{"id":95591,"date":"2019-04-25T20:43:05","date_gmt":"2019-04-25T18:43:05","guid":{"rendered":"http:\/\/www.gbopera.it\/?p=95591"},"modified":"2019-04-25T23:58:27","modified_gmt":"2019-04-25T21:58:27","slug":"hector-berlioz-150-1803-1869-grande-messe-des-morts-op-5-1837","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/hector-berlioz-150-1803-1869-grande-messe-des-morts-op-5-1837\/","title":{"rendered":"Hector Berlioz 150 (1803 \u2013 1869): &#8220;Grande Messe des Morts&#8221; op. 5 (1837)"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: verdana, geneva, sans-serif;\"><strong>A 150 anni dalla morte.<br \/>\n<\/strong><em>Grande Messe des Morts op. 5<br \/>\n<\/em>Durata: 85\u2019ca<\/span><br \/>\n<span style=\"font-family: verdana, geneva, sans-serif;\">Per dare nuovo lustro alla musica religiosa in Francia, il Ministro dell\u2019Interno De Gasparin, nel 1836, decise di stanziare una somma da dare ogni anno ad un compositore affinch\u00e9 scrivesse una Messa o un grande oratorio. La scelta per il primo anno cadde su <strong>Berlioz<\/strong> al quale commission\u00f2 un <strong><em>Requiem<\/em> <\/strong>nonostante i tentativi fatti contro tale decisione dal direttore delle Belle Arti che non condivideva il progetto del Ministro. Infine, ricevuta la commissione alla vigilia dell\u2019ultimo giorno dell\u2019incarico del Ministro, Berlioz si dedic\u00f2 con grande intensit\u00e0 a questo prestigioso lavoro che avrebbe dovuto essere eseguito a luglio durante il servizio funebre in memoria di tutte le vittime della rivoluzione del 1830. Ai primi di luglio del 1837 il <em>Requiem<\/em> era pronto e tutte le parti dell\u2019orchestra copiate; erano iniziate anche le prove a sezioni per le voci quando il 18 luglio per caso Berlioz venne a sapere che il governo, per ragioni politiche, aveva soppresso la cerimonia. La delusione iniziale fece ben presto posto alla rabbia, quando una notizia insperata rianim\u00f2 Berlioz. Il 14 ottobre era stata presa la citt\u00e0 di Costantina e, poich\u00e9 il generale Damr\u00e9mont aveva perso la vita durante l\u2019assedio, era stata fissata per commemorarlo, insieme ai soldati francesi morti, una cerimonia solenne. Fu deciso di far eseguire il <em>Requiem <\/em>a patto che lo dirigesse <strong>Habeneck<\/strong> che da tempo dirigeva le musiche ufficiali delle grandi feste. <strong>Il <em>Requiem <\/em>fu eseguito nella cappella degli Invalides il 5 dicembre 1837 alla presenza di principi, di ministri, della stampa nazionale ed estera e di una folla immensa<\/strong>, ma il suo successo fu messo pericolosamente a rischio come Berlioz ricord\u00f2 nei suoi <em>M\u00e9moires<\/em>:<\/span><br \/>\n<span style=\"font-family: verdana, geneva, sans-serif;\">\u201cI miei esecutori erano divisi in pi\u00f9 gruppi abbastanza lontani gli uni dagli altri, e bisogna che sia cos\u00ec per le quattro orchestre di strumenti di ottoni che io ho impiegati nel <em>Tuba mirum<\/em> e che devono occupare un angolo della grande massa vocale e strumentale. Al momento della loro entrata, all\u2019inizio del <em>Tuba mirum<\/em> che s\u2019incatena senza interruzione con il <em>Dies irae<\/em>, il movimento si allarga del doppio. Tutti gli ottoni squillano dapprima insieme nel nuovo movimento, poi si interpellano e si rispondono a distanza con entrate successive sovrapposte alla terza superiore le une alle altre. \u00c8\u00a0 dunque della massima importanza di chiarimento indicare i quattro tempi della grande misura nell\u2019istante in cui interviene [\u2026]. In seguito alla mia sfiducia abituale ero rimasto dietro Habeneck e, girando il dorso, sorvegliavo il gruppo dei timpanisti, che non poteva vedere, avvicinandosi il momento in cui essi avrebbero preso parte alla mischia generale. Ci sono forse 1000 misure nel mio <em>Requiem<\/em>. Precisamente su quella di cui ho appena parlato, quella in cui il movimento si allarga, quella in cui gli ottoni lanciano la loro terribile fanfara, sulla misura unica infine nella quale l\u2019azione del direttore \u00e8 assolutamente indispensabile, Habeneck <em>abbassa la sua bacchetta, trae tranquillamente la sua tabacchiera e si mette a prendere una presa di tabacco. <\/em>Io avevo sempre l\u2019occhio dalla sua parte; immediatamente giro rapidamente su un tallone e lanciandomi davanti a lui, stendo il mio braccio e marco i quattro grandi tempi del nuovo movimento.\u00a0 Le orchestre mi seguono, ogni parte in ordine, io dirigo il brano fino alla fine, e l\u2019effetto che avevo sognato \u00e8 prodotto. Quando, alle ultime parole del coro, Habeneck vide il <em>Tuba mirum<\/em> salvato: \u00abChe sudore freddo ho avuto, mi disse, senza di lei eravamo persi!\u00bb. \u00abS\u00ec, lo so bene, risposi guardandolo fissamente\u00bb. Non aggiunsi una parola\u2026 l\u2019ha fatto apposta? Sarebbe possibile che quest\u2019uomo, d\u2019accordo con il signor XX\u2026, che mi detestava, e gli amici di Cherubini, abbia osato meditare e tentare di commettere una cos\u00ec bassa scelleratezza? Io non voglio pensarci\u2026 ma non ne dubito: Dio mi perdoni se gli reco ingiuria\u201d.<\/span><br \/>\n<span style=\"font-family: verdana, geneva, sans-serif;\">Dopo questa prima esecuzione salvata da Berlioz, Habeneck, chiamato a dirigere dei brani musicali al primo Festival di Lille, propose al comitato organizzativo, insieme al <em>Credo<\/em> di una messa di Cherubini, il <em>Lacrymosa<\/em> del <em>Requiem<\/em> che riscosse un successo tale da essere bissato nonostante le enormi dimensioni. Non essendo presente, Berlioz fu reso edotto dell\u2019ottimo risultato da un breve biglietto di Habeneck che scrisse:<\/span><br \/>\n<span style=\"font-family: verdana, geneva, sans-serif;\">\u201cMio caro Berlioz io non posso resistere al piacere di annunciarle che la sua <em>Lacrymosa<\/em> perfettamente eseguita ha prodotto un effetto immenso.<\/span><br \/>\n<span style=\"font-family: verdana, geneva, sans-serif;\">Devotamente Vostro.<\/span><br \/>\n<span style=\"font-family: verdana, geneva, sans-serif;\">Habeneck\u201d<\/span><br \/>\n<span style=\"font-family: verdana, geneva, sans-serif;\"><strong>Una particolarit\u00e0 di questa <em>Grande Messe des Morts<\/em>\u00a0 <\/strong>\u00e8 la disposizione dei quattro gruppi aggiunti da Berlioz attorno all\u2019orchestra principale: un gruppo, costituito da quattro cornetti a pistone, quattro trombe e due tube, collocato a Nord; il secondo, formato da quattro trombe e da quattro tromboni ad est; il terzo, formato da quattro trombe e da quattro tromboni ad ovest e, infine, il quarto, formato da quattro trombe, quattro tromboni, quattro tube e un grande apparato di percussioni a sud. A questa orchestra si aggiunge un coro dalle ampie dimensioni, composto da ottanta soprani contralti, sessanta tenori primi e secondi, settanta primi e secondi bassi e un tenore solista che canta solamente nel <em>Sanctus<\/em>. L\u2019organico imponente, che prevede la presenza di 108 archi e di un coro di 210 elementi, che, secondo i casi, pu\u00f2 essere ampliato, in base alle indicazioni di Berlioz stesso a 700 o 800 cantanti, ha suscitato una certa diffidenza nei confronti di questo lavoro, giudicato troppo semplicisticamente come l\u2019espressione di una presunta megalomania del compositore. In realt\u00e0 Berlioz volle sperimentare in questa sua opera delle nuove disposizioni spaziali e impasti timbrici di grande effetto.<\/span><br \/>\n<span style=\"font-family: verdana, geneva, sans-serif;\">Il clima mesto della composizione appare gi\u00e0 nel primo brano <strong><em>Requiem et Kyrie<\/em><\/strong>, un <em>Andante poco lento<\/em>, la cui introduzione orchestrale consiste in una mesta frase ascendente di violini e viole che viene ripetuta con un arricchimento timbrico da parte dei legni. La parte del coro \u00e8 fondamentalmente recitativa e sillabica se si eccettua un vocalizzo dei soprani sulla parola <em>Dona<\/em>, mentre gli strumenti gravi eseguono un ostinato sul quale si costruisce l\u2019intera composizione. Dopo un punto coronato, le voci maschili intonano il <em>Kyrie eleison<\/em> in una scrittura sillabica, mentre l\u2019orchestra li accompagna con un delicato pizzicato. Il ribattuto del <em>Kyrie<\/em> si distende in una drammatica melodia cromatica discendente sulle parole <em>Christe eleison<\/em>. Molto semplice \u00e8 anche l\u2019introduzione orchestrale del successivo <strong><em>Dies irae<\/em><\/strong>, <em>Moderato<\/em>, il clima altrettanto mesto \u00e8 reso dalla melodia affidata ai timbri scuri di violoncelli e contrabbassi. I soprani intervengono, intonando una melodia di ascendenza liturgica, mentre la scrittura si fa sempre pi\u00f9 elaborata dal punto di vista contrappuntistico con passi che richiamano la forma medievale del <em>conductus. <\/em>Solenni note fisse affidate ai soprani, a cui rispondono delle melopee dei tenori, conducono al <strong><em>Tuba mirum<\/em><\/strong>, un <em>Andante maestoso<\/em>, dove intervengono le quattro fanfare supplementari che con le loro sonorit\u00e0 incutono un senso di paura che si fa terrore alle parole<em> Mors stupebit<\/em> <em>et natura judicanti responsura<\/em>, cantate su un pianissimo. Il brano successivo, <strong><em>Quid sum miser<\/em><\/strong>, <em>Andante un poco lento<\/em>, che, secondo quanto indicato da Berlioz, deve essere eseguito <em>avec un sentiment d\u2019humilit\u00e9 et de crainte<\/em> (<em>con un sentimento di umilt\u00e0 e di paura<\/em>), esprime questi stati d\u2019animo grazie ad una considerevole riduzione dell\u2019organico ai soli violoncelli e contrabbassi per quanto riguarda gli archi e ai soli corni inglesi e fagotti per i legni, i quali introducono una frase misteriosa ripresa dal coro, qui limitato alle sole voci maschili. Carattere solenne presenta il <strong><em>Rex tremendae<\/em><\/strong>, che si contrappone al precedente per l\u2019utilizzo delle quattro fanfare. Il carattere solenne \u00e8 confermato dalle lunghe e accentuate note del coro sulla parola ripetuta <em>Rex<\/em>, mentre il tema centrale \u00e8 costituito da un disegno di due note discendenti sulle parole <em>Salva me<\/em> che interrompono una scrittura di carattere imitativo. Questo disegno viene riproposto in diverse situazioni timbriche e tonali sino alla conclusione del pezzo in pianissimo dove il coro canta <em>Salva me, fons pietatis<\/em>. Stabilendo ancora una contrapposizione di masse, Berlioz, nel brano successivo, <strong><em>Quaerens me<\/em><\/strong>, <em>Andante sostenuto<\/em>, rinuncia all\u2019orchestra e rende protagonista il coro, il quale con le parti dei tenori e dei bassi divisi procede in una scrittura a sei voci prevalentemente omofonica e monodica. Nel successivo <strong><em>Lacrymosa<\/em><\/strong>, <em>Andante non troppo lento<\/em>, l\u2019organico \u00e8 nuovamente al completo per esprimere il dolore tramite una scrittura spezzata tra i violoncelli e i contrabbassi da una parte e i legni dall\u2019altra punteggiata dalle strappate dei violini e delle viole, mentre i tenori intonano una melodia mesta e cantilenante. Il secondo tema, che inizia sulla parola <em>Lacrymosa<\/em>, \u00e8 una melodia <em>dolce assai<\/em>, come \u00e8 indicata a Berlioz stesso, su un accompagnamento in terzine degli archi a cui si aggiungono man mano le altre voci e gli strumenti in un lento <em>crescendo<\/em> realizzato con una scrittura stereofonica con gli interventi degli ottoni ai lati e il rullare dei timpani da sud. Dal punto di vista armonico il brano si sviluppa in una contrapposizione tra il <em>la maggiore<\/em> e <em>il la minore<\/em>, tonalit\u00e0 di impianto e si conclude con un pianissimo. Carattere solenne presenta l\u2019<strong><em>Offertorium<\/em><\/strong>, <em>Moderato<\/em>, che si apre con un <em>fugato <\/em>degli archi sul quale il coro interviene rielaborando il disegno della seconda battuta del tema, sul quale \u00e8 costruito l\u2019intero brano. Nell\u2019<strong><em>Hostias et preces<\/em>,<\/strong> <em>Andante non troppo<\/em>, si assiste ad un esperimento di carattere timbrico ottenuto attraverso una spazializzazione sonora; l\u2019organico \u00e8, infatti, ridotto, oltre agli archi, a tre flauti dell\u2019orchestra principale, ai quali si aggiungono \u00a0quattro tromboni del terzo gruppo e quattro del quarto. Il coro, a sua volta ridotto, alle sole voci maschili suddivise in quattro parti, presenta una carattere omoritmico e sillabico. Nel <strong><em>Sanctus<\/em><\/strong>, <em>Andante un poco sostenuto e maestoso<\/em>, interviene il tenore solista che intona una melodia molto semplice ripresa dal coro femminile a tre voci (due di soprano e una di contralto). Un cambiamento di andamento caratterizza l\u2019<strong><em>Hosanna<\/em><\/strong>, <em>Allegro non troppo<\/em>, che si presenta in stile fugato con le voci che vengono raddoppiate dagli archi. Dopo la ripresa del <em>Sanctus<\/em>, ritorna ancora una volta l\u2019<em>Hosanna<\/em> di grande respiro polifonico. Nell\u2019ultimo brano, <strong><em>Agnus Dei<\/em>,<\/strong> <em>Andante un poco lento<\/em>, la massa orchestrale viene riformulata con l\u2019utilizzo di quattro tromboni del primo, del secondo e del terzo gruppo, e quattro tromboni e due tube del quarto. Esso presenta un carattere solenne negli accordi tenuti dai fiati a cui rispondono in eco le viole, mentre il coro si muove in una scrittura omoritmico-accordale. Tutto il brano produce una sensazione mistica resa dalla raffinata ricerca timbrica e dalla valorizzazione delle pause.<br \/>\n<iframe loading=\"lazy\" src=\"https:\/\/www.youtube.com\/embed\/BnI_4bvqong\" width=\"560\" height=\"315\" frameborder=\"0\" allowfullscreen=\"allowfullscreen\"><\/iframe><br \/>\n<\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>A 150 anni dalla morte. 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