{"id":96751,"date":"2019-10-17T12:25:07","date_gmt":"2019-10-17T10:25:07","guid":{"rendered":"http:\/\/www.gbopera.it\/?p=96751"},"modified":"2019-10-17T12:26:18","modified_gmt":"2019-10-17T10:26:18","slug":"fryderyc-chopin-1810-1849-170-1-la-vita-e-lopera","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/fryderyc-chopin-1810-1849-170-1-la-vita-e-lopera\/","title":{"rendered":"Fryderyk Chopin (1810 &#8211; 1849) 170 &#8211; 1: La vita e l&#8217;opera"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"font-family: verdana, geneva, sans-serif;\">A 170 anni dalla morte.<br \/>\n<\/span><\/strong><span style=\"font-family: verdana, geneva, sans-serif;\"><strong>Fryderyk Chopin<\/strong> (Zelazowa Wola, Varsavia <span class=\"LrzXr kno-fv\">1 marzo 1810<\/span> \u2013 Parigi, 17 ottobre 1849)<strong><br \/>\n<\/strong>to a Zelazowa Wola, nei pressi di Varsavia, nel 1810, da un oriundo francese che lavorava come precettore dei figli del conte Skarbek, fin dalla tenera et\u00e0, <strong>Fryderyk Chopin<\/strong> dimostr\u00f2 grande talento musicale. Appena il padre si trasfer\u00ec a Varsavia per insegnare francese in un liceo, Chopin cominci\u00f2 a studiare pianoforte e composizione con il pianista <b>Wojciech \u017bywny. <\/b>A soli sette anni compose due polacche e una marcia, che furono subito pubblicate, e a 8 si esib\u00ec per la prima volta in un concerto pubblico. Dopo aver frequentato il Liceo, s&#8217;iscrisse al Conservatorio di Varsavia dove studi\u00f2 con <b>J\u00f3zef <\/b><b>Elsner<\/b> e compose alcune opere tra cui un <em>Rond\u00f2<\/em> e delle <em>Variazioni<\/em>. Nel 1828 cominci\u00f2 a viaggiare facendo delle <em>tourn\u00e9e <\/em>nelle principali citt\u00e0 europee e nel 1830 lasci\u00f2 per sempre la sua famiglia e la Polonia nella quale non sarebbe pi\u00f9 ritornato a causa dello scoppio, a Varsavia, di una rivolta repressa nel sangue dallo zar Alessandro I, che, secondo Maurycy Karasowsk, avrebbe ispirato a Chopin il famoso <em>Studio op. 10 n. 12<\/em> noto con il titolo <em>La caduta di Varsavia<\/em>. Si trasfer\u00ec, quindi, a Parigi, dove si esib\u00ec in molti concerti con grande successo, svolse l&#8217;attivit\u00e0 di insegnante e divenne amico di molti musicisti tra cui Liszt, Mendelssohn, Rossini, Berlioz, Bellini, ed ebbe anche la favorevole recensione delle sue composizioni da parte di Schumann. Intrecci\u00f2 un&#8217;intensa e lunga relazione con la scrittrice francese George Sand, interrotta a causa di contrasti tra il musicista e figlio della donna. Mor\u00ec nel 1849 forse per tisi polmonare, ebbe solenni funerali a Parigi nel cui cimitero di P\u00e8re-Lachaise fu sepolto in una tomba accanto a quella, oggi vuota, di Bellini secondo un suo esplicito desiderio, ma il suo cuore, racchiuso in un&#8217;urna, si trova nella chiesa di Santa Croce a Varsavia.<br \/>\nDi tutta l&#8217;opera di Chopin ci sono varie edizioni, tra cui ricordiamo quella curata da Liszt e Brahms e pubblicata in 13 volumi da <span class=\"st\">Breitkopf &amp; H\u00e4rtel, e quella polacca in 26 volumi, curata da Paderewski, Bronarski<\/span> e <span class=\"st\">Turczy\u0144ski<\/span>. Prevalentemente pianistica, la produzione di Chopin non \u00e8 molto vasta e comprende <em>Studi<\/em>, <em>Notturni<\/em>, <em>Improvvisi<\/em>, <em>Polacche<\/em>, <em>Mazurche<\/em> e <em>Valzer <\/em>oltre alle tre sonate e ai due giovanili concerti per pianoforte e orchestra.<br \/>\nFomatosi in ambiente romantico, Chopin rappresent\u00f2 la temperie del suo tempo scrivendo per quello strumento che, proprio nell&#8217;Otto-cento, sarebbe stato perfezionato dal punto di vista costruttivo e avrebbe avuto una grande diffusione. Le forme utilizzate da Chopin sono varie e accanto a quelle classiche, come la sonata e il concerto, curate in giovent\u00f9, il compositore ne innalz\u00f2 a dignit\u00e0 d&#8217;arte altre, come la mazurca, di origine popolare, mentre ne reinterpret\u00f2 altre ancora, come i preludi, in una nuova chiave romantica. Utilizzati una volta come antecedenti di un&#8217;altra composizione, per esempio, nel <em>Clavicembalo Bentemperato<\/em> di Bach, quest&#8217;ultimi diventano pezzi autonomi dotati di un afflato lirico che risolve un&#8217;emozione nel giro di poche battute. Nell&#8217;opera di Chopin, che si segnala per un lirismo quasi di ascendenza operistica, si trova, inoltre, una modernit\u00e0 del linguaggio armonico attuato attraverso un sapiente gioco di settime legate tra di loro soltanto da suoni in comune che pone le basi di una nuova arte musicale in cui incominciano a perdersi i punti di riferimento della tonalit\u00e0. Un esempio di tale modo di procedere \u00e8 rappresentato dal <em>Preludio n. 4<\/em> nel quale Chopin accompagna la melodia che si svolge attorno alla nota-perno <em>si<\/em> attraverso <em>settime<\/em> che non risolvono, ma si legano liberamente tra di loro. Del resto anche Liszt afferm\u00f2 a proposito della scrittura armonica adottata da Chopin:<br \/>\n<\/span><span style=\"font-family: verdana, geneva, sans-serif;\"><em>&#8220;A lui dobbiamo questa estensione [&#8230;]; le sinuosit\u00e0 cromatiche ed enarmoniche di cui gli Studi offrono esempi sorprendenti, i gruppetti di note sovrapposte che ricadono sulla figurazione melodica per screziarla come una rugiada e di cui non c&#8217;era altro modello che nelle fioriture della antica scuola di canto italiana [&#8230;]. Invent\u00f2 le ammirevoli progressioni armoniche che danno carattere di gravit\u00e0 anche a pagine, che per la levit\u00e0 del soggetto, non parrebbero pretendere tanta importanza&#8221;.<\/em><br \/>\n<\/span><\/p>\n<p><iframe loading=\"lazy\" title=\"Frydryck Chopin Notturni op  27 n  1 e 2\" width=\"940\" height=\"705\" src=\"https:\/\/www.youtube.com\/embed\/i5H_4wP5dv4?feature=oembed\" frameborder=\"0\" allow=\"accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share\" allowfullscreen><\/iframe><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: verdana, geneva, sans-serif;\">Premesso che Chopin compose e suon\u00f2 i suoi studi su pianoforti diversi da quelli moderni sui quali siamo abituati ad ascoltare le sue opere, il suo pianismo si configurava come una pura ricerca delle emozioni come si evince anche dall&#8217;autorevole recensione di Schumann apparsa sulla sua rivista \u00abNeue Zeitschrift f\u00fcr Musik\u00bb nel 1837, nella quale si legge:<br \/>\n<em>&#8220;Come potrebbe mancare nella nostra Rivista colui che cos\u00ec spesso, abbiamo indicato come- una stella rara nelle tarde ore della notte?<\/em><br \/>\n<em>Dove vada e conduca la sua strada, quanto sia lunga e splendente, chi sa dire? Ogni volta si \u00e8 mostrato sempre con lo stesso ardore profondo, con lo stesso centro di luce, con la stessa finezza, si che un bambino l\u2019avrebbe potuto riconoscere. Ho avuto la fortuna di sentire questi studi per la maggior parte da Chopin stesso. &#8220;Li suona molto alla Chopin&#8221; mi bisbigli\u00f2 Florestano nell\u2019orecchio. S\u2019immagini un\u2019arpa eolia che abbia tutte le gamme sonore e che la mano d\u2019un artista le mescoli in ogni sorta d\u2019arabeschi fantastici, in modo per\u00f2 da udire sempre un suono grave fondamentale e una morbida nota alta; s\u2019avr\u00e0 cosi press\u2019a poco un\u2019immagine del modo di sonare di Chopin. Nessuna maraviglia perci\u00f2, se i pezzi che son piaciuti di pi\u00f9 sian quelli che abbiamo udito da lui, e cos\u00ec sia citato sopra tutti quello in la bemolle maggiore, ch\u2019\u00e8 pi\u00f9 una poesia che uno studio. Sbaglierebbe chi pensasse ch\u2019egli facesse udire chiaramente ognuna delle piccole note; si sentiva piuttosto una ondulazione dell\u2019accordo in la bemolle maggiore, rinnovato di tempo in tempo dal pedale, ma attraverso le armonie si distinguevano melodie dai suoni ampi, meravigliosi; una volta sola, a met\u00e0 del pezzo, si sentiva chiara fra gli accordi una voce di tenore, insieme al canto principale. Finito lo studio, si prova l\u2019impressione di chi si vede sfuggire una beata immagine apparsa in sogno e che, gi\u00e0 mezzo sveglio, vorrebbe ancora trattenere; dopo di ci\u00f2 si pu\u00f2 dire ancora ben poco in fatto di lode. Chopin pass\u00f2 poi subito all\u2019altro studio in fa minore, il secondo del volume: anche questo, per la sua caratteristica si scolpisce indimenticabilmente nella mente, cos\u00ec grazioso, fantastico e lieve, un po\u2019 come il canto d\u2019un bimbo nel sonno. Segu\u00ec poi lo studio in fa maggiore, bello ancora, ma meno nuovo nel carattere che non nel disegno; qui importava soprattutto di mostrare la bravura, la pi\u00f9 amabile invero e dovemmo molto complimentare il maestro&#8230; Ma a che serve, descrivere colle parole&#8221;.<\/em><br \/>\nCome affermato da Schumann, Chopin <em>suonava molto alla Chopin, <\/em>badando, quindi, all&#8217;espressione delle emozioni e non tanto alla perfezione tecnica o a un puro esibizionismo. Nel famoso <em>Studio op. 25 n. 1<\/em> Chopin, infatti, non si curava di far sentire tutte le note, ma di far emergere il canto da un&#8217;avvolgente armonia in modo da esaltare il carattere espressivo del brano. Il suo particolarissimo pianismo non sfugg\u00ec nemmeno a un altro grande pianista del tempo <span class=\"st\">Ignaz Moscheles, con il quale Chopin suonava spesso a quattro mani, e che afferm\u00f2:<br \/>\n<em>&#8220;<\/em><\/span><em>Il suo suonare <\/em>ad libitum<em>, che nei suoi interpreti diventa difetto di tempo, in lui \u00e8 di un&#8217;originalit\u00e0 deliziosa. La durezza di certe modulazioni, che non riesco ad evitare quando le suono io stesso, non mi disturba pi\u00f9 quando le sue dita d&#8217;avorio le eseguono scivolandovi sopra delicatamente. Usa i piani in modo tale che non ha bisogno di usare nessun forte violento per ottenere i contrasti desiderati. Non si avverte l&#8217;assenza di effetti orchestrali che la scuola tedesca chiede a un pianista, ma ci si lascia trascinare come da un cantante che, poco rigoroso verso l&#8217;accompagnamento, s&#8217;abbandona al proprio sentire&#8221;.<\/em><br \/>\nQuello di Chopin fu dunque un pianismo caratterizzato da una grande libert\u00e0 agogica che aveva il solo scopo di creare pure emozioni senza strabiliare con fatui e inutili virtuosismi.<br \/>\n<\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>A 170 anni dalla morte. 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