{"id":99749,"date":"2020-07-06T00:41:33","date_gmt":"2020-07-05T22:41:33","guid":{"rendered":"http:\/\/www.gbopera.it\/?p=99749"},"modified":"2020-07-06T00:41:33","modified_gmt":"2020-07-05T22:41:33","slug":"otto-klemperer-1885-1973","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/otto-klemperer-1885-1973\/","title":{"rendered":"Otto Klemperer (1885-1973)"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: verdana, geneva, sans-serif;\"><b>Otto Nossan Klemperer<\/b> (Wroclaw, Polonia 14 maggio 1885 \u2013 Zurigo, 6 luglio 1973)<br \/>\n(&#8230;) Nato a Breslavia (ora Wroclaw, Polonia)il 14 maggio 1885, avviato alla musica sotto la guida di illustri maestri, non aveva ancora venti anni quando scelse la strada di &#8220;avanguardista&#8221;, preferendo al severo Pfitzner, su insegnante di composizione e accanito conservatore, la figura &#8220;sconcertante&#8221; di Gustav Mahler. E intorno a questo grande maestro, pi\u00f9 che pi\u00f9 di altri bisognoso di affetto, port\u00f2 l&#8217;entusiasmo della giovinezza unita alla passione polemica e il gusto della bravura artigianale. &#8220;Sono perennemente circondato da uno stato maggiore di giovani &#8220;, scriveva Mahler alla moglie nel settembre 1908 da Praga &#8220;e da altri, Bodonsky e Klemperer, quello che ha fatto quella meravigliosa riduzione per pianoforte a due mani della seconda&#8221;.<br \/>\nIl<\/span><span style=\"font-family: verdana, geneva, sans-serif;\"> legame di simpatia del giovane Klemperer per Mahler non si era manifestato soltanto nella trascrizione della Seconda dell&#8217;illustre Maestro, ma anche in lavori pi\u00f9 umili, come la revisione delle bozze delle sue sinfonie. Mahler fece in tempo ad avviare Klemperer nella carriera direttoriale, segnalandolo al Deutsches Theater di Praga, dove nel 1907 fu assunto come maestro di coro e direttore stabile.Qui l'&#8221;avanguardista &#8220;Kemplerer si fece le ossa, sull&#8217; esempio che lo stesso Mahler aveva dato a Vienna, dirigendo con passione ogni tipo di musica, dalla <em>Madama Butterfly<\/em> al <em>Lohengrin<\/em> al <em>Freischutz<\/em>.<br \/>\n<iframe loading=\"lazy\" src=\"https:\/\/www.youtube.com\/embed\/D7xcgOQK7cc\" width=\"560\" height=\"315\" frameborder=\"0\" allowfullscreen=\"allowfullscreen\"><\/iframe><br \/>\nIl giovane maestro colpiva per il gesto scarno e personalissimo, la passione infuocata, la prodigiosa bravura di concertatore. Colpiva anche per la sua stessa figura: un gigante che doveva sempre farsi abbassare le pedane per non costringere i professori d&#8217;orchestra a star di continuo con la testa all&#8217;ins\u00f9. E quei suoi occhi terribili, cupi, che sembravano posarsi su ognuno degli esecutori, come un incubo. In breve tempo, mentre Mahler affrontava i suoi ultimi confronti con Toscanini a New York, Klemperer si afferm\u00f2 fra i\u00a0 direttori d&#8217;orchestra pi\u00f9 pronti e geniali. Nel 1910 lo troviamo ad Amburgo, nel 1914 a Strasburgo, dopo la prima guerra mondiale a Colonia e quindi a Wiesbaden, e nel\u00a0 1927 alla Krolloper di\u00a0 Berlino,\u00a0 mentre la capitale \u00e8 centro di confronto di altri grandi della bacchetta, come Erich Kleiber e Bruno Walter. Nel pieno della sua giovinezza, Klemperer allarga sempre di pi\u00f9 il proprio repertorio. Da qualche anno si era convertito al cattolicesimo, quasi portando a compimento un disegno spirituale che era stato intravisto dallo stesso Mahler; e una pi\u00f9 profonda religiosit\u00e0 aveva ancor pi\u00f9 rinsaldato il suo ardore di combattente musicale, il suo senso del dovere di fronte all&#8217;arte del passato e a quella contemporanea. Per questo egli passava con disinvoltura, ma\u00a0 con la stessa tenacia, dal <em>Rosenkavalier<\/em>, alla <em>Mignon<\/em>, dall<em>&#8216;Arlecchino<\/em> di Busoni al Cardillac di Hindemith, dal\u00a0 <em>Boris<\/em> di Mussorgsky alle\u00a0 opere di Stravinskij. Ma erano gli ultimi anni che Klemperer avrebbe trascorso in Germania: per lui, come per altri artisti della sua generazione, il nazismo incombeva, avverando le indistinte profezie che molti avevano da anni espresso sul futuro dell&#8217;Europa. Nel 1933 fu costretto a lasciare Berlino, con l&#8217;accusa di eccessivo modernismo nelle scelte dei suoi programmi; di fatto, per\u00f2, soprattutto perch\u00e9 sospettato di essere un oppositore del regime e di avere troppi ebrei fra i suoi amici.<br \/>\n<iframe loading=\"lazy\" src=\"https:\/\/w.soundcloud.com\/player\/?url=https%3A\/\/api.soundcloud.com\/tracks\/852701194&amp;color=%23ff5500&amp;auto_play=false&amp;hide_related=false&amp;show_comments=true&amp;show_user=true&amp;show_reposts=false&amp;show_teaser=true&amp;visual=true\" width=\"100%\" height=\"300\" frameborder=\"no\" scrolling=\"no\"><\/iframe><br \/>\nCos\u00ec anche Klemperer si trov\u00f2, dopo una breve parentesi in Ungheria, a Los Angeles. Ma qui ancora una tragedia: operato al cervello nel 1939 per un tumore, rimase paralizzato in tutta la parte sinistra del corpo: Il gigante sembro colpito per sempre. Ma un&#8217;energia indomabile lo sorrise nel dolore: gli rimanevano soltanto la mano destra, \u00e8 un &#8220;terribile&#8221; occhio. Il mondo si accorse stupito che quella a destra, e quell&#8217;occhio destro pi\u00f9 vivido del sinistro, con il suo pugno contratto e chiuso da cui emergeva soltanto l&#8217;ultima falange del dito pollice, bastavano ancora a suscitare le pi\u00f9 fragorose e delicate sonorit\u00e0 delle orchestre. La mano sinistra, col suo tremore, abbandonata, sembrava che non dovesse altro compito che quello di addolcire le sonorit\u00e0 gi\u00e0 in movimento.<\/span><br \/>\n<span style=\"font-family: verdana, geneva, sans-serif;\">Torn\u00f2 cos\u00ec, colpito ma non domato, in Europa nell&#8217;immediato dopoguerra. Torn\u00f2 nella Budapest che lo aveva visto profugo, e diresse edizioni memorabili dei <em>Maestri cantori,<\/em> del <em>Lohengrin<\/em> di <em>Otello<\/em>, del <em>Rosenkavalie<\/em>r, accompagnato dalla figlia, appoggiandosi a un bastone, che a momenti agita come se stesse minacciando chi gli si avvicina, Klemperer si avvia al podio trascinando a forza le gambe, e dirige stando seduto, quasi immobile. Ma se nel&#8217;impeto interiore della concertazione gli viene\u00a0 di alzarsi appena un po&#8217; dallo sgabello, allora una tensione immane trascina le orchestre: e basta la sua mano sinistra, svolazzante come un fazzoletto, a riportare la calma. Senza gridare: dicendo soltanto le poche parole che sono necessarie, con voce gutturale, e con sforzo: &#8220;pi\u00f9 piano&#8221;; &#8220;pi\u00f9 forte&#8221;; o qualche volta: &#8220;amabile&#8221;, &#8220;come danza&#8221;, &#8220;con respiro&#8221;.Tutto il resto lo dice la sua testa, l&#8217;occhio destro pi\u00f9 vivo del sinistro, il suo pugno chiuso. <em>(estratto da &#8220;Il gigante paralitico che doma l&#8217;orchestra&#8221; di Leonardo Pinzauti, 1967)<\/em><br \/>\n<\/span><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Otto Nossan Klemperer (Wroclaw, Polonia 14 maggio 1885 \u2013 Zurigo, 6 luglio 1973) (&#8230;) Nato a Breslavia (ora [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":57,"featured_media":99753,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[14],"tags":[14670,361,746,25664,25663,253],"class_list":["post-99749","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-album-dei-ricordi","tag-album-dei-ricordi","tag-die-zauberflote","tag-gustav-mahler","tag-leonardo-pinzauti","tag-otto-klemperer","tag-wolfgang-amadeus-mozart"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/99749","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/users\/57"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=99749"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/99749\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/media\/99753"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=99749"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=99749"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=99749"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}