione che certo dester\u00e0 il 2\u00b0 atto, vero capolavoro di efficacia e di espressione tragica!!&#8230;&#8221;<br \/>\nPuccini, pur sorpreso dalle critiche esagerate di Ricordi, non modific\u00f2 una nota della partitura, e <strong>l\u2019opera and\u00f2 in scena, su suggerimento di Illica, al Teatro Costanzi di Roma il 14 gennaio 1900<\/strong> sotto la direzione di <strong>Leopoldo Mugnon<\/strong>e con <strong>Hariclea Darcl\u00e9e<\/strong> (Tosca), <strong>Emilio De Marchi<\/strong> (Cavaradossi) ed <strong>Eugenio Giraldoni<\/strong> (Scarpia). Dopo un inizio traballante a causa sia del falso allarme relativo alla presenza di una bomba nel teatro, dove erano attesi la regina Margherita e altri membri del governo, sia di alcuni ritardatari che disturbarono il pubblico gi\u00e0 presente in sala, la prima della <em>Tosca <\/em>ebbe un notevole successo nonostante l\u2019esecuzione non proprio perfetta che dest\u00f2 qualche perplessit\u00e0 presso la critica. All\u2019inizio Mugnone, preoccupato per l&#8217;allarme bomba e infastidito per le urla di disapprovazione del pubblico verso i ritardatari che stavano disturbando, aveva sospeso l\u2019esecuzione per riprenderla subito dopo in uno stato d\u2019animo non certo tranquillo. La qualit\u00e0 dell\u2019esecuzione non giustifica completamente i giudizi negativi apparsi sulla stampa nei giorni successivi; <strong>Alessandro Parisotti<\/strong> sul \u00abPopolo Romano\u00bb scrisse:<br \/>\n&#8220;Il Puccini ha sparso la sua partitura di una istrumentazione oltremodo variopinta e diversa. Il lavorio dell\u2019orchestra \u00e8 sempre, non dir\u00f2 profondo, ma eccellentemente vario: talch\u00e9 ogni pezzo si presenta simpatico all\u2019uditore. Gli intrecci dei vari gruppi della compagine orchestrale sono in continuo e bel contrasto fra loro, e questo pregio \u00e8, secondo il mio avviso, il principale dell\u2019opera. L\u2019armonizzazione ardita, anche troppo qua e l\u00e0, non perde di vista il gusto fine e ci fa assistere a procedimenti, i quali il pi\u00f9 delle volte ci riescono bene accetti. I tratti liricamente soavi, che inframmezzano i colori oscuri e tristamente pesanti del dramma, danno lotte quasi sempre efficaci e anch\u2019essi creano pagine belle e durature [\u2026]. Il fatto d\u2019aver dinnanzi una tela di cos\u00ec forti colori \u00e8 senz\u2019altro la causa per la quale rimane arduo non lasciarsi prender la mano dal dramma. <em>Tosca<\/em> \u00e8 una lotta a ferri corti fra le situazioni eminentemente passionali e i colori della tavolozza melodica. Non sempre la vittoria rimane alla tavolozza&#8221;.<\/p>\n<p><iframe loading=\"lazy\" src=\"https:\/\/w.soundcloud.com\/player\/?url=https%3A\/\/api.soundcloud.com\/tracks\/559380207&amp;color=%23ff5500&amp;auto_play=false&amp;hide_related=false&amp;show_comments=true&amp;show_user=true&amp;show_reposts=false&amp;show_teaser=true&amp;visual=true\" width=\"100%\" height=\"300\" frameborder=\"no\" scrolling=\"no\"><\/iframe><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>A 160 anni dalla nascita. 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