{"id":97230,"date":"2019-09-02T17:20:08","date_gmt":"2019-09-02T15:20:08","guid":{"rendered":"http:\/\/www.gbopera.it\/?p=97230"},"modified":"2019-09-11T18:14:51","modified_gmt":"2019-09-11T16:14:51","slug":"georg-friedrich-handel-260-rinaldo-versione-leonardo-leo-napoli-1718","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/georg-friedrich-handel-260-rinaldo-versione-leonardo-leo-napoli-1718\/","title":{"rendered":"Georg Friedrich Handel 260: \u201cRinaldo&#8221; (versione, Leonardo Leo, Napoli 1718)"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: verdana, geneva, sans-serif;\"><em>Dramma in musica su libretto di Aaron Hill, Giacomo Rossi ed altri. <strong>Carmela Remigio <\/strong>(Armida)<\/em>, <strong><em>Francisco Fern\u00e1ndez-Rueda <\/em><\/strong><em>(Goffredo),<strong> Loriana Castellano <\/strong>(Almirena), <strong>Teresa Iervolino <\/strong>(Rinaldo), <strong>Francesca Ascioti <\/strong>(Argante), <strong>Dara Savinova <\/strong>(Eustazio), <strong>Valentina Cardinali <\/strong>(Lesbina), <strong>Simone Tangolo <\/strong>(Nesso), <strong>Dielli Hoxha <\/strong>(L\u2019araldo di Argante), <strong>Kim-Lillian Strebel <\/strong>(uno spirito in forma di donna), <strong>Ana Vict\u00f3ria Pitts <\/strong>(un mago cristiano). <\/em><strong>La scintilla<\/strong><em>, <\/em><strong>Fabio Luisi <\/strong><em>(direttore), <\/em><strong>Giorgio Sangati <\/strong><em>(regia), <\/em><strong>Alberto Nonnato <\/strong><em>(scene), <\/em><strong>Gianluca Sbicca <\/strong><em>(costumi)<strong>. <\/strong><\/em>Registrazione: 44 Festival della Valle d\u2019Itria, Martina Franca, Palazzo Ducale, luglio-agosto 2018. <strong>2 DVD \/ Bluray Dynamic<br \/>\n<iframe loading=\"lazy\" src=\"https:\/\/www.youtube.com\/embed\/CaaoW3SPVek\" width=\"560\" height=\"315\" frameborder=\"0\" allowfullscreen=\"allowfullscreen\"><\/iframe><\/strong><\/span><span style=\"font-family: verdana, geneva, sans-serif;\"><strong>Nicola Grimaldi<\/strong>, castrato contralto napoletano, trionfatore della prima londinese di <strong>\u201c<em>Rinaldo<\/em>\u201d<\/strong> nel 1711, torna a Napoli nel 1718. L\u2019occasione di celebrare il ritorno dell\u2019illustre figlio spinge all\u2019idea di mettere in scena anche nella citt\u00e0 italiana l\u2019opera di <strong>H\u00e4ndel<\/strong> in cui Grimaldi aveva trionfato a Londra; inoltre il soggetto ispirato alle crociate si prestava bene anche ai festeggiamenti per il genetliaco di Carlo VI d\u2019Asburgo che poche settimane prima dell\u2019andata in scena dell\u2019opera aveva firmato con i turchi la pace di Passarowitz vista dall\u2019opinione pubblica come una trionfale vittoria della cristianit\u00e0.<\/span><br \/>\n<span style=\"font-family: verdana, geneva, sans-serif;\">La prassi esecutiva del tempo non prevedeva per\u00f2 la riproposizione fedele di un\u2019opera altrove allestita ma un riadattamento al gusto locale e alle caratteristiche dei cantanti a disposizione; Leonardo Leo, incaricato di questa revisione, realizz\u00f2 un lavoro che ben poco aveva in comune con l\u2019originale. I librettisti collaboratori di Leo intervennero in modo significativo sul testo. Le modifiche pi\u00f9 evidenti riguardano l\u2019aggiunta di un prologo celebrativa, di due personaggi buffi \u2013 Lesbina e Nesso rispettivamente servitori di Armida e Almirena \u2013 in ossequio alla prassi partenopea che prevedeva gli intermezzi buffi eseguiti all\u2019interno delle opere serie e integrati con esse e non come titoli autonomi da rappresentare fra un atto e l\u2019altro. Altrettanto evidente \u00e8 il drastico cambiamento di tono del finale che qui si fa pi\u00f9 duro aspro e termina con le condanne di Argante e Armida in loco dell\u2019originario lieto fine inglese che per i musulmani prevedeva la spontanea conversione. \u00c8 il segno di una diversa e contrapposta sensibilit\u00e0 fra un mondo mediterraneo che vede il pericolo turco come realt\u00e0 quotidiana e un mondo anglosassone che guarda all\u2019Oriente come terra di espansione secondo un\u2019ottica gi\u00e0 colonialista che ritroviamo in altri titoli esotici di H\u00e4ndel.<\/span><br \/>\n<span style=\"font-family: verdana, geneva, sans-serif;\">Considerata a lungo totalmente persa, questa versione \u00e8 stata in parte recuperata in un manoscritto della biblioteca del castello di Longleat in Inghilterra.\u00a0 Partendo da questa testimonianza \u00e8 stato possibile ricostruire una buona percentuale della partitura; essa forniva la musica di 15 pezzi chiusi su 32 inoltre partendo dalla scansione ritmica delle altre arie e conoscendone gli interpreti \u00e8 stato possibile identificarle come \u201carie da baule\u201d scelte dagli stessi. Al termine del lavoro filologico rimaneva quindi non identificata la musica di 5 arie oltre a quella del prologo e degli intermezzi. In occasione del presente allestimento le arie mancanti sono state sostituite con brani di abituale repertorio dei primi interpreti mentre prologo e intermezzi sono stati eseguiti in prosa.<\/span><br \/>\n<span style=\"font-family: verdana, geneva, sans-serif;\">Rispetto all\u2019originale inglese risultano modificate alcune tessiture. Almirena passa da soprano a contralto cos\u00ec come contralto diventa Argante da basso che era, mentre Goffredo passa da contralto a tenore. Nella scelta delle arie il pi\u00f9 fedele alla scrittura originale \u00e8 come prevedibile il Grimaldi il quale per\u00f2 evita i pericoli di \u201c<em>Venti turbini\u201d<\/em> e fa propria la grande scena di Almirena \u201c<em>Lascia ch\u2019io pianga<\/em>\u201d che diventa \u201c<em>Ch\u2019io resti<\/em>\u201d nel nuovo adattamento mentre negli altri ruoli troviamo musiche di autori vari con brani di Gasparini, Orlandini, Vivaldi, Bononcini, Porta, Sarro al fianco delle nuove musiche composte per l\u2019occasione da Leo.<\/span><br \/>\n<span style=\"font-family: verdana, geneva, sans-serif;\">Quello che colpisce \u00e8 per\u00f2 la capacit\u00e0 di fondere un materiale tanto eterogeneo in uno schema unitario senza che si percepiscano fratture fastidiose; il \u201cpasticcio\u201d mostra la propria piena legittimit\u00e0 artistica e apre un\u2019interessante finestra sulla prassi esecutiva del tempo, rivalutando un genere troppo spesso disprezzato in conseguenza del mito ottocentesco e romantico dell\u2019autografia, elemento totalmente assente nell\u2019estetica barocca.<\/span><br \/>\n<span style=\"font-family: verdana, geneva, sans-serif;\">Il Festival di Martina Franca con questo allestimento conferma il proprio ruolo nella riscoperta e valorizzazione del repertorio barocco e soprattutto della scuola napoletana. L\u2019esecuzione musicale si mostra infatti pienamente all\u2019altezza dell\u2019importanza storica dell\u2019evento. La parte orchestrale \u00e8 affidata a una compagine strumentale specializzata in questo repertorio come <strong>La Scintilla<\/strong> ma guidata per l\u2019occasione da un direttore ecclettico e di grande mestiere come <strong>Fabio Luisi. <\/strong>Il maestro genovese opta per una lettura di raffinata eleganza che stempera in un senso di melodica cantabilit\u00e0 molto partenopea e mediterranea i contrasti dello stile h\u00e4ndeliano. Una lettura di grande cura ma forse un po\u2019 carente sul versante della fantasia interpretativa e della vivacit\u00e0 teatrale.<\/span><br \/>\n<span style=\"font-family: verdana, geneva, sans-serif;\">Molto buona \u2013 con un\u2019unica eccezione \u2013 la compagnia di canto. Conviene subito toglierci l\u2019unico sassolino e lasciarsi alle spalle la voce piccola e il timbro grigiastro di <strong>Francisco Fern\u00e1ndez-Rueda<\/strong> cui non basta una generica correttezza per rendere l\u2019autorevolezza del comandante cristiano Goffredo.<\/span><br \/>\n<span style=\"font-family: verdana, geneva, sans-serif;\">Splendida protagonista <strong>Teresa Iervolino<\/strong>; oggi \u00e8 forse impossibile immaginare Rinaldo migliore. La voce \u00e8 molto bella, ricca, morbida, la caratura tecnica quella di una grande belcantista \u2013 si ascolti con quale facilit\u00e0 sono svolte le colorature di \u201c<em>Or la tromba<\/em>\u201d \u2013 l\u2019accento sempre pertinente e curato. Ma quello che conquista \u00e8 la capacit\u00e0 di essere sempre morbida, musicale, eroica senza forzare alla ricerca di una pi\u00f9 esibita virilit\u00e0. Ritroviamo in lei i tratti della miglior scuola barocca italiana, tanto che in lei ritorna il ricordo della mai troppo compianta Lucia Valentini Terrani che di questi elementi aveva tratto il pi\u00f9 alto partito e che ora ritroviamo con gioia nel canto della Iervolino.\u00a0 Brilla al suo fianco l\u2019Armida di <strong>Carmela Remigio<\/strong>, al pieno della propria maturit\u00e0 di interprete e di cantante; con alle spalle un repertorio quanto mai ecclettico la cantante abruzzese torna ad H\u00e4ndel e incanta per la sontuosit\u00e0 della voce e per la forza espressiva dell\u2019interprete. Sicurissima su tutta la gamma, splendido timbro, facile nel canto fiorito ma anche fraseggiatrice dal calor bianco e attrice sontuosa nei panni di una principessa pi\u00f9 seduttrice che maga \u2013 la versione taglia gran parte delle scene di magia \u2013 dal fascino inquietante e misterioso.<\/span><br \/>\n<span style=\"font-family: verdana, geneva, sans-serif;\">Ottima Almirena, <strong>Loriana Castellano, <\/strong>mezzosoprano dal timbro chiaro e quasi sopranile, linea vocale raffinata e musicalissima, accento vivo e partecipe che coglie perfettamente il carattere decisamene pi\u00f9 forte e reattivo che il personaggio presenta in questa versione, mai bamboleggiante nonostante il vaporoso costume di trine e tulle bianco e rosa con cui viene vestita.<\/span><br \/>\n<span style=\"font-family: verdana, geneva, sans-serif;\">Voce robusta e registro grave sicuro e sonoro permettono a <strong>Francesca Ascioti <\/strong>di affrontare con ottimi risultati la parte di Argante. Ottima linea di canto e recitazione molto curata per l\u2019Eustazio di <strong>Dara Savinova<\/strong> e pienamente centrate le parti di fianco.<\/span><br \/>\n<span style=\"font-family: verdana, geneva, sans-serif;\">Partendo dall\u2019idea che i grandi castrati siano stati le rock star del XVIII secolo, il regista <strong>Giorgio Sangati <\/strong>ci trasporta nel pieno di un concerto rock fra palco e retropalco con in scena l\u2019inconciliabile scontro fra l\u2019universo rock-pop dei cristiani e quello dark-metal dei turchi. I costumi reinterpretano in chiave settecentesca alcune delle figure pi\u00f9 iconiche del genere \u2013 persino per un profano del genere come lo scrivente risultavano facilmente identificabili Freddy Mercury (Rinaldo), David Bowie (Eustazio) ed Elton John (Goffredo), quest\u2019ultimo poco riuscito per l\u2019eccessiva differenza fisica fra il modello e il cantante in scena. Lo spettacolo \u00e8 godibile, di piacevole visione, non privo di un\u2019apprezzabile ironia di fondo che giustifica anche i momenti pi\u00f9 volutamente kitch come l\u2019enorme cigno da giostra di paese che trasporta lo spirito del II atto. Quello che manca \u00e8 la capacit\u00e0 di raccontare fino in fondo una storia, quel senso autenticamente teatrale che abbiamo trovato pur nella diversit\u00e0 delle soluzioni negli allestimenti h\u00e4ndeliani precedentemente analizzati di Cencic, Carsen, Kosky e che invece ancora a fatica si ritrova nelle messe in scena dell\u2019opera barocca in Italia. Rinaldo audio<br \/>\n<\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Dramma in musica su libretto di Aaron Hill, Giacomo Rossi ed altri. 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