{"id":95036,"date":"2019-02-21T10:31:24","date_gmt":"2019-02-21T09:31:24","guid":{"rendered":"http:\/\/www.gbopera.it\/?p=95036"},"modified":"2020-04-26T18:04:41","modified_gmt":"2020-04-26T16:04:41","slug":"giacomo-puccini-160-turandot-1926","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/giacomo-puccini-160-turandot-1926\/","title":{"rendered":"Giacomo Puccini (1858-1924): &#8220;Turandot&#8221; (1926)"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: verdana, geneva, sans-serif;\">&#8220;Ripensando alla primissima origine di Turandot, devo dire che essa \u00e8 nata da un pranzo, nato a sua volta da una delusione. Pranzo intimo a tre, cominciato con celata amarezza e finito tra vividi bagliori di speranze.<\/span><br \/>\n<span style=\"font-family: verdana, geneva, sans-serif;\">Simoni ed io dovevamo far vedere a Puccini accoratissimo che la bocciatura d\u2019un progetto di libretto ideato per lui non ci aveva per nulla, non dico offeso, ma nemmeno turbati. Che giudicavamo giusta la sua sentenza di condanna e perci\u00f2 eravamo disposti a tornare da capo. Non sarei esatto affermando che fosse quello il nostro schietto sentimento, ma il Maestro ci parve s\u00ec deluso e dolente di esserlo, che ci proponemmo di togliergli l\u2019incubo attraverso un simposio offertogli da noi: \u00abQuesta sera alle otto, alla Fiaschetteria\u00bb.<\/span><br \/>\n<span style=\"font-family: verdana, geneva, sans-serif;\">\u00abVa bene, ragazzi\u00bb<\/span><br \/>\n<span style=\"font-family: verdana, geneva, sans-serif;\">Con tale appuntamento si chiuse il burrascoso pomeriggio primaverile.<\/span><br \/>\n<span style=\"font-family: verdana, geneva, sans-serif;\">Qualche mese prima, Puccini incontratosi in terra di Toscana con Simoni a cui voleva bene fin da quando egli, tra i pochi coraggiosi, aveva difeso Butterfly dopo il linciaggio, gli aveva detto: \u00abSono senza lavoro come un disoccupato. Me ne rodo e torturo. Metto le mani sul pianoforte e mi si sporcano di polvere. Sento passare gli anni, e dei pi\u00f9 belli\u2026 Perch\u00e9, quando torni a Milano, non ti metti d\u2019accordo con Adami per cercare insieme qualche cosa di buono per me?\u00bb.<\/span><br \/>\n<span style=\"font-family: verdana, geneva, sans-serif;\">L\u2019accordo fra noi due fu pronto e facile. Pi\u00f9 difficile era trovare quel qualche cosa di buono che il Maestro sognava. Tuttavia ci mettemmo al lavoro e in pochi giorni si invent\u00f2 un soggetto di tipo dickensiano, che, se convinceva poco noi, non convinse affatto Giacomo che sperava tanto. Egli temeva anche che dopo quel primo fallito tentativo non ci occupassimo pi\u00f9 di aiutarlo nelle ricerche. E perci\u00f2 vidi il suo viso d\u2019un tratto illuminarsi quando a cena finita Simoni, con uno scatto ed impulsivo, proruppe: \u00abSenti, Giacomo; un\u2019idea. Se pensassimo a Gozzi?&#8230; Se ci abbandonassimo a un bel tema fiabesco, inconsueto, fantasioso e bizzarro?&#8230; Una grande fiaba che magari riassumesse come in una sintesi le pi\u00f9 celebri fiabe che davan tanta noia a Goldoni?\u00bb.<\/span><br \/>\n<span style=\"font-family: verdana, geneva, sans-serif;\">\u00abE perch\u00e9 no?&#8230; Una volta ho persino riletto Turandot\u2026 Recentemente, in Germania l\u2019ha musicata Busoni. Ma, credo, tale e quale come la rappresentano talvolta i teatri di prosa d\u2019avanguardia, per offrire ai registi decadenti delle possibilit\u00e0 coloristiche e parodistiche\u00bb.<\/span><br \/>\n<span style=\"font-family: verdana, geneva, sans-serif;\">\u00abNo\u2026Non cos\u00ec, non sotto questa forma\u00bb ribatt\u00e9 Simoni \u00abma cercando di immettervi tutta quell\u2019umanit\u00e0 di cui Gozzi non s\u2019\u00e8 mai preoccupato.<\/span><br \/>\n<span style=\"font-family: verdana, geneva, sans-serif;\">Da questo resoconto di <strong>Giuseppe Adami<\/strong> sembra che il soggetto di <strong><em>Turandot<\/em><\/strong>, proposto dallo stesso compositore durante una conversazione con Simoni a Milano, sia stato scelto quasi per caso, ma in realt\u00e0 da una lettera di Puccini del 18 marzo 1920 si evince che tale progetto risalisse a poco tempo prima della primavera dello stesso anno:<br \/>\n<\/span><span style=\"font-family: verdana, geneva, sans-serif;\"><em>&#8220;Caro Simoni, Ho letto Turandot, mi pare che non convenga staccarsi da questo soggetto. Ieri parlai con una signora straniera, la quale mi disse di questo lavoro dato in Germania con \u00abmise en sc\u00e8ne\u00bb di Max Reinhardt in modo molto curioso e originale. Scriver\u00e0 per avere le fotografie di questa \u00abmise en sc\u00e8ne\u00bb, e cos\u00ec vedremo anche noi di che cosa si tratta. Ma per mio conto consiglierei di attaccarsi a questo soggetto. Semplificarlo per il numero degli atti e lavorarlo per renderlo snello, efficace e soprattutto esaltare la passione amorosa di Turandot che per tanto tempo ha soffocato sotto la cenere del suo grande orgoglio&#8221;.<br \/>\n<\/em><\/span><span style=\"font-family: verdana, geneva, sans-serif;\">La rappresentazione di <em>Turandot<\/em>, a cui si riferisce Puccini nella lettera, era un adattamento tedesco di Karl Vollm\u00f6ller con la regia di Max Reinhardt e le musiche di scena di Ferruccio Busoni, autore di una <em>Turandot<\/em> in due atti rappresentata a Zurigo nel 1917. Simoni aveva fatto avere a Puccini una copia del dramma non nella versione originale di Gozzi, ma in quella di Schiller tradotta nel 1803 da Andrea Maffei. La fitta corrispondenza tra Puccini, i suoi librettisti e Sybil Seligman consente di seguire, con cadenza quasi settimanale, la genesi dell\u2019opera, il cui canovaccio completo fu pronto nell\u2019autunno del 1920, e di conoscere le difficolt\u00e0 incontrate che spinsero il compositore quasi ad abbandonarlo, come egli stesso confess\u00f2 alla Seligman in una lettera del 20 ottobre 1921. Tra crisi e desideri di cambiare soggetto, il lavoro procedeva con la solita lentezza con lunghe pause che si alternavano a momenti in cui la fantasia di Puccini si accendeva in modo repentino; pur essendo, infatti, pronto il libretto provvisorio del secondo atto gi\u00e0 alla fine di giugno del 1922, egli non incominci\u00f2 a lavorarvi prima del mese di giugno del 1923 appassionandosi alla scena della morte di Li\u00f9 composta prima ancora che fossero completati i versi. A dicembre, pur afflitto dal mal di gola e da una tosse persistente, Puccini incominci\u00f2 l\u2019orchestrazione del secondo atto che complet\u00f2 nel mese di febbraio del 1924 e, senza alcuna pausa, inizi\u00f2 a stendere la partitura del terzo nonostante la parte librettistica del duetto d\u2019amore non fosse ancora giunta alla redazione definitiva. Gi\u00e0 si programmava la prima rappresentazione dell\u2019opera che, in base ad un incontro con Toscanini il 7 settembre 1924, si sarebbe dovuta tenere nel mese di aprile del 1925. Intanto le condizioni di salute di Puccini andavano peggiorando e non sortirono alcun effetto le cure termali a Salsomaggiore prescritte dal medico curante che gli aveva diagnosticato un&#8217;infiammazione reumatica alla gola, mentre in realt\u00e0 era affetto da un tumore la cui gravit\u00e0 fu compresa da uno specialista di Firenze, il dottor Torrigiani, il quale gli sconsigli\u00f2 l&#8217;intervento chirurgico perch\u00e9 inutile. Il figlio Tonio, tuttavia, non si rassegn\u00f2 e, avendo scoperto che il male poteva essere trattato con i raggi X utilizzati solo in due cliniche Europee, a Bruxelles e a Berlino, convinse il padre a farsi ricoverare in quella della capitale belga dove Puccini sarebbe morto il 29 novembre 1924. <em>Turandot <\/em>rimase, cos\u00ec, incompiuta dal momento che Puccini aveva steso la partitura fino alla scena della morte di Li\u00f9 nell&#8217;atto terzo, lasciando, del finale, 36 fogli di appunti, portati con s\u00e9 nella speranza di poter completare l&#8217;opera. Questi appunti furono in seguito utilizzati da Alfano per la composizione del finale, la cui versione \u00e8 quella correntemente rappresentata nei teatri, e da altri compositori tra cui Janet Maguire e Luciano Berio. <strong>L\u2019opera and\u00f2 in scena per la prima volta alla Scala il 25 aprile 1926<\/strong> con <strong>Rosa Raia<\/strong> (Turandot), <strong>Miguel Fleta<\/strong> (Calaf), <strong>Maria Zamboni<\/strong> (Li\u00f9), <strong>Carlo Walter<\/strong> (Timur) con la regia di <strong>Giovacchino Forzano<\/strong> e sotto la direzione di Toscanini che non esegu\u00ec il finale di Alfano. Eugenio Gara, presente a quella prima, descrisse cos\u00ec la serata:<\/span><br \/>\n<span style=\"font-family: verdana, geneva, sans-serif;\">&#8220;Il successo schietto, caldissimo al primo atto, fu meno convincente al secondo. Nel terzo all\u2019ammirazione si frammischiarono elementi patetici, riflessi per cos\u00ec dire biografici. Soprattutto dopo la morte della schiava, quando, spentisi gli ultimi rintocchi (\u00abmolto rallentando\u00bb) dell\u2019episodio corale &#8211; \u00abLi\u00f9, bont\u00e0, Li\u00f9, dolcezza, dormi! Oblia! Li\u00f9, Poesia!\u00bb eccetera &#8211; Toscanini arrest\u00f2 l\u2019orchestra, si volse al pubblico e con voce velata, pi\u00f9 rauca del solito disse: \u00abQui finisce l\u2019opera, perch\u00e9 a questo punto il Maestro \u00e8 morto\u00bb. Quella prima sera non furono eseguiti il successivo duetto d\u2019amore e il breve quadro del palazzo imperiale, elaborati da Franco Alfano per incarico degli editori&#8221;.<\/span><br \/>\n<iframe loading=\"lazy\" src=\"https:\/\/w.soundcloud.com\/player\/?url=https%3A\/\/api.soundcloud.com\/tracks\/578884251&amp;color=%23ff5500&amp;auto_play=false&amp;hide_related=false&amp;show_comments=true&amp;show_user=true&amp;show_reposts=false&amp;show_teaser=true&amp;visual=true\" width=\"100%\" height=\"300\" frameborder=\"no\" scrolling=\"no\"><\/iframe><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>&#8220;Ripensando alla primissima origine di Turandot, devo dire che essa \u00e8 nata da un pranzo, nato a sua [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":48,"featured_media":99373,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[15,22370],"tags":[219,14671,10869,11637,21968,5252,6577,136,19862,21889,21967,21969,21966,144],"class_list":["post-95036","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-approfondimenti","category-giacomo-puccini","tag-anna-moffo","tag-approfondimenti","tag-arturo-toscanini","tag-birgit-nilsson","tag-carlo-walter","tag-franco-alfano","tag-franco-corelli","tag-giacomo-puccini","tag-giovacchino-forzano","tag-giuseppe-adami","tag-maria-zamboni","tag-renato-simoni","tag-rosa-raia","tag-turandot"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/95036","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/users\/48"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=95036"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/95036\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":95138,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/95036\/revisions\/95138"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/media\/99373"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=95036"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=95036"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=95036"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}